giovedì 10 giugno 2021

"CAOS SOTTO IL VISCHIO" di Emmanuelle De Maupassant

 

Buongiorno follower!
In uscita oggi "Caos sotto il vischio" dell'autrice Emmanuelle De Maupassant.



Autore: Emmanuelle De Maupassant

Serie: Il manuale della lady

Genere: Romance storico

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 6,23

Contatti autore: Sito - Facebook



TRAMA: 

Un antico castello. Una maledizione di famiglia. Che il caos abbia inizio.

Per sfuggire a un matrimonio indesiderato, Ursula ruba l’identità di un’insegnante di galateo e si reca in un remoto castello scozzese per trascorrere il periodo natalizio; ma il “bambino” che le viene affidato si rivela essere decisamente più di quanto si fosse aspettata.

Il mandriano texano Rye Dalreagh, erede da tempo perduto di Dunrannoch, è stato mandato allo sbaraglio. In quello che dovrebbe essere il periodo più festoso dell’anno dovrà scegliersi una moglie, affrontare un’antica maledizione, evitare di venire assassinato e cercare di non innamorarsi della sua insegnante di buone maniere.

Che il caos abbia inizio!

Livello di sensualità: piccante


DICE L’AUTRICE:

Ho una grande passione per la Scozia. È una location perfetta in cui ambientare le storie, con quei paesaggi selvaggi e spazzati dai venti, e le alte montagne che si stagliano all’orizzonte.
Per quanto riguarda l’aver incluso un cowboy texano in quell’ambientazione, non ho potuto resistere! È stato davvero divertente gettarlo in quell’ambiente a lui sconosciuto e vedere come se la sarebbe cavata.




BREVE ESTRATTO:

Castello di Dunrannoch
23 novembre 1904
«Svegliati, Lachlan!»
Lady Balmore diede un colpetto alla spalla del marito.
Lui sbuffò e si mise a sedere diritto. «Cosa c’è, Mary? Cosa succede?»
«La porta!» sussurrò Lady Balmore. «C’è qualcuno.»
«Allora vai ad aprirla, dannazione!» Il visconte di Balmore si tirò le coperte sopra la testa, mugugnando in un linguaggio poco raffinato. 
«Lachlan!» Lei lo scosse di nuovo. «Non credo si tratti di Murray o di Philpotts. Hanno bussato in un modo strano, non di certo come bussano di solito.»
«Di cosa stai parlando, donna! Bussare in un modo strano! Probabilmente si tratta delle tubature. Torna a dormire e lasciami fare altrettanto.»
Lady Balmore appoggiò nuovamente la testa sul guanciale ma restò comunque all’erta.
Solo la notte prima, la nonna di Lachlan, la contessa vedova, aveva giurato di aver visto un’ammantata figura attraversare il suo spogliatoio. Naturalmente questa era scomparsa prima che arrivasse la cameriera. 
A quanto pareva, il castello traboccava di apparizioni. C’era un guerriero senza testa che si aggirava sui bastioni, una sventurata cameriera che correva singhiozzando sul palco dei cantori, e il temibile sosia spettrale di Camdyn Dalreagh, il primo capo tribù, che si diceva suonasse una lugubre interpretazione alla cornamusa ogni qualvolta un membro del clan stava per morire.
A Lady Balmore non era mai piaciuta la brughiera, e nemmeno il castello. Non amava granché neanche coloro che vi abitavano. Era stata molto più felice nella loro adorabile residenza di Edimburgo. I negozi erano davvero eccellenti e c’erano sempre degli amici da andare a visitare. Era lì che lei e Lachlan avrebbero dovuto trovarsi; non a Dunrannoch, nel bel mezzo del nulla, dove avevano dovuto prendere il posto di Brodie.
Ma cosa si poteva fare? Era stata una cinghia sfilacciata sotto la sella del cavallo a causare la sua morte, così avevano detto, e adesso che il fratello di Lachlan non c’era più lui era stato obbligato a prendere il suo posto.
Il vecchio laird, il proprietario terriero, era costretto a letto da cinque anni e non avrebbe vissuto ancora a lungo. Lachlan sarebbe quindi diventato il conte di Dunrannoch. Lei avrebbe dovuto esserne contenta, lo sapeva, ma tutto ciò a cui riusciva a pensare era che sarebbe stata obbligata a trascorrere il resto dei suoi giorni in quella carcassa di granito umida e piena di spifferi. Era semplicemente una sofferenza insopportabile!
Chiuse gli occhi e sospirò. Doveva guardare il lato positivo – e poi mancavano solo poche settimane al periodo natalizio. Avrebbe preso con sé Bonnie e avrebbe organizzato un soggiorno prolungato negli appartamenti di Princes Street, con il pretesto di dover comprare i regali e cose del genere. Le ragazze più giovani avrebbero potuto unirsi a lei una volta completato il primo trimestre all’accademia femminile di Miss McBride, e tutte si sarebbero divertite molto.
Sì, sarebbe andata in città. Lo sapeva il cielo quanto Mary si meritasse una tregua da quella tetra dimora.
Stava quasi per appisolarsi quando si udì nuovamente bussare. Cinque colpi lenti, intervallati da una lunga pausa.
Nessuno si annunciava a quel modo.
«Lachlan!» Lady Balmore tornò a scuoterlo. «La porta!»
«Ah, stupida di una donna! Non avrò pace finché non mi avrai tirato fuori da questo letto?»
Il visconte accese la candela sul suo comodino e infilò i piedi nelle pantofole. Cercando a tastoni la vestaglia, continuò a imprecare. «Adesso vado a vedere, ma poi non voglio più sentirne parlare!»
Il corridoio era buio, fatta eccezione per il piccolo cerchio di luce attorno alla figura dell’uomo. C’erano poche finestre, tutte strette e incassate in profondità nelle mura. Servivano una luna piena e un cielo privo di nubi per illuminare quella parte del castello.
Balmore sollevò la candela. «Non c’è un’anima, Mary. È solo la tua immaginazione che ti gioca brutti scherzi.» 
Scuotendo la testa, fece per tornare indietro ma, proprio in quel momento, iniziò un lamento in lontananza. Balmore si bloccò sul posto.
Non poteva essere. Non di nuovo!
Erano passati sei interi mesi dall’ultima volta in cui avevano sentito le cornamuse spettrali, e il mattino seguente Brodie era morto. Era Camdyn Dalreagh tornato ad avvisarli ancora una volta!
Con mano tremante, Balmore si avvicinò alla balconata della scala, e sbirciò nelle profondità oscure dalle quali saliva il lugubre ululato.
Dev’essere giunta l’ora del padre. Che Dio abbia pietà di lui nel condurlo al riposo eterno.
Balmore recitò una preghiera silenziosa.
Sarebbe opportuno andare al suo capezzale e tenere la mano del vecchio mentre passa nell’aldilà.
La camera del padre era al piano di sotto. Aggrappandosi al corrimano, andò a tastoni fino al freddo muro di pietra e ai primi gradini.
Quando Balmore sentì la corrente provocata da un movimento dietro di lui fu troppo tardi. Un forte spintone sulle reni lo scaraventò nel nulla. Atterrando sul quinto gradino, Balmore sbatté il cranio sul bordo della pietra.
Quando i passi leggeri si ritirarono, anche le cornamuse si affievolirono. La candela che gli era volata dalla mano si spense, e piombò l’oscurità.





Emmanuelle de Maupassant vive con il marito (che le prepara tè e torta di frutta secca e canditi) e ama i suoi fagottini pelosi a quattro zampe (che sono dei grandi intenditori di giocattoli da mordere e snack al bacon).

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