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martedì 3 settembre 2024

RECENSIONE "L'ISOLA DELLE LETTERE PERDUTE" di Cristiano Pedrini

 

Buon pomeriggio, amici lettori!
Recensione "L'isola delle lettere perdute" dell'autore Cristiano Pedrini. 
A cura di Monica Burel.



Autore: Cristiano Pedrini

Genere: Narrativa

Disponibile in ebook a € 2,99

E in formato cartaceo a € 18,00

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

«C'è ancora molto da fare. Quest'isola ha bisogno di te… Io ho bisogno di te.» L'isola Comacina emerge dalle acque del lago di Como, circondata dal mistero e baciata dall'incanto. Terra senza tempo, nel suo cuore giace un segreto secolare e la memoria di un ragazzo dimenticato, le cui ultime gesta finiscono con il coinvolgere Emanuele, un giovane artista alla ricerca dell'ispirazione che quei luoghi gli hanno trasmesso fin dalla sua infanzia, e che ora teme di aver perduto per sempre. Per ritrovarla egli vuole rimettere piede sull'isola, ma il suo ritorno non è come immaginava. Comacina, per lui tanto speciale, è stata acquistata da Geert D'Ursel, un uomo affascinante dal passato enigmatico, con l'intento di donarle nuovo lustro e trasformarla nel fulcro di un importante progetto artistico. Geert attratto dallo spirito tormentato dell'artista decide di permettergli di rimanere sull'isola, ma presto i due si ritrovano coinvolti in un'avventura straordinaria che svelerà dei sentimenti intensi che cambieranno le loro vite per sempre. Mentre il destino dell'isola si svela, minacciandone la sua stessa esistenza, Emanuele si troverà a fare scelte difficili, navigando tra i misteri del passato e nelle acque agitate di un amore appena nato ma capace di qualsiasi cosa.


Isola Comancina
Emanuele ritorna a casa per un certo periodo. Studia arte all'accademia di Brera, ma ha le idee confuse. È sempre più convinto di non essere dotato, né di aver una particolare tecnica per dipingere.
Geert è belga. Ha comprato l'isola in modo da farla ritornare agli antichi fasti. Ospiterà tre artisti ai quali darà vitto e alloggio, in cambio loro dipingeranno.
Leandro era un bambino, poi ragazzino, vissuto ai tempi delle invasioni del Barbarossa.
Intorno a questi tre personaggi si snoda la storia del libro.

Rimani, e non per me, ma per te… e dovrai solo pensare a riprenderti quello che credi di aver perso.

Primo libro che leggo di questo autore. La sua scrittura risulta fin da subito delicata, emozionale, fluente. Belle le descrizioni del territorio e ben caratterizzati i personaggi. Siamo di fronte a persone che non sono perfette, ma che hanno difetti e insicurezze come molti di noi. È stato interessante leggere la parte del libro legata alla storia reale, come ad esempio i fatti legati all'invasione barbarica, o i quelli legati alla destinazione dell'isola Comancina dove dimorano gli artisti che vogliono dipingere. Infatti, l'isola ora appartiene all'accademia di Brera. La storia sentimentale che si sviluppa tra Emanuele e Geert viene raccontata in modo sereno senza inutili forzature. Per quanto riguarda la storia di Leandro mi ha intenerito molto.
Una bella lettura.


domenica 17 dicembre 2023

RECENSIONE "THE FIRST BOY - IL FOLLETTO DI NATALE" di Cristiano Pedrini

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Recensione "The First Boy. Il folletto di Natale" dell'autore 
Cristiano Pedrini. A cura di Silvia Cossio.



Autore: Cristiano Pedrini

Genere: Novella natalizia

Disponibile in ebook a € 0,99 

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Il Natale non è un periodo o una stagionalità, ma uno stato della mente. Deve portare tra la gente pace e buoni propositi, essere pieni di misericordia significa avere il vero spirito natalizio. Se pensiamo a queste cose dentro di noi rinascerà il Salvatore e su di noi brillerà il raggio di una stella che porterà un barlume di speranza per il mondo.

Stralcio dal messaggio del 25 dicembre 1927 alla Nazione Americana da parte del presidente Calvin Coolidge.

Christopher conta con impazienza i giorni che lo separano dal Natale, il primo che passerà a Washington, accanto a Lawrence. La solennità della Casa Bianca che si prepara all'arrivo di quei giorni di festa tra consuetudini e tradizioni lo affascina. Quando il Presidente lo incarica di occuparsi degli ultimi dettagli, compito che per tradizione spetta alle First Lady, il ragazzo non intende sottrarsi e decide di accettare, con la speranza di riuscire ad infondere tra le sfarzose mura della Casa Bianca il vero spirito natalizio. 
 


Christopher Lowen ha una storia con Lawrence Layton, il Presidente. La sua presenza alla Casa Bianca infrange la solitudine di Lawrence, la sua vivacità rende la permanenza in quel luogo meno soffocante. È il suo personale “folletto di Natale”. 
Gli viene assegnato l'incarico di occuparsi dei festeggiamenti del Natale, compito in precedenza affidato alle first lady. E lui, in qualità di first boy, non può deludere le aspettative. Si avvale della collaborazione di un centro per senzatetto, dando la possibilità a dei ragazzi privi di mezzi di fare conoscere la loro arte.

Hai reso quei ragazzi fieri del loro impegno e lo saranno ancora di più quando mostreranno il loro lavoro; al tempo stesso hai preso il posto delle first lady, scegliendo il tema del Natale di quest'anno, il rispetto dell'ambiente e il ricordarci di chi ha poco o nulla.

Dopo “The First Boy”, Cristiano Pedrini ci propone un nuovo siparietto della storia che aveva visto come protagonisti il Presidente degli Stati Uniti d'America e uno stagista. L’ambientazione natalizia dona quel tocco di magia come solo quel periodo dell’anno sa fare, permeato da buone azioni e una calda atmosfera. 
PS: “The First Boy - Il folletto di Natale” è una breve novella autoconclusiva, che tuttavia, per essere maggiormente apprezzata, andrebbe letta dopo il libro sopracitato. 


martedì 5 ottobre 2021

"LA QUERCIA DELL'ORFANO" di Cristiano Pedrini

 

Buongiorno follower!
Nuova pubblicazione: "La quercia dell’orfano
dell'autore Cristiano Pedrini.





Autore: Cristiano Pedrini

Genere: Narrativa

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 18,00

Pagina autore: Cristiano Pedrini Autore 



TRAMA:

La vera nobiltà si acquista vivendo, 
e non nascendo…

L’abbazia di Saint-René d'Angers, sorge da secoli sulle colline che circondano il villaggio di Sainte-Eulalie, forse a voler proteggere quel luogo della Francia centrale dove il tempo sembra essersi fermato. La Reverenda Madre Antoinette e le sue consorelle attendono con gioia l’arrivo di René Fontaine. Ventuno anni prima, era stata proprio la donna a trovarlo in fasce sotto una quercia in una fredda mattina di novembre. René oggi è uno dei modelli più famosi e richiesti di Francia, ma nonostante il suo successo è rimasto un ragazzo con i piedi per terra ed ora pensa sia giunto il momento di trascorrere alcuni giorni di vacanza nel luogo dove venne ritrovato, sperando di scoprire qualcosa di più sui suoi natali. In quel soggiorno, il giovane incontrerà molte persone: Maxime, un intagliatore del legno, Martin de Rohan, appartenente ad una nobile famiglia della regione, e un solitario e misterioso lupo che sembra seguirlo ovunque, quasi a volerlo proteggere dal suo stesso passato che potrebbe emergere di colpo, travolgendolo. Queste presenze renderanno la visita di René assai diversa da quella che aveva immaginato, squarciando il velo che da sempre cela le sue vere origini.


BREVE ESTRATTO:

Nessuno ti ha chiesto come avresti voluto venire al mondo, né quale infanzia vivere.
Nessuno ti ha voluto offrire un futuro, un’opportunità per dimostrare quanto la tua presenza avrebbe potuto rendere migliore il mondo che ti circondava.
Noi abbiamo cercato di darti quello che ti è stato negato, ti abbiamo accolto come un autentico dono del cielo che, come una stella cometa, ha illuminato le nostre vite, mostrandoci quello che avremmo potuto essere per te, caro René.
Abbiamo gioito dei tuoi piccoli e grandi traguardi, ti abbiamo confortato nei fallimenti che inevitabilmente fanno parte della nostra vita, spronato a essere sempre te stesso, costruendo, giorno per giorno, il tuo futuro…
E ora specchiandoci nei tuoi occhi vivaci e spensierati, ascoltando la tua voce limpida e dolce, sappiamo di essere state le persone più fortunate del mondo, alle quali è stato concesso di amare e crescere il figlio che abbiamo sempre desiderato.

Morgan e Serge
René chiuse la lettera e se la rimise in tasca. L’aveva aperta da poco, come aveva promesso ai suoi genitori, ed era felice che non fossero lì con lui in quel momento, altrimenti avrebbe mostrato loro emozioni che non sapeva nascondere. Si sfregò gli occhi lucidi tornando a fissare fuori dal finestrino dell’auto. 
Mille parole non avrebbero potuto descrivere il panorama che agli occhi di René era rimasto immutato, nonostante dalla sua ultima visita in quei luoghi fossero trascorsi undici anni. Aveva attraversato il piccolo paese di Sainte-Eulalie e ora percorreva la strada che risaliva la collina dove si affacciavano gli alti alberi, noci per la maggior parte, che, con i loro caldi colori autunnali, sembravano essersi raccolti per osservare il suo ritorno. Il loro foliage si offriva come solenne saluto, un semplice incanto che indusse René a credere di vivere in una sorta di favola. La sua fronte batteva in modo discontinuo sul finestrino. La strada era in parte sterrata, proprio come se la ricordava, e nemmeno la guida attenta del tassista era in grado di evitare che l’abitacolo sballottasse. Ma il giovane non sembrava preoccuparsene: aveva fatto di tutto per riuscire a tornare nei luoghi che lo avevano visto nascere, luoghi ben diversi dal mondo che in seguito lo aveva accolto e innalzato alle vette più alte della sua professione.

L’auto svoltò all’ultimo tornante, e l’elegante sagoma dell’abbazia di Saint-René d’Angers si mostrò instillando nel cuore di René gli stessi sentimenti di sollievo e gioia che nei secoli addietro i pellegrini avevano provato nel trovarsi dinnanzi alle sue mura, dopo lunghi ed estenuanti cammini. Da semplice miraggio, l’abbazia si trasformava in un’oasi capace di mitigare le loro fatiche, una realtà che, varcato il portale d’ingresso scolpito nella pietra millenaria, era fatta di carità e accoglienza.
Il taxi si fermò all’inizio del viale che portava all’ingresso dell’abbazia. René prese il borsone lasciato sul sedile accanto, scese e si avvicinò al finestrino anteriore per porgere il dovuto all’uomo di colore, che gli rivolse un sorriso compiacente. «Grazie ancora per il suo autografo. Quando stasera mia figlia lo vedrà, andrà in estasi e mi sommergerà di domande.»
«Sono io che la ringrazio per essere venuto fino a qui. Sono luoghi un po’ fuorimano», ricambiò il ragazzo salutandolo.
Quando si voltò il suo sguardo corse all’alto campanile, che con la sua mole massiccia e il tetto a punta sembrava capace di sorreggere il cielo terso di quella giornata novembrina. Era sempre stato attratto dalla semplicità di quegli edifici e da come sapessero fondersi in un perfetto insieme: la basilica con le sue tre navate, la torre campanaria e il monastero, uno dei più noti e pregevoli esempi d’arte romanica, che da secoli ospitava una piccola comunità religiosa.
Camminò lungo il viale, scorgendo il taxi che si allontanava lentamente, e infine si fermò davanti al portale di legno massiccio che si ergeva come solido baluardo a protezione di quanto le mura di Saint-René d’Angers contenevano. I vecchi chiodi con la grande capocchia di ferro brillavano alla luce del sole, e René allungò la mano per sfiorarli. La loro superficie consumata dal tempo instillò in lui una strana sensazione, del tutto nuova, essendo abituato a essere a contatto con una realtà che imponeva la perfezione, una realtà che aveva sempre tentato di non subire, e grazie agli insegnamenti dei suoi genitori poteva ammettere a sé stesso di esservi riuscito. Si guardò attorno prima di sistemarsi il borsone a tracolla e premere il pulsante del campanello.





Mi presento… Cristiano Pedrini è un bibliotecario che vive a Bergamo fin dalla sua nascita. Coltiva la passione della scrittura già dall’adolescenza, ma dopo un lungo “blocco dello scrittore” durato vent’anni, sono nell’estate del 2014 ha ritrovato intatta questa passione e da allora lo accompagna nella sua quotidianità. Si ama definire un “perfetto imperfetto” ed alterna molte passioni: dalla lettura all’antiquariato, amante della saggistica storica, degli anime e fans da sempre di Star Trek e dei telefilm gialli inglesi. Condivide la sua casa con il suo gatto tigrato Iago, e con Tom il pesce rosso e con il piccolo criceto Akihito. Ha pubblicato numerosi titoli in self e con Case Editrici: l’Ombra del Principe (Triskell), Le regole di Hibiki, Blu di Chartres, il Piano inferiore (FDbooks), Un posto sicuro, L’erede ribelle e Il castello di Axel (Queen Edizioni).


lunedì 7 giugno 2021

"IL RAGAZZO DELLE ALPI" di Cristiano Pedrini

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
Vi segnalo "Il ragazzo delle Api" dell'autore Cristiano Pedrini.





Autore: Cristiano Pedrini

Genere: Narrativa

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 15,00

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Ethan è stato un giornalista di successo, ma da tempo sembra aver perso lo smalto, passando dalla notorietà alla mediocrità, confermata dai suoi ultimi servizi giornalistici. L'alternativa offerta dal suo direttore è chiara: o tornare a scrivere decentemente o fare spazio ad altri. Quale sarà l'arma del suo riscatto? Forse la storia di quel ragazzo, di nome Jeremy che, all'angolo di una affollata strada della cittadina canadese di Red Deer, si ostina a vendere il miele prodotto dalle sue amate api? Il loro primo incontro susciterà in Ethan il desiderio sopito di scoprire tutto su di lui, mostrandogli che il riscatto che cerca è poca cosa paragonato al vissuto che il giovane apicoltore, tiene celato nel suo cuore. Tenterà ogni espediente per riuscire a comprenderlo, imparando che, come l'ape raccoglie il nettare dei fiori, lasciandoli intatti, anche Jeremy può cogliere quello che di più prezioso sa offrire chi gli sta accanto…


BREVE ESTRATTO:

Il prossimo inizio dell’inverno, che portava con sé anche l’arrivo delle feste, non era un momento di felicità e speranza per Ethan… Al contrario, negli ultimi anni, era diventato del tutto indifferente a questo momento e poco importava se si trattasse di tradizioni o di riti e imposizioni legate al consumo sfrenato, ammantato da quell’ipocrisia soffusa che rendeva quei giorni quasi insopportabili.  
Camminando lungo il viale si fermò davanti alla vetrina di un negozio. Si trattava di un’agenzia di viaggi che mostrava un ricco repertorio di offerte per trascorrere un periodo di riposo in località calde e invitanti.  Non aveva mai pensato di andarsene in vacanza in quel periodo, forse sarebbe stata una buona occasione per evadere da quei giorni di festa. Riposare, lontano migliaia di chilometri dai primi freddi che avevano archiviato l’estate.
Entrò nell’agenzia, valutò le varie proposte che gli presentò una zelante donna di mezza età mostrandogli un numero imprecisato di dépliant e cataloghi. Si chiamava Odette, doveva ammettere che invidiava la sua vitalità. Una cinquantenne dava lezioni di voglia di vivere a un ventottenne che da tempo sentiva la sua vita trascinarsi giorno per giorno senza concedersi nessuna spinta a infrangere quella condizione di apatia.  
La donna di colore si sistemò lo scialle fermato da una vistosa spilla d’oro di forma circolare con al centro una pietra rossa, e lo fissò.
«È molto bella» osservò Ethan indicandola. «Sembra antica.»
Odette la toccò con la mano annuendo. «Era di mia nonna, me la lasciò in eredità. La pietra è una ametista. Adoro questo suo colore così intenso.»
Il giovane la fissò per diversi attimi prima di tornare a sfogliare il catalogo delle offerte. 
«Bene, Ethan, dimmi, hai già un’idea della meta? Caraibi, Hawaii… Sud America, Europa?» domandò la donna versandosi del thè da una teiera elettrica che aveva dietro la scrivania. 
«Sinceramente no, vorrei solo passare qualche giorno al caldo» rispose Ethan indicando la vetrina dell’agenzia dalla quale si potevano scorgere i nugoli della prima neve accatastata ai bordi delle strade. «Quindi cosa mi consiglia?»
«Il caldo. Beh, perché non i Caraibi. St. John è incantevole, una delle Isole Vergini Americane, dove poter fare ogni genere di escursioni o semplicemente rilassarsi sulla spiaggia» rispose la donna porgendogli una nuova brochure.
Lo sguardo del giovane si posò all’istante sulle immagini, sicuramente ricercate e scelte per colpire i potenziali turisti ed effettivamente erano molto invitanti. «C’è una promozione per le coppie. Un prezzo davvero invitante.»
L’espressione di Ethan non riuscì a celare qualche istante di imbarazzo. Richiuse il dépliant e lo allungò verso la donna. «Veramente pensavo di andarci da solo» ammise e sfuggì al suo sorrisetto osservando in direzione della vetrina. Solo allora si accorse di una persona che se ne stava davanti a essa. Guardava verso la strada, alternando lo sguardo all’interno dell’agenzia, come se cercasse qualcuno o qualcosa. Più di una volta lo vide portarsi le mani, coperte dai guanti, verso la bocca alitandovi sopra per riscaldarle. Sotto il berretto di lana blu, dello stesso colore dei guanti, delle lunghe ciocche di capelli castani davano un tocco di colore a quel volto pallido.
«Le interessa, quindi?» domandò Odette.
«Ci penserò qualche giorno» rispose Ethan tenendo lo sguardo fisso sulla vetrata. «Penso che accetterò la sua proposta.»
«Quel ragazzo è dannatamente cocciuto! Ma in fondo è una brava persona» disse la donna accompagnando quell’affermazione con un lieve colpo di tosse. «E il suo miele è davvero eccezionale.»
Ethan si voltò perplesso. «Miele ha detto?»
Odette aprì lo sportello dell’armadio che aveva alle spalle e tolse un barattolo da una busta di plastica. «Questo l’ho acquistato oggi. Forza, lo provi» lo invitò. Svitò il coperchio e poi allungò il contenitore per fargli annusare l’intenso profumo che emanava.
Il giovane si sentì un poco in imbarazzo ma volle accontentarla. Si sporse lungo la scrivania e odorò il contenuto dorato. Doveva ammettere, era intenso e diverso dal miele che aveva gustato. In realtà non ne era un grande consumatore, da piccolo sua nonna glielo dava spesso con del latte, ma crescendo lo aveva assaggiato ben poche volte.
«Sembra davvero invitante» ammise Ethan indietreggiando. «È lui a venderlo?»
Odette richiuse il barattolo riponendolo di nuovo nell’armadio. «Si presenta qui da diverse settimane. Ora, tornando alla sua vacanza, attenderò la sua risposta, ma non perda tempo perché questo pacchetto ha posti limitati.»
Dopo aver salutato la donna, Ethan uscì in strada. Aveva ancora alcune commissioni da sbrigare prima di ritornare a casa, ma non riuscì a resistere all’impulso di avvicinarsi a quel ragazzo che se ne stava accanto a un tavolinetto ripiegabile sul quale erano posati diversi vasetti di miele… «Miele in soffitta» lesse chinandosi sui vasetti. 
«Le assicuro che è un miele ottimo, costa solo quattro dollari» non perse tempo il ragazzo avvicinandosi, con le mani infilate nel giaccone canadese che indossava.
«Quattro dollari…»  ripeté Ethan. Ne prese uno, osservandolo con una certa attenzione. «Lo produci tu?»
«Sì… oh beh, ovviamente è il frutto del lavoro delle mie api» sorrise imbarazzato guardando una coppia che si era avvicinata al banchetto. Li saluto e si rivolse loro chiedendo se volessero provarlo.
Ethan posò il vasetto osservando il ragazzo. Il suo sorriso sembrava contagiare chiunque avesse attorno, con lo sguardo, forse complici gli occhi castani così vivaci e quel modo gentile ma risoluto.  Lo vide conversare amabilmente con quella coppia di persone anziane che si allontanarono poco dopo con due barattoli.
«Credo che ne acquisterò uno anche io, lo voglio regalare» disse prendendo di nuovo quel vasetto e porgendolo al ragazzo. «Grazie. Purtroppo, non ho della carta da regalo.»





Mi presento… Cristiano Pedrini è un bibliotecario, vive e lavora a Bergamo fin dalla sua nascita. Coltiva la passione della scrittura già dall’adolescenza, ma dopo un lungo “blocco dello scrittore” durato vent’anni, sono nell’estate del 2014 ha ritrovato intatta questa passione e da allora lo accompagna nella sua quotidianità. Si ama definire un “perfetto imperfetto” ed alterna molte passioni: dalla lettura all’antiquariato, amante della saggistica storica, degli anime e fans di Star Trek fin da bambino, condivide la sua casa con il suo gatto tigrato Iago, e con Tom e Jerry, i suoi pesci rossi. Ha pubblicato numerosi titoli in self e con Case Editrici: l’Ombra del Principe (Triskell), Le regole di Hibiki e Il Piano inferiore (FDbooks), Un posto sicuro e L’erede ribelle (Queen Edizioni).


venerdì 5 febbraio 2021

"IL CIGNO NERO" di Cristiano Pedrini

 

Buongiorno follower!
Vi segnalo l'uscita de "Il cigno nero", il nuovo romanzo dell'autore Cristiano Pedrini, secondo volume della serie "The First Boy"




Autore: Cristiano Pedrini 
Serie: The First Boy Vol.2

Genere: Narrativa

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 14,00

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Lawrence Leyton è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. È il primo uomo che ricopre questa importante carica dopo aver dichiarato pubblicamente la sua omosessualità. Christopher Lowen è un giovane ragazzo che, dopo aver messo piede alla Casa Bianca per uno stage, ha rubato il cuore dell’uomo più potente del mondo… Agli occhi di tutti lui è il first boy. Il loro rapporto è destinato a una brusca evoluzione con il primo viaggio ufficiale che Christopher compirà per raggiungere Limania, un’isola nel Pacifico Sud-Orientale, teatro di misteriosi esperimenti genetici. Il giovane capirà che nulla è come sembra e che lui stesso ha in sé qualcosa che non sapeva di possedere. Sarà l’arrivo sull’isola del Presidente, alla ricerca del suo amato, insieme a un evento raro e imprevisto, a mettere in crisi i sentimenti tra la coppia. A Limania, Lawrence, scoprirà la verità sul misterioso “cigno nero”. Forse non abbiamo tanto bisogno di un futuro, ma di un presente 



BREVE ESTRATTO:

Scavare in quel mucchio di rifiuti abbandonati sul ciglio della strada, guardarsi attorno nella speranza che nessuno potesse vedermi. Sussultare per ogni piccolo rumore che faceva sprofondare il mio cuore nel terrore, sforzarsi di riconoscere ogni ombra che la luce della luna, alta in cielo, proiettava attorno a me. Quante sensazioni mi accompagnavano ogni volta che mi avvicinavo a quel luogo. E anche se per molti quell'ammasso informe rappresentava lo scarto della società, per me era una miniera preziosa a cui attingere per saziare la mia fame. Mi ritrovavo a gioire davanti a una crosta di formaggio a un tozzo di pane raffermo, a uno spicchio di mela, che integravano in qualche modo quel poco che riuscivo a raccogliere nella foresta. Per mia fortuna, l'inciviltà di alcuni aveva trasformato quel luogo sul ciglio della strada, a pochi passi dalla rigogliosa vegetazione che mi teneva al sicuro da giorni, in una discarica a cielo aperto che veniva rifornita di continuo, aumentando le mie speranze di sopravvivere. Capitava a volte che, conclusa la mia ricerca, l'ansia e la paura si esaurissero come per magia, lasciando posto a un senso di sollievo per essere di nuovo riuscito a passare incolume un altro giorno. Mi sedevo ai piedi di un albero, con lo sguardo fisso al cielo limpido, nel quale spiccava timida la luna. Senza volerlo mi ritrovavo a domandarmi quale desiderio avrei potuto esprimere, nella speranza di vederlo avverato. Era lo scampolo di una fantasia che ancora non era stata vinta dagli eventi crudi e inesorabili a cui la sorte mi aveva sottoposto. Recriminare non serviva a nulla, l'unico da incolpare per quella situazione ero solamente io. La mia venuta, in quel mondo, era stata guidata solo dalla presunzione di sapere cosa fosse giusto, ignorando la storia e il passato di quella parte di me che aveva offuscato il mio giudizio, facendomi commettere un errore dietro l'altro… Errori a cui ora non sapevo rimediare… Noah si lasciò vincere dalla stanchezza di quella giornata infinita, simile a molte altre che aveva vissuto dalla sua fuga… la flebile speranza che si sarebbe destato in un mondo diverso accompagnò i suoi ultimi pensieri. 






 
Mi presento… Cristiano Pedrini è un bibliotecario, vive e lavora a Bergamo fin dalla sua nascita. Coltiva la passione della scrittura già dall’adolescenza, ma dopo un lungo “blocco dello scrittore” durato vent’anni, sono nell’estate del 2014 ha ritrovato intatta questa passione e da allora lo accompagna nella sua quotidianità. Si ama definire un “perfetto imperfetto” ed alterna molte passioni: dalla lettura all’antiquariato, amante della saggistica storica, degli anime e fans di Star Trek fin da bambino, condivide la sua casa con il suo gatto tigrato Iago, e con Tom e Jerry, i suoi pesci rossi. Ha pubblicato numerosi titoli in self e con Case Editrici: l’Ombra del Principe (Triskell), Le regole di Hibiki e Il Piano inferiore (FDbooks), Un posto sicuro e L’erede ribelle (Queen Edizioni).


mercoledì 18 novembre 2020

"L'ULTIMA NOTTE" di Cristiano Pedrini

 

Buongiorno follower!
Nuova pubblicazione: "L’ultima notte" dell'autore Cristiano Pedrini.





Autore: Cristiano Pedrini

Genere: Narrativa

Disponibile in ebook a € 1,99
A breve anche in formato cartaceo

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Non importa cosa trovi sotto l’albero, ma chi trovi intorno.
(Stephen Littleword)
“Io non so chi di noi sia il fratello debole, credo che, in modo diverso, lo siamo entrambi”
Dopo l’improvvisa e inaspettata morte dei genitori, il ventenne Jeremy scopre di non essere rimasto solo al mondo. In una casa-famiglia vive un fratello di cui ha sempre ignorato l’esistenza: Gavin, un ragazzino di undici anni, concepito a seguito di una violenza subita dalla madre. La donna, incapace di gestire il frutto di quell’amore rubato, se ne separò dandolo in affido.
È la vigilia di Natale e finalmente Jeremy può incontrare il fratello. Sapere di poter ricostruire la sua famiglia lo spinge a trovare il modo di diventare il tutore legale di Gavin, ma non sarà una cosa semplice. Il giovane scoprirà tutte le difficoltà che comporta quella scelta, ma sarà pronto a non arrendersi pur di realizzare quel
sogno.



BREVE ESTRATTO:

Hector
Jeremy arrivò puntuale allo scoccare delle 21.30, scendendo al volo dalla sua mountain-bike. L’appoggiò alla barriera metallica che delimitava il piccolo giardino antistante l’ingresso principale dell’edificio e, dopo aver levato dallo zainetto una catena, si chinò legando la canna alla recinzione, bloccandola con un lucchetto. Si levò i guanti, li infilò nelle tasche del giubbotto canadese che indossava e poi tolse il berretto di lana, passandosi le mani tra i folti capelli castani e cercando di rimetterli in ordine mentre si incamminava verso i gradini che portavano all’entrata. «Eccoci qui», annuì vendendo la porta di vetro scorrere al suo approssimarsi. La oltrepassò e venne investito da una corrente d’aria calda. «Come al solito Rachel deve aver armeggiato con i comandi del riscaldamento», il giovane sorrise superando la scultura di legno che immortalava una pila di libri che si innalzava fino al soffitto, diretto al banco dei prestiti. Amava perdutamente quell’istallazione, aveva perso il conto delle volte che si era fermato davanti ad essa, contemplandone ogni particolare, spesso sorseggiando una tazza di cioccolata calda che, come un rito irrinunciabile, prendeva dal distributore automatico dell’atrio.
«Buonasera Jeremy», udì alle sue spalle. Si voltò e osservò Rachel oltrepassare il banco dei prestiti e fermarsi a pochi passi di distanza, sfoggiando il suo miglior sorriso.
«Allora, sei emozionato?» chiese la ragazza incrociando le braccia dietro la schiena. «E non dirmi di no perché non ci credo. Scommetto che stai contando i minuti all’arrivo di Gavin. E poi, dalla prossima settimana, visto che potrai dire addio al turno notturno, lavorando di giorno avrai la possibilità di passarci molto più tempo.»
Ecco la solita Rachel, capace di domandare e di rispondersi nell’arco di pochi istanti. La stessa che aveva coniato per lui quel ridicolo soprannome. Le sorrise ammettendo: «Sì, lo sono… ma ora devo pensare al mio lavoro», disse raggiungendo il bancone posando lo zainetto sul piano superiore, levandosi poi il giaccone che appese all’attaccapanni. «Che cosa mi lasci in eredità?»
«Sono arrivate parecchie novità. Ti ho tenuto da parte alcuni libri che potrebbero piacere a Gavin. Prosegui pure a catalogare gli altri, e come sempre sono da rimettere in ordine i rientri della giornata», rispose Rachel.
«Nessun problema», annuì il giovane osservando la donna infilarsi il cappotto. Gli si avvicinò e si sollevò sulle punte per riuscire a baciarlo sulla fronte. L’altezza di Jeremy era sempre stata fonte di battute mordaci da parte di lei, alle quali tuttavia, con spirito cavalleresco, egli evitava di replicate puntualizzando la sua bassa statura. «In frigorifero c’è una porzione di pollo alla pechinese, offerto dai nostri amici cinesi del ristorante all’angolo. Sembra che oggi festeggino il quinto anniversario dell’apertura.»
«Wow! Che carini», osservò accompagnando la donna verso l’uscita. «Però oggi è il loro giorno di chiusura. Sicura che sia un loro dono?»
Rachel sospirò. Ebbene sì, avrebbe dovuto leggere qualche romanzo giallo per riuscire a costruirsi una maggiore credibilità e un alibi migliore. «Ok. Volevo solo lasciarti una cena decente», ammise.
Jeremy accolse quella piccola confessione con somma gioia. La ragazza era incredibilmente premurosa con lui, anche se il loro primo incontro non era stato certo approntato alla collaborazione. Nonostante fossero passati diversi mesi, si ricordava di quel giorno come se fossero trascorse solo poche ore. Quando se l’era ritrovata davanti, senza nascondere il suo disappunto dietro a quelle enormi lenti rotonde, non aveva esitato a salutarla con un ampio gesto della mano. Azione che lei ricambiò con un lungo sospiro, invitandola a seguirlo.
«Immagino che ti abbiano spiegato quali sono i tuoi compiti?», chiese la donna che ricopriva l’incarico di vicedirettore di quella nuova e massiccia biblioteca nel cuore di Denver. Quando l’aveva vista per la prima volta era rimasto impressionato da quell’edificio dalle forme squadrate, con le pareti rivestite di mattoni grigi e da quell’imponente torrione color mattone.
«Dovrò occuparmi della catalogazione e del riordino delle opere librarie», rispose il ragazzo, seguendola.
«Esatto. Farai il turno notturno, dalle ventidue alle sette, da lunedì a venerdì.
Abbiamo la necessità di smaltire molto lavoro arretrato dopo l’apertura e abbiamo bisogno di qualcuno che provveda a riordinare tutti i resi che si accumulano durante la giornata. Ti è chiaro?»
In realtà quel tono sembrava non ammettere repliche, e la sua espressione arcigna avrebbe provocato non pochi commenti. Jeremy si limitò ad annuire mentre si guardava attorno, percorrendo le ampie sale studio colme di ragazzi intenti a studiare. Si fermò osservandoli con una punta di invidia. Aveva ormai lasciato il college, una decisione sofferta, di cui forse in futuro si sarebbe pentito, ma in quel momento, era l’unica soluzione che poteva permettersi. Una privazione minuscola se paragonata a quelle che Gavin aveva
dovuto accettare.
Rachel proseguì per alcuni metri prima di accorgersi che il ragazzo non la stava più seguendo. Voltandosi lo rivide a pochi metri dai tavoli, con lo sguardo assorto su quegli studenti. «Avanti, non farmi perdere altro tempo» borbottò a bassa voce tornando indietro.
La sua insofferenza si spense non appena intravide il viso di Jeremy. Quella lacrima solitaria scivolò lungo la guancia… un fugace attimo che scomparve, celato dalla sua mano che la raccolse.
«Va tutto bene?» chiese la donna avvicinandosi.
«Vedere questi ragazzi immersi nello studio mi ha fatto ricordare quando ho iniziato a frequentare il college.»
«Lo hai abbandonato?»
Jeremy annuì timidamente. «Sì, non potevo più permettermelo.»
«Mio padre ha praticamente fatto due lavori per darmi la possibilità di frequentarlo, lo ringrazierò per sempre e ogni anno, a Natale, passo le vacanze con lui e la mamma. Vivono a Kingman ed ormai si muovono poco, allora vado io da loro.»
«Sei fortunata. Io non posso più passare il Natale con i miei e neppure un qualsiasi altro giorno dell’anno.»
Rachel tentò di replicare, ma non ci riuscì. Tossì imbarazzata, quando vide il ragazzo sminuire il suo disagio con un sorriso gentile. «Scusami, non volevo turbarti o indurti a pensare: cavolo, abbiamo un novello Oliver Twist.»
La donna si sistemò le grandi lenti sulla punta del naso scuotendo il capo. In verità, ora che poteva osservarlo meglio, Jeremy non aveva affatto le sembianze di un orfanello.
Era indubbiamente un ragazzo carino, acqua e sapone, avrebbe detto, con un fisico da atleta, ma il suo viso, anche con quell’espressione riusciva a mostrare un velo di malinconia. Curiosamente, ora riusciva a notare quei particolari che fino a quel momento le erano sfuggiti. Forse non aveva iniziato nel migliore dei modi. Lentamente ripresero a camminare lungo il salone. «Posso chiederti perché hai accettato questo lavoro?»
«Beh, mi incuriosiva. Certo non sono un grande lettore, ma questo mondo mi ha sempre affascinato. Ora mi dirai che è una contraddizione, non è vero?»
«Non necessariamente. Conosco persone che lavorano in biblioteche e che trattano questa professione come un impiego qualsiasi. Io non credo che sia così, non è un lavoro come tutti gli altri e quando ti guardi attorno non puoi fare a meno di pensare a tutto quello che racchiudono i libri che ci circondano.»



 
Mi presento… Cristiano Pedrini è un bibliotecario, vive e lavora a Bergamo fin dalla sua nascita. Coltiva la passione della scrittura già dall’adolescenza, ma dopo un lungo “blocco dello scrittore” durato vent’anni, sono nell’estate del 2014 ha ritrovato intatta questa passione e da allora lo accompagna nella sua quotidianità. Si ama definire un “perfetto imperfetto” ed alterna molte passioni: dalla lettura all’antiquariato, amante della saggistica storica, degli anime e fans di Star Trek fin da bambino, condivide la sua casa con il suo gatto tigrato Iago, e con Tom e Jerry, i suoi pesci rossi. Ha pubblicato numerosi titoli in self e con Case Editrici: l’Ombra del Principe (Triskell), Le regole di Hibiki e Il Piano inferiore (FDbooks), Un posto sicuro e L’erede ribelle (Queen Edizioni).


venerdì 28 agosto 2020

RECENSIONE "IL SENTIERO DEGLI EDELWEISS" di Cristiano Pedrini



Buongiorno follower, buon venerdì!
Vi segnalo "Il sentiero degli Edelweiss", il nuovo romanzo dell'autore Cristiano Pedrini. Daniela Colaiacomo lo ha letto per noi.



Autore: Cristiano Pedrini

Genere: Narrativa

Disponibile in ebook a € 2,99 
E in formato cartaceo a € 11,40

Pagina autore: Cristiano Pedrini Autore



TRAMA:

Le montagne sono al tempo stesso dei maestri silenziosi che ci ricordano quando siamo piccoli e insicuri, ed immense cattedrali di pietra pronte ad accoglierci per proteggerci dalle nostre fragilità
Emil von Leiss

L’arrivo dello zelante avvocato Lukas Bauer nel pittoresco villaggio di Ozval, tra le montagne del Sud Tirolo, scuote la tranquillità dei suoi abitanti.
Bauer è intenzionato a rintracciare un ragazzo di nome Emil von Leiss e risolvere il caso della sua scomparsa. Ma quello che doveva essere un semplice incarico, acquista risvolti sempre più enigmatici che faranno comprendere a Lukas il prezzo da pagare per proteggere quanto di più prezioso custodiscono quelle montagne.
Un tesoro che Emil ha intenzione di preservare, trovando in Lukas un prezioso alleato che sarà pronto a difenderlo, come gli edelweiss, i fiori meravigliosi che tanto decantano le leggende del luogo, così ben custoditi che nessuno può coglierli senza morire.



Lukas Bauer ha avuto l'incarico da Clara Gruber, suo superiore e socio anziano dello Studio legale Gruber di Vienna, di rintracciare Emil Leiss a Ovzal, un paesino sperduto delle Alpi. Il ragazzo è scomparso, Lukas non sa altro, ha solo una fotografia per identificarlo.
La reticenza dell'intero paese a dare informazioni sul ragazzo lo induce a porsi molte domande: Chi è Emil? Perché si nasconde? Perché un intero paese lo protegge e da cosa?
Deciso a rintracciarlo, si reca in montagna, dove ha motivo di credere sia, e quando lo incontra viene coinvolto in emozioni del tutto inaspettate. Emil sembra far parte della natura che lo circonda e Lukas ne è ammaliato.

Che mi sta succedendo? Forse mi sto solo lasciando condizionare da quest’atmosfera, da questo luogo che sembra sospeso nel tempo, ma so bene che a pochi chilometri da qui il mondo appare diversamente… 

La necessità di conoscere la verità nascosta dietro la scomparsa di Emil sarà per Lucas lo spunto per affrontare lati oscuri di se stesso e, in un'atmosfera dai contorni del "giallo", i due ragazzi conosceranno un sentimento improvviso che li porterà a fare scelte imprevedibili.
La descrizione minuziosa e attenta dei luoghi, i miti e le leggende che riguardano gli edelweissi, creano un'aura molto particolare, quasi mistica, al racconto nel quale anche i protagonisti secondari ricoprono un ruolo di rilievo.
Il lettore è coinvolto in modo assoluto dal romanzo, ammantato da sentimenti diversi espressi dagli "attori" di una "scenografia alpina", affascinante e seducente: affetto, amore dedizione, rispetto, empatia… Cristiano Pedrini riesce a trasfonderli compiutamente rendendo il testo appagante e soddisfacente.
Intrigo e suspense mi hanno coinvolto positivamente fino all'epilogo non scontato di questo romanzo che ritengo di poter consigliare.






BREVE ESTRATTO:

Il villaggio dei silenzi
«Una manciata di case, alcune in ottimo stato, altre alquanto malmesse che mostrano i segni del tempo e di una scarsa manutenzione, balconi fioriti, insegne scolpite nel legno, una via principale, qualche vicolo laterale, nulla degno di nota…»
Il primo commento che Lukas fece al cellulare, scendendo dal suo superaccessoriato Suv, sembrava essere senza appello, ma dall’altro capo il prolungato silenzio che seguì le sue ultime parole poteva avere altri significati e Clara non dovette attendere molto per averne la conferma.
Il giovane chiuse lo sportello dell’auto e si incamminò verso la via principale sorridendo.
«Tutto sommato fa piacere sapere che ci sono posti dove l’uomo non è riuscito a imporsi del tutto sulla natura che lo circonda.»
«Me ne compiaccio» osservò la donna che dal suo imponente ufficio stava osservando il panorama dei tetti di Vienna. Ai suoi occhi quella città riusciva ancora a conservare il suo prestigioso passato imperiale e di questo ne andava fiera.
«Hai già deciso da dove iniziare le tue ricerche?» chiese giocherellando con un tagliacarte d’argento che teneva sulla scrivania più per ragioni sentimentali che per un utilizzo pratico.
Quell’oggetto era un regalo di suo padre, realizzato da uno dei maestri orafi più noti del paese e lo aveva ricevuto in regalo quando era riuscita nell’intento di fondare uno degli studi legali più importanti della città.
«Inizierò a chiedere agli abitanti del posto e vedremo cosa ne ricaverò» rispose Lukas fermandosi dinanzi a un negozietto di alimentari. «Mi auguro comunque che tutto questo non sia una colossale perdita di tempo.»
«Potrai sempre goderti qualche giorno di riposo» replicò la donna suscitando nel suo interlocutore una smorfia di fastidio.
«Avrei scelto di meglio. In questo paese c’è solo un piccolo albergo con una decina di stanze e senza neppure il wi-fi in camera. Suppongo che ora dirai che mi hai preferito agli altri collaboratori perché così almeno non sarò in ufficio ad assillarti.»
«Lukas Bauer, sei un eterno rompiscatole e sì, l’idea di non vedere la tua espressione sempre imbronciata e supponente per un paio di giorni mi rasserena» ammise Clara sprofondando nella comoda poltrona di pelle nera. «Sai bene che per quest’incarico non potevo mandare chiunque. Tu eri al momento la persona più adatta. Tuttavia, vedi di non montarti troppo la testa.»
«Non l’ho mai fatto» concluse il giovane salutando la donna. Infilò lo smartphone nella tasca della giacca blu e si decise a entrare nel negozio. Percorse il corridoio delimitato da alcuni scaffali bassi avendo la conferma di quel che aveva supposto poco prima: era una di quelle piccole botteghe dove all’apparenza sembrava esserci di tutto riposto sui ripiani, sebbene trovasse discutibile vedere delle confezioni di biscotti accanto a del detersivo in polvere. Si avvicinò alla cassa, dove con sua sorpresa notò una giovane ragazza dai lunghi capelli castani raccolti in una coda. Lei lo salutò con un sorriso raggiante non senza rimanere sorpresa per l’abbigliamento di Lukas. Era assai insolito vedere entrare un uomo in un completo blu con una vistosa cravatta regimental. «Posso fare qualcosa per lei?» domandò.
Lukas levò dalla tasca interna della giacca una fotografia porgendola alla ragazza. «Lei non è di queste parti… il suo accento…»
«Vivo a Ovzal da quasi dieci anni.»
«Sto cercando questa persona. Mi hanno detto che vive da queste parti.»
La ragazza osservò per pochi attimi la fotografia volgendo poi lo sguardo a una donna anziana che era appena entrata nel negozio salutandola. «No, non ricordo di averlo mai visto.»
«Ne è sicura? È molto importante che riesca a rintracciarlo» insistette Lukas ricevendo in risposta un deciso cenno di diniego. «In questo paese siamo talmente in pochi che ci conosciamo tutti. Temo di non poterle essere d’aiuto.»
Il giovane non si lasciò scoraggiare, riprese la fotografia dalle sue mani, posò sul banco un biglietto da visita. «Se dovesse vederlo, la prego di chiamarmi.»
La sua espressione si fece interessata. Scorse il nome stampato sul biglietto e sorrise ironicamente. «Uno studio legale di Vienna, ne ha fatta di strada per arrivare qui, peccato che sia stato un viaggio a vuoto.»
«Non è ancora detto. Mi fermerò un paio di giorni, alloggerò nel vostro albergo, ammesso che si possa definire tale» le rispose osservando un manifesto appeso dietro alla cassa.
«Festival degli Edelweiss… sembra interessante, anche se non ne so molto di fiori e piante, non ho quello che si dice il pollice verde.»
«È una tradizione che c’è da molto tempo, ben prima che mi trasferissi qui. È una kermesse dove si ricordano la bellezza e la particolarità di quei fiori, che molti chiamano stella alpina» commentò la ragazza «è fortunato, se rimarrà qualche giorno lo potrà vedere con i suoi occhi.»
L’arrivo dell’anziana cliente che appoggiò sul banco della frutta pose fine al loro dialogo.
Lukas uscì dal negozio, ma per qualche strana ragione ebbe l’impulso di voltarsi di scatto. Fece appena in tempo a notare le due donne che dalla vetrina lo fissavano con uno sguardo tutt’altro che benevolo.
«Caro Lukas, hai già portato scompiglio in questo luogo dimenticato da Dio» annuì riprendendo il cammino. Aveva immaginato che l’incarico che aveva ricevuto fosse qualcosa di apparentemente semplice, ma con il passare dei giorni, mentre veniva informato su altri aspetti di quella vicenda, si era fatto l’idea che quel compito nascondesse altre conseguenze che non riusciva ancora a delineare. Del resto, anche Clara Gruber, suo superiore e socio anziano, era stata alquanto vaga quando l’aveva fatto chiamare nel suo ufficio per illustragli la faccenda. Doveva solo trovare la persona le cui generalità e poche altre informazioni erano indicate su quell’unico foglio con allegata una fotografia.
Varcando l’ingresso dell’albergo, dopo aver preso dall’auto il trolley, si appoggiò a un grande bancone di legno massiccio sul quale era posato un vaso di fiori freschi che dava a quel luogo un tocco di colore. Le pareti, tinte di un discutibile color aragosta, mal si abbinavano ai mobili chiari della hall ma, a quanto pareva, non doveva essere così importante. Un uomo robusto e con un’avanzata calvizie uscì da una porticina laterale e lo accolse fermandosi dietro al bancone. «Benvenuto a Ozval, io sono Karl Rendulic» esordì con una voce nasale.
«Salve, ho prenotato una camera» disse Lukas mostrandogli un documento d’identità.
«Dovrei fermarmi un paio di giorni.»
«Avvocato Bauer, sì, la sua prenotazione era stata confermata da Vienna» annuì l’uomo prendendo da uno stipetto la chiave della camera con appeso un vistoso numero tre scolpito nel legno.
«Grazie, posso chiederle se ha visto questa persona qui in paese» replicò il giovane mostrando di nuovo la fotografia.
«Mai visto. Perché lo cerca?» rispose telegrafico l’albergatore posando le mani sui fianchi.
«Questioni legali. Mi avevano dato informazioni che risiedesse qui ma a quanto pare nessuno lo conosce» ammise prendendo il trolley. Dopo aver salutato l’uomo salì al piano superiore. Tutto sommato la camera era meno opprimente di quel che aveva immaginato a eccezione di quel quadro da mercatino dell’usato appeso sopra il letto che ritraeva un panorama alpino. “Che senso aveva fermarsi a guardare quell’immagine se bastava scorgere fuori dalla finestra le vere Alpi” pensò posando la valigia sul letto prima di allentarsi il nodo della cravatta. Dalla borsa di pelle che portava sempre con sé, tolse l’incartamento con la dicitura “Leiss” scritta di suo pugno con un pennarello. In quella busta aveva raccolto tutte le informazioni che era riuscito a racimolare, ben poche per la verità. Per scrupolo tornò a rileggerle. I suoi occhi, di un verde intenso, si posarono sulla copia della fotografia. Più la osservava e più aveva la netta sensazione che ci fosse qualcosa che gli sfuggiva. Non era mai stato un convinto sostenitore della prima impressione e faticava non poco, per mentalità e carattere, a credere che certe intuizioni avessero un fondo di verità, ma stavolta non riusciva a scacciare dalla sua mente quel pensiero ricorrente, ostinatamente alimentato dall’immagine che fissava.

Le sue dita scivolarono su quel volto dai lineamenti delicati e ricercati al tempo stesso. Le sue lunghe sopracciglia nere erano il preludio di uno sguardo profondo che lasciava trasparire una sofferenza appena mitigata dall’intenso color bruno dei suoi occhi che in quel viso scavato risaltavano ancor di più.