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giovedì 2 settembre 2021

RECENSIONE "PINOCCHIO ANNO ZERO" di Andrea Ansevini e Viviana Nobilini

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Recensione: "Pinocchio anno zero" di Andrea Ansevini e Viviana Nobilini, 
edito Le Mezzelane. A cura di S.I.



Autori: Andrea Ansevini e Viviana Nobilini
Genere: Fantasy

Casa editrice: Le Mezzelane
Collana: La mia strada

Disponibile in ebook a € 3,99
E in formato cartaceo a € 14,00

Contatti autori: Andrea Ansevini - Viviana Nobilini



TRAMA:

Cosa succederebbe se l'Italia fosse governata da Pinocchio diventato adulto e noi fossimo tutti burattini al suo servizio?
E se qualcuno, a sua insaputa, tramando alle sue spalle muovesse i fili?
Pinocchio Anno Zero è un romanzo "fuori di testa", volutamente caotico e ricco di equivoci, contraddizioni e situazioni, alcune al limite dell'assurdo.
Tra varie avventure, più o meno divertenti , non sarà facile per Pinocchio cavarsela, perché, si sa, gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo.
Pur essendo il protagonista Pinocchio adulto, il romanzo non ha la presunzione di dare un seguito all' intoccabile favola di Collodi, da cui ha soltanto preso in prestito i personaggi.
Tra avventure rocambolesche, colpi di scena e imprevisti il libro presenta uno spaccato della nostra società, dove la realtà odierna e la fantasia si fondono e oltre il quale non ci potrà essere un seguito.
È un romanzo ironico e divertente che vuole fare sorridere e divertire grandi e piccini. 


Questo libro è stata una piacevole lettura. Ambientato in Toscana dove Pinocchio è nato burattino e ora è un uomo che non ha perso il vizio di mentire. Questa volta però, anziché allungarsi, il suo naso sanguina quando non dice il vero.
Lavora in un parco messo su da Fata Turchina, la quale ha perduto i poteri magici perché lui non è più di legno, e da Geppetto a cui non mancano i dispiaceri a causa di quel figlio, circondati da altrettanti personaggi surreali. Primo tra tutti il rettore dell'ateneo in cui Pinocchio si laurea in legge, il quale ha scritto sulla sua pergamena "110 Collodi", anziché con lode, e si rifiuta di correggere quello che Pinocchio gli segnala come un refuso.
Le sue abilità di mentitore non possono che condurlo alla carriera politica. Prima cerca di uccidere Grillo (che stavolta anziché un insetto dotato della parola pare essere un noto personaggio della nostra scena politica) poi diventa sindaco, in seguito presidente della regione Toscana nella quale è impiegato anche Renzulloni (altro riferimento a un personaggio casualmente reale, credo.)
Ritrova i suoi amici d'infanzia che diverranno i suoi compari d'inganni: il gatto e la volpe, Lucignolo (divenuto un protettore) e una new entry: il suo sosia Pino Occhio.
Il romanzo procede tra giochi di parole, nomi assurdi e l'obiettivo folle di raddrizzare la torre di Pisa.
C'è spazio per musica poetica e giardini profumati, nonché per la storia d'amore tra Pinocchio e Marina.
Beh, l'ho trovato uno scritto satirico, sicuramente consigliato agli adulti, sia per i rimandi politici che per le continue strizzatine d'occhio al mondo della corruzione e altre cose torbide. 
Dopotutto, anche nell'originale Pinocchio avevamo cani che accettavano mazzette, il panorama di una Toscana ridotta alla fame e quanto altro, quindi sono sicura che il contesto dovesse contenere questi temi per rifarsi davvero alla favola di Collodi. 


sabato 26 giugno 2021

"PINOCCHIO ANNO ZERO" di Andrea Ansevini e Viviana Nobilini

 

Buongiorno follower, buon sabato!
Vi segnalo "Pinocchio anno zero" di Andrea Ansevini e Viviana Nobilini



Autori: Andrea Ansevini e Viviana Nobilini
Genere: Fantasy

Casa editrice: Le Mezzelane
Collana: La mia strada

Disponibile in ebook a € 3,99
E in formato cartaceo a € 14,00

Contatti autori: Andrea Ansevini - Viviana Nobilini



TRAMA:

Cosa succederebbe se l'Italia fosse governata da Pinocchio diventato adulto e noi fossimo tutti burattini al suo servizio?
E se qualcuno, a sua insaputa, tramando alle sue spalle muovesse i fili?
Pinocchio Anno Zero è un romanzo "fuori di testa", volutamente caotico e ricco di equivoci, contraddizioni e situazioni, alcune al limite dell'assurdo.
Tra varie avventure, più o meno divertenti , non sarà facile per Pinocchio cavarsela, perché, si sa, gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo.
Pur essendo il protagonista Pinocchio adulto, il romanzo non ha la presunzione di dare un seguito all' intoccabile favola di Collodi, da cui ha soltanto preso in prestito i personaggi.
Tra avventure rocambolesche, colpi di scena e imprevisti il libro presenta uno spaccato della nostra società, dove la realtà odierna e la fantasia si fondono e oltre il quale non ci potrà essere un seguito.
È un romanzo ironico e divertente che vuole fare sorridere e divertire grandi e piccini.


DICONO GLI AUTORI:

Quando Pinocchio dice le bugie non gli si allunga il naso ma se lo gratta in modo compulsivo fino a ferirsi o, peggio, sanguinare e inventa la scusa di un'allergia misteriosa.
L'idea è nata a entrambi del desiderio di scrivere qualcosa di divertente in un momento triste che stavamo passando per il Covid, con lo scopo di regalare un sorriso a grandi e piccini in un momento difficile per tutti.


BREVE ESTRATTO:

«E con il punteggio di 110 collodi invitiamo il neodottore in legge Pinocchio a raggiungerci per ritirare la laurea, con i complimenti del Rettore e di tutta la commissione.»
Nella sala esplose l’applauso. Commossa, la Fata Turchina si asciugava le lacrime mentre Geppetto sorrideva orgoglioso. Alla cerimonia era presente anche Mangiafoco, che con una mano applaudiva battendo sul banco e con l’altra reggeva una bacchetta infuocata. Non poteva mancare nemmeno il Grillo Parlante, che saltava festoso da un banco all’altro.
Pinocchio arrivò di corsa sul palco.
«Grazie, grazie a tutti. Sono molto emozionato!»
«Forza Pinocchio!» disse una voce maschile.
Rimirando con orgoglio il diploma di laurea appeso alla parete della camera, Pinocchio era sprofondato nei propri ricordi, ma sentendosi chiamare trasalì.
«Forza Pinocchio!»
Era Geppetto, che lo stava chiamando per l’apertura del parco.
«O babbo, ma che tu vuoi», rispose, scocciato.
«È tardi, dobbiamo aprire.»
Il parco era stato realizzato con molti sacrifici da Geppetto e dalla Fata Turchina: quest’ultima gestiva il ristorante Il Gambero Rosso mentre Geppetto si occupava della biglietteria, alternandosi con Mastro Ciliegia. Nel bel mezzo del parco svettava il teatro gestito da Mangiafoco, i cui burattini indossavano bellissimi vestitini colorati, cuciti a mano dalla Fata. L’attrazione principale, però, era il grande pescecane dell’acquario. Due volte al giorno andava in scena lo spettacolo dei delfini, che con mille acrobazie facevano divertire il pubblico di ogni età.
Nel parco erano presenti anche una grande giostra e una monorotaia a forma di serpente.
Pinocchio raccontava sempre storie, spesso autobiografiche, che incuriosivano il pubblico e per una modica cifra si lasciava fotografare, raccomandando di pubblicare le immagini nella pagina ufficiale del parco. 
In attesa di trovare una professione più idonea, si era candidato a sindaco di Collodi. Oltre al sindaco uscente, Otto Assunto, a concorrere con Pinocchio c’erano anche il Gatto e la Volpe, che si erano divisi ed erano diventati leader di due diversi partiti politici. Ricordando le brutte esperienze vissute da bambino, Pinocchio aveva cessato ogni rapporto con loro.
Grillo, saltando qua e là, controllava che tutto filasse liscio. Ogni tanto capitava, però, che qualcosa gli sfuggisse. A volte, infatti, accadeva che Geppetto o Mastro Ciliegia omettessero di fare i biglietti e che si servissero di extracomunitari sottopagati. Dietro a tutto ciò c’era la mente di Pinocchio, il quale sfruttava le conoscenze acquisite all’università per indurli ad agire illegalmente; inoltre si assicurava che gli stranieri non avessero alcun contratto di lavoro e che venissero pagati in nero.
«Mi raccomando, altrimenti avremo problemi con il fisco e finiremo nei guai!»
«O Pinocchio, ma che vai dicendo? Non ti rendi conto che così ci finisci veramente, nei guai? A cosa sono serviti i tuoi studi se vai contro la legge?» disse un giorno Grillo
saltandogli su una spalla.
«O Grillo, ma che ti sei ammattito del tutto?» rispose infuriato Pinocchio, scacciandolo bruscamente. «Non ti ricordi che ho una laurea con 110 collodi?»
«Ma che vai dicendo, o grullo!» rispose l’altro, alterato, tornandogli con un balzo sulla spalla. «Si dice 110 e lode!» precisò.
«Ma che tu dici tu, Grillo. Sulla pergamena c’è scritto 110 collodi.»
«Quella pergamena ha un refuso, quindi il Rettore è un asino come te», ribatté spazientito Grillo.
«Senti, ora mi hai veramente stancato», rispose...





Andrea Ansevini
nasce ad Ancona il 30 aprile 1979 e risiede a Polverigi (AN) con sua moglie Adele. 
Ha la passione per la scrittura dal 1990. 
Fino a oggi infatti ha scritto oltre millesettecento poesie, più di centocinquanta racconti e pubblicato cinque libri. 
Il suo esordio come autore risale al 2010 pubblicando il suo primo libro, una silloge poetica intitolata “Poesia nel diario - 50 pensieri nel tempo” edita da Marcelli Editore.
Nel 2015 pubblica in self il suo primo romanzo “La porta misteriosa”.
Nel 2016 conosce Rita Angelelli e pubblica nel 2017 “Oltre la porta”, libro con il quale ha ottenuto numerosi premi, tra cui quello come migliore scrittore emergente a una serata con ospiti nazionali.
Nel 2019 esce il giallo “Delitto in casa Le Mezzelane” scritto assieme ad Alessandra Piccinini.
Nel 2020 ritorna al self con “Vietato dormire (20 racconti per restare svegli)” una raccolta di racconti scritti negli anni precedenti.
Moltissime sue poesie e racconti si possono leggere in diverse raccolte antologiche.
Grazie alla passione per la scrittura ha ricevuto numerosi premi letterari sia a livello regionale che nazionale.
Appassionato di fotografia, prende spesso parte a esposizioni fotografiche presso vari circoli culturali di cui è socio.
Ha svolto anche il ruolo da giurato per associazioni culturali e ideato serate benefiche.
Attivissimo anche nel mondo della musica incide CD, i quali ogni tanto sono trasmessi in varie radio regionali e nazionali.
Molte delle sue opere possono essere ascoltate tramite il canale YouTube dell’autore a suo nome oppure dalla sua pagina Facebook a proprio nome e cognome.
Non chiamatelo però poeta, scrittore o rapper, ma “artista”, perché ci tiene a precisare che non lo fa di professione, ma per il fatto che tutti siamo artisti, dove ognuno è portato per fare qualcosa e quel “qualcosa” si chiama “Arte”.



Viviana Nobilini
, nata ad Ancona, vive da diversi anni a Polverigi, un paese immerso nella campagna delle colline marchigiane.
Diplomata al liceo classico e laureata alla facoltà di Economia e commercio, ha avuto diverse esperienze professionali legate ai suoi studi e nel campo dell’insegnamento.
Attualmente è occupata presso una società nazionale di comunicazione strategica integrata e ama molto il suo lavoro, nel quale è libera di esprimere la sua creatività, svolgendo anche attività di editing.
Amante della lettura sin dall’infanzia, ha iniziato a scrivere durante l’adolescenza, ispirata dalla bellezza dei luoghi, tra cui Portonovo e la Riviera del Conero, dove era solita trascorrere le vacanze estive con la sua famiglia. 
Nell’ottobre 2020, con Le Mezzelane Casa Editrice ha pubblicato il suo primo libro, una raccolta di racconti e poesie dal titolo “Come una cometa”, dedicato ai suoi figli Stefano e Lorenzo, di ventidue e sedici anni.
“Pinocchio Anno Zero” è la sua prima esperienza di scrittura a quattro mani, in collaborazione con Andrea Ansevini, suo caro amico.


domenica 20 giugno 2021

"NENIA" di Elena Fanti

 

Buongiorno follower, buona domenica!
Vi segnalo "Nenia" dell'autrice Elena Fanti, edito Le Mezzelane Casa Editrice.



Titolo: Nenia
Autore: Elena Fanti
Serie: Dilogia Vol.1
Genere: Young Adult

Casa editrice: Le Mezzelane 

Disponibile in ebook a € 4,49
in formato cartaceo a € 14,00

Contatti autore: Facebook - Instagram



TRAMA:

Sofia ha diciassette anni, ama la quiete dei cimiteri, veste sempre di nero e, soprattutto, ha una grande passione per la musica. Un giorno, mentre passeggia nel cimitero della sua città, una voce meravigliosa la attrae: è quella di Angelo, un ragazzo poco più grande di lei, che frequenta il suo stesso liceo. Ingaggiata all’ultimo momento per cantare durante la festa dell’istituto, Sofia scopre che dovrà duettare proprio con Angelo, il quale, al termine dell’esibizione, le propone di entrare a far parte della sua band symphonic metal. Sofia vede in questo la grande occasione per dedicare la propria vita alla musica, perciò cerca di superare tutti gli ostacoli, dalla gelosia di Julia, che vorrebbe far parte della band al posto suo, al rapporto conflittuale con il padre e alla situazione famigliare difficile. Quello che la ragazza non ha messo in conto, però, è l’amore, che quasi con prepotenza entra nella sua vita. In questo tumulto di emozioni, riuscirà Sofia a realizzare i propri sogni?


DICE L’AUTRICE:

Questo romanzo risale al 2007, ai miei 14 anni e ricordo che ogni momento era buono per scriverlo (anche durante le lezioni a scuola...). All’epoca ero una dark lady ossessionata con il symphonic metal e avevo anche la testa piena di sogni. Ricordo che mentre scrivevo questo romanzo, mi ripetevo che un giorno lo avrei pubblicato e... beh, direi di aver realizzato quel sogno che in quegli anni mi sembrava impossibile, anche se non con le tempistiche che avevo immaginato!
La storia è ambientata a Pescara, nel mio liceo, perché volevo che fosse il più vicina possibile a me, a ciò che vivevo e vedevo io ogni giorno. Volevo rivedermi davvero in tutti i personaggi e non solo in Sofia, che a distanza di tutti questi anni è ancora da qualche parte dentro di me.




BREVE ESTRATTO:

Già alle prime note i passanti avevano cominciato a radunarsi intorno a loro. Qualcuno si mise addirittura a filmarli con il cellulare. Al termine del brano scoppiò un applauso fragoroso ed entusiasta. Sofia sentì la tensione scemare: forse l’idea di Marco non era stata così male.
Mentre posavano gli strumenti un uomo sulla quarantina, dai capelli brizzolati, emerse dalla folla e si avvicinò.
«Complimenti, sono sbalordito», disse, battendo le mani.
«La ringrazio», rispose Angelo.
«Siete una band?»
«Sì. Il brano è un nostro inedito.»
Gli occhi verdi dell’uomo brillarono di entusiasmo.
«Come vi chiamate?»
«Chi vuole saperlo?» replicò Angelo guardando l’uomo dritto in faccia.
«Oh, che stupido!» esclamò il tizio. Infilò una mano nella tasca della giacca e ne estrasse un bigliettino. «Mi chiamo Andrea Oltremetri. Sono uno dei manager della Galaxy Band. Credo ne abbiate sentito parlare. Sono qui come giurato per un concorso musicale a Francavilla, ma… beh, non avrei mai immaginato di incontrare dei giovani di talento come voi.»
Sofia gettò un’occhiata al biglietto da visita che Angelo stringeva fra le dita, poi strabuzzò gli occhi. Aveva di fronte un manager di una delle case discografiche più importanti del Paese.
Angelo si volse verso i compagni. Avevano passato intere serate a discutere sul nome della band, ma era stato solo quando lui aveva scritto L’inferno di Orfeo che ne avevano trovato uno che piacesse a tutti. Davide, Michele e Luca annuirono e Angelo tornò a guardare Andrea Oltremetri.
«Il gruppo si chiama Nenia», disse.



Elena Fanti nasce a Pescara il 15 febbraio 1993. Molto legata alla sua terra, l’Abruzzo, ama incondizionatamente Ovidio, Gabriele D’Annunzio e il compositore Francesco Paolo Tosti. Ha imparato l’alfabeto greco a soli quattro anni e da allora è nata la sua passione per la mitologia greca.
Ama leggere un po’ di tutto, dai romanzi ai saggi, e il primo passo verso la scrittura l’ha compiuto a sette anni, scrivendo un breve racconto che aveva come protagonista Narciso, il suo gatto. La scrittura è sempre stata sua compagna di vita, catartica nei momenti di grande difficoltà.
Ha pubblicato due libri per bambini, Margherita Hack: la figlia delle stelle e All’Opera Factotum! Il Barbiere di Siviglia per Armando Curcio Editore. Nel febbraio 2018 si è aggiudicata il primo premio del concorso letterario “Lettere dal futuro” e, nell’arco del 2020, il primo premio del concorso letterario “La pelle non dimentica”, il secondo premio del concorso letterario “Se una notte d’inverno un viaggiatore” e il terzo premio del concorso letterario “Note d’inchiostro”, tutti indetti da Le Mezzelane Casa Editrice. Sempre per Le Mezzelane Casa Editrice ha pubblicato il romanzo sentimentale Mi permetta di offrirle un caffè.
Nenia è il primo volume di una dilogia young adult.


sabato 13 marzo 2021

RECENSIONE "DEDALUS" di Francesca Redolfi

 

Franca Poli ha letto per noi "Dedalus" dell'autrice Francesca Redolfi, 
edito Le Mezzelane.




Titolo: Dedalus
Autore: Francesca Redolfi
Genere: Young Adult 

Casa editrice: Le Mezzelane

Disponibile in ebook a € 5,99
E in formato cartaceo a € 17,10

Contatti Facebook: Francesca Redolfi



TRAMA:

Clara ha sedici anni e un solo desiderio: che suo padre, gravemente malato, guarisca. Tuttavia, sa che ciò è quasi impossibile e quindi, essendo orfana di madre, presto dovrà trasferirsi in casa di una zia che non sopporta.
Qualcosa, però, riaccende la sua speranza. Una notte, insieme alla sabbia portata da un mare lontano, in città arriva Dedalus. È il luna park più grande del mondo, capace di suscitare incanto e meraviglia. Ma quello che più cattura l’interesse della ragazza sono i racconti su un guaritore di Dedalus, dalle prodigiose capacità taumaturgiche.
Nell’intento di salvare suo padre, e aiutata da Jan, giovane ed enigmatico giostraio, Clara partecipa al Torneo del luna park, entrando in un mondo fantastico, magistralmente creato con l’arte dell’illusionismo.
Tra gare di aquiloni e incantatori di serpenti, giostre che sfiorano il cielo, saltimbanchi, funamboli e segreti taciuti, Clara scoprirà infine che a volte il viaggio più immaginifico è quello dentro se stessi.

Dedalus è un romanzo “Young Adult” ambientato nel Luna Park più grande del mondo. 
Ma più di tutto è una storia d’amore.
Ha qualche affinità con il fantasy, tuttavia è privo di elementi paranormali: tutto è riconducibile alla realtà. 
Ciò che si può trovare a Dedalus, in fin dei conti, è illusionismo, suggestione, malìa...


«Tutto ciò cominciò davvero nei giorni in cui furono fissate le Leggi dell’Amore. Le leggi che stabiliscono chi si deve amare, e come. E quanto»
Arundhati Roy, “Il dio delle piccole cose” 

Chi si appresta a leggere Dedalus non sa di entrare in un mondo magico, fatto di illusioni, prove da superare, realtà distorte, dove ogni cosa sembra possibile da realizzare, subendone il fascino. Al suo interno però troverà anche una bellissima, dolce e impossibile, almeno agli occhi dei puritani, storia d'amore.
Dedalus è il luna park più grande del mondo, capace di suscitare incanto e meraviglia. Un insieme di persone, attrazioni, giochi, che inducono il visitatore a non poter fare a meno di tornare. È un percorso di vita che aiuta a conoscere se stessi affrontando prove che non si sapeva di poter superare. 
Clara Viola (Fiore) a sedici anni ha un solo desiderio: la guarigione dell'adorato padre gravemente malato. Tuttavia è consapevole che ciò è pressoché impossibile e quindi, essendo già orfana di madre, presto dovrà trasferirsi a casa della insopportabile zia paterna, che al momento vive con loro e dove presto dovrebbe raggiungerla anche Giona, l'altrettanto insopportabile cugino. Sa che, per forza di cose, lei sarà affidata a questa donna che non è per niente affettuosa, ma sempre pronta a dare giudizi negativi su tutto e a criticare la nipote.
Non solo, dovrà anche lasciare il suo paese, la scuola, gli amici per andare a vivere al sud Italia e ritornare così nel luogo da cui il padre è emigrato anni prima.
Qualcosa, però, riaccende la sua speranza. Una notte, insieme alla sabbia portata da un mare lontano, in città arriva il luna park. Ciò che cattura l’interesse della ragazza non è la possibilità di divertirsi, ma sono i racconti su un guaritore di Dedalus, dalle prodigiose capacità taumaturgiche. Ha sentito dire in paese che dodici anni prima aveva guarito una persona del luogo. Così, nonostante il divieto del genitore e sconsigliata dall'amica Iris e dai compagni di scuola, decide di recarsi al luna park per cercare di trovare questo individuo. Scopre però che per poter accedere al guaritore deve vincere un torneo costituito da diverse prove. Fa la conoscenza di Jan, un giovane giostraio, che le sarà d'aiuto nell'affrontare le varie prove per aggiudicarsi la competizione, la incita a proseguire, le è vicino quando ne ha bisogno. Con questo ragazzo, a volte sbruffone a volte dolce e romantico, Clara riesce ad arrivare al termine del torneo. La frequentazione del luna park e di Jan da parte di Clara ha però un risvolto negativo. La ragazza infatti litiga con la sua migliore amica, Iris, accusandola di avere fatto la spia... di avere detto al padre che frequentava di nascosto Dedalus, nonostante il suo veto. Il rapporto di amicizia che le legava è compromesso, Clara non vuole parlare con Iris, nonostante quest'ultima cerchi in tutti i modi di scusarsi.
Una sera, mentre assiste ad uno spettacolo di acrobati, fa una sconcertante scoperta che la sconvolge e nello stesso tempo la coinvolge. Viene a conoscenza di un segreto, una menzogna con la quale ha convissuto per tanti anni. Per una ragazzina di sedici anni questa rivelazione è un trauma. Non sa come affrontarla, ma soprattutto non può confidarsi con l'amica che ha allontanato, tanto meno lo può fare con il padre. Questa però non sarà l'unica sorpresa che le riserva Dedalus. Ne avrà un'altra durante l'ultima gara del torneo. Non posso dire di più altrimenti svelerei troppo.
Tra gare di aquiloni e canoe, incantatori di serpenti, caccia al tesoro, giostre che sfiorano il cielo, saltimbanchi, funamboli e segreti taciuti, Clara/Viola scoprirà che a volte il viaggio più immaginifico è quello dentro se stessi. Si rende conto che ogni sfida affrontata non è altro che un modo per prepararla alla vita, per dirle di non cedere mai senza tentare ogni possibilità, che non è e non sarà mai sola. Per farle capire che rinunce e dolori non sempre sono necessari se si riesce a percepire quale sia la parola che più esprime ciò che si vuole.
Ho divorato questo libro, l'ho apprezzato dalla prima all'ultima pagina, non riuscivo a staccarmi dal tablet. La storia ha momenti allegri, altri tristi e dolorosi, ma è emozionante e toccante dall'inizio alla fine. Devo dire che in alcuni frangenti mi sono commossa fino alle lacrime. Tutto questo grazie alla scrittura fluida e accurata, alla trama ben impostata e piuttosto originale, a dei dialoghi veloci e mai noiosi. La narrazione avviene in prima persona con il pov di Clara. Mi è piaciuta l'idea di Francesca Redolfi di iniziare i vari capitoli con l'etimologia di alcune parole che si trovano all'interno del capitolo stesso. Grazie anche per la traduzione a piè pagina delle parole o frasi pronunciate in Romanés, la lingua parlata dai Sinti, in particolare da Jan.
Ho amato sia Clara che Jan, due protagonisti giovanissimi, ma già con una maturità interiore che deriva loro dalle prove, a volte quasi impossibili, che hanno superato fino ad ora e da quelle che devono ancora aspettarsi dalla vita per raggiungere la felicità. Ho trovato le loro caratteristiche ben delineate. Così come lo sono le altre persone che ruotano attorno ai due protagonisti. L'autrice ha creato dei personaggi che riescono a catalizzare il lettore, a coinvolgerlo, si ha la sensazione di vederli e toccarli.
Anche la descrizione di Dedalus è parecchio dettagliata. Mentre leggevo mi sembrava di assistere agli spettacoli, di guardare Clara che affrontava le cascate del fiume in canoa, tentava di uscire dal labirinto magico ecc. Non mi è risultato difficile “vedere” il folletto alla cassa, il presentatore che Clara paragona a un pinguino, la giostra dei cavalli, la locanda gestita da Maria, la madre di Jan...
Consiglio vivamente di leggere questo libro, che io ho trovato stupendo, al cui interno troverete una struggente e giovanile storia d'amore irta di ostacoli e prove da affrontare, di magia e avventura, scelte dolorose e speranza per un futuro migliore.
I miei complimenti a Francesca Redolfi. 


martedì 9 marzo 2021

"DELLA STESSA SOSTANZA DEI PADRI - POESIE AL MASCHILE" di Davide Rocco Colacrai

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Nuova pubblicazione: "Della stessa sostanza dei padri - Poesie al maschile" dell'autore Davide Rocco Colacrai, edito Le Mezzelane.



Autore: Davide Rocco Colacrai
Genere: Raccolta di poesie

Casa editrice: Le Mezzelane

Disponibile in ebook a € 2,99 
E in formato cartaceo a € 11,00

Contatti autore: Davide Rocco Colacrai



PRESENTAZIONE:

A due anni da "Asintoti e altre storie in grammi", il poeta Davide Rocco Colacrai, torna con una nuova silloge poetica - edita da Le Mezzelane - "Della stessa sostanza dei padri - Poesie al Maschile".
Il volume, terza silloge edita dalla casa editrice anconetana, si compone di 27 poesie che parlano dell'uomo in tutte le sue estensioni e visioni.
Ogni componimento ha un preciso rimando ad un uomo, un amico, un personaggio pubblico; questi uomini ispirano, con la propria vita e le proprie opere, versi eleganti che cristallizzano e fissano su carta tematiche potenti e attuali, spesso difficili da affrontare.
Ci sono versi dedicati alla pazzia e ai manicomi, alla droga, al suicidio, all'omosessualità nei campi di concentramento e l'onta familiare di scoprire un parente gay, ai migranti e alla loro terribile fine, alle lotte politiche anti-dittatoriali.
Molte poesie sono ispirate a personaggi afferenti alla sfera personale dell'autore ma tanti altri sono personaggi famosi; ci sono infatti versi ispirati e dedicati a Rudolf Nureyev, al giovane calciatore calabrese Nunzio Lo Cascio, allo scrittore anti castrista Reinaldo Arenas, a Stefano Cucchi e allo scienziato Stephen Hawking.
Davide Rocco Colacrai riesce con disinvoltura ad affrontare tante tematiche forti e dolorose grazie all'uso sapiente degli aggettivi e delle figure retoriche che si contaminano continuamente con altri "media" letterari e non (narrativa, film, canzoni).
Questa silloge, come molto bene descrive lo stesso autore, si può considerare come una risposta a "Istantanee Donna - Poesie al femminile" ma anche "un importante punto di evoluzione nella mia vita, contemporaneamente un nuovo punto di arrivo e un nuovo punto di partenza; è una presa di coscienza, umana ma anche spirituale, che prima mi mancava".


 

BREVE ESTRATTO:

Cristo con violino – dedicata a Baris Yazgi 

[Sono] il primo giorno di scuola di un piccolo uomo
che ha vergogna a parlare 

Sento l’onda che veglia sull’incontro dei miei ultimi batticuori 
con le sue variazioni d’azzurro
dove non c’è ritorno,
il mio nome che si allunga in pentagramma
per quelle creature che attendono il cielo,
l’orizzonte che sconfina nel vuoto
prima di essere nostalgia,
sento il giorno che non ha rotta
e l’istante in cui sospeso come una goccia 
lascio farmi sogno.

Sono un Cristo che ha per croce un violino,
le sue corde il mio pane quotidiano,
la sua voce il mio perdono,
leggero come polline di conchiglia
mi lascio trascinare dove le stelle marine
sono fiori che cantano l’amore
e il mondo è uno schizzo che ha smesso di bruciare, 
capovolto nella tela d’ombra che scintilla
e ovattato come il desiderio di una carezza
che desiderio resta.

Sento il mio corpo liquido, senza sartiame, 
e assoluto,
quasi una lacrima che scivola sui polpastrelli del mare
mentre il sole dipinge il suo raggio
con cui mi trafigge

e mi ritrovo sposo senza promessa e senza vestito,
un albatro di bruma che si tende oltre l’onda, dove i ricordi non sono ancora nati e gli occhi tacciono,
mentre le dita predicono un’eco della mia terra.





Giurista e Criminologo, Davide Rocco Colacrai è al suo dodicesimo anno di carriera e partecipazione a Premi Letterari; ha infatti ricevuto numerosissimi riconoscimenti nazionali e internazionali. Tra gli ultimi: il Premio Letterario Europeo “Massa, città fiabesca di mare e marmo” (aggiudicato per il secondo anno non consecutivo), la Medaglia di Bronzo per Meriti Letterari al Premio Internazionale “Medusa Aurea” organizzato dall’A.I.A.M. (dopo aver vinto quella d’oro per due volte consecutive) e il Premio come Poeta dell’anno all’omonimo Premio Internazionale organizzato da Otma2 Edizioni.

Ė autore dei seguenti libri: “Frammenti di parole” (2010), “SoundtrackS” (2014), “Le trentatré versioni di un’ape di mezzanotte” (2015), “Infinitesimalità” (2016), “Istantanee Donna (poesie al femminile)” (2017), “Il dopo che si ripete, sempre in sordina” (2018) e “polaroiD” (2018), che ama presentare sotto forma di spettacoli di “poesia in teatro”, con cui gira da alcuni anni l’Italia.
Hanno scritto di lui Alfredo Rienzi, Carmelo Consoli, Livia de Pietro, Armando Saveriano, Italo Bonassi, Flavio Nimpo, Mauro Montacchiesi, Gordiano Lupi, Alfredo Pasolino, Stefano Zangheri e molti altri.
Nel tempo libero, insegna matematica, studia recitazione, è autore radiofonico per whiteradio.it, colleziona 45 giri da tutto il mondo (ne possiede duemila), ama leggere, praticare sport all’aria aperta e viaggiare. 


domenica 28 febbraio 2021

"DEDALUS" di Francesca Redolfi

 

Buongiorno follower, buona domenica!
Vi segnalo "Dedalus" dell'autrice Francesca Redolfi, 
edito Le Mezzelane.




Titolo: Dedalus
Autore: Francesca Redolfi
Genere: Young Adult 

Casa editrice: Le Mezzelane

Disponibile in ebook a € 5,99
E in formato cartaceo a € 17,10

Contatti Facebook: Francesca Redolfi



TRAMA:

Clara ha sedici anni e un solo desiderio: che suo padre, gravemente malato, guarisca. Tuttavia, sa che ciò è quasi impossibile e quindi, essendo orfana di madre, presto dovrà trasferirsi in casa di una zia che non sopporta.
Qualcosa, però, riaccende la sua speranza. Una notte, insieme alla sabbia portata da un mare lontano, in città arriva Dedalus. È il luna park più grande del mondo, capace di suscitare incanto e meraviglia. Ma quello che più cattura l’interesse della ragazza sono i racconti su un guaritore di Dedalus, dalle prodigiose capacità taumaturgiche.
Nell’intento di salvare suo padre, e aiutata da Jan, giovane ed enigmatico giostraio, Clara partecipa al Torneo del luna park, entrando in un mondo fantastico, magistralmente creato con l’arte dell’illusionismo.
Tra gare di aquiloni e incantatori di serpenti, giostre che sfiorano il cielo, saltimbanchi, funamboli e segreti taciuti, Clara scoprirà infine che a volte il viaggio più immaginifico è quello dentro se stessi.

Dedalus è un romanzo “Young Adult” ambientato nel Luna Park più grande del mondo. 
Ma più di tutto è una storia d’amore.
Ha qualche affinità con il fantasy, tuttavia è privo di elementi paranormali: tutto è riconducibile alla realtà. 
Ciò che si può trovare a Dedalus, in fin dei conti, è illusionismo, suggestione, malìa...


DICE L’AUTRICE: 

Avevo letto libri che parlavano del mondo del circo e ne ero rimasta affascinata. Allora ho pensato: perché non scriverne uno anch’io, ambientato nel mondo circense? Poi, un giorno, andando con le mie bambine al Luna park itinerante di primavera, un flash: perché, invece, non in un Luna park? Ha un suo fascino così particolare, con le giostre, le attrazioni, e le roulotte dei giostrai che arrivano e partono e cambiano città ogni volta…
Però non volevo un Luna park qualsiasi. Volevo che fosse ambientato nel Luna park più grande del mondo, vasto come un enorme labirinto, come quello ideato dal mito di Dedalo. Da lì, è arrivato Dedalus.
Devo dire, infine, che scriverlo mi ha coinvolto moltissimo. È stato davvero come varcare ogni giorno i cancelli sprofondati nella sabbia, e vivere le avventure di Clara e Jan.


BREVI ESTRATTI:

“Dedalus sapeva di terra e fuoco. Di sedie a dondolo e di chitarre. Di falò e stelle. Di brina e pioggia d’estate. Di vecchi cantastorie e violini suonati sulla sabbia. Di un maggiolone che attraversava la campagna nella notte, con la radio accesa, e due ragazzi che cantavano come se potessero vivere per sempre. Dedalus siamo noi quando eravamo troppo giovani per non credere nei miracoli. E quando abbiamo capito che in fondo non avremmo mai smesso di crederci. Quando abbiamo avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà e la vita. E imboccare il sentiero per diventare grandi”.


“Trovo il coraggio di girarmi verso la persona accanto a me, salendo lentamente con gli occhi dalle calzature nere ai jeans, infine al volto. 
Con mia sorpresa, non è un uomo. È un ragazzo. 
È poco più alto di me, e ha un aspetto che a prima vista trovo scioccante, anche se non saprei dire il motivo. Il viso è regolare, la mascella un po’ prominente come se un dio dispettoso avesse deciso all’ultimo minuto di fare un taglio netto. I capelli sono scuri come cenere uscita da un vulcano, l’arco nobile e particolarmente incurvato delle sopracciglia gli imprime un’aria sarcastica, quasi fosse in procinto di ridere, ma scendendo all’espressione degli occhi capisci che no, non stava ridendo affatto. 
Ecco la cosa che trovavo scioccante. Gli occhi. 
Sono seri e ammiccanti, parlano di cose rischiose. Talmente scuri che pare abbiano riflessi viola, o blu. 
Nero, è il colore a cui penso mentre guardo la sua persona. Ha un che di selvaggio e di oscuro, come fosse uscito da un incubo. E la cicatrice che gli attraversa la guancia destra come un presagio non aiuta a stemperare l’impressione.
È come se fosse il mio opposto. Quanto io sono chiara, tanto lui è scuro”.


“All’esterno, lui sembra più giovane. Solo un accenno di barba a far capire che non è un ragazzino, e quell’aria sregolata dietro gli occhi neri con le sfumature blu, che promettono segreti e cose proibite.
Mi allunga la mano, la carnagione è olivastra, come se avesse preso un sacco di sole. È come vedere me al contrario: tanto io sono slavata, tanto lui è scuro. Non so perché, mi viene in mente lo Yin e lo Yang in quel braccialetto che Iris mi aveva regalato dicendo che mi avrebbe dato equilibrio (non ha funzionato, comunque.)
Stringo la mano al ragazzo, cercando di mostrare una stretta sicura e decisa, che trasmetta la mia determinazione.
«Io sono Jan, con la J.»
«Jan con la J.» Inarco un sopracciglio, esitante. «Non si pronuncia alla francese? Jan?» chiedo, trascinando la J.
«No. Proprio Jan, come Django.» Mi fissa. «Ma come lo pronunci tu così alla francese mi arrapa.»
Sbatto le palpebre, ritraendo la mano. Sul serio un ragazzo che ho conosciuto un minuto fa ha appena pronunciato la parola “arrapa”? 
«Tranquilla. Non sono troppo pericoloso.» Mi fa l’occhiolino. «Un po’ sì, però. Non abbassare mai troppo la guardia con Jan.» Stavolta lo pronuncia come me, trascinando tantissimo la “J” alla francese. 
Mi passo una mano tra i capelli disordinati, sentendomi confusa.
«Chi sei?».
«Bella domanda. Kon tu san?» Mi squadra. «Chi sei tu?» Nota il biglietto che reggo tra le mani e lo afferra rapidamente, come un ladro navigato, prima che possa impedirglielo. Devo stare più attenta: la tizia-folletto mi ha raccomandato di non perderlo.
«Fiore.» Il ragazzo alza gli occhi con aria perplessa. «Ti chiami Fiore?»”.


 
Francesca Redolfi è nata nel 1982 in provincia di Bergamo, dove tuttora abita con il marito e due figlie.
Giornalista pubblicista, da sempre appassionata di scrittura, ha esordito nel 2017 con “L’amore non è mai come sembra”, edito da Libromania (editore digitale di DeA e Newton Compton). Nel 2019 ha pubblicato “Quello che non so di te” (ed. Literary Romance).




giovedì 17 dicembre 2020

"ASINTOTI E ALTRE STORIE IN GRAMMI" di Davide Rocco Colacrai

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Vi segnalo "Asintoti e altre storie in grammi" la raccolta di poesie dell'autore Davide Rocco Colacrai, edita Le Mezzelane.




Autore: Davide Rocco Colacrai

Genere: Poesia

Casa editrice: Le Mezzelane

Disponibile in ebook a € 2,79
E in formato cartaceo a € 12,35

Contatto Facebook: Davide Rocco Colacrai




Asintoti e altre storie in grammi è il mio ottavo libro di poesia, pubblicato con Le Mezzelane, piccola casa editrice con cui avevo già pubblicato il pluripremiato e fortunato volume Istantanee Donna (poesie al femminile). Come suggerisce il titolo, Asintoti è una raccolta di frammenti in cui si specchia, o raccoglie, il mondo nelle sue plurime estensioni di vita. Si parla dell'11 settembre, della famiglia (la stessa storia viene raccontata da due punti di vista diversi, quello del padre e quello della madre), dei manicomi, si parla dell'amicizia, dell'assenza e si parla dell'amore.



Le mie poesie nascono solitamente quando leggo un ottimo libro, mi commuovo davanti a un film, ascolto attentamente una canzone o mi viene raccontata una storia che tocca e fa risuonare l’arpa di cristallo che porto dentro il mio cuore. Quando lavoro a un libro, parto normalmente dall’idea del titolo – in questo caso, Asintoti e altre storie in grammi – e poi arrivano “come da sé” le poesie che lo devono comporre. È un lavoro completamente intuitivo, quasi magico, come se il libro fosse pronto in una dimensione a noi invisibile e prendesse vita, si materializzasse, attraverso di me in un certo momento: quel momento in cui è pronto – mi piace pensare: né un alito prima né un alito dopo. 



 
Davide Rocco Colacrai è nato e cresciuto a Zurigo. Dopo essere arrivato in Italia per gli studi liceali (maturità scientifica), si è laureato a pieni voti in Giurisprudenza presso l'Università di Firenze, dove ha conseguito anche una specializzazione post lauream in studi giuridici e il Master di II Livello in Psichiatria forense e Criminologia. Attualmente lavora come impiegato.




Fino a quando l’alba tornerà
E quando arriva la notte, e resto sola con me
la testa parte e va in giro, in cerca dei suoi perché
né vincitori né vinti, si esce sconfitti a metà
la vita può allontanarci, l’amore continuerà
Anche la notte ha bisogno di asciugarsi
e lo fa dopo essersi immersa nelle lacrime che consola,
leccandosi di dosso gli anni
con cui molti lavorano un’assenza di cui non conoscono la forma,
le contraddizioni del nome, e i suoi confini,
e come una madre, la notte non si compie mai,
col seno proteso al mondo, le vesti scostate per attenuare gli umori,
il suo essere certa, in ascolto, mentre fuori nevica parole e non c’è stagione.
Ci sono cuscini che non sanno cos’è il perdono,
schiacciati, come sono, dai sogni
rimasti sospesi nel paracadute di chi li ha sognati,
alcuni sono spremuti in un suono
a metà tra i paradossi del giorno e le inquietudini del mattino,
altri portano al baricentro con sé
un canto indefinito come quello degli angeli,
ci sono quelli, e sono i più, messi a nudo da monologhi
dove i ‘mai’ e i ‘per sempre’ finiscono per identificarsi in un ricambio all’infinito.
E poi ancora labbra che tremano come uve,
mani che stringono ricordi, o il dolore liquoroso del momento dopo,
la carne a lasciarsi andare alla fiamma del dubbio,
il silenzio,
lo struggimento,
e l’attesa, dilatata, di un senso, o almeno di una fisicità della congiuntura, e ancora.
Siamo noi le costellazioni che misurano i pescatori
quando vanno al largo, noi il profumo del tramonto di settembre
che si consuma in un fiammifero, sempre noi il bicchiere senza peso di profilo alla notte.



La mia versione dei ricordi (a Fondo Gesù)
appartengo ad un cortile, sudato quanto basta,
dove si sono intersecati sogni,
promesse e voti ai santi,
parole, spesso disattese,
uomini che non ricordano di aver mai avuto un’infanzia
e madri ancora in attesa della loro favola,
troppi puntieacapo,
pochi metri quadrati a sfinire una vita come un amplesso postumo,
orfana e nuda,
ai piedi di casamenti stanchi di ruminare
in mezzo al cielo
e non portare niente di buono, neanche mezzo desiderio, in terra,
a noi affamati di amore.
si consuma il tempo, sembra pressoché sempre ieri,
e, con esso, il coraggio di fingere un’altra vita,
comunque diversa,
di credere che c’è qualcosa, anche per noi,
dopo i confini,
la forza, o semplice volontà, di non assomigliare agli altri,
lo spazio per gli anni di tramutarsi in ricordi,
belli o brutti non importa,
il conforto di chi ci ha impresso con il suo nome,
e ci consumiamo anche noi
secondo la legge della nostra malasorte.
indossiamo la povertà, insieme marchio e scudo,
che mai si asciuga nei nostri occhi,
sporchi di fuochi d’artificio e mare, del canto della lontananza,
e di mediterraneo addosso.
io, come gli altri, figlio dell’iradiddio.
nella solitudine della mano del mondo.