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lunedì 18 ottobre 2021

CUORE DI MAMMA: "MAFALDA E LE SUE DISAVVENTURE - IL CANTROPODO" di Francesca Ottaviani

 

Buon pomeriggio amici lettori!
La nostra rubrica "Cuore di mamma" oggi vede come protagonista "Mafalda e le sue disavventure: Il Cantropododell'autrice Francesca Ottaviani.  




Autore: Francesca Ottaviani

Genere: Cozy mystery 

Disponibile in ebook a € 0,99  
E in formato cartaceo a € 11,50 o € 15,59

Contatto FacebookFrancesca Ottaviani


Mafalda è una donna in carriera, di una bellezza non convenzionale, un misto tra una casalinga anni ‘30 e Carmen Sandiego, ma goffa e maldestra come pochi. È sempre alla ricerca di nuove avventure e nel paesino di Arpa, che da poco l’ha accolta, si annoia facilmente. Il suo lavoro di crisis manager le permette di viaggiare in tutto il mondo e affrontare progetti sempre nuovi. Nella vita di tutti i giorni, però, sfrutta qualsiasi occasione per mettersi nei guai. Odia tutto di Arpa, ad esclusione del suo lavoro e del novello ispettore di polizia, Giorgio Penta, per il quale ha decisamente una cotta. Arpa è piccola, piena di tradimenti, pettegolezzi e casalinghe disperate, ma dopo il terzo anno che Mafalda è lì, pur non volendo ammetterlo, comincia ad apprezzare la piccola comunità. Quasi il genere umano le appare più tollerabile in quell’angolo di mondo...Analizzando quello che le sembra un nuovo e succulento indizio per un’avventura, si caccia nell'ennesimo guaio, imbattendosi nel Cantropodo. Cosa si celerà dietro questa parola sconosciuta? Tra misteri, omicidi e amori, la nostra Mafalda ne combinerà di tutti i colori.  

“Mafalda e le sue disavventure: il Cantropodo” è un giallo dai toni spumeggianti, con una protagonista che non farà altro che mettersi nei guai, pur di arrivare a risolvere il giallo che si è consumato nel paesino di Arpa. La sua voglia di indagare non ha nulla a che fare con la sete di giustizia. Lei ha due soli obiettivi: impicciarsi dei fatti altrui pur di placare la sua curiosità e mettersi in mostra agli occhi del bell’ispettore Giorgio Penta. Mafalda, che nella vita si occupa di risanare i bilanci delle aziende in difficoltà, vi accompagnerà per le strade di Arpa, al circolo del cucito, a sorseggiare deliziose tazze di tè e, sulle ali del pettegolezzo, scoprirete un indizio dopo l’altro.
Immaginatevi una sorta di Miss Marple, più giovane e decisamente più sopra le righe: buffa, goffa e con un discutibile gusto nel vestire.
Una notte, mentre ascolta le telefonate dei vicini per combattere l’insonnia, una parola mai sentita coglie la sua attenzione: Cantropodo. Cosa si celerà dietro questa parola sconosciuta? Tra misteri, omicidi e amori, la nostra Mafalda ne combinerà di tutti i colori pur di giungere alla verità.
Ogni personaggio è strutturato con caratteristiche ben definite e le descrizioni minuziose vi permetteranno di godere a pieno dell’atmosfera ironica e pure piena di momenti di tensione. La narrazione è affidata a un narratore esterno che vi traghetterà tra i pensieri di Mafalda e quelli dell’ispettore, permettendovi di assistere a due indagini parallele.
Che siate amanti dei gialli, o siate in cerca di un libro che vi faccia ridere e appassionare, questa è la storia che fa per voi. 


lunedì 25 gennaio 2021

DOPPIA RECENSIONE "MAFALDA E LE SUE DISAVVENTURE: IL CANTROPODO" di Francesca Ottaviani

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Doppia recensione per "Mafalda e le sue disavventure: Il Cantropododell'autrice Francesca Ottaviani. 
A cura di Franca Poli e Daniela Colaiacomo. 




Autore: Francesca Ottaviani

Genere: Cozy mystery 

Disponibile in ebook a € 0,99  
E in formato cartaceo a € 11,50 

Contatto FacebookFrancesca Ottaviani



TRAMA: 

Mafalda è una donna in carriera, di una bellezza non convenzionale, un misto tra una casalinga anni ‘30 e Carmen Sandiego, ma goffa e maldestra come pochi. È sempre alla ricerca di nuove avventure e nel paesino di Arpa, che da poco l’ha accolta, si annoia facilmente. Il suo lavoro di crisis manager le permette di viaggiare in tutto il mondo e affrontare progetti sempre nuovi. Nella vita di tutti i giorni, però, sfrutta qualsiasi occasione per mettersi nei guai. Odia tutto di Arpa, ad esclusione del suo lavoro e del novello ispettore di polizia, Giorgio Penta, per il quale ha decisamente una cotta. Arpa è piccola, piena di tradimenti, pettegolezzi e casalinghe disperate, ma dopo il terzo anno che Mafalda è lì, pur non volendo ammetterlo, comincia ad apprezzare la piccola comunità. Quasi il genere umano le appare più tollerabile in quell’angolo di mondo...Analizzando quello che le sembra un nuovo e succulento indizio per un’avventura, si caccia nell'ennesimo guaio, imbattendosi nel Cantropodo. Cosa si celerà dietro questa parola sconosciuta? Tra misteri, omicidi e amori, la nostra Mafalda ne combinerà di tutti i colori. 



Questo libro mi è piaciuto! Ho trovato la sua trama abbastanza originale, divertente, ingarbugliata. La storia risulta molto scorrevole e ben scritta. I dialoghi sono veloci e frizzanti e la narrazione avviene in terza persona.  I personaggi risultano bizzarri, simpatici (quasi tutti), pettegoli come lo possono essere gli abitanti di un paesino dove tutti sanno di tutti.
I protagonisti mi hanno rapita, mi sono affezionata a loro ed è stato facile entrare in empatia e capirli.  Anche gli attori secondari non sono da meno, anzi direi che sono degli elementi molto importanti per la riuscita di questo romanzo.
Mafalda, la protagonista, è un personaggio particolare. Donna in carriera, lavora come crisis manager, da tre anni risiede ad Arpa piccolo paese alle porte di Roma dove tutti si conoscono e la privacy non sanno cosa sia. È bella, ma di una bellezza non convenzionale. Rossa di capelli, si veste in modo stravagante, in qualsiasi occasione porta il cappello che deve sempre essere abbinato agli abiti indossati, è goffa, un po' maldestra e ha la tendenza a mettersi nei guai. 
Giorgio Penta è il novello ispettore di polizia. Sulla quarantina, alto circa due metri, per questo Mafalda lo ha soprannominato “delizioso spilungone” occhi verdi, capelli neri ricci. Non aspettatevi però il classico ispettore che si è abituati a vedere nei film o a leggere nei libri. Niente di tutto questo! È particolare sia come persona che per il metodo che usa per le sue indagini. Ha un sottoposto, Mario, che è nato e vissuto ad Arpa, di conseguenza lo può aiutare a conoscere i suoi nuovi concittadini. 
In un paesino così piccolo, un poliziotto non ha molto da fare fino a quando, durante “la festa delle fragole”, un uomo del luogo viene ucciso. Non vi dirò nulla di più perché sarebbe fin troppo facile fare spoiler. Così, da un momento all'altro, “lo spilungone” ispettore Penta si trova alle prese con un omicidio. C'è da dire che è un delitto particolare che lo porta a credere che dietro ci possa essere il Cantropodo. Ma che cos'è questo Cantropodo? 
Se lo chiede anche Mafalda “la Rossa” che ha sentito questa parola origliando i vicini di casa. Analizzando quello che le sembra un nuovo e succulento indizio per un’avventura, si caccia nell'ennesimo guaio. Inizia un'indagine “parallela” a quella ufficiale e inevitabilmente deve chiedere l'aiuto di Clara, sua segretaria e amica, per farsi togliere dagli impicci, come succede spesso e volentieri. Cosa si celerà dietro questa parola sconosciuta? Tra misteri, omicidi e amori, la nostra Mafalda ne combinerà di tutti i colori convinta di poter aiutare l'ispettore a risolvere il caso.
Questo non è propriamente un romanzo rosa, anche se Mafalda la Rossa ha una cotta per il “delizioso spilungone” ispettore Penta, mentre Clara e Mario si piacciono. Non è nemmeno un thriller nonostante ci siano un omicidio e un assassino da assicurare alla giustizia. È un insieme di situazioni ben orchestrate tra di loro che rendono la lettura di questo libro piacevole e rilassante.
Per concludere, mi sento di consigliare questo romanzo perché è ricco di ironia e di personaggi bizzarri. È coinvolgente e non mancherà di farvi ridere.



Un omicidio turba la tranquillità di Arpa, un paesino a circa due ore di macchina da Roma, dove lavorano i personaggi che danno vita a questo giallo soft: Mafalda Carta, "crisis manager" e donna in carriera, annoiata e insonne, che di notte ascolta le conversazioni dei vicini; la sua amica e segretaria Clara: "donna scostante, dal viso innocente e i modi da ruspa di cantiere"; l'ispettore di polizia Giorgio Penta, trasferitosi da pochi mesi, coadiuvato dall'agente Mario Scudo, residente da sempre nel paese. 
Dietro l'omicidio c'è l'ombra del "Cantropodo", una fantomatica organizzazione criminale, che sembrava essersi dissolta intorno agli anni ‘80, ma di cui non si sapeva poi molto. Si pensava fosse implicata in una serie di omicidi avvenuti dal 1963 al 1981, ultima indagine del padre di Penta, diventata la sua ossessione.
La trama è molto ben articolata, Francesca Ottaviani dimostra un'abilità di penna sorprendente, notevole e intrigante. Il contesto in cui viene narrata la storia è delineato in modo puntuale e accattivante, le descrizioni dei personaggi e degli eventi minuziose, ma mai pedanti, con una scrittura originale e divertente.
Mafalda è pasticciona e impicciona, veste in modo strano e indossa sempre un cappello, a scelta tra i tanti che colleziona. 

Mafalda si stava vestendo per andare al lavoro: gonna a ruota leggermente svasata, camicetta di seta e giacca in tinta, tutto sui toni panna. Sembrava una gelataia di alto bordo teletrasportatasi dagli albori del secolo. Non poteva poi mancare il tocco finale: un cappello che riprendesse l’esiguo arcobaleno della sua mise. 

Clara, la fidata segretaria e amica di sempre di Mafalda, che sostiene e aiuta nei guai in cui si caccia, suscita l'interesse di Mario.

Era una donna tutta d’un pezzo, una femminista convinta e al contempo un’inguaribile seduttrice. Non si poteva dire che non sfruttasse a pieno ciò che la natura le aveva regalato: gambe chilometriche, un corpo da diva e un viso da angelo, che nascondeva perfettamente il suo animo tutt’altro che docile. 

Mafalda ha una cotta per il talentuoso ispettore Penta - che ne ricambia l'interesse, a sua volta attratto da quella rossa che aveva tutto il fascino di un rompicapo

Aveva le gambe lunghe e sottili, teoricamente era alto due metri, ma il suo premurarsi di non sbattere la testa ovunque, lo portava ad assumere una postura quasimodeggiante e dinoccolata.
I suoi occhi verdi e i capelli ricci e scuri lo rendevano l’uomo più bello che Mafalda avesse mai visto, il che gli aveva fatto guadagnare l’epiteto di “delizioso spilungone”. 

Ma il racconto non si basa su tresche amorose e non è nemmeno un giallo puro, è piuttosto la storia variopinta di strani personaggi, una miscellanea di soggetti particolari come l'amica di Mafalda e Clara, Erina: 

La ragazza era alta e tozza e somigliava più a un troll dei boschi, che a un’avvenente amazzone e aveva accettato di buon grado l’aiuto della segretaria a migliorarsi. 

Oppure Osvaldo Talenti, marito della bibliotecaria del paese, proprietario dell'alimentari "Osvaldo, tutto per tutti", solito esprimere le sue doti artistiche facendo castelli con le confezioni più disparate, motivo per il quale Mafalda, goffa e impacciata, evita se possibile il negozietto.

Quel giorno, tuttavia, era particolarmente affamata e il locale si trovava proprio nei pressi dell’ufficio.
Non passò che qualche minuto dal suo ingresso, che fece crollare la piramide di ceci in scatola. Osvaldo sapeva che la Rossa era peggio di una calamità per le sue sculture, ma non la sgridava mai, coglieva invece l’occasione per creare forme nuove. 

Penta affronta notevoli difficoltà per risolvere l'omicidio del signor Tommaso Leonida, dietro il quale emerge una realtà sconcertante.

La situazione era tragica, l’ispettore stava andando a caccia di farfalle sprovvisto quand’anche del retino. 

In un clima di pettegolezzi durante i tè pomeridiani o le riunioni al club del cucito, emerge la struttura di una comunità nella quale anche gli ultimi arrivati sono perfettamente integrati.

Certo, tutti sapevano i fatti degli altri e anche qualcuno in più, frutto del passaparola che ingigantiva gli eventi, aumentava i protagonisti delle storie e intrecciava trame non troppo attinenti alla realtà... Quella di Arpa, però, era brava gente. Solo che la curiosità è donna e di vecchine vedove e senza nulla da fare ce n’erano fin troppe. 

Francesca Ottaviani sfrutta la sua ampia conoscenza della lingua italiana per descrivere "quadri" che rapiscono e divertono il lettore, intrigandolo e ammaliandolo con frasi e concetti sapientemente costruiti, divertendolo. 
Il libro mi è piaciuto molto e aspetto il seguito, perché la trama, elaborata e sorprendente, pur essendo risolutiva per la componente gialla dell'omicidio, è la traccia di futuri sviluppi: cosa si celerà dietro questa parola sconosciuta, Cantropodo? 


venerdì 22 gennaio 2021

"MAFALDA E LE SUE DISAVVENTURE: IL CANTROPODO" di Francesca Ottaviani

 

Buongiorno follower, buon venerdì!
dell'autrice Francesca Ottaviani.




Autore: Francesca Ottaviani

Genere: Cozy mystery 

Disponibile in ebook a € 0,99  
E in formato cartaceo a € 11,50 

Contatto Facebook: Francesca Ottaviani



TRAMA: 

Mafalda è una donna in carriera, di una bellezza non convenzionale, un misto tra una casalinga anni ‘30 e Carmen Sandiego, ma goffa e maldestra come pochi. È sempre alla ricerca di nuove avventure e nel paesino di Arpa, che da poco l’ha accolta, si annoia facilmente. Il suo lavoro di crisis manager le permette di viaggiare in tutto il mondo e affrontare progetti sempre nuovi. Nella vita di tutti i giorni, però, sfrutta qualsiasi occasione per mettersi nei guai. Odia tutto di Arpa, ad esclusione del suo lavoro e del novello ispettore di polizia, Giorgio Penta, per il quale ha decisamente una cotta. Arpa è piccola, piena di tradimenti, pettegolezzi e casalinghe disperate, ma dopo il terzo anno che Mafalda è lì, pur non volendo ammetterlo, comincia ad apprezzare la piccola comunità. Quasi il genere umano le appare più tollerabile in quell’angolo di mondo...Analizzando quello che le sembra un nuovo e succulento indizio per un’avventura, si caccia nell'ennesimo guaio, imbattendosi nel Cantropodo. Cosa si celerà dietro questa parola sconosciuta? Tra misteri, omicidi e amori, la nostra Mafalda ne combinerà di tutti i colori.



DICE L’AUTRICE: 

Mafalda e le sue disavventure doveva essere il mio primo libro, ma circa dopo il decimo capitolo, per parecchio tempo, mi sono bloccata.
Il nome della protagonista è in onore al celebre fumettista Quino, di cui sono sempre stata una grande fan.
La copertina di questo libro, così come anche quella di “Io, la mia moto e… forse tu!”, è stata disegnata da me.
Quando ho iniziato a scrivere il libro, avevo in mente un altro assassino. Ho cambiato idea in corso d’opera.






BREVE ESTRATTO: 

Mafalda, ancora ignara che un giorno tutti avrebbero saputo chi fosse e forse avrebbero perfino raccontato di lei, girava per i lunghi corridoi della biblioteca come un’anima in pena. Era una donna che si avvicinava alla soglia dei trenta, capelli rossi e ondulati che si poggiavano delicatamente sulle forti spalle, occhi azzurri e carnagione chiarissima, quasi angelica. Sembrava una donna d’altri tempi, proprio non era adatta ai tempi moderni. Sicuramente non rispettava i canoni di bellezza di quegli ultimi anni Novanta. Era alta un metro e sessantacinque per settanta generosi chili. Non era grassa, ma formosa e muscolosa quanto un tronco di quercia. Aveva un naso con profilo greco, così diceva lei, e sopracciglia folte. 
Un cappello era poi l’immancabile cornice della sua figura. Ne aveva di tantissime fogge: a falde larghe, di paglia, modello borsalino, bombetta, fedora, panama... 
Il suo preferito era il copricapo a cloche, tipico degli anni ‘30 e a forma di campana. Tolta la sua goffaggine e la completa inconsapevolezza di sé, somigliava vagamente a Carmen Sandiego, protagonista di un videogioco anni ‘80, ispanica, capelli ondulati e scuri, ladra internazionale di buon cuore con guanti neri, borsalino e trench rossi.
Mafalda Carta era uscita nel cuore della notte e si era intrufolata, come spesso faceva, nella biblioteca pubblica del suo paesino, Arpa. “Viveva” lì da circa tre anni; aveva lasciato il suo passato a Roma e si era trasferita, con armi e bagagli, ad appena due ore dalla metropoli. Nella realtà dei fatti, sarebbe più giusto dire che soggiornava ad Arpa, dato che non aveva voluto vendere la casa a Roma e la teneva sfitta, pronta a ospitarla ogni volta che si sentiva smarrita senza una boccata di smog e una buona dose di traffico.
Arpa era un tipico esempio di impianto urbanistico romano, con lo schema organizzato su due assi principali ortogonali, il cardo e il decumano, che si incontravano al centro del paese, dove si trovava Piazza Oleandro, orgoglio del sindaco Marco Falerio. 
Alle 4:00 del mattino, la Rossa saliva ancora le scale a pioli premute contro gli altissimi scaffali della biblioteca “Enrico Fermi” per consultare libri e libri, tutto per riuscire a capire cosa fosse mai quella parola, “CANTROPODO”, intercettata mentre, distesa sul letto, ascoltava le conversazioni dei vicini per prendere sonno. La migliore cura contro l’insonnia per lei erano proprio le barbose e insulse chiacchiere dei paesani. In modo poco ortodosso, aveva impiantato un radiotrasmettitore sulla torretta telefonica che raggruppava tutti i dispositivi del paese e con quello ogni sera si sintonizzava su varie frequenze, talvolta per prendere sonno, talvolta alla ricerca di qualcosa che le facesse sembrare la sua esistenza meno tediosa.
“Non sai quanto è brava la mia bambina” aveva detto la signora Tarpa, odiosa vicina. “Gli altri bambini in confronto a lei sembrano dei poppanti. Sentissi che voce da usignolo”.
Mafalda, che la voce di tale “usignolo” la sentiva ogni pomeriggio durante le prove di canto, era più propensa a immaginare la bimba come un grosso e grasso uccellaccio spelacchiato con il collo incastonato nel busto, che gracidava a mo’ di Albanella pallida: un rapace, che però fa il verso di un rospo, seppure più acuto.
“Io credo che lui mi tradisca”, aveva frignato la signora Gilda parlando del suo ultimo toy-boy. Per quanto ne sapesse la Rossa, l’attuale tresca era con un certo Oscar. Lei non lo aveva mai visto e conosceva giusto di vista la compaesana, ma si vociferava stesse con un uomo tanto più giovane, bello e tenebroso. Quello era il gossip più succoso in circolazione. Non si riusciva a far a meno di ascoltare qualcuno che diceva la sua in proposito ovunque si andasse: dal parrucchiere, all’alimentari, in edicola…
Pareva che la signora Gilda avesse un’età compresa tra i quaranta e... i sessant’anni, ben mistificata dagli strati di trucco e Dio solo sa cos’altro e aveva un giro di pretendenti in costante evoluzione.
“Ehi, amico, si balla stasera?” aveva chiesto il giovane Almo, figlio della signora Molla e del signor Brown, ex militare americano.
Mafalda trovava piuttosto simpatico Almo, giovane baldanzoso che era stato tra i primi ad accoglierla al suo arrivo in paese. Con lui e la sua famiglia condivideva una parete della sua villetta a schiera.
A forza di cambiare continuamente frequenza, qualche ora prima, la Rossa aveva intercettato una voce grave e ovattata; quella stava sussurrando qualcosa di incomprensibile. Aveva cercato di ristabilire il contatto perso e le uniche cose che era riuscita a sentire erano state “CANTROPODO, TOP-SECRET, PERICOLO”. 





 
Non mi piace troppo parlare di me e quindi sia questo libro che il precedente contengono come biografia degli episodi di vita legati alla mia passione per la scrittura… che spiegano un po’ come mi sono ritrovata a questo punto, avendo pensato di fare tutt’altro nella vita. In linea di massima, la mia carta d’identità mi dà più anni di quel che mi sento e la mia città natale, Roma, fa parte della mia essenza. Ho un rapporto di amore e odio con la mia amica Ispirazione, che immagino come un drago mansueto che all’occorrenza sputa fuoco.


lunedì 10 febbraio 2020

RECENSIONE "IO, LA MIA MOTO E... FORSE TU!" di Francesca Ottaviani



Recensione per "Io, la mia moto e... forse tu!" dell'autrice Francesca Ottaviani, primo volume autoconclusivo della serie "A Roma tutto è possibile". A cura di Franca Poli. 





Autore: Francesca Ottaviani
Serie: A Roma tutto è possibile Vol.1

Genere: Commedia romantica

Disponibile in ebook a € 2,99
e in formato cartaceo a € 9,99

Pagina autoreBetti_book 




TRAMA:

Adele ed Edoardo si incontrano per la prima volta in una giornata qualunque di inizio settembre e sono subito scintille.
I due hanno più cose in comune di quel che credono, ma caratteri agli antipodi.
Adele non è il tipo da amicizie secolari e amori da film strappalacrime, anzi, da quando ha perso la madre fa di tutto per tenere le persone a distanza. Non è incline ad affezionarsi, anche se un'eccezione esiste: la sua moto, che tratta come fosse una persona, tanto da chiamarla per nome.
Edoardo è un ragazzo che reputa gli amici una seconda famiglia ed è sempre impegnato nel risolvere i problemi di cuore altrui, nonostante sia un po' impacciato nei propri. Vorrebbe essere un inguaribile seduttore, così da non dover mai più soffrire, ma proprio non è nella sua natura e, tra incomprensioni, qualche ripensamento e tante risate, cercherà di far capitolare Adele...
Le parole d'ordine di questo romanzo sono ridere dell'amore e per l'amore, farsi coinvolgere dall'amicizia e scoprirsi vulnerabili; il tutto in una Roma amata e odiata, dove i due protagonisti sono alle prese con una nonna eccentrica, un fratello ipocondriaco e un'amica senza peli sulla lingua.


Alla fine del libro è presente un'anteprima del secondo volume della serie "A Roma tutto è possibile": Abbiamo fatto lo stesso errore. 



"Io, la mia moto e... forse tu" si è rivelata una piacevole sorpresa. Mi è proprio piaciuto questo libro. La storia risulta molto scorrevole e ben scritta. I dialoghi sono veloci e frizzanti, mentre la narrazione avviene in prima persona con il pov di entrambi i protagonisti. Direi che la scelta risulta azzeccata in quanto abbiamo il punto di vista di Adele ed Edoardo. Questo permette a chi legge di sentirsi coinvolto nelle loro riflessioni all'atto dello svolgersi dell'azione. L'autrice in questo caso è stata brava a non far ripetere ai ragazzi gli stessi avvenimenti, ma è riuscita a dare continuità alla storia anche quando cambiava il narratore. In pratica questo romanzo è riuscita a catturare la mia totale attenzione, tanto che non riuscivo a smettere di leggere, inoltre mi sono divertita parecchio. In alcuni punti è veramente esilarante, tant'è vero che mi sono ritrovata spesso a ridere tra me e me, in altri invece mi sono un po' commossa.
I protagonisti mi hanno rapita, mi sono affezionata a loro ed è stato facile entrare in empatia e capirli. Anche i personaggi secondari non sono da meno, anzi direi che sono degli elementi molto importanti per la riuscita di questo romanzo.
PS. spero proprio di poter leggere anche le loro storie… anche se di due penso di poterlo fare a breve, ma non dico altro.
Adele ed Edoardo alias Bonnie e il Maligno (i soprannomi con cui si chiamano tra di loro), hanno molte cose in comune, sono entrambi appassionati di moto e di pallavolo, ma i loro caratteri sono completamente diversi. Fin dal primo incontro si vedono volare le scintille. Quando sono assieme si punzecchiano, divertenti i battibecchi che ne scaturiscono, quando invece sono lontano si cercano. Sentono che tra loro sta nascendo un sentimento che va oltre l'amicizia. Ma, se da una parte cercano di assecondare questo desiderio, di approfondire il rapporto e vedere cosa succede, dall'altra hanno paura. Il motivo è che entrambi hanno delle ferite e un passato che impedisce loro di vivere veramente il presente e aprire il loro cuore.
Non sono però soli ad affrontare tutto ciò. Infatti sono circondati da amici e familiari che cercano di spingerli uno nelle braccia dell'altro. Una di queste persone è Saxy (Sara) migliore amica di Edoardo nonché, assieme ad Ally (Alice), coinquilina di Adele. Averla un'amica come lei! Divertente, sempre pronta ad aiutarti, ma anche a redarguirti se fai delle cavolate. Poi c'è Luca, amico e compagno di squadra di Edo, e Marco l'ipocondriaco, fratello maggiore di Bonnie.
Una figura veramente spassosa è nonna Tilde. L'ho adorata! È un vulcano di energie. Cerca di dare dei consigli, soprattutto piccanti, alla nipote su come comportarsi con gli uomini. Per la cronaca la ragazza ha ventitré anni e la nonna sessantacinque.
Per quanto riguarda l'ambientazione, l'autrice ha scelto Roma. La descrizione dei luoghi è molto dettagliata. Sembra veramente di essere nella capitale assieme a Bonnie, il Maligno e a tutta la compagnia.
Per concludere mi sento di consigliare questo romanzo perché è ricco di ironia e di personaggi bizzarri. È coinvolgente e non mancherà di farvi ridere ma anche commuovere.
Sicuramente leggerò anche il prossimo di questa serie.
Complimenti a Francesca Ottaviano.


venerdì 7 febbraio 2020

"IO, LA MOTO E... FORSE TU!" di Francesca Ottaviani



Buongiorno follower, buon venerdì!
Vi segnalo "Io, la mia moto e... forse tu!" dell'autrice Francesca Ottaviani, primo volume autoconclusivo della serie "A Roma tutto è possibile" 




Autore: Francesca Ottaviani
Serie: A Roma tutto è possibile Vol.1

Genere: Commedia romantica

Disponibile in ebook a € 2,99
e in formato cartaceo a € 9,99

Pagina autore: Betti_book 




TRAMA:

Adele ed Edoardo si incontrano per la prima volta in una giornata qualunque di inizio settembre e sono subito scintille.
I due hanno più cose in comune di quel che credono, ma caratteri agli antipodi.
Adele non è il tipo da amicizie secolari e amori da film strappalacrime, anzi, da quando ha perso la madre fa di tutto per tenere le persone a distanza. Non è incline ad affezionarsi, anche se un'eccezione esiste: la sua moto, che tratta come fosse una persona, tanto da chiamarla per nome.
Edoardo è un ragazzo che reputa gli amici una seconda famiglia ed è sempre impegnato nel risolvere i problemi di cuore altrui, nonostante sia un po' impacciato nei propri. Vorrebbe essere un inguaribile seduttore, così da non dover mai più soffrire, ma proprio non è nella sua natura e, tra incomprensioni, qualche ripensamento e tante risate, cercherà di far capitolare Adele...
Le parole d'ordine di questo romanzo sono ridere dell'amore e per l'amore, farsi coinvolgere dall'amicizia e scoprirsi vulnerabili; il tutto in una Roma amata e odiata, dove i due protagonisti sono alle prese con una nonna eccentrica, un fratello ipocondriaco e un'amica senza peli sulla lingua.


Alla fine del libro è presente un'anteprima del secondo volume della serie "A Roma tutto è possibile": Abbiamo fatto lo stesso errore.



BIOGRAFIA:

Francesca Ottaviani è nata a Roma nel 1988, città che ama e odia e dove vive tutt'ora. Laureata in tecniche ortopediche e in economia e management, è appassionata di troppe cose; tra queste, la scrittura. Ha iniziato la stesura del suo primo libro nel 2018, approdando sul social Wattpad con lo pseudonimo di Betty_book.



DICE L’AUTRICE: 

Ho personalmente disegnato la copertina. Alla fine del libro è presente una mia biografia un po' particolare. Di me, in realtà parla poco, è un viaggio in dodici episodi, che narra di come è nato il mio amore per la scrittura.



BREVE ESTRATTO: 

Mi posiziono dinnanzi ai fuochi, sperando di non pensare al Maligno e ai miei sensi in agitazione e comincio a far sfrigolare l’olio e l’aglio, poi aggiungo il pomodoro e infine l’Emmental grattugiato. La pentola con l’acqua borbotta e sbuffa.
Mi chiedo se Edo sia così ordinato: non ho mai visto una cucina così impeccabile. L’acciaio del pianale è immacolato, né macchie, né graffi, e alla mia destra noto un poggia-mestolo in ceramica, appositamente pensato per riporre gli utensili durante le preparazioni. Con tutta probabilità è dovuto al fatto che non la usa mai, anche se effettivamente prima si muoveva con una certa maestria tra gli scaffali, come se lo facesse spesso.
Non ci sarà mica lo zampino di una donna?
Il Maligno mi passa accanto.
«Che profumino. Non hai usato peperoncino, vero?
«Ti stupirà, ma non ne hai in casa e non avevo voglia di tornare di là a prenderlo.»
«Meglio così. Sei brava ai fornelli!»
«Già!»
Oddio, perché si è fermato così vicino? Le nostre spalle si toccano e sento il suo profumo, sempre esagerato ma buono, che mi solletica il naso e la fantasia. Credo di essere arrossita.
«Ti ha insegnato tua madre?»
«No.»
Ci manca solo che gli faccia una confessione strappa lacrime su di lei. A quanto pare la perspicacia l’hanno distribuita quando il Maligno era assente, perché insiste.
«Da chi hai imparato? In realtà, anche io me la cavo, sai. È che dimentico sempre di fare la spesa. La prossima volta mi farò trovare preparato.»
Perché mi sta così attaccato mentre parla? Mi scosto per mischiare il sugo che è spento e non ne ha alcun bisogno.
«Non credo ci sarà una prossima volta. E comunque, sono un’autodidatta.»
«Tua mamma non è brava?»
Eh, ma allora non c’era neanche quando hanno distribuito il kit base di neuroni.
«È morta ed era un disastro in cucina.»
Lui si avvicina ancora di più e, senza dire nulla, mi abbraccia. Non è la prima volta che faccio questa confessione a qualcuno e nessuno aveva mai reagito così: mi ha semplicemente abbracciata. Non ha detto i soliti “mi dispiace”, “condoglianze”, “poi il dolore passa”, o altre frasi di circostanza simili.
Mi sta stringendo, mentre io tengo le braccia abbandonate lungo i fianchi. Anche se non vorrei il mio cuore batte, batte forte.