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martedì 15 agosto 2023

RECENSIONE "TUTTI NELLA MIA FAMIGLIA HANNO UCCISO QUALCUNO" di Benjamin Stevenson

 

Buongiorno follower, buon Ferragosto!
Alessandra Cicerano, al debutto sul nostro Blog, ci parla del romanzo 
"Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno" dell'autore Benjamin Stevenson, edito Feltrinelli Editore.


Autore: Benjamin Stevenson
Traduttore: Elena Cantoni

Genere: Giallo

Casa editrice: Feltrinelli Editore

Disponibile in ebook a € 1,99
E in formato cartaceo a € 18,05



TRAMA:

A Ernie Cunningham, un insegnante appassionato di gialli, le riunioni di famiglia non sono mai piaciute. Di sicuro c’entra il fatto che, tre anni prima, Ern ha visto suo fratello Michael uccidere un uomo e lo ha denunciato, un tradimento che nessuno dei parenti gli ha ancora perdonato. Perché i Cunningham non sono una famiglia come le altre. C’è una sola cosa che li unisce: hanno tutti ucciso qualcuno. Ora la famiglia ha deciso di ritrovarsi per un’occasione speciale. Trascorreranno una vacanza in un resort di montagna per festeggiare l’uscita di prigione di Michael. Ma quando ci sono i Cunningham di mezzo, niente va mai come dovrebbe. La sera prima dell’arrivo di Michael, viene trovato il cadavere di un uomo. Ha le vie respiratorie ostruite dalla cenere, come se fosse morto in un incendio. Ma giace nella neve, intonsa. Mentre una bufera si abbatte sul resort isolandolo e la polizia brancola nel buio, spetterà a Ern, detective improvvisato, capire se il colpevole è un suo familiare, prima che vengano tutti uccisi uno per uno.



Ho letto da poco Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno di Benjamin Stevenson, un giallo che si distingue per il suo tocco nuovo e originale in un genere spesso imbrigliato e appesantito dalle convenzioni. Inizialmente scettica, ho affrontato le prime pagine con un senso di fastidio, e per le prime 50 pagine mi sono chiesta: "Ma cosa sto leggendo?" Ma ho deciso di dare fiducia al libro, specialmente perché mi è stato regalato da mio padre, una delle poche persone (insieme a mia sorella) con cui condivido libri e opinioni.
Nella storia si introduce Ernie Cunningham, un narratore fuori dal comune: uno scrittore di regole per romanzi gialli che non legge nessuno. E pecora nera "al contrario" della famiglia, perché l'unico ad aver scelto di stare dalla parte della legge. Questo alone di eccentricità cattura immediatamente l'attenzione. L'autore gioca con i classici canoni del giallo, dando l'impressione di parodiarli, ma alla fine offre un'esperienza che sfugge alla definizione di semplice parodia.
La trama prende avvio con un evento inusuale: durante una rimpatriata in un resort montano per celebrare la liberazione dal carcere di Michael, fratello di Ernie, si verifica un omicidio misterioso. L'isolamento causato da una bufera di neve impedisce l'intervento della polizia, spingendo Ernie a diventare improvvisamente un investigatore al fine di evitare ulteriori tragedie. La narrazione mantiene un ritmo coinvolgente, e il narratore segue rigorosamente il decalogo di Knox, svelando le informazioni al lettore quando il narratore le scopre.
Quello che colpisce è il "rapporto" stretto che si sviluppa tra il lettore e il narratore. L'approccio coinvolgente e partecipativo crea l'illusione di trovarsi costantemente sulla scena, immersi nell'azione. La scrittura accattivante e ironica aggiunge un tocco di freschezza a un giallo già insolito per natura.
Il finale, sebbene leggermente sbrigativo, non priva la lettura del suo fascino. Ho notato che alcune recensioni online erano molto critiche, accusando il libro di essere banale o troppo farraginoso a causa dei numerosi personaggi. Io non concordo. Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno pur non essendo un capolavoro è senza dubbio un libro intelligente che merita di essere letto. L'autore, Benjamin Stevenson, è riuscito a catturare l'essenza del giallo classico e a trasformarla in qualcosa di autenticamente originale. Consiglio caldamente questa lettura a tutti gli amanti del genere.


lunedì 14 agosto 2023

RECENSIONE "TI RACCONTERÒ TUTTE LE STORIE CHE POTRÒ" di Agnese Borsellino e Salvo Palazzolo

 

Buongiorno follower, buon lunedì!
Iniziamo la settimana con la recensione al libro "Ti racconterò tutte le storie che potrò" di Agnese Borsellino e Salvo Palazzolo. A cura di Silvia Cossio.


Autori: Agnese Borsellino - Salvo Palazzolo
Genere: Narrativa biografica

Casa editrice: Feltrinelli Editore

Disponibile in ebook a € 6,99
E in formato cartaceo a € 10,45

Gruppo Facebook: Fraterno sostegno 



TRAMA:

Di Paolo Borsellino si è sempre parlato molto. Negli ultimi tempi, forse, si parla di più della sua morte e dei misteri che la avvolgono. Ma della famiglia Borsellino, dell’uomo anziché del magistrato, non si sa tanto. Fin dai primi, terribili giorni dopo l’attentato di via D’Amelio, infatti, la moglie Agnese e i figli hanno mantenuto uno stretto riserbo e sono intervenuti solo raramente nel dibattito mediatico. Due anni fa, la signora Agnese, che combatteva contro un terribile male, ha voluto raccontare la sua vita a Salvo Palazzolo, per lasciare dietro di sé i ricordi di un’esistenza segnata dall’amore per un eroe civile che era anche un uomo normale, innamorato della moglie, giocoso con i figli, timido ma provocatorio, generoso e indimenticabile. Agnese Borsellino se n’è andata il 5 maggio 2013, ma le sue parole sono rimaste impresse in questo libro, un libro carico di amore, di dolore, di indignazione e di speranza per il futuro del nostro paese. “Cara mamma, ci hai fatto un gran bel regalo, in parte anche inaspettato. […] Neanche noi figli conoscevamo tutti gli aneddoti e le confidenze che – stupendoci – ci hai voluto lasciare in questo racconto: non sono una biografia, una raccolta di testimonianze o una ricostruzione storica di eventi più o meno noti. Queste pagine sono molto di più: il tuo ultimo atto d’amore verso papà, anzi sono la vostra storia d’amore” (Manfredi Borsellino). 

Una raccolta di testimonianze, una ricostruzione storica di eventi, aneddoti e confidenze. L’ultimo atto d’amore di Agnese Piraino, verso il marito Paolo Borsellino, ma anche nei confronti dei figli e dei nipoti a cui viene lasciato in eredità un grande dono. Un racconto da affidare alle persone che le vogliono bene, per portare avanti quelle idee di libertà e giustizia che dovrebbero segnare finalmente una svolta nella nostra Italia.
La sua battaglia contro chi condanna i suoi figli migliori, invece di proteggerli
Il suo impegno concreto contro le tante storture, molte delle quali istituzionali.

Lo scrivo anche per denunciare certi silenzi, che a volte arrivano alla connivenza.

Salvo Palazzolo si fa portavoce delle memorie della donna, raccolte nel 2013 quando quest’ultima lottava contro un male incurabile. Sebbene chiusa fra le mura domestiche, grazie a un gruppo Facebook a lei dedicato, la signora Agnese portava avanti la sua "missione".

Il mio corpo è qui, ma la testa è ovunque ci siano battaglie importanti da combattere... Ora so di non essere sola nel dolore, nella mia solitudine, se solitudine si può chiamare.

Agnese si fa custode delle parole del suo Paolo, un pellegrino sulla terra, la cui vita è stata imperniata su una grande umiltà, associata a una grande cristianità.
Parla, inoltre, delle sue tante vite: 
La prima, che la vede come la figlia del presidente del tribunale di Palermo: una figlia di papà, la signorina dei pizzi e merletti; si rivede lei ragazza; ripercorre l’incontro con Paolo, allora ventottenne, la tenerezza di quei momenti.
La seconda è quella al fianco di Paolo. Una condivisione di pensieri e parole. Un’unione che l’avrebbe portata a fare delle scelte e soprattutto delle rinunce. Un periodo in cui si distacca dalla sua vita precedente per abbracciare le idee del marito, per plasmarsi a sua immagine.
Momenti di una normale (forse apparente) quotidianità in contrapposizione ad altri dalle tonalità più scure... 
La terza è la vita dopo la morte di Paolo, in cui solo l’amore per i figli le impedisce di farla finita. 
In un susseguirsi di testimonianze di gente comune alternate ai ricordi della vedova di Borsellino, la storia prende forma entrando lentamente nel cuore di chi legge. 
Ho amato questo libro per il messaggio che trasmette, ma anche per il modo in cui lo fa, con un linguaggio semplice, diretto, in cui è possibile scorgere la speranza per un futuro migliore.
La signora Agnese Borsellino se n’è andata il 05 maggio, in una di quelle belle mattinate di sole e germogli che lei amava tanto, perché le ricordavano il suo Paolo


lunedì 29 agosto 2022

RECENSIONE "OSSO. ANCHE I CANI SOGNANO" di Michele Serra



Buongiorno follower, buon inizio settimana! 
Giorgia Spurio ha letto per noi "Osso. Anche i cani sognano" dell'autore 
Michele Serra, edito Feltrinelli Editore.


Autore: Michele Serra
Illustratore: Alessandro Sanna

Genere: Narrativa per ragazzi

Casa editrice: Feltrinelli Editore

Disponibile in ebook a € 10,99

E in formato cartaceo a € 15,20



TRAMA:

Questa storia inizia con un cane. Anzi, con un cane e un uomo. Il cane è magro, denutrito, spunta all’improvviso come un’apparizione e ha fame, molta fame. L’uomo è un vecchio, è stanco e vive immerso nella solitudine in una casa al confine tra il mondo degli uomini e quello degli animali. Insieme a loro c’è il bosco. Pieno di luci, ombre e cose nascoste. Assomiglia ai sogni, a quello che abbiamo dentro ma a cui non sappiamo dare un nome. Il cane appare e scompare davanti alla casa, proprio come un sogno, mentre il vecchio vorrebbe avvicinarlo, nutrirlo, prendersi cura di lui.
Comincia col dargli un nome: Osso, che gli suggerisce la nipote. Poi si mette ad aspettare, con una ciotola di cibo appoggiata sul prato. E così, lentamente, i due si studiano, si conoscono. O forse il loro incontro è avvenuto migliaia di anni fa… quando gli uomini cacciavano e vivevano nelle capanne, con la nascita della straordinaria alleanza tra l’uomo e il lupo, tra gli esseri umani e la natura. 



"Osso, anche i cani sognano", scritto da Michele Serra e illustrato da Alessandro Sanna, pubblicato da Feltrinelli nel 2021, è un libro per ragazzi che sa far sognare anche gli adulti.
Osso è il nome scelto per un cane pelle e ossa, un randagio che non si fida degli uomini. 
In un futuro prossimo dove la città e il bosco si incontrano, vive un anziano che non si è mai interessato di ciò che succede attorno fino alla vista di Osso, nome scelto da lui con l'aiuto della nipotina. 
La nipotina è una bambina felice, amata e che sa donare amore, meravigliosa assieme alla sua cagnolona, un maremmano.
La storia è un dolce racconto in cui realtà, fiaba e leggenda si intrecciano. 
Parla di fiducia e del rapporto unico e antico tra l'uomo e il cane. 
La leggenda che viene raccontata dal nonno, la meravigliosa storia dei due ragazzi di un'antichissima tribù, Pelledilince e Pelledibufalo, che nel bosco incontrano tre cuccioli di lupo, entra profondamente nel cuore e commuove. 
Il libro è un magico strumento per trovarci in quel bosco e capire che siamo mossi da compassione e che anche ciò che può sembrare una nostra fragilità può invece suggerire qualcosa di nuovo. Il nuovo all'inizio spaventa ma se dietro c'è buonsenso, quindi saggezza autentica, è un passo verso qualcosa di migliore. 
È un libro che parla a nuove e vecchie generazioni attraverso la leggendaria amicizia che nacque tra l'umano e il cane, ma non solo, tra le tematiche affrontate troviamo la famiglia, la vecchiaia, il rispetto e l'emancipazione femminile. 
Il libro, che sa aprire cuori e menti, ha inoltre delle stupende illustrazioni, acquerelli dal colore delicato che ci portano in Città, nel Bosco, in Casa o a un Passo Fuori, sul prato davanti casa, lì dove si scorge il bosco, meraviglioso e misterioso, un piccolo ecosistema da proteggere. 


martedì 11 settembre 2018

RECENSIONE "TUTTI COMPROMESSI" di Uberto Paolo Quintavalle



Francesco Fontana ha letto "Tutti compromessi" di Uberto Paolo Quintavalle, edito Feltrinelli, la cui prima edizione risale al 1961


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Titolo: Tutti compromessi
Autore: Uberto Paolo Quintavalle

Casa editrice: Feltrinelli
Prima edizione 1961

Libro datato di difficile reperibilità

Trama: Non disponibile  





IL PARERE DI FRANCESCO FONTANA:

Lei non è Lolita, e lui non è Humbert. Ma la passione che lega un ricco quarantacinquenne milanese alla figlia quindicenne del suo miglior amico ci fa ricordare le mirabolanti avventure erotiche narrate da Nabokov.
Siamo negli anni ’60 e due famiglie borghesi si frequentano, in virtù di una vecchia amicizia, anche in ferie, presso la riviera ligure. All’improvviso Alfonso, detto Faffo, il ricco uomo maturo, vede comparire davanti ai suoi occhi una dea giovane, fresca, tornita, dalla pelle ambrata, dallo sguardo di fuoco. Non capisce subito che si tratta della “bambina”, figlia del suo amico, che fino a pochi anni prima faceva i capricci e frignava disturbando gli adulti. Invece sì, è proprio lei, appena entrata in una magnifica adolescenza, è la Giorgia, detta Giuggi.
A Giuggi basta lanciare uno sguardo per conquistare Faffo e le basta un’occhiata per capire che Faffo desidera solo essere conquistato da lei.
Con diversi stratagemmi i due iniziano a frequentarsi, ovviamente all’oscuro delle famiglie di appartenenza che continuano beatamente la loro borghese, complice, milanesissima frequentazione. Ma ben altre frequentazioni vengono invece praticate dai due amanti, che comunque, e questa è la magia del romanzo, non arrivano mai al sesso puro. Si tratta piuttosto di un continuo corteggiamento di lui verso di lei, e di una sottomissione morale ma anche fisica praticata da lei verso di lui. “Mi tocchi ma non mi prendi” sembra dire continuamente Giuggi a Faffo, e a lui certe volte basta quel tocco, altre volte gli viene voglia di passare a vie di fatto ben più concrete, altre ancora desidera solo smettere, dimenticare quella ragazzina così donna e allo stesso tempo così bambina per la sua età.
Ma Giuggi cresce, Faffo non riesce a liberarsi dalla sua schiavitù erotico-sentimentale, e solo un colpo di scena finale, legato proprio alla trasformazione della Giuggi adolescente nella Giuggi gran donna della bella borghesia lombarda, porta allo sblocco della situazione. Uno sblocco assolutamente inatteso e molto, molto moderno, nonostante il romanzo sia stato scritto e pubblicato nel 1961, in pieno boom economico.