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mercoledì 9 marzo 2022

RECENSIONE "COME UN'ONDA A RIVA" di Angelica Nobili Costa

 

Recensione: "Come un'onda a riva" dell'autrice 
Angelica Nobili Costa, edito da Edizioni Del Loggione. 
A cura di Daniela Colaiacomo.



Autore: Angelica Nobili Costa

Genere: Romance contemporaneo

Casa editriceEdizioni del Loggione 
Collana: R come Romance

Disponibile in ebook a € 3,49

Contatti autoreFacebook - Instagram 



TRAMA:

“Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia”.
Mettere in pratica l’amata citazione è ciò che Silvia ha in mente quando decide di accettare il nuovo lavoro: l’occasione perfetta per andare lontano da tutto ciò che è stata la sua vita fino a quel momento e lasciarsi alle spalle camere in affitto, lavori insoddisfacenti e una relazione fallita. 
Una città sconosciuta, un appartamento piccolo come un nido e il lavoro sognato da sempre sono il suo nuovo punto di partenza.
Alla soglia dei trent’anni, il desiderio di concentrarsi su sé stessa e vivere la propria quotidianità con consapevolezza non lascia spazio per altro nella sua nuova vita, men che meno per l’amore.
Sarebbe tutto perfetto, se solo Francesco, Andrea e Gianluca fossero d’accordo!
Una relazione che non vuole finire, un’altra mai uscita dal virtuale e una terza che si presenta complicata fin dai primi passi affolleranno il presente di Silvia, suo malgrado.
Riuscirà a mantenere l’equilibrio o l’amore la travolgerà come un’onda a riva? 



Il libro, molto particolare, è una sorta di diario intimista nel quale la protagonista ripercorre momenti importanti dei suoi ultimi tre anni; un po' lento nel suo svolgersi - soprattutto nella fase iniziale, quando Silvia racconta il suo trasferimento in un'altra città, l'adattamento alla nuova situazione -, la quasi totale mancanza di dialoghi lo rende impegnativo, ma non per questo meno apprezzabile, dal mio punto di vista, perché Angelica Nobili Costa scrive bene e sa entrare nel cuore di chi legge. 
Silvia, dopo aver scoperto il tradimento di Francesco, contrariamente al volere del compagno che ritiene l'accaduto una semplice scappatella, decide di cambiare vita.
In una città diversa farà il lavoro che più la gratifica: la maestra a L'Asilo dei Grandi.

Non dico che non provi anche un certo senso di smarrimento, non è nuova solo la casa, è nuova la città, la regione, la sede di lavoro. È tanto e tutto insieme, ma è quello che volevo. Chiudere con le cose di prima e ricominciare da capo. Come la vecchia macchina da scrivere di nonno, il gesto con cui andava a capo usando quella leva posta sulla destra, il rumore del carrello che scorreva sul rullo e il colpo con cui si bloccava arrivato in fondo, tutto a sinistra. Aveva un che di definitivo, come un "si va avanti!" senza appello. Avrei passato ore a guardarlo scrivere, ma tutta l'attesa era per quell'accapo rumoroso.

Il trasferimento innesca una serie di eventi inaspettati. 

Il mio evento sui social sta avendo successo. "Silvia si è trasferita a..." Attivo il display e scorro le notifiche. Sorrido per i complimenti e gli auguri dei conoscenti, ma gli occhi si appannano per i "manchi già!" degli amici veri. Luisa, Elena, Giovanni, Mariarita, Andrea... Andrea? Mi siedo.
Questa non è una notifica, è una macchina del tempo che mi catapulta all'indietro di tre anni. Tre anni di silente e inutile presenza tra i miei contatti, tanto che non avevo contemplato questa possibilità. 
Andrea Marini. Se ha senso parlare di amore virtuale allora lui l'ho amato con tutte le mie facoltà spirituali, solo quelle, visto che non ci siamo mai incontrati, neppure una volta, neppure per un caffè. Eravamo troppo distanti.

Mentre Silvia ricorda i motivi e il doloroso distacco da Andrea, l'interruzione della loro "relazione virtuale", Francesco, "ex-partner traditore e infedele", cerca di riavvicinarsi ma...

In oltre trent'anni di vita ho conosciuto una sola persona che fosse in grado di leggermi pensieri e desideri senza che io parlassi.
Una soltanto e malgrado ciò la comunicazione tra noi è talmente compromessa che non ho ancora deciso di leggere il primo messaggio che mi ha inviato dopo tre anni di silenzio. Ma non voglio certo pensare ad Andrea Marini in questo frangente.

Quando Silvia, vivendo nella stessa città, decide, finalmente, di incontrare Andrea, scoprirà ciò che è rimasto del loro legame.

È come una pellicola fotografica il cui incontro con la luce ne cambia per sempre la natura.
Per questo, possiamo anche dimenticare, ma i nostri neuroni, o quel che sono, hanno preso la natura di ciò che li ha impressionati e non la perderanno mai più, accada quel che accada. Alcuni eventi, poi, alcune persone hanno un impatto talmente forte sui nostri meccanismi mentali che cambiano per sempre ciò che siamo. Andrea, per i miei neuroni, è stato un vero colpo di sole, di testa, di cuore, di vita.

Nel frattempo, a scuola, incontra Gianluca, l'affascinante papà di Ludovico - uno dei suoi bambini, il suo preferito in assoluto -, che, vivendo una profonda crisi coniugale, vuole frequentarla.
Silvia non smette di analizzare i due anni del rapporto con Francesco...

Le cose che conosciamo ci danno l'illusione della sicurezza, della certezza e pur di non perderle siamo disposti a sopportare molti mali. Le cose nuove, invece, per quanto possano essere foriere di bene, ci spaventano.

... arrivando a razionalizzare il tradimento, mentre con il pensiero torna al momento in cui la "relazione virtuale" con Andrea si è interrotta.

Era una coccola continua e un'emozione potente quando cominciò a raccontarmi come mi avrebbe coccolato dal vivo se fossimo stati insieme.

Finché, da perfetto cinico, mi ha detto che se la frequenza era destinata a diventare quotidianità era un discorso, altrimenti era un altro e andava incrementata la realtà. Io o diventavo reale o sarei stata ridotta. E così è stato. Sono ridotta. Quando ha spezzato l'incanto non ho perso solo lui, ho perso una parte di vita. Si può essere meno vivi quando si perde il proprio alter ego, colui che accende quella parte di noi che funziona solo con lui. Il sole splende un po' di meno, l'aria profuma un po' di meno, i sorrisi sorridono un po' di meno e i sogni sognano un po' di meno. Se questo non è amore allora io non so cosa sia l'amore. Eppure è finito. Ci ho impiegato un anno per riprendermi, solo dopo ho potuto accorgermi di Francesco, che era già lì e aspettava da mesi che io lo vedessi.

La mente elabora quello che il cuore suggerisce.

Non amo i giri nel passato: è come agitare una bottiglia di vino col fondo. Si rimescola tutto con l'unico risultato che il passato non si risolve, il presente diventa imbevibile e ci vorrà tempo prima di ristabilire l'equilibrio. Devo riconoscere, però, che almeno una risposta parziale l'ho trovata: gli ho dato il mio numero di telefono perché malgrado tutto io di Andrea mi fido ancora, come di nessun altro. Mi resta da capire perché non ho avuto il coraggio di seguirlo. Se era amore, perché non l'ho seguito?

Forse sono stati i quindici anni di differenza tra loro a togliere coraggio all'allora ventottenne Silvia, Andrea di anni ne aveva quarantadue, con un figlio di diciotto e un matrimonio fallito alle spalle
Tre uomini, diversi e comunque pressanti che agitano i pensieri di Silvia; determinata a mantenere le distanze da Francesco, è tubata da Gianluca - la coinvolge nell'interpretare gli effetti negativi sul piccolo Ludovico della separazione in atto tra i due genitori -, ma frequentare Andrea fa riemergere il forte legame. 

È affascinante pensare che siamo così simili, è una sensazione che dà dipendenza. Non avrei mai voluto smettere di specchiarmi in lui e scoprire tutte quelle cose che mi piacciono e ancora non so. Ecco cos'era lui per me, il custode di tutte quelle parti di me che neppure conosco, possibilità infinite di nuova vita.
Forse è di questo che ho avuto paura quando non ho voluto trasportare nella realtà la nostra conoscenza virtuale: ho avuto paura di vivere le parti di me che non conosco.

Angelica Nobili Costa scrive in prima persona dando voce alla moltitudine di riflessioni e sentimenti che agitano la sua protagonista, pochi sono i dialoghi, mentre la ricchezza di particolari con cui si esprime crea immagini chiare, precise così che il lettore entra nel cuore e nella mente di Silvia.
Il libro, scritto bene, è impegnativo; sin dalle prime battute genera empatia mentre suscita emozioni soprattutto nella parte finale, quando i suoi protagonisti interagiscono e i dialoghi coinvolgono maggiormente il lettore. In conclusione, nel complesso, lo consiglio. 


venerdì 14 gennaio 2022

"COME UN'ONDA A RIVA" di Angelica Nobili Costa

 

Buongiorno follower, buon venerdì!
Vi segnalo "Come un'onda a riva", il nuovo romanzo dell'autrice 
Angelica Nobili Costa, edito da Edizioni Del Loggione.



Autore: Angelica Nobili Costa

Genere: Romance contemporaneo

Casa editrice: Edizioni del Loggione 
Collana: R come Romance

Disponibile in ebook a € 3,49

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

“Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia”.
Mettere in pratica l’amata citazione è ciò che Silvia ha in mente quando decide di accettare il nuovo lavoro: l’occasione perfetta per andare lontano da tutto ciò che è stata la sua vita fino a quel momento e lasciarsi alle spalle camere in affitto, lavori insoddisfacenti e una relazione fallita. 
Una città sconosciuta, un appartamento piccolo come un nido e il lavoro sognato da sempre sono il suo nuovo punto di partenza.
Alla soglia dei trent’anni, il desiderio di concentrarsi su sé stessa e vivere la propria quotidianità con consapevolezza non lascia spazio per altro nella sua nuova vita, men che meno per l’amore.
Sarebbe tutto perfetto, se solo Francesco, Andrea e Gianluca fossero d’accordo!
Una relazione che non vuole finire, un’altra mai uscita dal virtuale e una terza che si presenta complicata fin dai primi passi affolleranno il presente di Silvia, suo malgrado.
Riuscirà a mantenere l’equilibrio o l’amore la travolgerà come un’onda a riva?


DICE L’AUTRICE:

Il titolo 𝘊𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯'𝘰𝘯𝘥𝘢 𝘢 𝘳𝘪𝘷𝘢 è nato l'estate scorsa al mare, un giorno che le onde erano forti e risalivo dopo una nuotata, ormai ero a riva, ma un'onda traditrice, ben più potente di quello che sembrava, mi ha buttato giù, come uno spintone o uno schiaffone d'acqua. Risate e sabbia nei capelli, ma avrei potuto anche farmi male.
Pensai che l'amore a volte è così, una sorpresa, qualcosa che ti piomba addosso e a cui non puoi resistere, per cui vai giù, tu, che non l'avresti mai detto, che avevi deciso di fare ben altro, proprio tu!
Dedico questa storia a tutte quelle persone che sono state travolte dall'amore loro malgrado e che non hanno potuto resistere, anche se sembrava tutto sbagliato, anche se la ragione e l'esperienza dicevano altro.
𝘊𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯'𝘰𝘯𝘥𝘢 𝘢 𝘳𝘪𝘷𝘢 è anche per me il racconto delle sorprese.
Per la prima volta ho scelto di narrare in prima persona, per la prima volta ho iscritto un mio inedito ad un concorso letterario (R come Romance) e, sorpresa delle sorprese, per la prima volta sono stata premiata da una giuria! Che dire?
Risate e sabbia nei capelli!




BREVI ESTRATTI:

Andrea Marini. Se ha senso parlare di amore virtuale allora lui l'ho amato con tutte le mie facoltà spirituali, solo quelle, visto che non ci siamo mai incontrati, neppure una volta, neppure per un caffè. 

Indugio, col dito a un millimetro dal display. Che avrà scritto? Non lo so e non lo saprò certo stasera. Non c'è una sola ragione per cui dovrei precipitarmi a leggere un messaggio che, dal mio punto di vista, arriva in ritardo di tre anni. Elimino la notifica e mi dedico agli altri messaggi. Le persone che ci sono e che vogliono esserci e che rimangono, quelle meritano il mio tempo, agli altri va quello che avanza, se avanza. Per Andrea Marini non avanza nulla, non stasera, ci penserò domani o dopo, ho tre anni di tempo prima che lui abbia ragione di rimanerci male. 

Il Francesco più impacciato e deluso di sempre ha trovato la forza di scusarsi ancora e salutarmi, io ho ringraziato educatamente e ho chiuso. Il cuore era ancora fra le tonsille. Non dovrebbero accadere certe cose. Sono come brusche frenate, è inevitabile farsi male. Mille pensieri hanno sovraffollato la mia mente in un attimo, ingarbugliati da emozioni contrastanti.

Lui si è presentato a sua volta come Gianluca, il papà di Ludovico. È seguito un attimo di silenzio in cui l’ho esaminato in fretta. Ben più alto di me, elegantissimo in un completo grigio che gli valorizza la corporatura salda e asciutta, il viso maschio, ma dai tratti armoniosi e gentili, i capelli scuri in contrasto con gli occhi azzurri e poi l'arma letale: un sorriso perfetto che gli toglie dieci anni d'età, non che sia vecchio, avrà qualche anno in più di me, ma quando ha sorriso sembrava un ragazzo. Oddio! [...] D'improvviso mi è venuta voglia di rapire Ludovico e fuggire al sicuro dentro la scuola, fingendo per il resto della vita che fosse orfano di padre, ma non potevo, perché il padre, vivo, vegeto e in forma smagliante, mi parlava, mi spiegava perché il piccolo stava piangendo e mi ringraziava per averlo calmato.



Angelica Nobili Costa è nata in Italia, ma vive all’estero da alcuni anni. È sempre stata un’appassionata lettrice e ha sempre scritto per se stessa. Il grande cambiamento avvenuto nella sua vita e il desiderio di continuare a parlare la sua lingua l’hanno portata a pubblicare i suoi romanzi, vincendo il suo temperamento timido e la sua naturale riservatezza.


giovedì 11 marzo 2021

RECENSIONE "BELLO COME UN DIO GRECO" di Samanta Sitta

 

Dario Zizzo ha letto per noi "Bello come un dio greco" dell'autrice Samanta Sitta, edito Edizioni Del Loggione.



Autrice: Samanta Sitta
Genere: chick-lit con contaminazioni contemporary romance

Collana: “R come Romance”

Disponibile in ebook a € 3,49

ContattiPinterestInstagram - Blog 



TRAMA:

«Camilla è un'assistente alla vigilanza dei Musei Capitolini di Roma e ha una passione immensa per l'arte. Ambiva a un altro lavoro, ma è comunque felice perché ora può ammirare lui ogni giorno. Lui è perfetto, bello, virile, regale, una creatura superiore e inavvicinabile. Eppure Camilla non riesce a ignorare il richiamo della sua bellezza, perché Marforio è bello, bello come un dio greco... e ha il piccolo, trascurabile difetto di essere proprio la statua di un dio greco! Per conservare il posto di lavoro, Camilla deve iniziare una terapia psicologica per ritrovare appetiti meno pericolosi per i tesori dei Musei: l'aiuto degli affetti di sempre e di Alessandro Cognetti, psicologo e psicoterapeuta dagli occhi neri e incantatori, sarà fondamentale per riscoprire la gioia di un amore corrisposto, sano e umano.» 


È un romanzo rosa caratterizzato da un’ironia gradevole come il venticello in una calda serata agostana, gradevole come la prosa, sorvegliata, brillante, fluida. Tutto ruota attorno a una bella trovata dell’autrice, Samanta Sitta: la protagonista, Camilla Fabrizi, un’impiegata ai Musei Capitolini, reduce da una bruciante delusione amorosa, s’infatua di Marforio; particolare importante: si tratta della statua di un dio greco. 

È la relazione più pura e perfetta che una persona può sperimentare in un'intera vita, una in cui nessuno chiede, pretende e si aspetta nulla…

E ancora: 

Io voglio continuare la mia passione per Marforio perché mi fa sentire al sicuro, fuori dal tempo e dai pericoli di un contatto più profondo. Perseguire questa fedeltà impossibile e questo amore a senso unico mi fa sentire bene, protetta, accettata. Mi evita dolore, umiliazione e problemi. Non c'è nulla di sbagliato in questo, non c'è nulla di sbagliato in me. È normale difendersi dal dolore. 

Chiaramente, in queste parole paradossali, surreali (che mi ricordano un po’ il Michele del morettiano “Bianca”), c’è il marchio dell’esperienza sentimentale passata, la voglia di rifugiarsi in un succedaneo dell’amore reale, che però ha qualche controindicazione: Camilla, pescata dalla sorveglianza mentre si prende troppe confidenze con l’oggetto delle sue attenzioni, viene spedita dallo psicologo, Alessandro Cognetti. 
Mi pare che con Marforio la scrittrice abbia voluto fare una specie di parodia dei belloni che eleggono a loro domicilio le palestre, che tra l'altro qui latitano; per me, se questa era l’idea, si è felicemente realizzata. Insomma, Samanta Sitta sembra dire: “Volete l’uomo perfetto, col fisico armonioso? Beccatevi allora il canone classico di bellezza, quello inverato in una scultura greca”, devo ammettere che ho finito col simpatizzare con Marforio: è un’opera d’arte, e non crea in me neanche i complessi d’inferiorità che potrebbero sorgere verso personaggi più realistici. C’è da dire che la protagonista, una spanna sugli altri (dei buoni comprimari), è caratterizzata psicologicamente in modo minuzioso, con tutte le sue insicurezze, la sua delicatezza, bellezza interiore, che ce la fanno amare. 


mercoledì 3 marzo 2021

"BELLO COME UN DIO GRECO" di Samanta Sitta

 

Buongiorno follower!
Vi segnalo "Bello come un dio greco" dell'autrice Samanta Sitta, 
edito Edizioni Del Loggione.



Autrice: Samanta Sitta
Genere: chick-lit con contaminazioni contemporary romance

Collana: “R come Romance”

Disponibile in ebook a € 3,49

Contatti: Pinterest- Instagram - Blog 



TRAMA:

«Camilla è un'assistente alla vigilanza dei Musei Capitolini di Roma e ha una passione immensa per l'arte. Ambiva a un altro lavoro, ma è comunque felice perché ora può ammirare lui ogni giorno. Lui è perfetto, bello, virile, regale, una creatura superiore e inavvicinabile. Eppure Camilla non riesce a ignorare il richiamo della sua bellezza, perché Marforio è bello, bello come un dio greco... e ha il piccolo, trascurabile difetto di essere proprio la statua di un dio greco! Per conservare il posto di lavoro, Camilla deve iniziare una terapia psicologica per ritrovare appetiti meno pericolosi per i tesori dei Musei: l'aiuto degli affetti di sempre e di Alessandro Cognetti, psicologo e psicoterapeuta dagli occhi neri e incantatori, sarà fondamentale per riscoprire la gioia di un amore corrisposto, sano e umano.»


DICE L’AUTRICE:

“Bello come un dio greco” è nato in modo buffo. Quando scoprii la narrativa rosa, un paio di anni fa, mi venne l'idea di mettermi alla prova con un rosa tutto mio. Iniziai a scrivere, emozionatissima, con tanti dubbi e insicurezze.
Accennai al mio fidanzato di allora cosa stavo combinando e mi sconsigliò di proseguire. Era una trama già vista, non avevo idee più originali? Rimasi delusa da quell'osservazione perché a me sembrava un'idea molto carina.
Iniziammo una serie di battute sui luoghi comuni del rosa, ridendo tanto. In fondo basta avere un protagonista maschile bellissimo, con addominali scolpiti, labbra sensuali, privo di veri difetti, e bello come un dio, no?
Ecco. Il mio lato demenziale si mise in attività con queste parole, bello come un dio. Ci sono tanti dei, in fondo: Efesto, Priapo... e poi l'immagine che coprì tutte le altre: una donna in adorazione di una statua di divinità, dallo sguardo pieno di amore e reverenza.
Un attimo ero dopo davanti al pc a ripassare quanto sapevo della sindrome di Stendhal e scoprii la “agalmatofilia”, una parafilia che porta a provare attrazione verso oggetti antropomorfi come le statue, uno dei disturbi noti con il nome più popolare e romantico di “sindrome di Stendhal”.
Mollai la storia e ne iniziai una nuova come se fossi in trance. Sapevo che quella era l'idea giusta. All'inizio doveva essere una parodia, volevo scrivere qualcosa di divertente e disimpegnato sui luoghi comuni del rosa, con un finale buffo e un po' surreale. La storia ha trovato il modo di guidarmi verso lidi diversi, più complessi ma affascinanti, in cui si sono inseriti temi anche piuttosto delicati. Il romanzo che è nato è comunque anomalo, ma mi ha donato giorni di grande divertimento e tante emozioni con la sua scrittura.
Le storie sanno sempre cosa è meglio per loro!




Quando iniziai a scrivere, pensavo di sfruttare l'ambiguità di Marforio per tutto il testo, in modo da far capire soltanto all'ultimo momento che non era una persona vera, ma la storia mi ha portata in un'altra direzione che non avevo previsto.
Camilla Fabrizi, con la sua agalmatofilia, è l'ultimo esempio di un gruppo di persone rimaste un tantino troppo folgorate dall'amore per l'arte. La “Sindrome di Stendhal” è una particolarità reale, che riguarda parecchie persone.
Di solito assume la forma spaventosa provata da Stendhal durante la sua visita a Firenze, in cui rimase intossicato dalla troppa bellezza e patì stati di panico e ansia davvero spiacevoli; l'attrazione fisica rientra invece nel campo della parafilia.
I testi dell'antichità classica riportano molti esempi di questa incontrollabile attrazione: sappiamo dell'ammirazione suscitata dall'Afrodite scolpita da Prassitele (e degli approcci che subì), c'è il racconto che riguarda Pigmalione... c'è un articolo molto esauriente e curioso dedicato da Giulia Ferrari all'argomento, che si può leggere su Internet.
Camilla rinnova la tradizione: di solito sono gli uomini a cadere irretiti dal fascino delle statue, in particolare di quelle raffiguranti Venere. La dea della bellezza e dell'amore riesce a turbare anche con le sue effigi, tanto è straordinaria.
Ma Camilla? Camilla è una donna. Una donna delusa dalla vita, in ogni aspetto. Non è felice del suo lavoro, della sua situazione sentimentale, delle tensioni che la allontanano dalla famiglia, del pessimismo in cui sta sprofondando... c'è qualcosa in lei che è inquieto e insoddisfatto e vuole un cambiamento, ma combatte con la paura e le delusioni che la inibiscono da anni.
Camilla non spera più nell'amore e nella bellezza. Per lei Venere e Afrodite sono indifferenti e inutili. Per lei sono soltanto fonti di paura e disagio.
Tutto questo sfocia nell'attrazione per Marforio, innocuo in quanto statua, ma anche simbolo importante. La nostra statua rappresenta una divinità marina, Oceano in persona, e l'acqua è uno dei simboli più noti di trasformazione. L'acqua ripulisce, purifica, risana.
Per quanto anomalo, il suo ruolo nella vita di Camilla è fondamentale per innescare il cambiamento che da sola non osava perseguire.
Camilla cerca nelle statue di uomini bellissimi le caratteristiche che sente mancare a lei stessa. Marforio e l'acqua sono la capacità di cambiare e adattarsi, Marte raffigurato come Pirro la determinazione e la forza di volontà, Augusto Pontifex la ricerca di una dimensione più profonda della vita... se il pontefice a Roma era l'uomo capace di accordare il favore degli dei in modo da costruire infrastrutture utili agli uomini, Camilla ha bisogno di accordare gli elementi della sua vita in modo da poter vivere la sua creatività e serenità in modo sereno e produttivo.
Ci sono tanti piccoli simboli sparsi nel romanzo, a volte importanti per il testo, a volte semplici riferimenti giocosi. Mi piacciono le storie con tanti livelli di lettura.
Quello che “Bello come un dio greco” deve comunicare è che, per quanto la vita ci abbia feriti e delusi, è sempre pronta a lasciarci accedere al posto speciale che ha riservato soltanto a noi. Dobbiamo saper riconoscere il posto che ci spetta, seguire il nostro cuore e non lasciarci sviare da pressioni, aspettative e calcoli vantaggiosi. Se non lo cerchiamo di nostra iniziativa, troverà il modo di far precipitare le cose fino a portarci esattamente dove dobbiamo essere.




BREVI ESTRATTI:

«Sono fortunata a poter vedere ogni giorno una meraviglia del genere. Quando i miei occhi si posano su di lui, il sangue inizia a ribollirmi nelle vene... mi manca il respiro, perché una bellezza così intensa esiste solo per schiacciare noi comuni mortali. Devo stare attenta, i capogiri a volte sono violenti e potrei cadere a terra. Sarebbe molto imbarazzante, ma la bellezza così perfetta richiede al cuore di prostrarsi davanti a lei. E il sudore freddo che inizia a gocciolarmi lungo la schiena? Distillato di vergogna e inadeguatezza. Se lui dovesse voltarsi e vedermi, non soltanto far scivolare gli occhi su di me, vedermi per davvero, guardarmi con intenzione e consapevolezza, so cosa vedrebbe. Un'assistente alla vigilanza bruttina, nella media, pura carta da parati in confronto a lui e alla sua magnificenza.
Sono innamorata? I sintomi ci sono tutti. Non riesco a smettere di pensarlo. Lo paragono ai miei ex e agli uomini che incontro. Fantastico su di lui. Vederlo mi causa sensazioni fisiche indescrivibili. Un'altra donna parlerebbe di farfalle nello stomaco, ma qui non basta, neppure lontanamente. Una bellezza così travolgente è più come un tir lanciato ai 180 km/h.
Sospiro. La sala è gremita di visitatori e turisti, che io in teoria dovrei controllare e riprendere nel caso si avvicinino troppo ai capolavori esposti, ma io riesco a guardare soltanto lui.»


La televisione accesa trasmette un senso di umanità vicina e aliena allo stesso tempo. Mi riconosco davvero nelle donne perfette che sbavano e commentano in modo salace i ballerini delle trasmissioni? Mi riconosco nell'aria di superiorità dei presentatori? Negli ammiccamenti rivolti dal pubblico maschile alle soubrette di turno o nelle risate sguaiate, o negli insulti dei talk show?
Sento una certa affinità giusto con le piastrelle del pavimento. Loro ci sono, sono lì, sotto gli occhi di tutti, eppure nessuno le vede davvero. Com'è il pavimento di Striscia la notizia? Quello di Amici di Maria de Filippi? E quello del telegiornale?
Esatto. Non lo so, quella è l'unica risposta possibile. C'è, ma nessuno lo vede. A nessuno interessa. Un po' come me e la mia cena solitaria: siamo a un passo dall'attenzione di qualcuno, da una parvenza di socialità, eppure non riusciamo a compiere il passo definitivo e rimaniamo qui, nel nostro limbo, visibili eppure invisibili.
Invisibile soprattutto per lui.






Samanta Sitta è nata nel 1988 in provincia di Ferrara. La sua precoce passione letteraria si è manifestata già in tenera età con mirabolanti e contorte avventure di cui rendeva protagoniste le sue bambole. Quando ha scoperto dell'esistenza di adulti che vivono scrivendo storie, come quelle che lei inventava per divertirsi, ha iniziato anche a pretendere di poter vivere soltanto con quell'attività. È laureata in Lettere Classiche e Arti Visive. Per dimostrare a tutti quanto è seria nel perseguire i suoi sogni, continua a giocare con le bambole. Aiutano l'ispirazione.
Si è classificata terza al Concorso di scrittura creativa "Città di Finale Emilia" del 2019; è risultata tra i dieci migliori lettori del "Torneo IoScrittore 2019" e nella successiva edizione del 2020; è stata selezionata tra i finalisti del XXIX concorso letterario "Città di Pomezia" per un racconto inedito e spera di veder crescere a dismisura questo elenco.
Quando non scrive, è impegnata a sfamare e vezzeggiare i gatti randagi dei dintorni e ad ammirare i pomeriggi di nebbia che la provincia offre; cura anche un blog di racconti e recensioni.
Oltre ad amare i libri, la scrittura, i gatti e la nebbia, aggiungo di essere (ma questo si intuiva) un'appassionata di arte. Mi incuriosisce molto la psicologia, tra tanti altri argomenti, e adoro gli aneddoti curiosi e stravaganti. Tra i miei sogni nel cassetto, c'è quello di poter vivere a Roma. Non credo si realizzerà mai, ma sognare non costa nulla.