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venerdì 14 marzo 2025

RECENSIONE "PICCOLI FUOCHI" di Viviana Maccarini

 

Buongiorno follower, buon venerdì!
Recensione: "Piccoli fuochi" dell'autrice Viviana Maccarini, 
edito Rizzoli. A cura di Andrea Macciò.


Autore: Viviana Maccarini 

Genere: Narrativa

Casa editrice: Rizzoli

Disponibile in ebook a € 9,99
E in formato cartaceo a € 16,15

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Viola ha quindici anni e una ferita da lasciarsi alle spalle: la scomparsa di suo padre. Abbandonato il liceo, decide di iscriversi al Santa Caterina, istituto tecnico che forma estetiste, parrucchieri e panettieri. Ma il Santa non è una scuola come tutte le altre e Viola lo capisce non appena ne varca l'ingresso. È un luogo vivo e pulsante, dove ogni corridoio cela segreti e storie mai raccontate, un luogo che si nutre delle paure e dei sogni dei suoi studenti. Come quelli di Rose, sempre pronta alla vendetta, e di Sharon, incinta a soli diciotto anni. Di Valente, che vive in comunità, e di Lorenzo, che ha perso la sorella in un tragico incidente stradale. Quando Viola partecipa con loro al progetto Dentro le mura, pensato per dare voce alle scuole della città, quella che doveva essere una semplice ricerca sull'Istituto si trasforma in un'indagine ben più oscura e inquietante. Riemergono le tracce di un suicidio avvenuto anni prima, e i ragazzi si ritrovano a dover fare i conti con un passato violento che segna ancora il loro presente. È tempo di affrontare l'ingiustizia, o meglio cedere alla paura e restare in silenzio? Feroce come solo la scuola sa essere, Piccoli fuochi è un viaggio profondo e senza filtri nel cuore dell'adolescenza, da cui è impossibile salvarsi da soli.



Viola è una ragazza di quindici anni che, dopo la bocciatura al liceo e la scomparsa del padre, prova a lenire la ferita che ha dentro cercando di cambiare vita, rinunciando al sogno di diventare una scrittrice e seguendo le orme della madre Raffaella, che ha studiato come estetista all’Istituto Professionale Santa Caterina e che oggi gestisce un’attività in proprio. Al Santa Caterina ci sono tre indirizzi: quello per estetiste, quello per parrucchieri (chiamato dalle ragazze del primo indirizzo “gli acc”) e quello dei panettieri (chiamati “i pan”). 
Al Santa Caterina devi coltivare i tuoi sogni! Recita un cartello all’ingresso della scuola, ma il sogno di Viola era quello di diventare scrittrice. La ragazza entra per la prima volta nelle mura di questo istituto assieme alla madre, guidata da Rose, del corso di estetica, che conduce anche il lettore dentro il mondo del Santa Caterina nel quale si svolge il romanzo. La scuola è una zona periferica non precisata della pianura padana. Il mondo in questo luogo è molto diverso da quello del liceo. Viola oltre a Rose conosce Sharon, incinta a soli diciotto anni e pluri-ripetente, Valente Fernandez, che vive in una comunità, e incontra di nuovo Lorenzo, un ex compagno delle elementari segnato dalla perdita della sorella in un incidente stradale. Al corso di estetica ci sono anche alcune ragazze di origine asiatica, in apparenza silenziose e appartate.
Quando l’appassionata prof. di Comunicazione, Elisabetta Marchetti, coinvolge Viola, Sharon, Rose, Valente e Lorenzo nel progetto Dentro le Mura per far conoscere all’esterno la voce delle scuole della città, i cinque studenti si trovano loro malgrado a scavare nei misteri nascosti dai corridoi del Santa Caterina. C’è un’area al piano superiore dei pan che è inaccessibile da anni, dove si dice che sia avvenuto un misterioso suicidio e una ragazza sia stata aggredita da un gruppo di pan, il tutto una decina di anni prima. Come piccoli fuochi desiderosi di aprire uno squarcio nel buio, i ragazzi si mettono a indagare su quel misterioso passato con il quale forse è arrivata l’ora di fare i conti.
Dopo il suo intenso romanzo d’esordio L’estate che ho dentro, Viviana Maccarini con Piccoli Fuochi accompagna di nuovo i lettori in un viaggio nel periodo controverso e generativo dell’adolescenza. L’ambientazione è molto diversa, dalle luminose atmosfere dei colli tortonesi a una periferia urbana non ben definita nella quale si intrecciano le emozioni e le sensazioni di adolescenti già segnati dalla vita e dalle sue difficoltà. In Piccoli Fuochi si trattano anche temi molto delicati come il bullismo e la violenza di genere, raccontati con grande sensibilità e senza mai cadere nel racconto didascalico. Per alcuni aspetti il romanzo di Viviana Maccarini ha alcune caratteristiche del giallo con Viola e gli altri impegnati nell’illuminare l’oscurità della tragedia accaduta dieci anni fa. Piccoli Fuochi racconta anche i sentimenti, le relazioni, gli amori che sbocciano tra questi ragazzi dalle vite difficili. 
Il racconto segue il ritmo delle stagioni e dell’anno scolastico, dall’estate alla primavera. 
Tra i personaggi più interessanti, l’appassionata Professoressa Marchetti, che accende la scintilla che porterà Viola e gli altri ragazzi a illuminare i misteri che aleggiano sul Santa Caterina.
La presenza di un’area misteriosa e inaccessibile dentro un istituto scolastico è un’esperienza che alcuni possono aver vissuto, soprattutto se la scuola è un istituto storico. 
E Viviana Maccarini racconta molto bene come da adolescenti il mistero, l’incognito, il rischio possano attrarre in maniera particolare.
La scrittura di Viviana Maccarini, poetica, raffinata e appassionante, ancora una volta conduce chi legge dentro alla difficile età dell’adolescenza, nella quale più o meno tutti e tutte hanno un rapporto conflittuale con il proprio corpo, con gli altri ragazzi, con i genitori, con l’istituzione scolastica, a volte con l’identità personale. La luce dei suoi piccoli fuochi illumina la vita della sua Viola e dei giovani protagonisti di questo romanzo.
Non eravamo sbagliati, eravamo solo giovani, recita la citazione di copertina, che riassume in maniera efficace il messaggio e lo spirito del libro nel quale rivivono le luci e le ombre dell’adolescenza.


giovedì 8 febbraio 2024

RECENSIONE "I CHIOSTRI DI NEW YORK" di Katy Hays

 

Buongiorno follower!
Recensione: "I chiostri di New York" dell'autrice Katy Hays,
edito Rizzoli. A cura di Monica Burel. 


Autore: Katy Hays

Genere: Narrativa

Casa editrice: Rizzoli

Disponibile in ebook a € 10,77
E in formato cartaceo a € 17,73

Contatti autore: Instagram 



TRAMA:

Per Ann Stilwell passare l’estate a lavorare per il Metropolitan Museum of Art di New York è un sogno che si avvera. Ma il destino scompagina i suoi piani quando per un disguido si vede assegnata a una sede distaccata del Met: il Cloisters, una serie labirintica di chiostri spagnoli ricostruiti lungo le rive dell’Hudson, rinomato per la sua collezione di arte medievale e per un giardino ricco di piante medicinali. La giovane studentessa trova ad accoglierla Patrick Roland, l’eccentrico direttore del museo, e Rachel Mondray, la sua magnetica e ricchissima assistente. Da subito i due la coinvolgono nelle loro ricerche sulla storia della divinazione, e Ann sembra disposta a tutto pur di entrare nelle loro grazie. Ma tra gli incunaboli della biblioteca, mentre la curiosità accademica muta pian piano in ossessione, Ann scoprirà qualcosa capace di incrinare gli equilibri: un mazzo di tarocchi italiani risalente al Quattrocento, da secoli ritenuto perduto, in grado, secondo Patrick, di aprire una visione sul futuro a chi sa leggerlo. Mentre segreti e mire personali trascinano i tre studiosi in un gioco mortale di seduzioni e prevaricazione, Ann dovrà fare una scelta: credere in un destino già scritto o diventarne l’unica artefice. Tra relazioni tossiche, arcani maggiori e codici miniati, Katy Hays mette in moto un meccanismo letterario spietato; un esordio brillante che racconta il lato oscuro della nostra fame di conoscenza, in una New York sospesa tra modernità e occulto. 


Ann raggiunge New York dove ad attenderla c'è un lavoro da tirocinante al Met per i nuovi laureati. Ma al suo arrivo scoprirà che sarà dirottata al Cloisters dove l'arte medievalista la fa da padrona.
Ann e Rachel dovranno aiutare Patrick a preparare una mostra sulla divinazione. Ci saranno da consultare decine di volumi per estrapolare qualsiasi cosa legata ai tarocchi, alla divinazione, all'arte magica in genere. Nel frattempo Ann conosce Leo che lavora come giardiniere. Al Cloisters infatti sono presenti parecchi fiori e piante, alcune delle quali velenose. E mentre le ricerche vanno avanti Ann e Rachel diventano amiche.

Io di thriller non me ne intendo, ma questo non lo è di sicuro. La lettura è stata piacevole, i personaggi sono stati ben caratterizzati e posizionati in modo coerente. Non c’è un personaggio che ha spiccato più degli altri: Ann e Rachel in fondo sono più simili di quel che ci viene dato vedere; Patrick non mi ha entusiasmato più di tanto, troppo volubile; Leo mi è sembrato uno che tura l'acqua al suo mulino e basta. A conti fatti, la cosa che mi è interessata di più è stata la storia sui tarocchi e l'arte divinatoria in generale. È stato come imparare qualcosa di nuovo. In più non sapevo dell'esistenza del Cloisters, ammetto la mia grande ignoranza. Perciò, seppur romanzato, è un libro basato su luoghi e fatti reali.
Ripeto che di thriller non ha nulla, anzi, se vogliamo definirlo in una categoria, potrebbe essere un giallo storico. Per quanto riguarda il finale, mah…


mercoledì 10 gennaio 2024

RECENSIONE "LA NATURA È INNOCENTE" di Walter Siti

 

Buon pomeriggio, amici lettori!
Walter Siti, edito Rizzoli. A cura di Alessandra Maria Starace. 


Autore: Walter Siti
Genere: Narrativa

Casa editrice: Rizzoli

Disponibile in ebook a € 7,99
E in formato cartaceo a € 18,99

Contatti autore: Facebook



TRAMA:

Ho scelto due "tipi" generalmente condannati dalla società: il matricida e l'arrampicatore sessuale - li ho ascoltati per mesi, mi stanno simpatici; potrebbero essere miei figli. Se li ho scelti non è solo perché amo le stranezze; la ragione per cui ho raccontato insieme le loro storie è più sotterranea e radicale: perché, sommandosi, i miei due eroi hanno fatto quello che avrei voluto fare io.

Nati alla periferia umana e urbana di due città italiane a pochi anni di distanza, percorsi dalla comune fierezza di chi deve guadagnarsi il proprio posto al sole, Filippo e Ruggero hanno due storie dall'incipit simile. Le loro vite, però, si muovono divergenti nella realtà e nel racconto che ascoltiamo dalla voce lucida e insieme partecipe di Walter Siti. Filippo ha vent'anni quando, sorvegliato dall'ombra dell'Etna, uccide la madre fedifraga e così amata, gesto estremo e vulcanico come il suo sentimento per lei. Ruggero ne ha qualcuno in più quando in America, col nome d'arte Carlo Masi, inizia la sua carriera di pornoattore; tornato a Roma, incontrerà Giovanni del Drago, l'uomo che farà di lui una principessa. In bilico tra tragedia e fiaba, quelle di Filippo e Ruggero sono vite amorali, davanti alle quali sospendere il giudizio, ma sono anche la filigrana attraverso cui, con una scrittura immersiva, Siti affronta il suo buio più segreto proprio mentre sperava di allontanarsene; perché i romanzi sono più intelligenti del loro autore e si parlano tra loro. Siti ci consegna un libro potente e disperato, scommettendo su una letteratura che sia ancora capace di farsi domande e di accettare l'imprevisto come risposta. 



Se dovessi raccontarvi tutto quello che mi ha suscitato questo libro, mi accusereste di avere un debole per Walter Siti. E avreste ragione. Io di lui leggerei anche la lista della spesa.
Mi piace il modo in cui tiene per le briglie la lingua italiana, la maestria con cui nella stessa frase - e qualche volta nella stessa parola - intreccia italiano, romanesco e/o siciliano, l’uso dei verbi come fossero ombre cinesi che si muovono nel teatro della vita, la sua fermezza (non facile impresa in un libro come questo) nel sospendere il giudizio quando si trova davanti all’Altro e il coraggio di “dire” al di là della morale con tutte le sue complicazioni senza senso.
Il (quasi) romanzo delle due vite (quasi) vere si  stende davanti al lettore/lettrice come un percorso alternato in cui la vita di Filippo d’Addamo, il matricida, e quella di Ruggero Freddi, il pornoattore gay che sposò il principe Del Drago, si danno il cambio nei capitoli fatta eccezione per quello centrale  - l’intermezzo vulcanico - dove l’autore decide di tuffarsi (e tuffarci) nella lava del dualismo che l’uomo coltiva da sempre nei confronti della Natura (madre benigna/natura selvaggia) e della conseguente duplice accezione.
E un po’ prendendo spunto dalla Natura (che non se ne frega molto del parere dell’uomo) così Walter Siti decide di intervistare e raccontare la vita di due persone agli antipodi che possono vantare la prerogativa comune d’essere messi da parte dalla società e poi additati come esempi da non seguire; e questo l’autore lo scrive con quella neutralità tipica di chi sa analizzare le cose e raccontarle addomesticando le parole in modo che non sia possibile, per chi legge, fraintenderle.
Nonostante questo giudizio sospeso, l’autore me lo perdonerà, confesso di aver provato empatia per Filippo e Ruggero. Soprattutto per Filippo. Il perdono non c’entra - nessuno chiede sconti di pena o giustifica le sue azioni - e neanche la pietà. C’entra la cultura, la società. C’entrano le esperienze di vita diverse e di cui siamo portatori, spesso come bestie da soma. C’entra la comprensione per la miseria o l’invidia per il successo dell’altro. Molti passaggi di questo libro mi hanno ricordato (forse troppo) quei ragazzi e quelle ragazze trascinate da una marea il cui risucchio non sempre ti riporta a riva, neanche se nuoti con tutte le tue forze. Alla fine ti fai inghiottire dalle onde, e resti sotto abituandoti a vivere e respirare con un polmone solo.
La storia di Ruggero è in apparenza meno drammatica, ma consiglierei di leggerla con il dovuto riguardo più che altro per andare oltre quelle copertine patinate del porno che tante fantasie e desideri suscitano in chi le guarda dall’esterno, eccitandosi o storcendo il naso. L’intelligenza di Ruggero - di questo matematico e plurilaureato che vive nutrendosi delle luci della ribalta e la cui onestà intellettuale io ammiro - gli ha garantito l’immunità (non totale ma relativa) dalla sorte a cui sono andati incontro molti suoi ex colleghi a fine carriera.
Quando sono entrata nel vivo di questo libro strano e, passatemi l’aggettivo, struggente nella sua disumana umanità, ho capito che mi ero ficcata in uno di quei viaggi che solo l’arte della letteratura consente di fare senza scottarsi sul serio, a metà tra il vero e l’invenzione, tra la tragedia e la speranza (e poi redenzione o consapevolezza), tra quello che non si può mandar giù e quello che, facendo parte della natura benigna/maligna, dobbiamo accettare come compagno di banco. 
Walter Siti ha mediato tra i protagonisti e noi regalandoci la vita di questi due stuntman - come li chiama - il cui lieto fine altro non è che mettere finalmente il piede nella banalità di una vita normale, dopo aver vissuto tra galera, piaghe e tagli auto inferti. 
“Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale” - Erotic Stomp Lucio Dalla,
Consiglio di leggere La natura è innocente a chi è disposto a spogliarsi da qualsiasi forma di pregiudizio o giudizio sull’esistenza e le azioni altrui, anche perché l’intento non è quello di giustificare o perdonare, ma solo quello di entrare in contatto - sotto le stelle e tra la furia della lava - con questa Natura che, alla fin fine, non si preoccupa di noi.


giovedì 4 gennaio 2024

RECENSIONE "UOVA" di Hitonari Tsuji

 

Buon pomeriggio, amici lettori!
Monica Burel ha letto "Uova" dell'autore Hitonari Tsuji, edito Rizzoli.



Titolo: Uova 

Autore: Hitonari Tsuji

Genere: Narrativa

Casa editrice: Rizzoli

Disponibile in ebook a € 7,99 

E in formato cartaceo a € 13,30



TRAMA:

Attorno al bancone di un izakaya le vite delle persone si sfiorano, si incrociano per il tempo di una birra per poi uscire dalla porta e tornare ognuna sulla sua strada. Sera dopo sera i volti si ritrovano e si salutano con un cenno del capo, familiari e sconosciuti allo stesso tempo.
Il locale Yururi a Tokyo non fa eccezione e diventa spettatore paziente di Satoji e Mayo che partiti da mondi distanti - lui un impacciato e introverso ex chef, lei una madre single con un passato burrascoso - si scoprono con il tempo alleati e complici.
Sarà la passione per le uova di Oeuf, la figlia dodicenne di Mayo, che permetterà a Satoji di entrare in punta di piedi nella vita di entrambe, lasciando parlare al posto suo piatti buonissimi cucinati con cura, amore e sincerità. Perché quando si mangia qualcosa di buono, l'animo si acquieta. Quando si ha la pancia piena, si è felici. Gli esseri umani sono fatti così.
Uova è popolato da un'umanità vivace e colorata, è una storia d'amore ma è anche e soprattutto una storia di vita che trova nella cucina e nella preparazione di piatti e ricette un veicolo unico e poetico per esprimere emozioni e sentimenti e scoprire, ognuno a modo suo, la strada per la felicità. 



Satoji e Mayo si incrociano nel locale Yururi a Tokyo.
Mayo è sposata e dopo un po' nasce Oeuf.
Per qualche tempo i due si ritrovano al locale senza mai parlarsi.
Mayo ad un certo punto non si fa più vedere e Satoji ne è dispiaciuto.
Ma la vita continua e destino vuole che dopo dodici anni Mayo ricompaia da sola. Si scoprirà che ha divorziato. Così, sera dopo sera, per quindici minuti o poco più, i due si incontrano senza darsi appuntamento.
Libro piacevole con il ritmo giapponese che lo contraddistingue dall'inizio alla fine. Libro adatto a chi ama le uova e i suoi mille modi per cucinarle. Libro adatto a chi ama la cucina e i modi giapponesi. Satoji e Mayo sono personaggi delicati, romantici ma senza smancerie. Affrontano i problemi di Oeuf come una coppia anche se non lo sono (almeno fino ad un certo punto). Alla loro storia si intrecciano quella del proprietario di Yururi e di altri clienti. Storie trattate sempre in modo pacato e senza affanni. Se vogliamo è un libro riposante, interessante e ora ho a mia disposizione varie ricette giapponesi con le uova come protagoniste!


giovedì 19 ottobre 2023

RECENSIONE "TUTTO IL BLU DEL CIELO" di Mélissa Da Costa

 

Buongiorno follower!
Recensione: "Tutto il blu del cielo" dell'autrice Mélissa Da Costa, 
edito Rizzoli. A cura di AnnaLety.


Autore: Mélissa Da Costa

Genere: Narrativa

Casa editrice: Rizzoli

Disponibile in ebook a € 7,99
E in formato cartaceo a € 13,30

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Cercasi compagno/a di viaggio per un'ultima avventura: sono le prime parole dell'annuncio che Émile pubblica online un giorno di fine giugno. Ha deciso di fare ciò che ancora non ha mai fatto, che ha sempre rimandato, perché nella vita va così. Partire per un viaggio on the road, setacciare paesaggi vicini eppure mai esplorati, affondare occhi e naso là dove non c'è altro che natura e silenzio, senza data di ritorno. Ha solo ventisei anni e una forma di Alzheimer precoce e inesorabile, per questo vuole vivere in completa libertà, lontano da chiunque lo conosca, fintanto che il suo corpo glielo concederà. Non si aspetta che qualcuno davvero risponda al suo appello, ma sbaglia. Qualche giorno dopo in una stazione di servizio, pronta a partire, protetta da un informe abito nero, con un cappello a tesa larga, sandali dorati ai piedi e zaino rosso in spalla, c'è Joanne. E così, su un piccolo camper, attraverso boschi profumati, torrentelli rumorosi, sentieri e stradine che si snodano tra le vette dei Pirenei e certi bellissimi borghi dell'Occitania, una giovane donna e un ragazzo s'incamminano. Parlano poco, forse cercano una dimensione diversa dove potersi incontrare, la parola giusta per bucare, senza fare troppo male, ognuno il dolore acuto dell'altro.
Tutto il blu del cielo, esordio di Mélissa Da Costa diventato un bestseller da seicentomila copie, è una storia di rinascita che dalla sofferenza vede sbocciare, pura e irrefrenabile, una gioia di vivere nuova, la bellezza assoluta della scoperta dell'altro, la magia del sentirsi umani. 


Questo è un romanzo straziante, sia chiaro fin da subito. Arriverete a un certo punto e maledirete il momento in cui avete deciso di leggerlo. Ma alla fine benedirete ogni singola lacrima versata perché nonostante tutto ne sarà valsa la pena.
D’altra parte già la trama si mostra inesorabile: Émile soffre di una rara forma di Alzheimer precoce, che gli concederà due anni di vita. Di fronte alla prospettiva di trascorrere il tempo che gli resta in ospedale, ad essere un peso per la famiglia, a subire la compassione degli amici, decide di acquistare di nascosto un camper e partire per un viaggio sui Pirenei, quel viaggio che aveva sempre sognato di fare con il suo migliore amico. E siccome l’amico è diventato papà da poco, Émile cerca un compagno di viaggio tramite un annuncio online. Quando ormai sembra che nessuno risponda, ecco che si fa viva Joanne: minuta, silenziosa, parla a monosillabi solo se necessario e veste sempre di nero. 
Viviamo il nascere di questa amicizia strampalata attraverso gli occhi di Émile e vediamo così il suo imbarazzo nel condividere un viaggio talvolta scomodo e faticoso con una persona di cui non riesce a capire i sentimenti: siamo proprio sicuri che la sua accondiscendenza sia sincera, oppure è solo cortesia? Sta veramente bene o non vuole essere un peso? Ma soprattutto, cosa le passa per la testa?
Tra un’escursione e un giro turistico, con gli esordi della malattia sempre più invadenti, Émile e Joanne diverranno veramente amici e un po’ alla volta la ragazza riuscirà ad aprirsi con Émile.
Accanto ai due protagonisti, scorrono personaggi che di secondario hanno poco, tutti accomunati da una grande empatia verso questi due giovani che sanno conquistare tutti quelli che incontrano lungo il loro viaggio. 
Con grande sensibilità, Da Costa restituisce una storia dolcissima seppur dolorosa. Ogni parola è un balsamo per il cuore e fa credere che in questo mondo non siamo da soli né siamo circondati da persone indifferenti. 
Il viaggio di Émile e Joanne è sia geografico, alla scoperta di una Francia forse poco conosciuta ma molto affascinante, sia interiore: i numerosi flashback si dipanano a tratteggiare ciò che è successo prima dell’inizio effettivo di questa storia, dando un’immagine dei protagonisti profonda e sincera.
Sia Émile che Joanne scopriranno che la vita, nonostante tutto, ha ancora sorprese e che quello che sembra finire non è invece la fine di tutto. 


venerdì 17 marzo 2023

RECENSIONE "VIE DI FUGA" di Lucrezia Sarnari

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Andrea Macciò ha letto per noi "Vie di fuga" dell'autrice 
Lucrezia Sarnari, edito Rizzoli.



Titolo: Vie di fuga
Autore: Lucrezia Sarnari

Genere: Narrativa contemporanea

Casa editrice: Rizzoli

Disponibile in ebook a € 9,99
E in formato cartaceo a € 17,10

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

"Sogna una storia 'alla Jane Austen' da sempre, ma vive Moravia." Non è l'inizio di una commedia romantica ma è la vita di Giulia, trentasette anni e il timore costante di aver scelto la strada sbagliata. L'unica volta che si è sentita in pace con la propria coscienza, perché non ha cercato la fine di una storia prima ancora di viverla e ha sposato suo marito, be' l'amore si è trasformato in quieto affetto. Nel frattempo ha trovato la sua via di fuga dalla realtà, quello che le sembra l'Amore con la "a" maiuscola, e si è incastrata in una conversazione a suon di notifiche che fanno trepidare il cuore, battute brillanti, selfie da inviare con nonchalance e ultimi accessi da controllare. Lui è Carlo, ed è sposato. Essere amanti è romantico solo il primo anno, e ai tempi della messaggistica istantanea solo il primo mese. Perché non c'è niente di peggio delle spunte blu quando lui visualizza e non risponde. Forse. Un giorno Internet salta, i social vanno in down, gli smartphone smettono di funzionare e "sta scrivendo" resta sullo schermo all'infinito. Non sono più i tempi di "Harry ti presento Sally", adesso c'è "Fleabag". E quando tutte le vie di fuga svaniscono e ti ritrovi in un bar di provincia a controllare ossessivamente la connessione che non torna, rimane soltanto una cosa da fare: smettere di rifugiarti nel mondo del "e se?", tirare fuori dal cellulare tutto quello che ci hai nascosto e prendere delle decisioni. Lucrezia Sarnari ci racconta quello che non si osa dire sui sentimenti e sull'amore ai tempi di WhatsApp. Leggendo questa storia inciampiamo nella vita di Giulia ma anche nelle nostre. 



Vie di Fuga di Lucrezia Sarnari parla di un'ansia tipica del mondo di oggi, dell'epoca dei social: quella da disconnessione, definita dagli psicologi come sindrome FOMO. Un giorno, una vasta porzione dell'Umbria è tagliata fuori dalle connessioni internet con effetti imprevisti sulle vite dei protagonisti. Il libro tratta anche un altro tema attualissimo, la diversità radicale tra la vita delle grandi città e quella dell'Italia profonda della provincia.
Che cosa potrebbe succedere nelle nostre vite onlife, come le definisce il filosofo Luciano Floridi, che si dipanano in uno luogo intermedio tra il mondo fisico e lo spazio virtuale racchiuso in smartphone e pc, se un giorno una tempesta solare mandasse in down le connessioni internet di una vastissima zona dell’Italia Centrale? Il termine down ricorda lockdown un evento imprevisto che irrompe a rivoluzionare le nostre vite, e la riflessione sulla nostra dipendenza dalle relazioni virtuali il film di Paolo Genovese “Perfetti Sconosciuti”.
La protagonista Giulia è un’insegnante di 37 anni, intrappolata in una vita che le sta sempre più stretta, tra un matrimonio ormai spento con il collega Mattia, che non ama più, e il sogno di diventare scrittrice a tutti gli effetti. La via di fuga di Giulia è un corso di scrittura creativa che le consente di lasciare tutti i weekend Perugia, la sua città natale, per raggiungere Roma. Qua conosce Carlo, giornalista che si occupa di politica. Dopo la grigia relazione con Mattia, per Giulia è arrivato finalmente il momento di conoscere l’Amore con la A maiuscola? Gli incontri reali tra Giulia e Carlo sono ad alto livello di coinvolgimento erotico. Ma Carlo è sposato, e non sembra intenda lasciare la moglie, il corso sta per finire… e la loro relazione si trasforma in un’intesa virtuale: messaggi, notifiche, spunte, batticuori virtuali. Una via di fuga da una realtà che la soffoca. Accanto a Giulia, le due amiche storiche, la collega Francesca e Irene, che lavora in un negozio di scarpe.
Come Giulia, anche le due amiche, che lei crede di conoscere benissimo, hanno delle vie di fuga custodite segretamente nei loro telefoni e pc. Il down provocato dalla tempesta solare costringe le persone a uscire di più, per incontrarsi anche fisicamente e parlarsi. E le vie di fuga virtuali escono allo scoperto: Francesca ha una relazione con il cameriere del bar che frequentano abitualmente, Irene è segretamente attratta da una donna, Benedetta, impiegata della banca vicina al suo negozio. Irene e Benedetta hanno fatto l’amore una sola volta, esperienza che per l’amica di Giulia è stata bellissima e indimenticabile. Irene fatica tuttavia a lasciarsi andare al suo nuovo amore, mentre per Francesca si tratta (almeno in apparenza) di una storia di sesso senza importanza.
Accanto alle vite delle tre protagoniste, ci sono quelle degli studenti come Lara, Stefano e Camilla. Anche in questo il down della tempesta solare ha un ruolo importante, perché impedisce a un video girato da Stefano, ragazzo ricco e benestante, durante il suo incontro con Camilla, di girare velocemente sui telefoni degli amici facendolo diventare virale e rischiando di esporre Camilla alla gogna pubblica. Questa parte, secondaria, induce tuttavia a una riflessione interessante sul tema del sexting e del cosiddetto revenge porn: ad essere vittima sono quasi sempre le donne. Al di là della violazione della sfera intima e privata che comporta il revenge porn, è un indicatore della cultura ancora profondamente patriarcale e bigotta che permea la società italiana. Se per il ragazzo mostrare il video è motivo di vanto, per Camilla sarebbe motivo di vergogna, come se il piacere femminile fosse di fatto ancora tabù. Numerosi tragici casi di cronaca lo dimostrano.
Il down delle connessioni internet costringe quindi le protagoniste a mettersi di fronte alle loro scelte: limitarsi a piccole vie di fuga rispetto a una vita quotidiana che le opprime, o prendere la loro stessa vita in mano e rovesciare il tavolo? Per Giulia, prendere l’auto e andare comunque lo stesso a Roma a incontrare Carlo?
Vie di Fuga (con il bel sottotitolo “la vita da adulti fa schifo”) è un romanzo apparentemente leggero, ma in realtà carico di riflessioni psicologiche e sociali. Per Giulia, che abita in una città medio-piccola come Perugia, il binario est di Roma Termini è lo spartiacque tra due Italie. Non a caso, sia a Roma Termini che a Roma Tiburtina, i binari che collegano la capitale con l’Italia profonda delle regioni centrali appenniniche (Umbria, Abruzzo, Toscana interna, Molise, Castelli Romani) sono separati da quelli dell’alta velocità che la collegano con le metropoli del Nord e del Sud. Anche io ho quella sensazione, quando il treno del binario est partito da Termini lascia la direttissima e sbuca alla stazione di Orte per poi inoltrarsi nelle vallate umbre, che si stia entrando in un’altra dimensione. E poi quanto la nostra vita è dipendente dai dispositivi virtuali? Per alcune persone è più reale la vita racchiusa nello smartphone o nel pc che una vita quotidiana nella quale ci si trascina a volte per inerzia come maschere pirandelliane. Il down elettronico costringe a uscire per incontrarsi davvero, e insieme, un po’ come accaduto per il lockdown che pur non c’entrando nulla suona affine, determina per rimbalzo quando finisce una complessione flessione dei freni inibitori e la vera natura delle amiche di Giulia viene fuori.
A un certo punto, la sospensione della vita virtuale finisce e le protagoniste sono messe di fronte a una scelta: rovesciare il tavolo, provare davvero a cambiare vita con Carlo, con il cameriere del locale o con Benedetta, o continuare la vita di sempre allietata dal piccolo spazio di libertà delle vie di fuga.
Ho molto apprezzato Vie di Fuga di Lucrezia Sarnari, la scrittura è sempre coinvolgente e mai banale, e tutti i temi affrontati sono di grande attualità: dalla sempiterna ricerca del vero amore (io davvero non lo so, cos’è l’amore dice Giulia a proposito del suo matrimonio), quello realmente capace di scompaginare le nostre esistenze e le nostre certezze, come accade con Irene, che si riteneva totalmente eterosessuale, quando incontra Benedetta, alla questione del revenge porn, alla particolare morfologia dell’Italia, nella quale pochi minuti di treno separano una capitale ricca di opportunità, ma affollata e caotica, da una provincia slow e gentile, con relazioni sociali più strette, che magari però appare un po’ noiosa a chi ci abita. E sullo sfondo il tema dell'ansia postmoderna della disconnessione o del FOMO.
È un libro che consiglio volentieri, difficile da inquadrare in un genere, anche se può apparire affine a quello del romance (un po’ come accade con i gialli storici di Maurizio de Giovanni: sono certamente romanzi polizieschi, ma non si riducono al genere) perché l’amore non è l’unico tema; questo per me è un pregio, perché significa che siamo nel campo della letteratura tout court.


giovedì 29 ottobre 2020

RECENSIONE "CASCASSE IL MONDO" di Maria Cristina Maffeis

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Franca Poli ha letto "Cascasse il mondo" dell'autrice Maria Cristina Maffeis, 
edito Rizzoli.




Autore: Maria Cristina Maffeis
Genere: Romance

Casa editrice: Rizzoli

Disponibile in ebook a € 9,99
e in formato cartaceo a € 16,15

Pagina autoreMaria Cristina Maffeis



TRAMA:

 Nella vita di una donna, le amiche sono fondamentali. Titti lo sa bene e infatti, "cascasse il mondo", non rinuncerebbe mai agli incontri con le sue compagne di avventure. Lei è lo spirito libero del gruppo, quella che affronta ogni circostanza con l'energia di un vulcano e il sorriso pronto. Poi ci sono loro: Ndidi, la chirurga, razionale e cinica (ma solo a prima vista); Adriana, l'insegnante dall'animo inguaribilmente romantico; e infine Irma, che di mestiere è psicologa e di soprannome è "la Dolce". I loro problemi sono quelli di tutte le donne ma, tra maschi incapaci, parenti a dir poco eccentrici e animali domestici un po' matti, ce n'è uno più grande degli altri, un dramma che le accomuna e le spinge a restare unite per darsi forza e speranza. Così, davanti a un caffè o a un aperitivo, ogni appuntamento è l'occasione per chiedere e regalare consigli, per condividere segreti, sogni, successi, ma anche delusioni e dolori. Perché solo la vera amicizia può aiutarci ad affrontare i periodi difficili e a riscoprire il sollievo di una risata al momento giusto. E perché vivere con intensità il presente è il rimedio migliore per sconfiggere la paura del futuro. 



In "Cascasse il mondo", Titti, la protagonista, ci parla con ironia della sua malattia.  Sarà infatti lei la voce narrante di questo romanzo. Non si limiterà però a raccontarci quello che sta succedendo a lei, ma ci parlerà anche di quello che accade alle sue amiche. Ci fa capire quanto possa essere bella un'amicizia sincera fra donne. Di quanto le donne possano combattere insieme grandi battaglie come, ad esempio, affrontare una malattia grave, un divorzio, una situazione familiare piuttosto incasinata. 
Scritto in modo fluido e divertente nonostante la tematica della malattia, questo libro mi ha coinvolto dalla prima all'ultima pagina. Ero curiosa di sapere come Titti e le sue amiche Ndidi, Adriana e Irma avrebbero affrontato i loro problemi. Ognuna di loro ha, o ha avuto, a che fare con uomini inaffidabili, parenti un po' strani, animali altrettanto strani e strambi. 
Le protagoniste sono forti e carismatiche e le loro storie appassionano. Si entra facilmente in empatia con loro anche perché chiunque può rispecchiarsi in queste donne.  Hanno un proprio carattere e un differente modo di affrontare i problemi sia familiari che lavorativi. 
C'è la dottoressa specializzata in chirurgia, che deve compiere salti mortali per farsi valere e rispettare sul lavoro. Inoltre, deve fare i conti con un marito che si è “preso” una pausa dai doveri familiari per ritrovare se stesso. 
Troviamo l'insegnate precaria che ha problemi a far quadrare il bilancio familiare, visto che il marito ha parecchie idee, ma nessuna si concretizza in fonte di guadagno. Inoltre si ritrova a convivere con Domitilla, l'anziana prozia del marito dall'età indefinita che è veramente una fonte di perle di saggezza. 
Poi c'è la psicologa, anche lei con problemi coniugali alle spalle. 
Infine c'è la cameriera che lavora in un bar. 
Hanno però una cosa che le accomuna: l'amicizia!  Cascasse il mondo, queste quattro donne non rinuncerebbero mai a trascorrere un po' di tempo assieme. Non ha importanza se ne hanno a sufficienza per pranzare oppure solo quello per prendere un caffè, devono incontrarsi, perché per loro l'amicizia è fondamentale. In questi incontri si possono confrontare, condividere segreti, sogni, delusioni e speranze, chiedere o elargire consigli.
Mi è piaciuto molto il finale a sorpresa. Per buona parte della lettura non ho minimamente sospettato che il libro potesse terminare così. Devo dire che sono rimasta piacevolmente colpita. 
È un libro che mi ha commosso e fatto ridere al tempo stesso! Una storia che affronta un tema delicato quale la malattia, ma che viene trattato dall'autrice in modo “leggero” e ironico. 
Lo consiglio sicuramente.