Buongiorno, amici lettori!
Recensione: “Di cera e carne” dell'autrice Penelope White.
A cura di Andrea Macciò.
Autore: Penelope White
Genere: Thriller psicologico
Disponibile in ebook a € 0,99
E in formato cartaceo a € 15,60
TRAMA:
Nel COFS non ti insegnano a sparare meglio, ma a proseguire quando gli altri si fermano, in operazioni senza nome, senza firma, senza ritorno.
Così Cristina ha imparato a funzionare senza sentire. Addestrata a sopravvivere, non ad amare.
Ma Nathaniel, un bambino bulgaro strappato a un traffico di minori, incrina quell’addestramento.
Contro ogni protocollo, lo salva, lo porta via con sé e lo cresce come un figlio.
Ora Nathaniel è scomparso.
Ciò che resta sono solo frammenti che non combaciano: storie che si smentiscono e sparizioni che, in un modo o nell’altro, riportano sempre allo stesso punto.
Cristina si lancia in una caccia solitaria, in bilico tra la memoria da soldato che la rende letale e la ferita di una madre che la rende vulnerabile.
E più si avvicina, più diventa difficile capire cosa sta inseguendo davvero.
Un thriller psicologico teso e disturbante, dove l’amore materno diventa ossessione. Una ricerca che scava nel passato, fino a mettere in dubbio ciò che si credeva di aver salvato.
L’opera contiene tematiche e scene di natura violenta e psicologicamente intensa che potrebbero risultare disturbanti per alcuni lettori. Si consiglia la lettura a un pubblico adulto.
“Di cera e carne” inizia in un teatro di guerra. Cristina è una ragazza arruolata nei COFS (Reparto Operativo Forze Speciali), un reparto dell’esercito nel quale è stata addestrata ad operazioni mirate, condotte in anonimato, a sopravvivere in qualsiasi situazione e a continuare dove gli altri si fermano.
La vita di Cristina, condotta secondo disciplina militare che l’ha abituata a funzionare senza “sentire” e amare, viene rivoluzionata dall’incontro con Nathaniel, un bambino bulgaro incontrato durante un’operazione di contrasto a un traffico di minori.
Cristina rientra in Italia e lascia prima i compiti operativi e poi lo stesso COFS. Grazie all’incontro con Alessio Valenti, psicologo scolastico che la convoca a causa di alcuni comportamenti anomali di Nathaniel, Cristina conosce per la prima volta nella vita l’amore, la leggerezza, l’intimità, la possibilità di vivere una vita che non sia legata a ordini e protocolli.
A un certo punto questa nuova perfezione viene incrinata dalla scomparsa di Nathaniel, ormai maggiorenne. Per la polizia sembra essere un allontanamento volontario.
Cristina, che nel frattempo con Alessio ha avuto una figlia, Arianna, non accetta questa versione e attingendo al suo “istinto” da soldato inizia una ricerca ostinata e solitaria di quel figlio adottivo al quale è legata in maniera viscerale. Lentamente, sembra avvicinarsi a una verità che la riporta indietro alla sua vita precedente in un reparto militare di eccellenza. La narrazione alterna il POV di Cristina a quello di un misterioso personaggio impegnato nella realizzazione di un progetto criminale dai contorni non definiti. Forse la stessa persona che ha rapito Nathaniel e altri ragazzi legati a quel traffico di minori?
“Di cera e carne” è un thriller psicologico che scava a fondo nel tema dell’amore materno e delle conseguenze dei traumi subiti dalle persone che nell’infanzia hanno vissuto esperienze difficili ed estreme.
Cristina De Giovis è un personaggio di grande complessità e profondità, in lei convivono lo spirito di sacrificio e l’abnegazione acquisita nell’esperienza militare nei COFS con il desiderio di leggerezza, di amore, di complicità che sembra attuarsi in modo perfetto con Alessio e un attaccamento materno a questo bambino diventato ragazzo che le ha rivoluzionato la vita, che a volte appare ai limiti dell’ossessivo.
La narrazione è caratterizzata da una scrittura sincopata e dominata da periodi brevi, adattissima a rappresentare una tensione crescente mentre Cristina scava nel passato alla ricerca di risposte, risposte che l’autrice sembra evocare disseminando qua e là indizi appena suggeriti.
“Di cera e carne” è il primo thriller di Penelope White, autrice di racconti, “dark romance” e di romanzi erotici ambientati nel mondo del Bdsm caratterizzati da un’inusuale profondità psicologica dei personaggi, da uno studio minuzioso delle ambientazioni, da una ricerca incessante sulla scrittura e la sua evoluzione. Caratteristiche che ritroviamo anche in “Di cera e carne” nel quale ci porta dentro la mente della protagonista Cristina, una ragazza che ha formato la personalità in un ambito inusuale come un reparto militare d’eccellenza. Non diversamente dagli ultimi romanzi, l’autrice ci racconta l’unicità di ogni vita e di ogni relazione umana, mostrando una perfetta padronanza dei tempi e del linguaggio di un thriller con sfumature talora di horror.
“Di cera e carne” è un romanzo che conferma il talento di un’autrice in continua ricerca ed evoluzione, per la quale la scrittura è ricerca incessante e necessità, sempre capace di uscire dal recinto del “genere” per costruire un suo personalissimo universo letterario.















