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giovedì 25 aprile 2024

RECENSIONE "COLPO DI PARAFULMINE" di Ophelia Kenn

 

Buon pomeriggio, amici lettori!
Recensione: "Colpo di paraFulmine" dell'autrice Ophelia Kenn, edito Òphiere 
- I brillanti di Mamma Editori. A cura di Silvia Cossio.



Autore: Ophelia Kenn
Genere: Commedia romantica

Casa editriceÒphiere 

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 11,21

Contatti autore: Facebook



TRAMA:

Una single irriducibile e un irresistibile duca in fuga.
Sei a spasso nella neve, di notte, per ossigenarti prima di dormire, e ti spunta davanti un duca nudo, uguale uguale a Henry Cavill.
È Romance. Succede, ed è “love at first sight” per questa commedia romantica di Natale.
Poppy, una ragazza come tante, ha una vera fissa per le erbe, le raccoglie e le prepara per la sua erboristeria online e decide con le amiche di andare a trascorrere le vacanze in una baita isolata , nelle montagne della Scozia con il progetto di rimettersi un po’ in linea e quindi di superare il Natale solo con barrette dietetiche. Qui incontra Hawthorne che invece è un vero duca dei giorni nostri ed è confinato a poca distanza dalla baita di Poppy perché, con il cugino, ha intenzione di dar corso a una sfida nell’ultimo giorno dell’anno: nuotare in un lago ghiacciato. Non sarà facile per Poppy accettare l’interesse di un uomo cui non manca veramente nulla, così bello e così upper class. Lei infatti non ha mai tanto confidato nelle proprie attrattive e invece il duca si rivelerà irriducibile. Hawthorne ha infatti un segreto, l’intima paura di tutto lo ossessiona e proprio la determinazione di Poppy e la sua volitività è ciò di cui lui ha bisogno. 



Complice la primavera che tarda ad arrivare, ho trovato adatta la scelta di un libro ad ambientazione natalizia 😂
Hawk Hawthorne, ventotto anni, ventesimo duca di Bridgewater, un uomo pieno di fobie che gli condizionano la vita, ipocondriaco e con una certa inclinazione alla scaramanzia - teme la sfortuna e le azioni scaramantiche sono la normalità per lui -, accetta la sfida fatta dal cugino, Lord Alder De man, visconte di Bute: nuotare in un lago ghiacciato la notte di Capodanno. I due, insieme allo zio, Shamrock Beirne, detto Rock, baronetto, decidono di trascorrere qualche giorno nel loro chalet di montagna, per prepararsi al tuffo nelle acque gelide del lago. 
Poppy Osbourne, ventisette anni, coltiva erbe medicinali, vende preparati online e in televisione. Ha fondato una società, la Osbourne Newell & Shine, con le amiche Honey e Rosie.
Durante una vacanza nelle Cairngorms, in Scozia, in un rifugio di montagna, con le amiche/colleghe e il cane Duke, per testare l’efficacia dei prodotti che vende, fa la conoscenza del protagonista. Un incontro decisamente bizzarro con lui senza abiti, gli attribuiti - alias parafulmine, alias canna da pesca, alias salsiccia e chi più ne ha più ne metta - esposti alle intemperie. Gli altri incontri non sono da meno, sempre destinati ad avvenire senza vestiti… con il protagonista a proprio agio nella sua nudità, quasi come se fosse normale andarsene in giro nudi di notte, nella tormenta.
Non potrebbero essere più diversi, lui un ricco aristocratico, lei una semplice ragazza che deve barcamenarsi per arrivare a fine mese, ma per qualche motivo sembra si facciano bene.
La vicinanza a Poppy fa da terapia d’urto: lei gli fa dimenticare le sue fisse. 
Ma anche lei ha i suoi problemi e frequentare Hawk rafforza la sua autostima.
I due si girano intorno, si punzecchiano, si amano e si odiano.
In più di una occasione mi sono ritrovata a ridere di gusto, in altre ero imbarazzata immaginandomi al posto della protagonista. Le scaramucce nate dalla fantasia dell’autrice rendono oltremodo piacevole la lettura di questo romanzo.
Finale un po’ inverosimile (non mi riferisco all’epilogo), ma, considerando il contesto un po’ particolare, ci sta, poiché risulta compatibile con l’insensatezza generale che aleggia sopra questa storia. Mi rendo conto che questa frase potrà risultare strana, capirete leggendo il libro.
Sparsi qua e là diversi errorini di distrazione, che tuttavia non penalizzano il contenuto.
Lettura consigliata.

PS: Ho acquistato diversi libri di questa autrice (con pseudonimi vari ed eventuali), ma non sono mai riuscita ad andare oltre il primo capitolo. Ho sempre trovato il suo stile complicato per me, alle volte troppo elaborato tanto da rendere difficoltoso il proseguimento ed essere costretta e rileggere alcuni passaggi. 
Dal momento che interagisco spesso con lei sui social e ha un modo di porsi a volte simpatico, passatemi la leggerezza del termine, a volte polemico - la sua sagace ironia traspare dalle recensioni che condivide, il suo modo di fare schietto me la fa apprezzare, sebbene alle volte possa risultare sopra le righe - non ho mollato, con la certezza, dentro di me, che fosse giusto dare un’altra possibilità al suo lavoro. E, alla luce di quanto scritto sopra, appare evidente che la mia perseveranza è stata premiata.
Per la mia felicità e spero anche per la sua 😉 


lunedì 29 gennaio 2024

RECENSIONE "IL PREDATORE CIECO. UNA STORIA CRIMINALE DEL TIBURTINO" di Luca Eusepi

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
del Tiburtino" di Luca Eusepi, edito Òphiere - I brillanti di Mamma Editori. 
A cura di Anna Lety.



Autore: Luca Eusepi

Casa editriceÒphiere 

Al momento, il libro è stato ritirato dalla vendita

Contatti autoreFacebook - Instagram 



TRAMA:

«Ho passato un anno di carcere immerso nei  libri, ora da libero mi ritrovo una storia da raccontare che mi ha portato dall'essere un imprenditore di successo incensurato, a mercante d'oro in Africa, a narcotrafficante in Sud America... Mi chiamo Luca, ho 46 anni e non sono uno scrittore.» 
Da giovane manager, a cercatore d'oro, a trafficante di droga... a uomo normale.
Una storia criminale del Tiburtino.  



“Il predatore cieco” è una biografia che si legge come un romanzo. A volte sembra davvero una storia di fantasia, talmente fuori dall'ordinario sono le vicende narrate.
La prosa scorrevole e lo stile asciutto rendono la lettura veramente piacevole, e insieme alla curiosità di come andrà a finire, è facile leggerlo d'un fiato.
Luca è il classico bad boy, il ragazzo che nessuna madre vorrebbe come marito della propria figlia: la sua ambizione senza confini e senza remore lo porta su quella che comunemente definiamo una cattiva strada. Traffici loschi, droga, personaggi ambigui, donne bellissime, non manca nulla. 
Durante la lettura ho provato una sensazione di sdoppiamento: da un lato la parte razionale, che si stupiva che una persona potesse raccontare con malcelato orgoglio misfatti di tale portata, dall’altro la parte emotiva, che non poteva fare a meno di lasciarsi affascinare da un uomo pieno di carisma.
Luca ha suppergiù la mia età e più di una volta mi sono trovata a confrontare dove ero e cosa facevo io in quell’anno preciso, a quella stessa età, magari mentre lui era in viaggio su un’auto rubata in Marocco, senza ancora sapere come, e se, sarebbe tornato a casa, o mentre era in Sudamerica per un traffico ancora più losco. E sì, lo confesso, un po’ di invidia l’ho provata. Non tanto e non solo per i viaggi, e i soldi, ma soprattutto per la naturalezza con cui Luca è uscito dagli schemi. Aveva un obiettivo e ha fatto di tutto per perseguirlo. Ha rischiato e ha pagato. Non ne faccio un santo, resta sempre un fuorilegge, ma è comunque uno tosto. E il fatto che abbia pagato e che ne sia uscito a testa alta, la dice lunga sul suo carattere.
Alla fine mi sono sentita come quella volta in cui ho guardato “Blow”, con Johnny Depp e Penelope Cruz: in questa pellicola, la storia di un narcotrafficante del cartello di Escobar, si arriva a simpatizzare talmente con i protagonisti (i “cattivi”) che alla retata finale arrivi a dispiacerti per loro. 
Lo stesso effetto l’ho provato con “Il predatore cieco”, non tanto per la storia in sé ma per il modo in cui viene raccontata. Inizia con una canzone degli anni ‘90 e sembra proseguire su queste note, fatte di sogni, di disperazione, di lotta, di voglia di indipendenza. Sembra di sentire in sottofondo una batteria rabbiosa, un basso graffiante, e una voce arrochita dall’alcol e dal fumo cantare di una vita maledetta. Eppure, in fondo a quello che pare un tunnel senza via di uscita, c’è la luce della rinascita.


lunedì 22 gennaio 2024

RECENSIONE "IL PREDATORE CIECO. UNA STORIA CRIMINALE DEL TIBURTINO" di Luca Eusepi

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
Recensione "Il predatore cieco. Una storia criminale del Tiburtino" di Luca Eusepi, edito Òphiere - I brillanti di Mamma Editori. A cura di Silvia Cossio.



Autore: Luca Eusepi

Casa editriceÒphiere 

Al momento, il libro è stato ritirato dalla vendita

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

«Ho passato un anno di carcere immerso nei  libri, ora da libero mi ritrovo una storia da raccontare che mi ha portato dall'essere un imprenditore di successo incensurato, a mercante d'oro in Africa, a narcotrafficante in Sud America... Mi chiamo Luca, ho 46 anni e non sono uno scrittore.» 
Da giovane manager, a cercatore d'oro, a trafficante di droga... a uomo normale.
Una storia criminale del Tiburtino. 



Storia autobiografica di Luca Eusepi. 
Come in una sorta di diario, l'autore mette nero su bianco la sua vita, le sue scelte, giuste o sbagliate che siano, le relative conseguenze. 
Descrive come, in un crescendo, la sua vita cambia, proiettata verso la ricerca del successo economico. Capisce che per arrivare a certe posizioni si deve rinunciare all'onestà. La crisi economica e la fiducia tradita da parte di chi riteneva amici gli confermano che la rettitudine non viene ricompensata. 
I problemi non tardano ad arrivare, destabilizzandolo. In un susseguirsi di eventi, di scelte sbagliate ed espedienti, assistiamo al suo declino totale - forse sarebbe più corretto parlare di “declino morale”, ma è un punto di vista soggettivo che ho motivo di credere che non andrebbe a combaciare con quello del protagonista.
Fino ad arrivare al momento in cui la vita gli presenta il conto.

Oro, oro, oro... Avevo inanellato uno dopo l'altro i gironi del mio inferno personale: il traffico di auto rubate, il riciclaggio, le spedizioni punitive, il traffico di droga e ora il carcere.

A questo punto, il protagonista, con l'amaro in bocca, tira in ballo le istituzioni, dove non tutto è onesto e limpido come dovrebbe. Senza nulla togliere alla veridicità o meno di queste affermazioni, mi è sembrato un modo per pulirsi la coscienza. Quasi come se tutto quello che ha fatto non sia il risultato delle sue azioni, bensì la conseguenza di altro: colpa prima della madre, poi della moglie, degli amici... Voglio dire, tutti nella vita affrontiamo delle difficoltà e molti sono vittime di soprusi, ma non per questo si finisce con il diventare dei delinquenti. 
In questa fase, stando a quello che si legge, non si percepisce pentimento, se non per il fatto di essere finito dietro le sbarre. Mai una frase di empatia verso la moglie, vittima a sua volta di una situazione imposta, nel testo si parla solo della sua insofferenza. Nemmeno l'arrivo di una figlia lo distrae dai suoi propositi. 
Sarò onesta, non ho potuto fare a meno di chiedermi se questo libro non fosse l'ennesimo tentativo di raggiungere l'oro... D’altronde, si sa, certi argomenti vendono, e alla pubblicazione di storie di questo tipo spesso fa seguito la trasposizione cinematografica/televisiva. Poco importa se a raccontarsi sono serial killer, stupratori e chi più ne ha più ne metta, se va di moda… L’apoteosi del cattivo gusto. Non sono felice di averlo preso, mi sembra di aver contribuito in qualche modo a questo meccanismo di mercato-malato. Quando l’ho scaricato, ero convinta si trattasse di un’opera di fantasia; mea culpa per non aver approfondito.
Tornando alla biografia, dopo aver scontato la pena, ha inizio la "vita adulta" di Luca Eusepi.
In quest’ultima parte della storia, ho notato qualcosa di diverso nel modo di esporre, quasi come se fosse scritto da un'altra mano, ma forse è solo una mia impressione. Ho trovato inutile la descrizione di certi dettagli, come le varie “incomprensioni” fra le donne della sua vita. Parere personale, naturalmente.
Concludendo, non sono solita esprime giudizi sulla vita degli altri, ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma l'autore, pubblicando questo libro, ha deciso di sua spontanea volontà di esporsi al parere altrui. La verità è che non sono mai stata a favore di coloro che fanno dei loro errori motivo di vanto, un tornaconto se così vogliamo definirlo (e, decidendo di diffondere eventi riguardanti la propria vita, questo è quello che sembra). Andrebbe bene se, dopo aver toccato il fondo, si assistesse a una vera e propria trasformazione, con tanto di buon esempio da seguire, ma di redenzione se ne vede poca.

Sì, mi piaceva vivere sopra le righe, la mia era una ricerca personale. Avevo sempre voluto fare la bella vita, essere nelle condizioni di poter fare ogni cosa. Il protagonista della Metamorfosi di Kafka muore da insetto dentro la sua stanza e io non volevo fare quella fine. Per me la vita era un'altra cosa, era puntare sempre più in alto. 

PS: Apprezzo il fatto che l'autore dichiari da subito di non essere uno scrittore - chiaramente il libro vuole essere una biografia fine a se stessa - tuttavia le capacità comunicative non gli mancano. Lo stile non mi è dispiaciuto affatto, tranne forse nell’ultima parte che ho trovato un po’ caotica, ma forse ciò è legato al cambiamento di cui faccio riferimento sopra. Dovrebbe prendere in considerazione di continuare su questa strada.


venerdì 13 gennaio 2023

RECENSIONE "UN MARCHESE PER NEMICO" di Lyanne Quay

 

Buongiorno follower, buon venerdì!
Daniela Colaiacomo ha letto "Un marchese per nemico. Odiare il proprio nemico fino a morire d'amore, e sperare che lui ricambi la cortesia" dell'autrice Lyanne Quay, edito Òphiere - i brillanti di Mamma editori.


Autore: Lyanne Quay
Serie: Hellfire
Genere: Romance storico

Casa editriceÒphiere

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 11,80



TRAMA:

Londra
Il bel mondo dell’aristocrazia britannica
il Settecento del Secolo dei Lumi
Si dice che, a forza di guardarsi allo specchio, ne esca il demonio, ma se a riflettervisi è il marchese di Ettrick, a uscirne è il diavolo in carne e ossa. Un demone cartesiano, dall’aspetto artificioso e sulfureo, curato nei particolari per intimidire e sedurre.
Ha trasferito l’amore sentimentale in quello per la Scozia e, dalle donne, vuole solo un’anima da rivendere. Almeno fin quando non cercherà di soggiogare quella di Horatia.
La giovane orfana scozzese, allieva di Sansevero, il principe degli alchimisti, alchimista ella stessa e studiosa di anatomia, è diventata una valente squartacadaveri e viene richiamata a Londra dal suo tutore, il diavolo in persona, il marchese di Ettrick.
Horatia e il Marchese sono inconciliabili, come Venere l’astro della sera e Lucifero l’astro del mattino, almeno finché non scopriranno di comporre insieme la più luminosa di tutte le stelle.
Il minuetto dell’angelo e del diavolo sullo sfondo della più sfrenata guerra dei sessi.

Quello che da subito mi ha colpita di questo libro è stata la sua peculiarità, il tratto distintivo che lo differenzia da tanti altri: il linguaggio, a mio parere, consono alla particolare collocazione storica, la seconda metà del Settecento inglese a ridosso della guerra d'indipendenza americana.
Siamo nel 1746, lord Fox Codwallader Scott, settimo marchese di Ettrick, appena diciottenne alla sua prima missione per conto della Gran Loggia di Scozia, incaricato della scorta di James Gordon, di sua moglie Susan e della loro bambina Horatia, commette un terribile errore.

Era ancora difficile ammetterlo, ma il cavaliere di diciotto anni prima aveva esitato a far fuoco. E sol perché davanti si era trovato due donne.
Era stata una remora fatale, perché le dame spararono. Uccisero. Non c’era stata speranza per i giovani coniugi e ben poca ne era rimasta per la loro piccola orfana.

Quando Sua Grazia Sholto Gordon, decimo duca di Napier, nonno della piccola, avendone ripudiato il padre, rifiuta di riconoscerla come nipote e di accoglierla in casa, il giovane cavaliere, con dispendio di energie e di sostanze, ne assume la tutela. 
Horatia cresce così al Miglio d’Oro, un gruppo di giovani donne riunite per essere educate e istruite sotto l'egida Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, a Napoli. Ha rimosso il passato legato all'omicidio dei genitori e il rifiuto di suo nonno, mentre associa all'odore di cumino brutte notizie e disgrazie - sta a voi scoprirne il motivo -; l'unico ricordo, piacevole e confortante, è un viso, Angelo d’amore, lo chiamava lei, ma forse erano soltanto gli occhi di suo padre. 

Se tentava di risalire a quel giorno, un senso di calore la circondava, sicurezza e amore. Ma poi subentrava il cumino e nella mente calava il buio, tra malessere e capogiri, finché non comparivano gli occhi a salvarla. Rassegnata alla solitudine interiore, senza qualcosa di suo, Horatia non aveva nulla di esclusivo, nemmeno i ricordi, nemmeno il futuro consegnato al tutore.

Convinta che Fox l'abbia di proposito allontanata dalla propria famiglia, prova per lui un rancore profondo.
Alla morte di tutti i suoi parenti, essendo la patente del ducato trasmissibile in linea femminile, Horatia eredita il titolo diventando ricchissima.
Fox, nell'intento di recuperare parte dell'ingente somma di denaro spesa per il Miglio d’Oro e l'educazione della giovane duchessa, la richiama a Londra per un matrimonio convenientemente combinato. 
Donna forte e di carattere, Horatia vuole tornare a Napoli dove si sente al sicuro e per questo mette in atto una vendetta singolare.
Fox è affascinato da Horatia sin da quando, nanetta inquietante con una maledetta forza nelle dita, l'ha presa in braccio.

Horatia era enormemente pericolosa, ben più delle assassine mandate dalle compagnie commerciali, ben più di una cortigiana astuta. E quegli occhi gli facevano tremare le ginocchia. Era davvero una strega. Ettrick non era avvezzo alle stupide superstizioni, ma la sensazione di pericolo non se ne andava.

Dopo aver consegnato la bambina all'educazione del principe di Sansevero, era restato nella penisola per qualche mese, a vagare in caccia di arte e bellezza.

Al ritorno non sarebbe più stato lo stesso. Non solo il fallimento lo aveva segnato profondamente. In quei cinque mesi nel continente, aveva appreso dai prelati romani e della corte borbonica il segreto potere di uomini prodighi di sforzi nel mascherare il pugno di ferro dietro la posa fatua e imbelle. Era tornato in Patria con i tacchi rossi, il carminio e la lana di Spagna per tamponare le gote, diverse mouche di forma estrosa e la perizia nel sistemarsi i capelli con ricci ad ala di piccione. 

Si è trasformato in un diabolico, impeccabilmente mefistofelico, come con concordia assoluta vigeva l’abitudine di menzionare lord Fox Codwallader Scott, settimo marchese di Ettrick, con timore non scevro di ammirazione; l'esasperante  cura dell'aspetto fisico inquietante, oltre ad allontanare i ricordi dolorosi, è una maschera utile a dissimulare gli interessi politici che lo mettono a capo della gran loggia di Scozia: un uomo pericoloso che, però, non ha fatto i conti con Horatia, donna bellissima e molto intelligente, dalle doti particolari.

Amava la compagnia silenziosa dei morti, i bagni segreti nel camerino a mare, il fornello, la fornace e gli alambicchi, la solitudine e la passione dell’arte. Le permettevano di restare nascosta. Le emozioni potevano scorrere libere senza nessuno a spiarle. Non agognava ricevimenti, né danze, né di condurre i giovani conterranei del Grand Tour, come amavano fare le sorelle del Miglio d’Oro.

Con la frequentazione, il sentimento di rabbia di Horatia nei confronti di Fox cambia così come l'aspetto esteriore del marchese e, mentre le schermaglie tra i due si fanno sempre più sottili e intriganti, la notevole differenza d'età fisica diventa sempre più trascurabile a livello mentale.
Pervaso di erotismo sottile, latente, il libro è molto particolare: l'ambientazione, il linguaggio, l'ironia lo rendono unico nel suo genere mentre si percepisce vivido ogni contatto tra Horatia e Fox. 
L'accuratezza dei particolari, sia per quanto riguarda i protagonisti che per ciò che concerne il periodo storico e gli usi del tempo, uniti al colpo di scena finale, rendono la lettura affascinante e intrigante, una chicca che consiglio vivamente.


mercoledì 3 agosto 2022

RECENSIONE "MATRIMONIO ALLA SPROVVISTA" di Ophelia Keen

 

Buongiorno follower!
In uscita oggi "Matrimonio alla sprovvista" di Ophelia Keen, edito Òphiere - I brillanti di Mamma Editori. Daniela Colaiacomo lo ha letto in anteprima per noi. 


Autore: Ophelia Keen
Genere: Romance

Casa editriceÒphiere 

Disponibile in ebook a €
E in formato cartaceo a € 11,80

Contatti autore: Facebook



TRAMA:

La giovanissima divetta di una soap storica della Gran Bretagna decide di scappare dal set, dove recita fin da bambina, perché proprio non può sopportare il cinismo tipico del mondo dello spettacolo e tanto meno sacrificare a esso la propria vita sentimentale. Ma la sua fuga si arena subito su una serie di inconvenienti e sulle macchinazioni di una vecchia astutissima canaglia, un pasticcio burocratico dove Brittany Brown, in arte Brittany Stock, si ritroverà sposata a propria insaputa, già vedova e altresì nonna appena ventitreenne di un ricchissimo “nipotino” lungo sette piedi.. Il "nipote proprio malgrado”, altri non è che Algernon Fernsby, un fulvissimo, aitante possidente, nonché rigido e bacchettone. Nelle verdeggianti colline del Devon, tra le statue e i laghetti di Fernsby Park, si svolgerà lo scontro in punta di fioretto tra la ragazza con troppi grilli per la testa e il giovane uomo che sembra non averne proprio nessuno. Una partita del cuore in cui solo l’amore può vincere.  


Dopo Fidanzamento per Dispetto, Ophelia Keen colpisce ancora. Una trama insolita, personaggi singolari e un contesto dai tratti esotici sono lo scenario di questa storia intrigante nella quale le sorprese, ma soprattutto le risate, non mancano. 
L'unica vita che Brittany Brown - in arte Britney Stock - conosce è quella vissuta negli studi di Digbeth, a Birmingham, dove, in Victory Street - la storica soap del Regno Unito -, interpreta il ruolo di Amanda Dwerryhouse, la Guerriera.
Quando sua madre - Donna Brown, alias Barbra Stock, alias Jane Dwerryhouse -, con intonazione shakespeariana, occhi socchiusi e ispirati, neanche fosse davanti a una cinepresa cerca di imporle il matrimonio, a scopo pubblicitario, con Luke Hewitt - il figlio soap della coppia soap nemica dei genitori soap -, adducendo come scusa la necessità di una vacanza in una spa di Bath, Brittany fugge a Londra dove conta di rifugiarsi dalla Zia Lottie, da sempre in disaccordo con i suoi genitori per averla fatta recitare fin da bambina.
Come coscritta del set, la giovane attrice è totalmente priva di senso pratico - d'altra parte come fai a intendertene di realtà se, fin dalla prima infanzia, vivi in un mondo di cartapesta e hai il sospetto di essere un po’ finta anche tu? -, le poche monete di cui dispone svaniscono rapidamente.
Davanti a una cabina telefonica, in compagnia di un gatto spelacchiato e magro, la giovane e famosa attrice comincia a rendersi conto delle difficoltà che l'aspettano, perché Zia Lottie, come il maggiordomo filippino le ha spiegato per telefono, è andata in Nepal e il suo appartamento è in ristrutturazione. Dovrà trovare un alloggio e un lavoro al più presto, ma prima deve rimediare un po' di cibo per il suo nuovo amico. 
Da un furgone di fronte alla porta di servizio di un supermercato, Brittany trafuga alcune scatolette per il micio che mette nel suo zaino insieme alla figura alata di una Rolls d'epoca parcheggiata nei pressi - d'altra parte, essendo traballante, sarebbe caduta e andata persa per sempre.

Mi era bastato un solo furto - di cibo da gatti, per di più, - e già stavo precipitando lungo la china del crimine!

Ma una mano, con la forza e il peso di un ferro da stiro, si posa sulla sua spalla.

Mi voltai col cuore in subbuglio per la vergogna. Non avrei retto a un arresto. Ma lo shock fu tale da cancellare ogni senso di colpa.
C’era una mummia gigante sopra di me. L’eco del mio strillo si spense rapidamente, uccisa dallo stupore.

Caspita, mi avevano proprio beccata ed erano in tre, maggioranza numerica schiacciante!
Il vegliardo era baldanzoso, avrebbe potuto essere un supereroe ormai in pensione; la mummia poteva essere il suo Igor, il servo muto. L’uomo in livrea poteva essere invece davvero un guaio.
Aveva l’aria impeccabile ed efficiente, non un capello fuori posto, da autista diabolico, il tipo che lucida la macchina dopo averla usata per spalmarti sull’asfalto.

Brittany non sa come questo incontro cambierà la sua vita.
Tra equivoci e battute frizzanti, senza ripercussioni per la sua deplorevole condotta ma anzi con due biglietti da cinquanta sterline nella borsa, la giovane attrice, determinata a cavarsela da sola, inizia la sua avventura in città.
Maldestra e impacciata, sempre attenta a non farsi riconoscere - la sua "arma segreta è l'intervento chirurgico al frenulo naso-labiale che le consente di deformare la faccia" -, in sella a una bicicletta Brittany affronta i lavori che Ms. Cropper del centro per l’impiego le offre e che lei entro tre giorni puntualmente perde.
Dopo l'ultimo, Ms. Cropper è furiosa. 

«Quando mi hanno telefonato, - continuò, - per riferirmi del pannolino, ho pensato “a questa ragazza non resta che un sussidio, tipo credito universale, da integrare con qualche corsa da rider, con Deliveroo... Mi ha detto che la bici la sa usare...” Questo ragionamento, mi sono fatta. Dunque, povera scema, mi metto al computer, mi do da fare per il sussidio e cosa ti scopro? ...Che sei sposata!!! - mi mise un foglio sotto il naso. - Altro che fidanzato disoccupato e ubriacone!»

A "Fernsby Park - Moretonhampstead - New Abbot, Devon" - il suo indirizzo di moglie del signor Fairfax Fernsby -, dove si è recata per chiarire la situazione, Brittany scopre di essere appena diventata vedova, non di uno sconosciuto, bensì del vegliardo proprietario della Rolls incontrato, con il nipote - la mummia - al suo arrivo a Londra. 
Durante la cerimonia funebre, vicino al feretro, dalla parte opposta al gruppo dei partecipanti, vede un giovane alto, dai capelli biondo carota e di aspetto molto ragguardevole, e due ragazze che gli assomigliavano parecchio, vicine tra loro e lontane da lui, il probabile erede.

Era alto, elegante, molto muscoloso, impeccabile. La pelle diafana era dorata dalle lentiggini sul naso, i capelli biondo fulvi erano quasi a zero sulla nuca, la barba, sebbene rasata alla perfezione, si rivelava da un’ombra rosso cupo sotto pelle, lo sguardo brillante era molto scuro. Chissà di che colore erano gli occhi. Mi leccai le labbra.
Un ricciolo ribelle gli scese sulla fronte, mentre annuiva in direzione del pastore.
Il religioso gli aveva appena dato la parola. L’erede aprì allora la bocca e un brivido mi si arrampicò lungo le gambe e restò sotto il mini-abito, dalle parti basse.
Aveva una voce così bella! Cavernosa, il timbro che ti dà una scarica alla spina dorsale. Se non fosse stato che arrotolava le consonanti alla perfezione, avrei detto che ricordava il vocione della mummia nel parcheggio. E tuttavia, proprio in quell’istante, doveva aver aver detto qualcosa di male, perché fu interrotto da un mormorio irrispettoso.

A soli trent’anni, Algernon Bacchus Fernsby - Bacchus!?! “Algernon Bacchus Fernsby”! Ci credo che sembrava essersi mangiato la scopa! -, rimasto troppo presto orfano insieme alle sorelle, Claire, ventiseienne enologa e sommelier, e Stephanie, esuberante sedicenne alle superiori in un college di Londra, è oppresso dalle responsabilità. Rigido e compassato, bacchettone, ha un solo obiettivo: riconvertire la Fernsby Dynamics, la società di famiglia che per tradizione produce armi da guerra pesanti e per questo è fortemente osteggiato.
Algernon conduce una vita stressante, priva di leggerezza, al contrario del nonno prende tutto troppo sul serio. L'incontro con Brittany, caotica e sognatrice, stravolge la sua vita rigorosamente pianificata.
Brittany è un tornado, vede il mondo attraverso lenti rosa mentre prova a vestire i panni di una ragazza normale - Una diva della TV che si incaponisce a voler fare la ragazza normale -, ostinandosi a non chiedere aiuto alla famiglia. 
Ha un buon rapporto di amicizia con Poppy - Maeve nella serie -, l'unica persona che contatta durante il periodo lontano dal set a dalla famiglia.

Era un modo di vivere così strano, il nostro, che gli amici finti diventavano veri e poteva sembrare normale doversi sposare il figlio della coppia nemica nella fiction dei miei genitori finti, peraltro anche veri e amici veri dei nemici finti.

Ma a ventitré anni Brittany cerca l'amore vero ed è determinata a trovarlo.
Intelligente e sagace, non perde il coraggio di fronte alle difficoltà alle quali va incontro, affronta l'ignoto e, all'occorrenza, cerca ispirazione nel suo vissuto.

A confronto con gli scenari di legno degli studi di Digbeth, a Birmingham, lì a Londra i muri erano proprio muri. I mattoni veri mi mettevano l’ansia. Tutto era solido e rischiavi di graffarti o rimediarci un livido, se ci sbattevi contro. E c’era il rumore delle auto.

È fissata con il suo posteriore, il culotte de cheval per il quale, secondo gli articoli pubblicati dai giornali, sarebbe fuggita per un intervento di liposuzione segreto.
La normalità è una scoperta affascinante.
Ophelia Keen racconta la sua storia attraverso gli occhi della sua giovane e bellissima protagonista. Come in un palcoscenico, i protagonisti sono attori di una sceneggiatura brillante.
L'ironia, caratteristica di questa brava autrice, scandisce le pagine mentre le descrizioni accurate e attente rendono assolutamente vivide e reali le scene descritte, come la prova dei vestiti da vedova nel negozio di abbigliamento vintage.

Volli perlustrare il negozietto e scelsi dagli appendiabiti un paio di tailleur avvitati anni sessanta e un abito dello stesso stile ma senza maniche, in completo con un soprabito trequarti. Feci la prova di tutto e riscontrai che sembravo mia nonna.
Ma erano carini! Poi passai al pezzo forte e quando mi specchiai, mi uscì un sorriso di trionfo.
Ero la cugina bionda di Morticia! 

O, durante i preparativi del ricevimento all'esterno della residenza, quando il tempo instabile provoca scrosci repentini.

Lavorammo per tutto il giorno, riparandoci nel padiglione quando pioveva ed esplodendo in tutte le direzioni nel parco appena smetteva.

Mi è parso di vedere le persone scattare e prendere tante direzioni diverse.
Mi sono letteralmente sbellicata dalle risate nelle situazioni assurde in cui cade Brittany - la scena con Algernon tra le sculture bizzarre nel giardino di Fernsby Park e il dialogo con Abdurachman, o la ciocca di capelli nel latte sono piccoli esempi -, nella sua ingenuità rivela l'autenticità che la contraddistingue, è vera.
Nel libro non mancano però anche momenti intensi: paura, tensione, comprensione empatia si alternano a situazioni esilaranti, e quando tutto sembra perduto Brittany tira fuori Amanda, la Guerriera che è in lei.
In un caleidoscopio di personaggi, ognuno con il suo particolare ruolo, la storia si svolge tra battute e colpi di scena fino all'epilogo, agognato ma non scontato.
Il libro, scritto bene e ben strutturato, permeato di ironia sottile e raffinata, è bello e divertente e lo consiglio caldamente.


domenica 10 luglio 2022

RECENSIONE " LA MALADANZA" di Folgorata & La Pizia

 

Buongiorno follower, buona domenica!
Un'altra bella recensione per "La MalaDanza" di Folgorata & La Pizia, primo volume della serie "I diari dell'Apocalisse". A cura di Angelica Romanin. 



Trama
La MalaDanza
Autori: Folgorata & La Pizia
Serie: I diari dell’Apocalisse Vol.1
Genere: Romance horror - New adult


Disponibile in ebook in promo gratuita
e in formato cartaceo a € 6,12

Pagina autoreFolgorata e La Pizia  



TRAMA:

Malva ha ventitré anni, fa la postina al Trebbio della Sconfitta e tira a campare badando alla madre complicata. Salva animali in difficoltà e convive con allergie tanto fastidiose da tormentarle l’esistenza. Ogni giorno sembra uguale all'altro e il suo mondo appare monotono, finché dietro la calca formatasi in piazza, in una mattina qualunque, scopre il volto di uno sconosciuto biondo e sfuggente. Lui sembra nascondere così tanti segreti da spingerla a cercare di svelarli. Tra voci inquietanti che annunciano l’arrivo della peste, mentre la gente del minuscolo borgo si fa diffidente e ostile, Malva proverà a risolvere l'arcano. Non sa però quanto è grave la minaccia nascosta nell’aria, dietro gli occhi profondi del biondo misterioso. Molto peggio di qualsiasi cosa potrebbe mai immaginare.

Il Quarto Cavaliere dell’Apocalisse è arrivato per sorprendere lei e tutti gli altri, un disastro che minaccia di investirla in pieno, tra capo, collo e laddove meno si aspetta: al centro esatto del suo cuore. “La MalaDanza” è il primo romanzo autoconclusivo della serie di quattro romanzi “I Diari dell’Apocalisse”, ognuno dedicato a un Cavaliere dell’Apocalisse. 

Questo romance è davvero particolare, così come lo sono i personaggi principali: Malva e Belforte. Lei, una ragazzina fragile e malaticcia, di buon cuore ma che non si tiene in grande considerazione, e lui, un forestiero dal fascino magnetico, un biondo con gli occhi color temporale, che allo stesso tempo sembra attrarre e spaventare chi lo incontra sulla propria strada. Ma Malva è l’unica a non sentirsi troppo intimorita, a non percepire quella scossa inquietante che tutti gli altri sembrano sentire in presenza dell’affascinante sconosciuto. 
Anche l’ambientazione di questo romanzo è particolare: un paesino dal nome insolito (che nemmeno sapevo esistesse) che sembra sospeso in un tempo indefinito, con l’approssimarsi di una strana peste che porta morte e subbuglio. L’unica che sembra percepire il cambiamento nell’aria è la madre di Malva. “L’apocalisse è in arrivo” ripete, continuamente. Ma nessuno le crede, men che meno la figlia, che sacrifica la propria vita per accudirla. Ma se invece avesse ragione? Se davvero qualcosa di inspiegabile stesse accadendo?
Questo libro mi è piaciuto molto, a partire dagli incredibili personaggi per finire con la trama, a metà tra una fiaba e una profezia. Narra di un amore che sembra impossibile, ma comunque accade. Perché nessuno può fermare l’amore, nemmeno l’apocalisse. Nemmeno la morte. 


venerdì 18 febbraio 2022

RECENSIONE "MY TEDDY VALENTINE" di Ashley Andrews

 

Recensione: "My Teddy Valentine" di Ashley Andrews, edito Òphiere - 
I gioielli di Mamma Editori. A cura di Daniela Colaiacomo.



Autore: Ashley Andrews

Genere: Romance


Disponibile in ebook a € 0,99
E in formato cartaceo a € 8,80

Contatti autoreI libri di Ashley Andrews



TRAMA:

Nulla è intimo come amarsi a febbraio, quando il fuoco divampa sotto la pioggia.
La diciassettenne Paige Bankhead ha il cuore selvaggio e antico, accordato con il palpitare della natura e con la vita segreta degli oggetti di casa ma, per non essere d’ostacolo alla felicità dei fratelli, rinuncia alla propria e scende a valle con la non esaltante prospettiva di riempire pinte al saloon, per l’intero mese dei pacchetti viaggio in offerta per San Valentino.
Adattarsi alla civiltà è davvero difficile, tanto più in una Buffalo dove, per sfuggire a una donna e all’acquazzone, Russell Mahoney ti piomba mezzo nudo davanti alla finestra con la pretesa di farsi aprire, per ripararsi. 
Il brutale cacciatore di orsi, non a caso detto “Honey”, zuccherino, è minaccioso, gigantesco, circondato di donne e afflitto da una speciale “suscettibilità” fisica che riduce le ragazze al rango di semplici pezzi di carne.
Paige non vuole essere l’ennesima tacca sul fucile, tanto quanto Russell Mahoney è deciso a non compromettersi con una minorenne. 
Paige sembra destinata perciò a non doversi schiudere mai al caldo e forte abbraccio di Russell, stranamente determinato a proteggerla e a riempirla di attenzioni che vorrebbero essere solo paterne.
Ma proprio quando le gocce di pioggia minacceranno di trasformarsi in lacrime, si confermerà che a Buffalo, ai piedi delle Bighorn Mountains, è davvero il mese di San Valentino.  MY TEDDY VALENTINE - Ashley Andrews - Òphiere (marchio editoriale di Mamma editori) 



Ogni personaggio di Ashley Andrews è diverso, peculiare, lo so perché ho letto tutti i suoi libri, e in quest'ultimo, in particolare, è l'ambientazione della storia, oltre che i personaggi che ne fanno parte, ad essere originale e interessante: le Bighorn Mountains - una catena montuosa nel nord del Wyoming e nel sud del Montana -, sono la tela di fondo in un west atipico.
Ironico e divertente, il libro è caratterizzato da epiteti sui generis che definiscono la protagonista - una montanara diciassettenne rustica e ombrosa, molto coraggiosa e dal cuore tenero -, ogni sua esclamazione ne identifica perfettamente lo stato d'animo. Non ho idea di come all'autrice possano essere venute in mente espressioni tipo pokkenhoere - tradotto dall'olandese, lingua originaria della famiglia materna, puttane del vaiolo - o le parole che vengono aggettivate da colera e quelle abbinate a vaiolo, o l'associazione del burrito a particolari momenti, tant'è che spesso mi sono sbellicata dalle risate, di certo ho sorriso per quasi la totalità del tempo, almeno fino agli ultimi capitoli in cui il tono della storia cambia. 
Paige Bankhead deve lasciare il guscio sicuro tra le adorate montagne - la fattoria che da generazioni dà lavoro e rifugio alla famiglia -, e scendere in città, a Buffalo, affinché i fratelli - Lee, Todd e Jared, tutti più grandi di lei e molto protettivi, fanno di tutto per trattenerla - possano dividere la casa in cui ha sempre vissuto e sposarsi. 

Riempii la sacca e cominciai a preparare me stessa con la carezza della spazzola sulla pelle, dalla fronte giù giù fino a districare i capelli sulle spalle. Poi dovetti fermarmi a corto di fiato.
In cerca di forza, per soffocare l’angoscia.
In città non conoscevo nessuno.
Come avrei fatto senza Lee, Todd e senza Jared, senza i lavoranti e poi senza i ragazzi e le ragazze di Greybull con cui ero andata a scuola? Tutto sparito e senza un quarto di dollaro per le prime spese. Incrociai le dita. 
Magari all’ultimo Lee avrebbe cambiato idea e mi avrebbe allungato un po’ di denaro.
A volte mi prendeva un’emozione quasi selvaggia, antica, di essere come il vento, legata per sempre ai canyon ma, in quel momento, nel mio fardello, avevo solamente temporali e tempeste.

A parte stivali e mezzi guanti, indossavo solo il perizoma e una canottiera lunga e slabbrata ma, come sempre, quando mi fumava il cuore, uscii nella neve mezza nuda com’ero.

In quel momento, dall’angolo della casa, sbuca un cavallo sovrastato da una montagna di pelo marrone che l'agguanta. 
Questo primo incontro burrascoso avrà un imprevedibile seguito perché Montagna-di-pelo abita in un appartamento del Grand Hotel West, il locale dove Paige è stata assunta in qualità di barista del saloon. 
Russell Mahoney, detto Honey - quotato ingegnere minerario di trent'anni, ha lasciato un lavoro ben retribuito in città e ora è agente del Fish and Wildlife Service -, è un cacciatore di orsi e puma per gli allevatori depredati; il primo incontro con Paige rimane impresso nella sua mente.

Qualcosa della mia vecchia vita civilizzata mi diceva che non era normale vagare a culo nudo nella neve. Un culo di quelli che non si scordano, peraltro.
Mi aveva distratto al punto da farmi dimenticare la sovrana legge delle montagne. “Fatti i cazzi tuoi, a meno che non ti chiedano aiuto”.
Beh, la afferro da dietro e lei si gira: occhi blu come il cielo di primavera, pelle come petali di rosa.
Un cacciatore di grizzly che incontra una donna nuda nella neve, con quegli occhi e con quella pelle, oltre al resto, pensa a un dono cosmico e ci si butta.

Beh, entrato al saloon, nel trovarmi davanti la giovane Bankhead, la sensazione di pericolo era aumentata di ora in ora. Perché lei non solo allungava lo sguardo, ma sembrava del tutto inconsapevole dell’effetto che aveva sugli uomini.
Aveva un’espressione incazzata tale e quale a quella del mattino e un ardore contagioso. Non sembrava nemmeno sospettare di essere così bella, né quanto il suo candore, unito al temperamento forte, la rendesse irresistibile. Possibile che avesse così poca esperienza?

Paige ha solo diciassette anni, ha difficoltà ad adattarsi, la nostalgia di casa è forte.

Pioggia, bah... Osservai le luci gialle riempirsi di gocce sempre più fitte e mi strinsi nelle braccia al ricordo della mia camera, della fattoria, e di come, in quell’ora prima dell’alba del giorno precedente, la distesa innevata sembrasse cosparsa di polvere di stelle.

Come è forte l'attrazione che prova per Montagna-di-pelo, Teddy Bear, circostanze impreviste, la rendono sempre più evidente.

Combattuta se nascondermi o svenire direttamente, cercai di non guardarlo mentre si asciugava, ma non era facile.
Il torace era più ben messo perfino di quello di Lee: tutto muscoli, la pelle madida era brillante come il pelo di un cavallo sudato. I jeans gli scendevano sui fianchi lasciando filtrare l’incavo oscuro dove il ventre si inabissava. Mi imposi di reagire.

Non ci riuscii né concentrandomi sul fatto che quel tizio fosse meravigliosamente mezzo nudo, seducente, bellissimo e protettivo e neppure ripetendomi che era di sicuro un bastardo, pericoloso e orribile, in verità. Qualunque cosa mi sforzassi di pensare di mister Montagna-di-pelo, l’inquietudine non passava, così decisi che non ci avrei pensato affatto.

Di contro Russel è combattuto, troppa è la distanza di età, il divario di esperienza tra lui e Paige, Winnie the Pooh.

Avevo dovuto mettermi a preparare il caffè per nascondere la faccia. Non ero riuscito a restare serio. Il suo perizoma di città si addentrava in un culo addirittura internazionale e aveva già fatto danni gravi ai piani bassi. Diciassette anni, mio Dio.

Paige non riesce a gestire l'effetto che la sua ignara avvenenza e i suoi modi schietti hanno su chi le sta attorno, la giovane età e l'inesperienza, oltre alla sua naturale ritrosia, la espongono a situazioni per lei spiacevoli.

Maiale d’un colera, finiva sempre che mi ridevano in faccia.

Ma non si può negare la realtà e Russel, pur consapevole del divario che lo separa dalla giovane, cede all'inevitabile, conquistato dalla vicinanza emotiva che percepisce tra loro.

Si schiarì la voce, ma gli uscì ugualmente roca, - e devi sapere ancora che non sei una bambina, non lo penso, - chinò la faccia osservandosi la chiave tra le dita, - forse lo sei, una bambina, rispetto a me, ma sei anche antica per certi versi, come le nostre montagne,» bisbigliò.

E rivela il suo... problema, un difetto fisico che condiziona i loro incontri.
Ma proprio nel momento in cui Russel e Paige cercano di chiarire i sentimenti che provano, uno scontro con tre giovani di città in cerca di divertimenti cambia il corso degli eventi.
Non voglio soffermarmi sulla trama, sui battibecchi dei due protagonisti, lo sconcerto di fronte alla forte attrazione che provano e che combattono, ma voglio porre l'accento alla scrittura di Ashley Andrews, abile manipolatrice di parole, che con il suo ricco lessico, ricercato ma assolutamente accessibile, crea immagini e personaggi meravigliosi.
È così che, raccontando la sua storia in prima persona, con l'alternarsi dei suoi protagonisti, l'autrice fa emergere figure di contorno interessanti: Tim Goosey Porter, un frequentatore del saloon dell'albergo, Garnet Bolton, proprietario del Grand Hotel West e sua moglie Milly che si occupa delle cucine, Harper Taylor, la concierge, Darren, il fattorino, tutti mostrano il loro lato umano e l'affetto che provano per la piccola e coraggiosa Paige.
Quello che mi ha più colpita, però, è La cura, consigliandovi la lettura di questo bel libro, lascio a voi scoprire cosa sia.