giovedì 4 marzo 2021

TRIPLA RECENSIONE "L'ODORE DELLA MORTE" di Irene Catocci

 

Tripla recensione per "L’odore della morte" dell'autrice Irene Catocci, edito Ode Edizioni. A cura di Alessia Toscano, Daniela Colaiacomo e Tiziana Irosa.



Autore: Irene Catocci
Serie: 2° di dilogia - Autoconclusivo

Genere: Thriller

Casa editriceOde Edizioni

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 10,84




TRAMA: 

Avers. Cantone dei Grigioni. 
Gli abitanti della valle, sperduta tra le montagne svizzere, si domandano chi sia lo straniero che alloggia nella baita isolata. È schivo, taciturno e, ne sono sicuri, nasconde un segreto. 
Davide Profeta, ricercato dalle forze dell'ordine italiane, si è creato una nuova identità, indossando una delle sue innumerevoli maschere, che riescono a farlo sentire sicuro: un uomo come tanti, senza un passato e con il futuro da costruire. 
Davide ha un segreto che se rivelato manderà all'aria l'intera messinscena. 
L'arrivo in città di un giovane transessuale, però, cambierà le carte in tavola. Davide ripercorrerà una strada che credeva ormai superata, un viale insanguinato e intriso di ricordi che credeva di aver sepolto a stento nella memoria.
La belva, anche se ridotta in catene, conserva lo spirito che la rende tale. E così farà Davide: per non essere divorato dalla nostalgia, farà riemergere dalle ceneri di un passato troppo vicino la sua natura più nascosta, uccidendo. Ancora.

Avvertenze: Contiene scene di sesso omosessuale e tratta tematiche che potrebbero urtare lettori sensibili. 



Ed eccolo di nuovo, Davide Profeta.
Si è rifugiato ad Avers, in una sperduta valle tra le montagne svizzere. Le forze dell’ordine italiane sono alla sua ricerca, un killer spietato che ha lasciato dietro di sé una scia di morte. E un angelo. Il suo Angelo. 
Ora, si è creato una nuova identità, indossando una di quelle maschere che tanto lo hanno aiutato nel palcoscenico della sua vita. Gli abitanti di Avers percepiscono l’alone di mistero che gli gira intorno, ma lui saprà confondersi tra gli altri. È un uomo come tanti, lassù, nel cantone dei Grigioni.
Ma basta un transessuale a sconvolgere il suo equilibrio. L’odore dei ricordi, del sesso, del cuore gli fa ripercorrere una strada pericolosa per lui. Il suo “passato”, il suo angelo, è ancora vivido e ben presente dentro di lui. E allora il killer torna. La sua mente deviata non è morta, spezzerà quelle catene che lo legavano a un anonimo presente e tornerà a uccidere. Ancora. E ancora. Finché il ricordo doloroso scomparirà. Ma il ricordo potrà mai essere ucciso? O diventerà sempre più potente e meschino?
Anche nel secondo volume della dilogia, Irene Catocci ci fa compiere un viaggio di sola andata nella mente deviata di un assassino. Una meta pericolosa, che metterà ansia, ma che sarà sorprendente. Perché noi seguiremo la scia di morte dalla parte di chi la compie. Crudele. Devastante. Affascinante.
Davide ha avuto una trasformazione: da sagace e brillante avvocato riminese, ora veste i panni di uno schivo e taciturno boscaiolo. Fugge dal passato, dai ricordi, da Noah. Ma si può scappare da un ricordo? Dai sentimenti? Dalla coscienza? La sua coscienza è deviata, si potrà mai ricostruire e aggiustare?
“L’odore della morte” è un thriller psicologico con sfumature noir a volte tendenti al giallo. La mente di Davide è rossa di passione, gialla di gelosia, rosa del suo grande amore. E nera, come la sua anima.
L’odore del sesso è presente anche qui, che si mescola con quello della morte. E diventa esplosivo. Una detonazione per Davide. E per Noah. E per il lettore.
Niente è come sembra. Si evolve, poi si torna indietro. Si arriva a una fine annunciata, ma poi le carte in tavola cambiano e il lettore si trova spiazzato e si chiede come sia possibile. 
La scrittura di Irene Catocci è diretta ed evocativa, forte e adatta alla storia che stava raccontando. Ci trascina nelle viscere della vicenda, coinvolgendoci e ammantandoci di neve che, da bianca, a un certo punto, diventa nera. E rossa.
Lo stile è fluido e scorrevole, le pagine volano veloci, perché si vuole arrivare a un epilogo che lascia a bocca aperta. I percorsi si dipanano, le vite si intrecciano. Tutto si risolve, ma poi si ingarbuglia di nuovo. E viceversa.
C’è il doppio POV: Davide in prima persona, Noah in terza.
Belle tutte le descrizioni, dall’ambientazione e l’atmosfera magica di una Svizzera fredda e imbiancata, per passare alla caratterizzazione dei personaggi, anche i secondari, fino ad arrivare alle sensazioni. Alle scene truci. Ai momenti sessuali, che non sono volgari: sono forti, come devono essere quelli vissuti da un uomo come Davide. 
La copertina è davvero bella ed evocativa.
Noah non è la vittima. Davide non è il suo carnefice. Difficilmente se ne vanno: restano col lettore, pur vestendo dei protagonisti così particolari. Scomodo direi, se ci si riferisce a Davide Profeta.
“L’odore del sesso” e “L’odore della morte” fanno parte di una dilogia, ma possono benissimo essere letti separatamente. Ci sono tutti i riferimenti per ricostruire ogni cosa.
Irene mi ha trascinato in un tunnel da cui difficilmente si esce. Un amore folle, perverso. Una malattia che ti divora da dentro. “L’amore, a volte, non guarisce. A volte, uccide.” Un viaggio in una mente e un cuore deviati, al ritmo della sua lucida follia.



Gelo, freddo che penetra nelle ossa, è questa la sensazione iniziale di questo secondo capitolo della storia di Davide Profeta, più avanti diventerà febbre, fuoco.
Sopravvissuto alla morsa delle acque del fiume, lui che non sa neanche nuotare, è riuscito a mettere in atto il piano di fuga preparato da mesi. 

Davide Profeta è morto tra le acque scure del Maracchia e al suo posto ne è uscito Abel Hass, l’uomo senza passato.

Durante il cammino verso la meta prevista, affondando nella neve, stritolato dalla morsa del gelo, un solo pensiero:

Sono tre giorni che non dormo e la stanchezza, come una maglia di lana grezza, si impossessa di me conducendomi in un luogo assolato, dove ad attendermi ci sono due occhi acquamarina che risplendono come stelle, custodi di tutte le possibilità mancate.

Aveva programmato la vita nel Cantone dei Grigioni, a Juf, a un tiro di scoppio da Avers, gelido e sparuto agglomerato di case circondate dai pascoli e solcato dai venti che soffiano da nord, mulinando nella valle; quello che non aveva previsto, però, è che sarebbe stato solo.

Noah, cosa ho fatto? Come ho potuto lasciarti lì, con quegli animali. Chissà che cosa ti avranno detto su di me! Lo so, sono sicuro che ti avranno fatto il lavaggio del cervello, inculcandoti in testa delle bestialità sul mio conto.

Schivo e riservato, mantiene un profilo basso, si integra nella vita del paese; il duro lavoro alla segheria - mai sollevato altro che la valigetta portadocumenti nella sua vita passata - lo tempra, lo distoglie dai pensieri dolorosi, mentre cerca di adattarsi alla nuova vita. 
Due anni trascorrono, e le persone che ruotano intorno a lui diventano quasi amiche, ma
l'arrivo di un estraneo in paese cambia tutto, perché latente nella sua mente c'è Davide Profeta.

Sto ritornando la bestia immonda che striscia nell’oscurità più nera, il razziatore impenitente che trova nutrimento nell’odore del sesso, nel sangue, nella carnalità.

È Marylin, un transessuale che si prostituisce, legato a un suo compagno di lavoro, a scuotere le acque che avevano già cominciato ad agitarsi, perché in quel corpo Abel-Davide ritrova Noah.
È l'inizio di una nuova fase.

Ho provato a vivere senza di lui, a sopprimere la voglia che ho delle sue labbra morbide, del suo abbraccio e del suo profumo.
“Ci ho provato, Noah. Te lo giuro. Ti ho cercato nei mille odori del mondo, ho inspirato a fondo… ma senza trovarti. Ho inseguito il tuo odore come un pazzo, annusando il sudore, le lacrime e il sangue degli altri e, quando credevo di averti finalmente trovato, ti ho perduto ancora. Sei ovunque, ma assente. E ancora ti cerco, ancora ti amo, ancora ti perdo.”

Premettendo che i due volumi che compongono "I geni della follia" possono essere letti separatamente - meglio se consequenzialmente - in questo secondo libro, come già nel primo, Irene Catocci esplora la mente contorta, perversa, ossessiva del protagonista. C'è, però, secondo il mio parere, una differenza sostanziale: se ne "L'odore del sesso" veniva alla luce il passato con tutte le sfumature di odio, punizione, sofferenza, e si arrivava alla scoperta dell'amore, totalizzante e benefico - pur nelle alterazioni dovute alla psiche tormentata e ossessiva di Davide - in "L'odore della morte", dopo una iniziale sensazione positiva dovuta all'avvicinamento alla comunità, con legami quasi di amicizia, predomina il sentimento negativo, la distorsione di un amore malato, il male che produce.  
Caratteristica comune a entrambi i libri, però, è la bravura che Irene dimostra nel catalizzare l'attenzione del lettore, carpirne i sensi e la mente suscitando empatia nei confronti di tutti i personaggi descritti, pur mantenendo Davide come protagonista assoluto della storia. 
Come nel libro precedente, l'autrice scrive la maggior parte dei capitoli dal pov di Profeta, mentre solo alcuni, che descrivono le sensazioni di Noah, i suoi pensieri, le paure, sono scritti in terza persona. La lettura scorre veloce, la curiosità, l'attesa degli eventi incalza perché la storia è a tutti gli effetti un giallo da scoprire. 
È senz'altro un libro che consiglio, ma solo e sottolineo "solo", a lettori adeguatamente preparati, perché forte è la violenza decritta, fisica ma soprattutto psicologica.



Davide Profeta è tornato!
Chiunque abbia pensato di essersi liberato di lui si sbagliava di grosso.
La vita non è mai stata rose e fiori per lui, ma Davide questo lo aveva capito fin da bambino quando la madre lo torturava psicologicamente e non solo, come quando immergeva la sua testa nell’acqua per “purificarlo”.
Davide non ha dimenticato, è ancora tutto lì dentro, che torna prepotente, assordante.
Anche la sua fuga con il suo “Angelo” non va come doveva: la macchina che va fuoristrada, la caduta nell’acqua gelida e lui non sa nuotare. Ma lo spirito di sopravvivenza vince su tutto e, al contrario di quello che pensa la polizia, Davide vive.
Riesce a raggiungere la Svizzera con il suo passaporto falso e quello che aveva comprato per Noah, già, il suo angelo che ha dovuto abbandonare.
Davide si integra ad Avers sotto il falso nome di Abel, trova un lavoro come boscaiolo, ha una vita normale, se non fosse per le voci che dominano la sua testa. La voglia di sangue è forte, di vederlo scorrere tra le mani, di annusarlo di sfamarsi della paura altrui. 
L’istinto è più forte della razionalità, come la voglia di ritrovare Noah in altri corpi inermi. La sua sete deve essere abbeverata. Ed ecco che ritorna il vecchio Davide, più crudele, più feroce, più ossessionato.
Questo romanzo non è per i deboli di cuore, astenetevi, vi prego. Le descrizioni sono precise e accurate, le scene sono cruente e mi espongo a dire brutali ma, signori miei, ci troviamo davanti a un thriller, uno di quelli che entra nella testa del protagonista e scava dentro la sua anima dannata. Il romanzo viene raccontato con un doppio punto di vista: il primo è quello di Davide e della sua ossessione, l’altro, invece, è in terza persona e narra la storia dalla parte di Noah. E già, Davide farà di tutto per riaverlo.
Volete sapere se Davide riuscirà a riavere il suo Noah? La strada sarà tortuosa e ricca di impedimenti, ma lui, come un tritasassi, andrà avanti.
Concordo con la scelta del finale che Irene ha scritto per questa storia. Era il giusto epilogo per riappacificare le anime dei lettori, non dirò di più per non spoilerare, ma spero che ne converrete con me.
Adesso non vi resta che leggerlo e scoprire cosa succede. 
Buona lettura. 


"ACCORDI" di Amalia Frontali e Rebecca Quasi

 

Buongiorno follower!
In uscita oggi "Accordi" di Amalia Frontali e Rebecca Quasi.



Titolo: Accordi
Autori: Amalia Frontali e Rebecca Quasi

Genere: Romance storico

Disponibile in ebook al prezzo lancio di € 1,99
A breve anche in formato cartaceo

Pagine autore



TRAMA:

Vienna, 1904
Dorothea di Saxe-Coburg e Gotha-Kohary ha appreso da adolescente a riservare al pianoforte tutte le passioni del suo cuore. Alla veneranda età di ventitré anni, nonostante il lignaggio reale e la dote principesca, si trova a dover ridimensionare le proprie aspettative matrimoniali.
Gunther di Schleswig-Holstein è un figlio cadetto con un titolo senza valore, che vanta un singolare talento per il violino e uno spiccato fiuto per gli affari. Alla soglia dei quarant’anni, ciò che gli manca è una moglie di ottima razza, con un patrimonio considerevole.
Determinati ad affrontare il matrimonio con il proverbiale distacco che li accomuna, scopriranno che la musica è un linguaggio che non ammette simulazioni, perché anche gli accordi studiati nei minimi dettagli riservano talvolta bizzarri e impetuosi imprevisti.


DICONO LE AUTRICI: 

Questo romanzo rappresenta uno spin-off di “Centro”, ambientato quattro anni prima. Lo abbiamo scritto per puro divertimento e per continuare a giocare a quattro mani, mescolando fatti e personaggi reali ad altri del tutto immaginari. Non volendo lasciare nulla di intentato, abbiamo anche inserito fatti inventati per i personaggi veri (e poi ci siamo scusate con loro ufficialmente, in una paginetta di note storiche in fondo al libro).
Sempre in fondo al libro, ci sono alcune pagine di contenuti speciali, visto che i personaggi, durante la stesura non hanno smesso un attimo di tormentarci...


BREVE ESTRATTO:

Lei invece era adulta, cinica, disillusa. «Leo, la vita non è giusta. E l’amore come tu lo vorresti non esiste. Esistono la stabilità, il rispetto, una reputazione solida, una passabile serenità quotidiana. Patti chiari e persone capaci di mantenerli.»
«Non può obbligarti a sposare chi dice lui.»
«Nostro padre? Certo che può. E tu non puoi impedirglielo.»
«Sarei pronto a farli fuori tutti.»
«Al mio curriculum mancano giusto tre o quattro cadaveri.»
«Dora…»
«Nessuno mi sta obbligando. Leo, so quello che faccio» lo interruppe, carezzandogli il viso. «Davvero.»
«Se ti fa soffrire…»
«Ti permetterò di spaccargli la faccia.»
Gunther alzò un sopracciglio. Di fronte a quell’accorata dichiarazione di amore fraterno ritenne opportuno palesare la propria presenza, schiarendosi la voce.
Dora lo guardò: «Schleswig-Holstein, è un problema che mio fratello vi spacchi la faccia se dovesse venirvi la cattiva idea di farmi soffrire?»
Gunther sorrise sotto i baffi: «Sarei lieto di farmela spaccare, in quel caso, Altezza Serenissima. Ma sono certo che il Principe vorrà impegnarsi a evitare di farlo per più futili motivi.»
Dora sorrise a sua volta. Sorrise davvero e sorrise a lui. Gunther pensò, con una certa confusione in mente, che dieci mesi di fidanzamento fossero davvero troppi.



 
Amalia Frontali lavora per pagarsi il mutuo, legge per vocazione e scrive per divertimento (collezionando incompiuti nei cassetti).

Rebecca Quasi è una signora di mezz’età che scrive per hobby.


mercoledì 3 marzo 2021

"QUATTORDICI SPINE" di Rosario Russo

 

Vi segnalo "Quattordici spine" dell'autore Rosario Russo.






Autore: Rosario Russo

Genere: Giallo - Poliziesco

Disponibile in formato cartaceo a € 13,30

Contatto FacebookRosario Russo 



TRAMA:

Acireale, Sicilia. Un efferato delitto sconvolge l’abulica routine quotidiana: Don Mario Spina, canonico della basilica di San Pietro, viene ritrovato senza vita all’interno della sacrestia, ucciso con decine di colpi  d’arma da taglio. Inoltre, da un’antica credenza sono state trafugate le spoglie del maggiore artista locale, Paolo Vasta. L’ispettore di polizia Luigi Traversa, da poco arrivato dal Veneto, si ritrova a indagare su un delitto a tratti inspiegabile. Chi è stato a compiere quell’orrendo crimine? E quale misterioso passato nasconde il poliziotto, giunto all’improvviso in città? Quattordici giorni serviranno a Traversa per risolvere il caso, togliendo una spina alla volta da quel pericoloso fico d’India tutto siciliano, che una volta ripulito mostrerà all’ispettore la terrificante verità.


DICE L’AUTORE:

Quattordici spine è un poliziesco e narra della prima indagine di Luigi Traversa, appena trasferitosi in Sicilia. Un uomo dilaniato da misteriosi sensi di colpa a causa di un episodio accaduto a Feltre, la sua città d'origine, e che mal si adatta alle caratteristiche dell'Isola. Lui non ama il caldo, detesta il pesce e da qui si può intuire quanto possa essere problematica la sua permanenza. Dopo pochi giorni dal suo arrivo, un inspiegabile delitto scuote la routine di Acireale: don Mario Spina, canonico della basilica di san Pietro, viene trucidato barbaramente con decine di colpi d'arma da taglio. Traversa e l'intero commissariato di Acireale avranno davanti un'indagine difficilissima e districarsi tra l'opinione pubblica e i media locali che marciano verso un'unica direzione non sarà per niente facile. Quattordici giorni serviranno all'ispettore per risolvere il caso e scoprire la terribile verità che si cela dietro l'orrendo delitto.


BREVE ESTRATTO:

Mancava poco che i suoi piedi nudi prendessero fuoco. Un lampo illuminò la strada. Stava per avventarsi sul malcapitato, quando improvvisamente si fermò di botto, di nuovo quella puzza, quel fetore di piscio e di vigliaccheria: il suo. Si materializzò davanti ai suoi occhi quella dannata scena. in quell’istante non si trovava più in Sicilia, ma a Feltre e quello che gli stava accanto era di nuovo quel povero essere inerme e indifeso che lo percuoteva frequentemente nei suoi sogni. La pioggia imperlava la sua fronte, mista a gocce di sudore acido. Stette a fissare inebetito il vuoto, totalmente interdetto nei movimenti, quando a un tratto una botta lo investì da dietro, sulla nuca. Cadde violentemente a terra, avvertendo dapprima il sapore metallico del sangue, poi l’odore acre del basolato lavico bagnato e infine il buio pesto.


 
Rosario Russo (1986) è uno scrittore siciliano che vive e lavora ad Acireale. Laureato in Lettere e Filosofia ed appassionato di Storia, ha conseguito successi in numerosi premi letterari, presentando racconti di vario genere. Nel 2012 ha esordito con la sua opera prima, “Il Martirio del Bagolaro” (Carthago edizioni), romanzo storico ambientato ad Acireale nel 1862. Il poliziesco “Quattordici spine” (Algra editore), rappresenta il secondo romanzo dell’autore. 




DOPPIA RECENSIONE "BE MY VALENTINE" di Elizabeth Rose

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Doppia recensione per "Be my Valentine" dell'autrice Elizabeth Rose. 
A cura di Daniela Colaiacomo e Franca Poli.





Autore: Elizabeth Rose

Genere: Romance

Disponibile in ebook a € 0,89
e in formato cartaceo a € 7,50

Pagina autore: Elizabeth Rose Autrice 



TRAMA:

Kate Donovan lavora a testa bassa in una caotica New York: il suo obbiettivo è solo tornare all’università, per questo la sera serve ai tavoli di un pub mentre ogni pomeriggio si siede a una scrivania, sopportando il suo capo, lo scorbutico avvocato Mark Arrow. Mark Arrow, in verità, non riesce a smettere di pensare a quella silenziosa giovane donna apparsa nel suo studio a scombussolargli le giornate.Una storia romantica e leggera per festeggiare la ricorrenza di San Valentino, dedicata a chi ha trovato l’anima gemella e a chi la sta ancora cercando, per non smettere di sognare. 



Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee,
per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo,
all’improvviso, in maniera inaspettata,
prima che una sola parola venga pronunciata.
(Fëdor Dostoevskij) 

Kathryn Donovan, a soli ventitré anni, affronta due lavori per aiutare la madre in difficoltà - dalle due alle otto del pomeriggio allo studio legale Holmes & Arrow, nelle ore successive al pub dove serve ai tavoli fino a notte inoltrata -, per questo ha accantonato momentaneamente il suo sogno. 
Su raccomandazione di un avvocato in pensione, un'amica di famiglia, è stata assunta nello studio legale per sei mesi, periodo durante il quale deve riordinare l'archivio, una mansione semplice che non necessita di una specifica competenza. Il lavoro le fornisce un buon compenso ma anche una buona dose di ansia: è costantemente ripresa dal suo capo, l'avvocato Mark Arrow, e la responsabile del personale, Annie Carson, non fa altro che metterla in ridicolo, denigrandola apertamente. 
All'apparenza Arrow sembra provare antipatia nei confronti di Kate, la tartassa ripetutamente, spesso ingiustamente, ma la verità è un'altra.

A soli trentasette anni, Mark Arrow era già diventato socio dello studio legale, subentrando al padre, ben felice di mollare le redini e godersi la pensione. Non aveva mai subito grosse scrollate dalla vita, fino a quando non era apparsa lei. Kathryn Donovan era diventata un’ossessione dopo una sola settimana. 

Vittima dei rimproveri di Mark e delle angherie della Carson, Kate subisce senza reagire, timorosa di perdere il lavoro, ma una sera al pub dove fa la cameriera qualcosa cambia.
La storia, pur nella sua semplicità, è scritta bene, scorre veloce in una lettura piacevole e spensierata mentre i personaggi, tutti, sono ben caratterizzati. 
Mi è piaciuto molto Mark, un po' ingenuo, sprovveduto e impreparato di fronte alle reazioni che Kate suscita in lui, ma anche l'orgogliosa protagonista, il suo gran cuore, l'amicizia che dimostra nei confronti dell'amica Allison e della collega Meg; e poi c'è Emma, la sorella di Mark, che non smette mai di parlare, e suo marito Phil, un sant'uomo che l'adora, insomma la trama è arricchita dai personaggi che la tracciano, Elizabeth Rose è stata brava a delinearne i tratti.
Un plauso particolare va alle citazioni che l'autrice utilizza a capo di ogni capitolo per presentarlo nei contenuti: sono tutte belle - tre di Khalil Gibran, il poeta, pittore e aforista libanese che amo molto - e danno valore al contenuto del testo.
Mi è piaciuta questa storia d'amore - per San Valentino ma non solo -, mi ha coinvolto e divertita, a volte commossa trasportata dall'empatia che Elizabeth Rose suscita con i suoi personaggi, sia principali che secondari, per questo la consiglio a coloro che vogliano trascorrere qualche ora di emozioni positive e piene di calore.



La cosa più importante nella vita è amare qualcuno. La seconda cosa più importante nella vita è avere qualcuno che ti ami. La terza cosa più importante è che le prime due accadano in contemporanea. (Howie Schneider) 

Questa è una delle poesie o citazioni che troverete all'inizio di ogni capitolo... sono veramente tutte molto belle! 
Libro decisamente carino che si legge in breve tempo. Una bella e romantica storia che si può gustare in qualsiasi periodo dell'anno e non solo a San Valentino. I personaggi nati dalla penna di Elizabeth Rose sono interessanti, ben caratterizzati ed è facile entrare in empatia con loro. Ho amato sia Kate Donovan, una giovane studentessa universitaria, in stand by con gli studi per aiutare la madre, che l'avvocato Mark Arrow, il suo scorbutico capo e socio giovane dello studio legale Holmes & Arrow. Sì, perché la ragazza al momento si destreggia tra due lavori: nel pomeriggio è impegnata in uno studio legale, mentre la sera serve ai tavoli di un pub. Ed è proprio mentre svolge il suo lavoro pomeridiano che conosce il lunatico e arrogante, ma anche affascinante e sexy avvocato Arrow. Tra i due all'inizio c'è un po' di attrito. Lei, essendo l'ultima arrivata allo studio, sta facendo la gavetta e, tranne che con Meg, non ha ancora allacciato rapporti di amicizie tra i colleghi. È anche diventata un po' il bersaglio del capo che a volte ha un atteggiamento piuttosto autoritario e dispotico nei suoi confronti, fino a quando accade qualcosa che gli fa cambiare decisamente atteggiamento e capire di avere esagerato con il suo modo di fare. A questo punto della storia avviene una svolta nei rapporti tra la ragazza e il giovane avvocato. Per Mark e Kate è l'occasione per conoscersi, di frequentarsi, di vedere se l'attrazione che provano l'uno per l'altra li porta ad allacciare una relazione duratura oppure no. Ci saranno anche delle incomprensioni che metteranno a repentaglio qualsiasi sentimento fosse in procinto di nascere. Per fortuna, possono contare sull'appoggio di amici e familiari che li aiutano a fare chiarezza in loro stessi. Proprio per questo ho apprezzato molto e trovato decisamente positivi i genitori di lui e la sorella Emma, la madre di lei, l'amica Addie e la collega Meg. Purtroppo, come in tutte le favole, anche in questa c'è la strega cattiva nelle sembianze di Annie Carson, responsabile del personale dello studio legale. Ho veramente odiato questa persona. Ha trattato Kate in modo indecente, tutto per cercare di avere un suo tornaconto... non vi sto a dire quale, ma sono contenta che alla fine abbia avuto quello che si meritava.
Con una trama carina e originale, la scrittura scorrevole e accurata, dei dialoghi veloci e frizzanti questo libro mi ha catturato pagina dopo pagina. Mi sono divertita, ma anche commossa, a leggere questa dolce storia d'amore.
Consigliato da parte mia.


"BELLO COME UN DIO GRECO" di Samanta Sitta

 

Buongiorno follower!
Vi segnalo "Bello come un dio greco" dell'autrice Samanta Sitta, 
edito Edizioni Del Loggione.



Autrice: Samanta Sitta
Genere: chick-lit con contaminazioni contemporary romance

Collana: “R come Romance”

Disponibile in ebook a € 3,49

Contatti: Pinterest- Instagram - Blog 



TRAMA:

«Camilla è un'assistente alla vigilanza dei Musei Capitolini di Roma e ha una passione immensa per l'arte. Ambiva a un altro lavoro, ma è comunque felice perché ora può ammirare lui ogni giorno. Lui è perfetto, bello, virile, regale, una creatura superiore e inavvicinabile. Eppure Camilla non riesce a ignorare il richiamo della sua bellezza, perché Marforio è bello, bello come un dio greco... e ha il piccolo, trascurabile difetto di essere proprio la statua di un dio greco! Per conservare il posto di lavoro, Camilla deve iniziare una terapia psicologica per ritrovare appetiti meno pericolosi per i tesori dei Musei: l'aiuto degli affetti di sempre e di Alessandro Cognetti, psicologo e psicoterapeuta dagli occhi neri e incantatori, sarà fondamentale per riscoprire la gioia di un amore corrisposto, sano e umano.»


DICE L’AUTRICE:

“Bello come un dio greco” è nato in modo buffo. Quando scoprii la narrativa rosa, un paio di anni fa, mi venne l'idea di mettermi alla prova con un rosa tutto mio. Iniziai a scrivere, emozionatissima, con tanti dubbi e insicurezze.
Accennai al mio fidanzato di allora cosa stavo combinando e mi sconsigliò di proseguire. Era una trama già vista, non avevo idee più originali? Rimasi delusa da quell'osservazione perché a me sembrava un'idea molto carina.
Iniziammo una serie di battute sui luoghi comuni del rosa, ridendo tanto. In fondo basta avere un protagonista maschile bellissimo, con addominali scolpiti, labbra sensuali, privo di veri difetti, e bello come un dio, no?
Ecco. Il mio lato demenziale si mise in attività con queste parole, bello come un dio. Ci sono tanti dei, in fondo: Efesto, Priapo... e poi l'immagine che coprì tutte le altre: una donna in adorazione di una statua di divinità, dallo sguardo pieno di amore e reverenza.
Un attimo ero dopo davanti al pc a ripassare quanto sapevo della sindrome di Stendhal e scoprii la “agalmatofilia”, una parafilia che porta a provare attrazione verso oggetti antropomorfi come le statue, uno dei disturbi noti con il nome più popolare e romantico di “sindrome di Stendhal”.
Mollai la storia e ne iniziai una nuova come se fossi in trance. Sapevo che quella era l'idea giusta. All'inizio doveva essere una parodia, volevo scrivere qualcosa di divertente e disimpegnato sui luoghi comuni del rosa, con un finale buffo e un po' surreale. La storia ha trovato il modo di guidarmi verso lidi diversi, più complessi ma affascinanti, in cui si sono inseriti temi anche piuttosto delicati. Il romanzo che è nato è comunque anomalo, ma mi ha donato giorni di grande divertimento e tante emozioni con la sua scrittura.
Le storie sanno sempre cosa è meglio per loro!




Quando iniziai a scrivere, pensavo di sfruttare l'ambiguità di Marforio per tutto il testo, in modo da far capire soltanto all'ultimo momento che non era una persona vera, ma la storia mi ha portata in un'altra direzione che non avevo previsto.
Camilla Fabrizi, con la sua agalmatofilia, è l'ultimo esempio di un gruppo di persone rimaste un tantino troppo folgorate dall'amore per l'arte. La “Sindrome di Stendhal” è una particolarità reale, che riguarda parecchie persone.
Di solito assume la forma spaventosa provata da Stendhal durante la sua visita a Firenze, in cui rimase intossicato dalla troppa bellezza e patì stati di panico e ansia davvero spiacevoli; l'attrazione fisica rientra invece nel campo della parafilia.
I testi dell'antichità classica riportano molti esempi di questa incontrollabile attrazione: sappiamo dell'ammirazione suscitata dall'Afrodite scolpita da Prassitele (e degli approcci che subì), c'è il racconto che riguarda Pigmalione... c'è un articolo molto esauriente e curioso dedicato da Giulia Ferrari all'argomento, che si può leggere su Internet.
Camilla rinnova la tradizione: di solito sono gli uomini a cadere irretiti dal fascino delle statue, in particolare di quelle raffiguranti Venere. La dea della bellezza e dell'amore riesce a turbare anche con le sue effigi, tanto è straordinaria.
Ma Camilla? Camilla è una donna. Una donna delusa dalla vita, in ogni aspetto. Non è felice del suo lavoro, della sua situazione sentimentale, delle tensioni che la allontanano dalla famiglia, del pessimismo in cui sta sprofondando... c'è qualcosa in lei che è inquieto e insoddisfatto e vuole un cambiamento, ma combatte con la paura e le delusioni che la inibiscono da anni.
Camilla non spera più nell'amore e nella bellezza. Per lei Venere e Afrodite sono indifferenti e inutili. Per lei sono soltanto fonti di paura e disagio.
Tutto questo sfocia nell'attrazione per Marforio, innocuo in quanto statua, ma anche simbolo importante. La nostra statua rappresenta una divinità marina, Oceano in persona, e l'acqua è uno dei simboli più noti di trasformazione. L'acqua ripulisce, purifica, risana.
Per quanto anomalo, il suo ruolo nella vita di Camilla è fondamentale per innescare il cambiamento che da sola non osava perseguire.
Camilla cerca nelle statue di uomini bellissimi le caratteristiche che sente mancare a lei stessa. Marforio e l'acqua sono la capacità di cambiare e adattarsi, Marte raffigurato come Pirro la determinazione e la forza di volontà, Augusto Pontifex la ricerca di una dimensione più profonda della vita... se il pontefice a Roma era l'uomo capace di accordare il favore degli dei in modo da costruire infrastrutture utili agli uomini, Camilla ha bisogno di accordare gli elementi della sua vita in modo da poter vivere la sua creatività e serenità in modo sereno e produttivo.
Ci sono tanti piccoli simboli sparsi nel romanzo, a volte importanti per il testo, a volte semplici riferimenti giocosi. Mi piacciono le storie con tanti livelli di lettura.
Quello che “Bello come un dio greco” deve comunicare è che, per quanto la vita ci abbia feriti e delusi, è sempre pronta a lasciarci accedere al posto speciale che ha riservato soltanto a noi. Dobbiamo saper riconoscere il posto che ci spetta, seguire il nostro cuore e non lasciarci sviare da pressioni, aspettative e calcoli vantaggiosi. Se non lo cerchiamo di nostra iniziativa, troverà il modo di far precipitare le cose fino a portarci esattamente dove dobbiamo essere.




BREVI ESTRATTI:

«Sono fortunata a poter vedere ogni giorno una meraviglia del genere. Quando i miei occhi si posano su di lui, il sangue inizia a ribollirmi nelle vene... mi manca il respiro, perché una bellezza così intensa esiste solo per schiacciare noi comuni mortali. Devo stare attenta, i capogiri a volte sono violenti e potrei cadere a terra. Sarebbe molto imbarazzante, ma la bellezza così perfetta richiede al cuore di prostrarsi davanti a lei. E il sudore freddo che inizia a gocciolarmi lungo la schiena? Distillato di vergogna e inadeguatezza. Se lui dovesse voltarsi e vedermi, non soltanto far scivolare gli occhi su di me, vedermi per davvero, guardarmi con intenzione e consapevolezza, so cosa vedrebbe. Un'assistente alla vigilanza bruttina, nella media, pura carta da parati in confronto a lui e alla sua magnificenza.
Sono innamorata? I sintomi ci sono tutti. Non riesco a smettere di pensarlo. Lo paragono ai miei ex e agli uomini che incontro. Fantastico su di lui. Vederlo mi causa sensazioni fisiche indescrivibili. Un'altra donna parlerebbe di farfalle nello stomaco, ma qui non basta, neppure lontanamente. Una bellezza così travolgente è più come un tir lanciato ai 180 km/h.
Sospiro. La sala è gremita di visitatori e turisti, che io in teoria dovrei controllare e riprendere nel caso si avvicinino troppo ai capolavori esposti, ma io riesco a guardare soltanto lui.»


La televisione accesa trasmette un senso di umanità vicina e aliena allo stesso tempo. Mi riconosco davvero nelle donne perfette che sbavano e commentano in modo salace i ballerini delle trasmissioni? Mi riconosco nell'aria di superiorità dei presentatori? Negli ammiccamenti rivolti dal pubblico maschile alle soubrette di turno o nelle risate sguaiate, o negli insulti dei talk show?
Sento una certa affinità giusto con le piastrelle del pavimento. Loro ci sono, sono lì, sotto gli occhi di tutti, eppure nessuno le vede davvero. Com'è il pavimento di Striscia la notizia? Quello di Amici di Maria de Filippi? E quello del telegiornale?
Esatto. Non lo so, quella è l'unica risposta possibile. C'è, ma nessuno lo vede. A nessuno interessa. Un po' come me e la mia cena solitaria: siamo a un passo dall'attenzione di qualcuno, da una parvenza di socialità, eppure non riusciamo a compiere il passo definitivo e rimaniamo qui, nel nostro limbo, visibili eppure invisibili.
Invisibile soprattutto per lui.






Samanta Sitta è nata nel 1988 in provincia di Ferrara. La sua precoce passione letteraria si è manifestata già in tenera età con mirabolanti e contorte avventure di cui rendeva protagoniste le sue bambole. Quando ha scoperto dell'esistenza di adulti che vivono scrivendo storie, come quelle che lei inventava per divertirsi, ha iniziato anche a pretendere di poter vivere soltanto con quell'attività. È laureata in Lettere Classiche e Arti Visive. Per dimostrare a tutti quanto è seria nel perseguire i suoi sogni, continua a giocare con le bambole. Aiutano l'ispirazione.
Si è classificata terza al Concorso di scrittura creativa "Città di Finale Emilia" del 2019; è risultata tra i dieci migliori lettori del "Torneo IoScrittore 2019" e nella successiva edizione del 2020; è stata selezionata tra i finalisti del XXIX concorso letterario "Città di Pomezia" per un racconto inedito e spera di veder crescere a dismisura questo elenco.
Quando non scrive, è impegnata a sfamare e vezzeggiare i gatti randagi dei dintorni e ad ammirare i pomeriggi di nebbia che la provincia offre; cura anche un blog di racconti e recensioni.
Oltre ad amare i libri, la scrittura, i gatti e la nebbia, aggiungo di essere (ma questo si intuiva) un'appassionata di arte. Mi incuriosisce molto la psicologia, tra tanti altri argomenti, e adoro gli aneddoti curiosi e stravaganti. Tra i miei sogni nel cassetto, c'è quello di poter vivere a Roma. Non credo si realizzerà mai, ma sognare non costa nulla.


martedì 2 marzo 2021

RECENSIONE "AMORE SOTTO PSEUDONIMO" di Amanda Lizard

 

Buongiorno follower, buon martedì!
In uscita oggi "Amore sotto pseudonimo" dell'autrice Amanda Lizard, edito Dri Editore. Daniela Colaiacomo lo ha letto in anteprima per noi 😊




Autore: Amanda Lizard
Genere: Contemporaneo

Casa editrice: Dri Editore
Collana: Books & Love

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 15,99

Pagina autore: Simona Gervasone



TRAMA:

Un editore determinato.
Un'autrice esordiente.
Un segreto tra le righe.

Zelda ama scrivere.
Ma il suo talento deve restare nascosto.
Jack non ricerca l'amore.
Per lui il lavoro viene prima di ogni cosa.
Una vacanza in Messico però sconvolgerà le sue priorità.
Doveva essere solo sesso, e invece qualcosa sfugge al loro controllo.
Tra bugie, ostacoli e omissioni, riusciranno a scrivere il loro lieto fine?


BREVI ESTRATTI:

I nostri respiri si fondono, accaldati, umidi, sfacciati.
Si ferma, mi fissa senza dire una parola e io sto lì, inchiodata al muro, con le sue dita forti che mi stringono i polsi, il desiderio che non riesco a tenere a bada e che sento bagnato tra le gambe.

C’è qualcosa in questa donna che non so descrivere a parole, ma che mi provoca emozioni fortissime.
Non so neanche da dove venga, eppure il desiderio che mi monta dentro appena penso a lei, è l’equivalente di un terremoto.

Ho bisogno di godermi questa relazione, perché quest’uomo mi fa sentire viva come nessun altro.
Prenderò ciò che mi darà, senza pretendere niente di più. Non voglio farmi illusioni, ma solo vivere il momento con lui. 




Un'improvvisata vacanza in Messico sconvolge le vite di Jack e Zelda.
Quando si incontrano nell'albergo di Playa del Carmen provano una forte attrazione reciproca che sfocia quasi subito in passione travolgente, totalmente coinvolti, non solo fisicamente. 
Zelda è ammaliata dai modi gentili e attenti di Jack, dal suo fascino, dal suo carisma.

Odio gli uomini rozzi o troppo espliciti. Quelli che sviliscono il sesso, lo rendono simile a un passatempo perché per me non lo è. Per me è qualcosa di molto più profondo e importante. Sembro una stupida, perché l’ho appena conosciuto e di certo il mio non può essere amore, ma non è neppure solo attrazione fisica. C’è qualcosa in più che ancora non so spiegare.

Jack capisce che Zelda è diversa dalle donne cui è abituato, è spontanea, vera.

Mi piace dirigere il gioco.
Una novità negli ultimi anni. Mi sono stufato di donne aggressive, di cacciatrici senza scrupoli che danno al sesso lo stesso valore di una sciarpa comprata ai grandi magazzini. Non sono un romanticone. Mi piace fare sesso, indipendentemente dai sentimenti che provo. Insomma... non devo per forza essere innamorato, sia chiaro, ma voglio almeno provare qualcosa che non sia solo fisico.

Non c'è il tempo, però, di approfondire la reciproca conoscenza, troppo breve è la vacanza, e in più entrambi trovano difficoltà a rapportarsi, timorosi di compiere passi falsi. 
Zelda è una scrittrice, ormai piuttosto affermata, di romanzi rosa, che pubblica i suoi lavori in self sotto lo pseudonimo di Lauren Woodwolf; Jack è il proprietario della WalkerBooks, una nota casa editrice di Boston. Questa strana casualità e particolari circostanze creano dubbi nella mente di Jack, soprattutto quando Martin - il sospettoso cugino-fratello che lo accompagna nella vacanza - insinua che Zelda abbia manovrato per avere l'opportunità di essere pubblicata e, successivamente, che abbia mentito sul lavoro che svolge. Per quanto abbia espresso il desiderio di approfondire il rapporto appena accennato, la paura di essere stato manipolato interrompe l'idillio. 
Tornare alle rispettive vite non aiuta a cancellare quello che hanno vissuto, il brevissimo incontro ha lasciato un segno indelebile. 

Devo dimenticarla. Passare oltre. Nonostante questa decisione razionale, il mio cuore continua a deviare i miei pensieri. Come un birbante scambiatore di binario, si intromette e spinge il treno della razionalità su una traiettoria che porta diretta al baratro, mentre lascia che quello carico di sentimentalismi prosegua sicuro e incontrastato su rotaie perfette.

E mentre Zelda deve affrontare un'incredibile intromissione dei genitori nella sua vita, Jack lavora incessantemente; finché la giovane, le cui pubblicazioni sono sempre state presentate dietro la facciata dell'adorata nonna, prende una serie di importanti decisioni. 
Ho amato molto i personaggi di questa storia: Jack, così impreparato alle sensazioni che Zelda ha fatto nascere nel suo cuore, la sua sensibilità nei confronti delle difficoltà altrui - ne è l'esempio la sua adorabile e volenterosa, ma purtroppo inetta, segretaria Rudy, figlia di un caro amico morto prematuramente, assunta alla "Walker" per distrarla dal dolore; Zelda, insicura e sensibile, molto orgogliosa, e, seppur dubbiosa, determinata a fare chiarezza sul forte legame che sente nei confronti di Jack; Angela, l'amica d'infanzia, più di una sorella per Zelda, che l'affianca e sostiene da sempre, con la quale ha condiviso tutto, e con la quale basta un gesto o uno sguardo per capirsi; la nonna, un'arzilla vecchietta piena di vita e voglia di fare, amorevole sostenitrice dell'adorata nipote. 
Invece ho provato avversione, almeno inizialmente, sia per i genitori della protagonista, con la loro continua interferenza nella vita della figlia, che per Martin, troppo sospettoso e negativo per il passato che non è riuscito a superare. 
Comunque sia, tutti i personaggi, sia principali che secondari, fanno parte integrante del libro e senza rivelare altri particolari della trama di per sé abbastanza complessa, voglio sottolineare la bravura di Amanda Lizard nel creare situazioni e soluzioni inaspettate, che portano il lettore a una lettura veloce. 
La scrittura è fluida e attenta, le descrizioni degli scenari, dei fondali marini, accurate.

La visuale è perfetta. I colori sono nitidi e i piccoli abitanti pinnati mi passano accanto come se non esistessi o come se facessi parte anche io di quella meraviglia. Alcuni vengono vicino di proposito, curiosi, e mi sfiorano con le loro piccole bocche. Più in fondo ci sono grosse cernie bianche, una moltitudine di stelle marine di diverse dimensioni e colori, e qualche granchio.

Non mancano neanche le battute che portano al sorriso, come quando Zelda parla con Angela del compleanno della nonna da festeggiare a casa dei genitori.

«Adesso devo concentrarmi sulla cena di questa sera. Ho bisogno di racimolare tutte le forze e la pazienza che ho per arrivare alla fine senza fare harakiri con il coltello da formaggio.»
«Puoi sempre fingerti morta come un opossum e aspettare che la serata finisca senza troppi danni.»

Il libro, ben scritto e colorito, nelle scene di sesso altamente erotico, si è rivelato una lettura molto piacevole, scorrevole e intrigante, sorprendente, soprattutto negli ultimi capitoli, e lo consiglio vivamente. Complimenti Amanda.




 
Amanda Lizard, pseudonimo di Simona Gervasone, vive a cuneo ed è originaria di Collegno.
Scrive per passione, ma è “una squallida impiegata” per necessità.
Ama tutto ciò che le permette di creare; conosciuta per le sue pirografie, ha costruito da sé molti mobili che ora sono nella sua casa. Adora il legno in tutte le sue forme.
Ama viaggiare, il sole, il mare, gli animali (anche quelli che piacciono poco come i ragni), la natura in generale.
Ma soprattutto ama scrivere, raccontare storie, far correre la fantasia.
Sono molti i generi in cui si è cimentata e non le dispiace esplorare nuove possibilità.


lunedì 1 marzo 2021

"IL TUO INCUBO PEGGIORE" di Marianna Coccorese

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Vi segnalo l'uscita de "Il tuo incubo peggiore" dell'autrice Marianna Coccorese, edito Words Edizioni.



Autore: Marianna Coccorese

Genere: Narrativa di formazione/Azione e avventura/Romance

Casa editrice: Words Edizioni

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 15,90




TRAMA:

Quando una coppia di ricchi clienti si presenta al ristorante dove lavora, Nate Barnett cerca in tutti i modi di assecondare le loro richieste, ma marito e moglie vanno via senza consumare né pagare e lamentando un servizio inadeguato. Senza riuscire a trattenersi, Nate inveisce contro l'uomo e lo minaccia. Non sa però di avere di fronte Christopher Hart, una persona talmente potente da essere in grado di far chiudere il ristorante, lasciando Nate senza lavoro e con una tale voglia di vendicarsi da fargli decidere di diventare il suo incubo peggiore. Il piano di rivalsa si fa più interessante quando entrano in gioco Isabel, la giovane figlia di Christopher, e Lee Johnson, un ragazzo che a sua volta sembra avere validi motivi per odiare Hart. La vendetta, tuttavia, non sempre restituisce il piacere che brama chi la compie e Nate sarà costretto a impararlo a proprie spese.


PRESENTAZIONE:

Contorto, ironico, irriverente, lingua lunga e faccia d'angelo: se ci fosse un identikit per Nate Barnett non potrebbe essere che questo. La vita per lui non è stata di certo semplice, a partire dall'abbandono del padre e sino ad arrivare all'incidente che ha costretto la madre sulla sedia a rotelle. Per fortuna è sempre stato in grado di arrangiarsi e ha un lavoro. O meglio, ce l'aveva. Perché a quanto pare il ristorante per cui lavorava è stato costretto a chiudere i battenti per colpa di un cliente troppo pignolo. Ed è qui che entra in gioco lui, Christopher Hart, il damerino. Bello, giovane, di successo e abituato alla perfezione o nulla. E come fargliela pagare se non con la vendetta? Magari approfittando della bella figlia di Hart e di un alleato che capita al momento giusto.

Il tuo incubo peggiore, di Marianna Coccorese, è un romanzo in cui la trama si snoda tra azione, avventura, ma anche la consapevolezza di sé e della propria maturazione. Il protagonista affronta un viaggio di crescita, forse nel modo più duro possibile, ma senza abbandonare neanche nei momenti difficili la sua irriverenza. La voglia di vendetta, quasi accecante, viene mitigata dai sentimenti di affetto familiare, amicizia e amore. 

Una narrazione che tiene alta l'attenzione del lettore, mai eccessivamente pesante, ma incisiva nei punti in cui deve esserlo. Un racconto di scelte spesso sbagliate, per le quali il protagonista paga l'intero prezzo per poter acquisire, sbaglio dopo sbaglio, una nuova consapevolezza di sé.




BREVI ESTRATTI:

«Hai bisogno di un lavoro, non di perseguitare un miliardario. Almeno lo sai che cosa fa la sua azienda?»
«No», rispondo secco. «E non mi interessa. Ti prego, Rick, ti pago.» Con quali soldi non lo so, però se vuole lo pago. 
«Non voglio essere pagato, e lo sai, ma non voglio nemmeno finire in galera.» 
«Non ci finirai, ti giuro che farò il bravo. Niente atti criminali o perseguibili legalmente.» 
In fin dei conti, voglio solo l’indirizzo di Hart per farmi trovare lì e conoscere sua figlia, o almeno iniziare a capire che posti frequenta. Non posso più presentarmi alla Hart Med Inc. o mi arresteranno sul serio. 


Signor Hart, la prego! Posso spiegarle!» urlo, ma il damerino mi ha già preso per la maglia e sbattuto contro il muro di casa sua. 
«Che ci fai qui?» grida scuotendomi. 
«Niente, lo giuro.»
«Adesso chiamo la polizia» esclama, poi con una mano estrae il cellulare dalla tasca, mentre con l’altra ancora mi tiene fermo stringendomi il collo. 
«No, la prego…» 
Devo subito pensare a qualcosa da dire o da fare per non permettergli di chiamare davvero la polizia. D’un tratto ho un’idea. O mi uccide o finisco in galera, sono le mie uniche due possibilità. 
«Mi sono scopato sua moglie» affermo, poi serro gli occhi in attesa della mia morte.


«Io ne sono sempre più convinta, Nate» dice, «soprattutto dopo quello che mi hai fatto vedere. Hai bisogno di me, hai bisogno di un alibi e io sono perfetta.» 
Le sorrido bonariamente. «Certo che lo sei, sei uno schianto» affermo divertito. 
Lei resta spiazzata da quel complimento inaspettato e arrossisce. «Sei un imbecille! Intendevo perfetta come alibi, come testimone!» 
Rido. «L’avevo capito.» 
«Oh, Nate» mi dice, avvicinando la mano al mio viso. Mi accarezza la guancia e io socchiudo gli occhi assaporando il contatto con la sua pelle. «Non sopravvivresti nemmeno un giorno in galera con le cazzate che spari.»
Questa sua frase mi fa scoppiare a ridere sonoramente, ma quando incrocio il suo sguardo lei non sta ridendo affatto, eppure pensavo che fosse una battuta la sua. 
«Non stavi scherzando?» le chiedo. 
Scuote il capo in segno di diniego. 
Perfetto. 
Odio quando le cose iniziano a farsi serie, anch’io so che rischio grosso. Sono un cazzone, me ne rendo conto, ma non posso farci niente: sono fatto così. 




 
Marianna Coccorese, nata a Napoli il 19 novembre 1990, è laureata con lode in Comunicazione pubblica, sociale e politica alla Federico II di Napoli. È appassionata di scrittura, musica, arte e sport, in particolar modo di pallavolo. Sogna di lavorare nel campo delle risorse umane; a dicembre del 2016 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Scegli me, con la casa editrice Eden Editori. A maggio 2019 ha vinto il premio come Autore dell’anno, indetto dal giornale online Napoli Time. La scrittura è da sempre il modo migliore che ha per esprimersi, scrive principalmente per se stessa, lasciando in ogni libro una piccola parte di sé.