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giovedì 25 aprile 2024

RECENSIONE "COLPO DI PARAFULMINE" di Ophelia Kenn

 

Buon pomeriggio, amici lettori!
Recensione: "Colpo di paraFulmine" dell'autrice Ophelia Kenn, edito Òphiere 
- I brillanti di Mamma Editori. A cura di Silvia Cossio.



Autore: Ophelia Kenn
Genere: Commedia romantica

Casa editriceÒphiere 

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 11,21

Contatti autore: Facebook



TRAMA:

Una single irriducibile e un irresistibile duca in fuga.
Sei a spasso nella neve, di notte, per ossigenarti prima di dormire, e ti spunta davanti un duca nudo, uguale uguale a Henry Cavill.
È Romance. Succede, ed è “love at first sight” per questa commedia romantica di Natale.
Poppy, una ragazza come tante, ha una vera fissa per le erbe, le raccoglie e le prepara per la sua erboristeria online e decide con le amiche di andare a trascorrere le vacanze in una baita isolata , nelle montagne della Scozia con il progetto di rimettersi un po’ in linea e quindi di superare il Natale solo con barrette dietetiche. Qui incontra Hawthorne che invece è un vero duca dei giorni nostri ed è confinato a poca distanza dalla baita di Poppy perché, con il cugino, ha intenzione di dar corso a una sfida nell’ultimo giorno dell’anno: nuotare in un lago ghiacciato. Non sarà facile per Poppy accettare l’interesse di un uomo cui non manca veramente nulla, così bello e così upper class. Lei infatti non ha mai tanto confidato nelle proprie attrattive e invece il duca si rivelerà irriducibile. Hawthorne ha infatti un segreto, l’intima paura di tutto lo ossessiona e proprio la determinazione di Poppy e la sua volitività è ciò di cui lui ha bisogno. 



Complice la primavera che tarda ad arrivare, ho trovato adatta la scelta di un libro ad ambientazione natalizia 😂
Hawk Hawthorne, ventotto anni, ventesimo duca di Bridgewater, un uomo pieno di fobie che gli condizionano la vita, ipocondriaco e con una certa inclinazione alla scaramanzia - teme la sfortuna e le azioni scaramantiche sono la normalità per lui -, accetta la sfida fatta dal cugino, Lord Alder De man, visconte di Bute: nuotare in un lago ghiacciato la notte di Capodanno. I due, insieme allo zio, Shamrock Beirne, detto Rock, baronetto, decidono di trascorrere qualche giorno nel loro chalet di montagna, per prepararsi al tuffo nelle acque gelide del lago. 
Poppy Osbourne, ventisette anni, coltiva erbe medicinali, vende preparati online e in televisione. Ha fondato una società, la Osbourne Newell & Shine, con le amiche Honey e Rosie.
Durante una vacanza nelle Cairngorms, in Scozia, in un rifugio di montagna, con le amiche/colleghe e il cane Duke, per testare l’efficacia dei prodotti che vende, fa la conoscenza del protagonista. Un incontro decisamente bizzarro con lui senza abiti, gli attribuiti - alias parafulmine, alias canna da pesca, alias salsiccia e chi più ne ha più ne metta - esposti alle intemperie. Gli altri incontri non sono da meno, sempre destinati ad avvenire senza vestiti… con il protagonista a proprio agio nella sua nudità, quasi come se fosse normale andarsene in giro nudi di notte, nella tormenta.
Non potrebbero essere più diversi, lui un ricco aristocratico, lei una semplice ragazza che deve barcamenarsi per arrivare a fine mese, ma per qualche motivo sembra si facciano bene.
La vicinanza a Poppy fa da terapia d’urto: lei gli fa dimenticare le sue fisse. 
Ma anche lei ha i suoi problemi e frequentare Hawk rafforza la sua autostima.
I due si girano intorno, si punzecchiano, si amano e si odiano.
In più di una occasione mi sono ritrovata a ridere di gusto, in altre ero imbarazzata immaginandomi al posto della protagonista. Le scaramucce nate dalla fantasia dell’autrice rendono oltremodo piacevole la lettura di questo romanzo.
Finale un po’ inverosimile (non mi riferisco all’epilogo), ma, considerando il contesto un po’ particolare, ci sta, poiché risulta compatibile con l’insensatezza generale che aleggia sopra questa storia. Mi rendo conto che questa frase potrà risultare strana, capirete leggendo il libro.
Sparsi qua e là diversi errorini di distrazione, che tuttavia non penalizzano il contenuto.
Lettura consigliata.

PS: Ho acquistato diversi libri di questa autrice (con pseudonimi vari ed eventuali), ma non sono mai riuscita ad andare oltre il primo capitolo. Ho sempre trovato il suo stile complicato per me, alle volte troppo elaborato tanto da rendere difficoltoso il proseguimento ed essere costretta e rileggere alcuni passaggi. 
Dal momento che interagisco spesso con lei sui social e ha un modo di porsi a volte simpatico, passatemi la leggerezza del termine, a volte polemico - la sua sagace ironia traspare dalle recensioni che condivide, il suo modo di fare schietto me la fa apprezzare, sebbene alle volte possa risultare sopra le righe - non ho mollato, con la certezza, dentro di me, che fosse giusto dare un’altra possibilità al suo lavoro. E, alla luce di quanto scritto sopra, appare evidente che la mia perseveranza è stata premiata.
Per la mia felicità e spero anche per la sua 😉 


mercoledì 3 agosto 2022

RECENSIONE "MATRIMONIO ALLA SPROVVISTA" di Ophelia Keen

 

Buongiorno follower!
In uscita oggi "Matrimonio alla sprovvista" di Ophelia Keen, edito Òphiere - I brillanti di Mamma Editori. Daniela Colaiacomo lo ha letto in anteprima per noi. 


Autore: Ophelia Keen
Genere: Romance

Casa editriceÒphiere 

Disponibile in ebook a €
E in formato cartaceo a € 11,80

Contatti autore: Facebook



TRAMA:

La giovanissima divetta di una soap storica della Gran Bretagna decide di scappare dal set, dove recita fin da bambina, perché proprio non può sopportare il cinismo tipico del mondo dello spettacolo e tanto meno sacrificare a esso la propria vita sentimentale. Ma la sua fuga si arena subito su una serie di inconvenienti e sulle macchinazioni di una vecchia astutissima canaglia, un pasticcio burocratico dove Brittany Brown, in arte Brittany Stock, si ritroverà sposata a propria insaputa, già vedova e altresì nonna appena ventitreenne di un ricchissimo “nipotino” lungo sette piedi.. Il "nipote proprio malgrado”, altri non è che Algernon Fernsby, un fulvissimo, aitante possidente, nonché rigido e bacchettone. Nelle verdeggianti colline del Devon, tra le statue e i laghetti di Fernsby Park, si svolgerà lo scontro in punta di fioretto tra la ragazza con troppi grilli per la testa e il giovane uomo che sembra non averne proprio nessuno. Una partita del cuore in cui solo l’amore può vincere.  


Dopo Fidanzamento per Dispetto, Ophelia Keen colpisce ancora. Una trama insolita, personaggi singolari e un contesto dai tratti esotici sono lo scenario di questa storia intrigante nella quale le sorprese, ma soprattutto le risate, non mancano. 
L'unica vita che Brittany Brown - in arte Britney Stock - conosce è quella vissuta negli studi di Digbeth, a Birmingham, dove, in Victory Street - la storica soap del Regno Unito -, interpreta il ruolo di Amanda Dwerryhouse, la Guerriera.
Quando sua madre - Donna Brown, alias Barbra Stock, alias Jane Dwerryhouse -, con intonazione shakespeariana, occhi socchiusi e ispirati, neanche fosse davanti a una cinepresa cerca di imporle il matrimonio, a scopo pubblicitario, con Luke Hewitt - il figlio soap della coppia soap nemica dei genitori soap -, adducendo come scusa la necessità di una vacanza in una spa di Bath, Brittany fugge a Londra dove conta di rifugiarsi dalla Zia Lottie, da sempre in disaccordo con i suoi genitori per averla fatta recitare fin da bambina.
Come coscritta del set, la giovane attrice è totalmente priva di senso pratico - d'altra parte come fai a intendertene di realtà se, fin dalla prima infanzia, vivi in un mondo di cartapesta e hai il sospetto di essere un po’ finta anche tu? -, le poche monete di cui dispone svaniscono rapidamente.
Davanti a una cabina telefonica, in compagnia di un gatto spelacchiato e magro, la giovane e famosa attrice comincia a rendersi conto delle difficoltà che l'aspettano, perché Zia Lottie, come il maggiordomo filippino le ha spiegato per telefono, è andata in Nepal e il suo appartamento è in ristrutturazione. Dovrà trovare un alloggio e un lavoro al più presto, ma prima deve rimediare un po' di cibo per il suo nuovo amico. 
Da un furgone di fronte alla porta di servizio di un supermercato, Brittany trafuga alcune scatolette per il micio che mette nel suo zaino insieme alla figura alata di una Rolls d'epoca parcheggiata nei pressi - d'altra parte, essendo traballante, sarebbe caduta e andata persa per sempre.

Mi era bastato un solo furto - di cibo da gatti, per di più, - e già stavo precipitando lungo la china del crimine!

Ma una mano, con la forza e il peso di un ferro da stiro, si posa sulla sua spalla.

Mi voltai col cuore in subbuglio per la vergogna. Non avrei retto a un arresto. Ma lo shock fu tale da cancellare ogni senso di colpa.
C’era una mummia gigante sopra di me. L’eco del mio strillo si spense rapidamente, uccisa dallo stupore.

Caspita, mi avevano proprio beccata ed erano in tre, maggioranza numerica schiacciante!
Il vegliardo era baldanzoso, avrebbe potuto essere un supereroe ormai in pensione; la mummia poteva essere il suo Igor, il servo muto. L’uomo in livrea poteva essere invece davvero un guaio.
Aveva l’aria impeccabile ed efficiente, non un capello fuori posto, da autista diabolico, il tipo che lucida la macchina dopo averla usata per spalmarti sull’asfalto.

Brittany non sa come questo incontro cambierà la sua vita.
Tra equivoci e battute frizzanti, senza ripercussioni per la sua deplorevole condotta ma anzi con due biglietti da cinquanta sterline nella borsa, la giovane attrice, determinata a cavarsela da sola, inizia la sua avventura in città.
Maldestra e impacciata, sempre attenta a non farsi riconoscere - la sua "arma segreta è l'intervento chirurgico al frenulo naso-labiale che le consente di deformare la faccia" -, in sella a una bicicletta Brittany affronta i lavori che Ms. Cropper del centro per l’impiego le offre e che lei entro tre giorni puntualmente perde.
Dopo l'ultimo, Ms. Cropper è furiosa. 

«Quando mi hanno telefonato, - continuò, - per riferirmi del pannolino, ho pensato “a questa ragazza non resta che un sussidio, tipo credito universale, da integrare con qualche corsa da rider, con Deliveroo... Mi ha detto che la bici la sa usare...” Questo ragionamento, mi sono fatta. Dunque, povera scema, mi metto al computer, mi do da fare per il sussidio e cosa ti scopro? ...Che sei sposata!!! - mi mise un foglio sotto il naso. - Altro che fidanzato disoccupato e ubriacone!»

A "Fernsby Park - Moretonhampstead - New Abbot, Devon" - il suo indirizzo di moglie del signor Fairfax Fernsby -, dove si è recata per chiarire la situazione, Brittany scopre di essere appena diventata vedova, non di uno sconosciuto, bensì del vegliardo proprietario della Rolls incontrato, con il nipote - la mummia - al suo arrivo a Londra. 
Durante la cerimonia funebre, vicino al feretro, dalla parte opposta al gruppo dei partecipanti, vede un giovane alto, dai capelli biondo carota e di aspetto molto ragguardevole, e due ragazze che gli assomigliavano parecchio, vicine tra loro e lontane da lui, il probabile erede.

Era alto, elegante, molto muscoloso, impeccabile. La pelle diafana era dorata dalle lentiggini sul naso, i capelli biondo fulvi erano quasi a zero sulla nuca, la barba, sebbene rasata alla perfezione, si rivelava da un’ombra rosso cupo sotto pelle, lo sguardo brillante era molto scuro. Chissà di che colore erano gli occhi. Mi leccai le labbra.
Un ricciolo ribelle gli scese sulla fronte, mentre annuiva in direzione del pastore.
Il religioso gli aveva appena dato la parola. L’erede aprì allora la bocca e un brivido mi si arrampicò lungo le gambe e restò sotto il mini-abito, dalle parti basse.
Aveva una voce così bella! Cavernosa, il timbro che ti dà una scarica alla spina dorsale. Se non fosse stato che arrotolava le consonanti alla perfezione, avrei detto che ricordava il vocione della mummia nel parcheggio. E tuttavia, proprio in quell’istante, doveva aver aver detto qualcosa di male, perché fu interrotto da un mormorio irrispettoso.

A soli trent’anni, Algernon Bacchus Fernsby - Bacchus!?! “Algernon Bacchus Fernsby”! Ci credo che sembrava essersi mangiato la scopa! -, rimasto troppo presto orfano insieme alle sorelle, Claire, ventiseienne enologa e sommelier, e Stephanie, esuberante sedicenne alle superiori in un college di Londra, è oppresso dalle responsabilità. Rigido e compassato, bacchettone, ha un solo obiettivo: riconvertire la Fernsby Dynamics, la società di famiglia che per tradizione produce armi da guerra pesanti e per questo è fortemente osteggiato.
Algernon conduce una vita stressante, priva di leggerezza, al contrario del nonno prende tutto troppo sul serio. L'incontro con Brittany, caotica e sognatrice, stravolge la sua vita rigorosamente pianificata.
Brittany è un tornado, vede il mondo attraverso lenti rosa mentre prova a vestire i panni di una ragazza normale - Una diva della TV che si incaponisce a voler fare la ragazza normale -, ostinandosi a non chiedere aiuto alla famiglia. 
Ha un buon rapporto di amicizia con Poppy - Maeve nella serie -, l'unica persona che contatta durante il periodo lontano dal set a dalla famiglia.

Era un modo di vivere così strano, il nostro, che gli amici finti diventavano veri e poteva sembrare normale doversi sposare il figlio della coppia nemica nella fiction dei miei genitori finti, peraltro anche veri e amici veri dei nemici finti.

Ma a ventitré anni Brittany cerca l'amore vero ed è determinata a trovarlo.
Intelligente e sagace, non perde il coraggio di fronte alle difficoltà alle quali va incontro, affronta l'ignoto e, all'occorrenza, cerca ispirazione nel suo vissuto.

A confronto con gli scenari di legno degli studi di Digbeth, a Birmingham, lì a Londra i muri erano proprio muri. I mattoni veri mi mettevano l’ansia. Tutto era solido e rischiavi di graffarti o rimediarci un livido, se ci sbattevi contro. E c’era il rumore delle auto.

È fissata con il suo posteriore, il culotte de cheval per il quale, secondo gli articoli pubblicati dai giornali, sarebbe fuggita per un intervento di liposuzione segreto.
La normalità è una scoperta affascinante.
Ophelia Keen racconta la sua storia attraverso gli occhi della sua giovane e bellissima protagonista. Come in un palcoscenico, i protagonisti sono attori di una sceneggiatura brillante.
L'ironia, caratteristica di questa brava autrice, scandisce le pagine mentre le descrizioni accurate e attente rendono assolutamente vivide e reali le scene descritte, come la prova dei vestiti da vedova nel negozio di abbigliamento vintage.

Volli perlustrare il negozietto e scelsi dagli appendiabiti un paio di tailleur avvitati anni sessanta e un abito dello stesso stile ma senza maniche, in completo con un soprabito trequarti. Feci la prova di tutto e riscontrai che sembravo mia nonna.
Ma erano carini! Poi passai al pezzo forte e quando mi specchiai, mi uscì un sorriso di trionfo.
Ero la cugina bionda di Morticia! 

O, durante i preparativi del ricevimento all'esterno della residenza, quando il tempo instabile provoca scrosci repentini.

Lavorammo per tutto il giorno, riparandoci nel padiglione quando pioveva ed esplodendo in tutte le direzioni nel parco appena smetteva.

Mi è parso di vedere le persone scattare e prendere tante direzioni diverse.
Mi sono letteralmente sbellicata dalle risate nelle situazioni assurde in cui cade Brittany - la scena con Algernon tra le sculture bizzarre nel giardino di Fernsby Park e il dialogo con Abdurachman, o la ciocca di capelli nel latte sono piccoli esempi -, nella sua ingenuità rivela l'autenticità che la contraddistingue, è vera.
Nel libro non mancano però anche momenti intensi: paura, tensione, comprensione empatia si alternano a situazioni esilaranti, e quando tutto sembra perduto Brittany tira fuori Amanda, la Guerriera che è in lei.
In un caleidoscopio di personaggi, ognuno con il suo particolare ruolo, la storia si svolge tra battute e colpi di scena fino all'epilogo, agognato ma non scontato.
Il libro, scritto bene e ben strutturato, permeato di ironia sottile e raffinata, è bello e divertente e lo consiglio caldamente.


venerdì 3 dicembre 2021

DOPPIA RECENSIONE "FIDANZAMENTO PER DISPETTO" di Ophelia Keen

 

In uscita oggi "Fidanzamento per dispetto" dell'autrice Ophelia Keen.
Franca Poli e Daniela Colaiacomo lo hanno letto in anteprima per noi. 



Autore: Ophelia Keen

Genere: Chick-lit


Disponibile in ebook a € 0,99
e in formato cartaceo a € 7,41

Pagina autore: I libri di Ophelia Keen 



TRAMA: 

«Ah ah, vedi? - ringhiò trionfante, - mi vuoi impalmare.»
«Ma tu sei tutto scemo.»
Lui si bloccò e mi fissò dall’alto.
«Milord. Devi rivolgerti a me come “Milord”. Hai sentito quella, devi dirlo, anche se sei la mia fidanzata.»
«Sei tutto scemo, Milord.»

La cosa più terrificante delle bugie è la loro tendenza a diventare realtà.
Jolly Rivers è disastrosamente inadatta al bel mondo, ma, spinta dall’impellenza di procurarsi un letto dove dormire, in prossimità del Natale accetta un lavoro per lei detestabile: la hostess di un concorso di bellezza presso Hilcot Castle. Per non farsi mancare nulla, messa alle strette dagli eventi, la spara grossa al punto di definirsi “amica intima” del ventesimo Conte di Hilcot, un vecchio e triste misantropo, confinato su un’isola del Canale.
Peccato che il misantropo si aggiri per il suo castello in incognito. Peccato che anziché vecchio e triste sia biondo, selvaggio e irascibile. E non abbia alcuna intenzione di farla passare liscia a una bugiarda impunita.
Nessuno, tuttavia, può dichiarare partita persa, prima di giocarla davvero e, soprattutto, nelle Cotswolds ammantate di neve, sta arrivando il Natale.
Lettrici natalizie, tutte a Hilcot Castle! Sulle piste di un conte feticista dei piedi.


DICE L’AUTRICE: 

Il vestito in cover è un acquerello e ritrae un abito realmente esistente, un modello delle stiliste taiwanesi “Nicole + Felicia”.


Cosa c'è di meglio se non trascorrere il mese di dicembre in un castello? È quello che deve aver pensato Jolly Rivers quando l'agenzia che le procura il lavoro ha proposto di andare a lavorare a Hilcot Castle come hostess, per fare da assistente allo staff di Miss Winter Lights e alle ragazze che partecipavano al concorso. In quel modo può risolvere il problema della casa pignorata (colpa del padre) e di avere un tetto sulla testa, ma soprattutto un letto dove dormire. E così Jolly, assieme ad altre diciannove giovani donne, tutte rigorosamente vestite di celeste, si trova a Stow on the Wold ad aspettare le auto che le avrebbero portate al castello. Proprio qui iniziano i problemi per la giovane hostess. Sì, perché, mentre l’autista carica in auto i suoi bagagli e quelli di altre colleghe, un ladro ruba la vettura con le valigie dentro. Inutile corrergli dietro… Una volta arrivate comunque al castello scoprono che il loro equipaggiamento si trova già lì. Che il ladro lavori al maniero? Questa è la domanda che si pone Jolly mentre sistema i suoi miseri tailleur nel guardaroba della stanza che divide con Tricia. Tra tutte le ragazze, infatti, lei è quella con gli abiti più dimessi e il fisico prorompente. Così si trova alla mercé delle sue colleghe che la denigrano. Solo due ragazze, Tricia e Penelope, non la bullizzano, anzi le sono vicine. Lei cerca di svolgere il suo lavoro al meglio ed è servizievole con tutti, a volte anche troppo, e questo suo atteggiamento in certi casi è controproducente nei rapporti con le altre ragazze. E visto che i guai non vengono mai soli, perché non dichiararsi amica intima del ventesimo Conte di Hilcot? Sì, avete capito bene! La nostra eroina, nonostante non abbia mi visto il conte - ma sarà proprio così? -, messa alle strette dalla sua capa, Madam Chapman, dichiara esserne amica. Da quel momento per la povera Jolly la permanenza al castello diventa difficoltosa, in particolare quando scopre che il misantropo nobile che credeva confinato su un’isola del Canale si aggira per il suo castello in incognito. Inoltre, anziché vecchio e triste come aveva sentito dire, è biondo, selvaggio e irascibile… e piuttosto familiare!  E pare che non abbia alcuna intenzione di farla passare liscia a una bugiarda impunita. 
Che dire di questi due personaggi se non che mi sono piaciuti entrambi, anche se sono uno l'opposto dell'altra e non mi riferisco al fatto che lui sia un conte e lei una hostess, o serva come viene additata da qualcuno, bensì al loro carattere. Tanto è asociale, cupo e burbero lui, quanto è solare, sempre ben disposta nei confronti degli altri lei.
Stanley Hilcot-Brett, ventesimo conte di Hilcot è un trentenne single tanto affascinante quanto cupo.  Biondo, abbronzato, iridi azzurre come turchesi, pizzetto, mani grandi e corporatura imponente. Così lo descrive Jolly. Si trova al castello in incognito, non vuole far sapere della sua presenza per evitare di doversi difendere dall'assalto delle Miss. La sua copertura però viene a cadere per colpa di una persona che non conosce, che però dichiara di essere sua amica, intima per giunta. Decide così di vendicarsi e di riversare su di lei la rabbia che prova nei confronti delle donne. Il nome della ragazza, Jolly, è se possibile un  incentivo a consumare la sua vendetta.
Jolly dal canto suo è attratta dal conte. Sa benissimo che una storia con lui è impossibile. Tuttavia accetta di fingersi la sua fidanzata, anche se è costretta a subire ogni sorta di angherie, sia da parte di Hilcot che delle colleghe e di Lady Sinclair, la manager del castello. 
Ho trovato la conclusione di questa storia decisamente romantica, grazie anche all'atmosfera natalizia, ma un po' diversa rispetto al solito. È un finale che ti aspetti, ma nel contempo non immagini.
La trama ben strutturata e abbastanza originale, la scrittura fluida e un'ambientazione da sogno rendono la lettura piacevole e veloce. I dialoghi risultano spesso rapidi e divertenti. In particolare quelli che intercorrono tra la hostess e il conte. La narrazione avviene in prima persona principalmente con il pov della protagonista femminile, però ci sono alcuni capitoli dove a parlare è il conte Hilcot.
I personaggi risultano ben delineati caratterialmente e fisicamente. È possibile percepire la loro sofferenza, la cattiveria e l'arroganza di alcuni, l'amicizia e la solidarietà di altri. Gli scatti d'ira di Stanley nei confronti della ragazza, ma anche la sua dolcezza. L'umiliazione di Jolly e la voglia di riscatto, l'odio nei confronti del padre per mettersi e metterla sempre in difficoltà con le sue azioni sconsiderate, ma anche l'amore che prova verso il genitore. Un padre che alla fine si riscatta e alla grande. La sua breve apparizione mi è piaciuta così come quella della diciannovesima contessa di Hilcot, la madre di Stanley. Una Lady un po' anticonformista. Così come ho apprezzato Tricia e Penelope le amiche colleghe di Jolly e la loro capa, Madam Chapman. Per contro fin da subito ho avuto un'avversione per Lady Adeline Sinclair, la baronessa manager del castello.
In conclusione, mi sento di consigliare questo libro, magari raggomitolate sul divano con una tazza di cioccolato caldo a portata di mano.


Un castello, un concorso di bellezza, una ragazza senza casa, un padre giocatore, un conte in incognito, problemi di scarpe e... un'incredibile bugia sono gli ingredienti di questo racconto, romantico, ironico, divertente... natalizio.
Jolly Rivers fa la guida turistica, si è infilata in posti oscuri il diploma di storia dell’arte e ha accettato di fare l’assistente al Miss Winter Lights che, a dicembre, si tiene a Hilcot Castle.  

Organizzare e assistere un concorso di bellezza. Incredibile. Mi avrebbero giudicata una disadattata.

D'altra parte cosa può fare una povera ragazza alla quale è stata, a sua insaputa, durante un'assenza prolungata, pignorata la casa e tutto il suo contenuto? 

Se non volevo mummificarmi sul divano-letto di zia Beth, mia unica parente in vita, a parte quel filibustiere latitante di mio padre, dovevo accettare e lo avevo fatto.

A corto di soldi e di abbigliamento, essendo la divisa di un colore che non andava molto nel settore guide ai monumenti e ai musei, affitta un cappotto, acquista scarpe di poco prezzo e, su Amazon, un tailleur in puro poliestere.  

Quel mattino, alle dieci, nella piazza di Stow on the Wold eravamo in venti, tutte in color celeste da hostess addestrate più che altro a volare sui tacchi.

Mentre l'autista del mezzo che le porterà al castello sta caricando il suo bagaglio, qualcuno si mette al volante e fugge via; inutile rincorrere il mezzo gridando Al ladro! Al ladro!, il risultato è la rottura del tacco delle sue misere scarpe e quale sorpresa ritrovare le proprie cose al castello, il ladro lavora lì?
E, infatti, poco dopo, lo incontra, inconfondibili gli anfibi appena intravisti, le spalle larghe e la pelle abbronzata della mano che dal finestrino faceva ciao mentre l'auto rubata si allontanava, è lui.
Presa di mira dalle colleghe per la suite celeste-spazzatura e per il suo fisico che spicca inequivocabilmente sul gruppo, messa in difficoltà da una situazione imbarazzante, Jolly la spara grossa.

«Mi scuso, è stato un deplorevole inconveniente. Non si ripeterà. La disciplina più ferrea è il mio credo, miss Chapman, - per poco non scattai sull’attenti e la gola cominciò a gorgogliare aspettando dal cervello un argomento definitivo, - la prego, non mi faccia sfigurare. - cominciai a dire e poi non so come mi uscì, - sono amica intima di Hilcot, ne sarei davvero mortificata col conte,» feci ruotare l’indice verso il soffitto, come per indicare Dio in persona e, mentre insistevo con quel gesto per dare forza alla bugia, non riuscii a impedirmi di vacillare.
Ma come mi era uscito? Dove avevo pescato quella immane stupidaggine?
Non potevo farmene una ragione e continuai a non potermene capacitare per tutta la serata e nei giorni successivi.
Forse, erano i geni del gioco d’azzardo.
Merda.

E sì che lei il famigerato e uccel di bosco conte di Hilcot neanche lo conosce, oppure sì? 
Stanley Hilcot-Brett, ventesimo conte di Hilcot, un trentenne bellissimo dal fisico potente e dai modi bruschi e irritanti - sembra essere soggetto a sbalzi d'umore repentini e destabilizzanti -, è una persona che nasconde un gravoso passato e si è tenuto lontano dalla scena pubblica per molto tempo. 
L'incontro con Jolly e la bugia che la ragazza ha inventato ispirano in lui il desiderio di vendetta: sarà proprio così?
Jolly, mentre affronta situazioni insolite e, spesso, mortificanti, è attratta da quell'uomo bellissimo - dallo sguardo, mai così azzurro. Sì, beh, quella era artiglieria davvero pesante per una senza nemmeno la fionda -, ma è confusa dai suoi atteggiamenti, a volte amichevoli, quasi teneri, a volte, senza motivo apparente, rabbiosi.
Ho apprezzato molto i personaggi rappresentati da Ophelia Keen, sia i due protagonisti, sia i personaggi che ruotano attorno a loro: Tricia e Penelope, due ragazze che affiancano Jolly con amicizia, Madam Chapman alla quale è riservato un imprevedibile ruolo finale, il padre, Barney Rivers, che si rivelerà, inaspettatamente, determinante per l'epilogo della storia. Mentre ho detestando sin da subito Brenda e socie e, soprattutto, la baronessa e le sue scarpe.
In un caleidoscopio di personaggi interessanti e sorprendenti, Ophelia Keen dimostra un'innegabile abilità di penna per l'accuratezza con cui descrive eventi e scenari e nell'attrarre il lettore, coinvolgendolo con ironia e divertimento.
Scritto in prima persona, per lo più con il pov di Jolly e sporadicamente con quello di Hilcot, il libro scorre velocemente, fino alla fine, favolosamente romantica.  
Senza grandi patemi d'animo, la trama scorre attraverso i battibecchi dei suoi protagonisti in un castello addobbato e pronto per il Natale, una piacevole lettura che consiglio caldamente.
Un’ultima cosa: le scarpe hanno un ruolo fondamentale ai fini della narrazione e - ho avuto la dritta da Ophelia Keen in persona - il vestito rappresentato in copertina, proprio quello della storia, è stato dipinto ad acquarello a partire da un fantastico modello reale di due stiliste taiwanesi, “Nicole + Felicia”.


BREVE ESTRATTO:

«Freddo, attesa, mal di piedi, chiusi le mani a tazza e ci soffiai dentro per scaldarle.
“Stow on the Wold, where the wind blows cold” recitava la filastrocca. Mai sottovalutare le dicerie, ed era soltanto il nove di dicembre.
Eravamo alle solite, valigia stretta tra le ginocchia, abiti goffi, del tipo “vorrei stare calda, ma con un minimo di stile”, e la mia ansia da sciagura imminente. Ma c’era un tocco in più questa volta.
A parte il diavolo di freddo, intendo. 
Che casa mia fosse stata pignorata, l’avevo scoperto solo al momento di tentare di aprirne la porta tornando a Londra, dopo un mese da guida turistica alla cattedrale di Winchester. Così non mi era rimasto che riparare sul divano-letto di Zia Beth, nella amena Basingstoke, un nome, una garanzia di desolazione.
E ora, evviva, essendo stati sequestrati i miei averi all’interno della casa pignorata, indossavo un cappotto in affitto e scarpe di Primark, entrambi inadatti a quel cielo nero. Mi guardai intorno, alla ricerca di un riparo, ancora incredula di averlo fatto davvero.
Mi ero infilata in posti oscuri il diploma di storia dell’arte e avevo accettato di fare l’assistente alle Miss. Solo a dirlo mi si incrociavano gli occhi. 
Organizzare e assistere un concorso di bellezza. Incredibile. Mi avrebbero giudicata una disadattata. 
La tipa dell’Agenzia aveva squillato:
«È dicembre! A Hilcot Castle c’è Miss Winter Lights! - e aveva poi specificato che avrei dovuto assistere Miss, costumisti, ospiti, fotografi, tutto il baraccone insomma. Nelle sue parole, il lavoraccio era diventato una missione ONU, - devi far parte dello staff incaricato di fluidificare l’organizzazione e agevolare il benessere di ospiti e partecipanti.»
Sdeng. 
Rovinando di faccia sulla scrivania dell’agenzia, ci avrei lasciato l’impronta dentale. 
Le Miss! No, le Miss nooo… 
E, d’altra parte, se non volevo mummificarmi sul divano-letto di zia Beth, mia unica parente in vita, a parte quel filibustiere latitante di mio padre, dovevo accettare e lo avevo fatto.
Battei i piedi e sbuffai un’enorme nuvola bianca, oltre la quale, in quel momento, comparve il viso terreo di una collega.
Aveva i capelli e il viso tanto chiari da sembrare un fantasma. Le labbra erano livide, era giovanissima, magrissima ed era vestita troppo poco nel cappottino in jersey. Così, quando arrivò la Defender con la scritta Hilcot Castle, feci salire lei cedendole il mio posto.
Mi ero fatta impietosire dagli occhi da husky lacrimosi a causa del freddo. Al diavolo il cappotto! Scrollai le spalle per abitudine. 
La prossima auto sarebbe stata la mia e una collega dalla chioma rossa mi sorrise con simpatia.
Doveva essere, come me, una guida turistica, a giudicare dal tacco senza pretese. Anche lei rinunciò a salire e restò lì, mentre altre due ragazze montavano in auto, al posto nostro, e una bruna risaliva la coda e ci affiancò. 
Mi venne l’istinto di allontanarmi un po’ per lasciarle spazio. 
La giovane dai capelli scuri era un accidenti di bellezza. Mi cedette di nuovo il viso in direzione delle scarpe.
Le hostess di formazione congressuale, le vedevi subito. Erano più belle, eleganti e con il trucco perfetto. 
In ogni caso, comunque, i passanti maschi facevano poche distinzioni. Ci guardavano un po’ tutte e facevano gli occhi da pesce bollito.
Quel mattino, alle dieci, nella piazza di Stow on the Wold, eravamo in venti, tutte in color celeste, da hostess addestrate più che altro a volare sui tacchi. 
O “dai” tacchi, nel mio caso. Ormai avevo caviglie di gomma. 
Stavamo in coda, allineate come un piccolo reggimento di soldati, disciplinatamente in attesa di essere prelevate, a tre a tre, dalle auto-navetta del castello. Ed eravamo tutte ragazze, del tipo definito un tempo “in età da marito” e ora molto più prosaicamente “da marito di un’altra”.
E, no, Mister, non lei, troppe birre e troppo pochi capelli. Spostai veloce lo sguardo sulla punta delle mie scarpe celesti. 
Un ammiratore che non fosse di mezza età, almeno! E poi, comunque, non gli avrei dato spago, nemmeno se fosse stato giovane e affascinante. Le spalle mi si incurvarono dalla tristezza. Per allietare il momento già al top, non mi feci mancare i cinque minuti di autocommiserazione causa mancanza cronica di un fidanzato. 
Tutta colpa del lavoro. 
Mi ero rassegnata a evitare gli approcci. Non mi ci mettevo neanche. Ogni mese, una città diversa! Finiva tutto sempre troppo presto. Tendevo ad affezionarmi. Si avvicinò un altro fuoristrada verde foresta col distintivo del castello e, questa volta, mi feci avanti guardando dritto, per evitare altri accessi di bontà suicida.
Ok, all’apparenza filò tutto regolare.
L’autista scese. Io, la rossa e la sciccosa trascinammo i trolley verso il retro. L’uomo anziano se li incollò con galanteria e li ammonticchiò, quando… Sbam!
Portiera sbattuta.
Lo sguardo mi partì distratto verso l’abitacolo. 
Alla guida, si era messo uno dalle spalle giganti, sovrastate da capelli scompigliati e lunghi, schiariti dal sole. 
Boh. 
Cioè, uno, nel vedere un accidenti di fenomeno sedersi al volante, pensa al massimo “che fortuna, ci conduce questo qui, invece del signore con la faccia da cane”. E, infatti, restai lì in attesa del tutto tranquilla, a controllare che lo chauffeur sistemasse il mio trolley in posizione decente. 
Se non si preoccupava l’autista, perché dovevo preoccuparmi io? Giusto?
Sbagliato.
Ci fu un boato. Poi ci fu il tremito dell’auto, poi un’affumicata tossica e infine il movimento! 
L’auto schizzò in avanti, col portellone posteriore ancora aperto. 
E tu sei ancora lì che pensi “dovrà spostarsi di poco per far spazio all’auto successiva”. 
E invece no! 
Nel frattempo, il fenomeno, il fuoristrada e la mia valigia erano già duecento iarde lontani. 
Dove stava andando, per la miseria? 
Altro pensiero troppo lungo, altre cento iarde. E, a quel punto, smetti di pensare. 
Lo capisci che più ti ci impegni e più dici addio a tailleur, scarpe e mutande e così via. E scatta l’animale che è in te.
E non importa che tu sia leone o gazzella. Cioè, qualunque animale io fossi, quel mattino di dicembre, a Stow on the Wold, l’importante fu che mi misi a correre sbracciandomi e gridando:
«Al ladro! Al ladro!»

La Keen è una vecchia eccentrica, abita sulla costa gallese a Fishguard, dove è un’istituzione e gestisce da sempre il piccolo Crooked Stone Pub mentre il marito, un vecchio barbogio e petulante, si aggira vanamente senza concludere nulla di concreto. L’edizione italiana è stata curata da Monica Montanari e Anna Letizia Zocche.