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Recensione "Racconti in viaggio" dell'autrice Lucia Forabosco,
edito Scripta Volant. A cura di Dario Zizzo.
Autore: Lucia Forabosco
Genere: Racconti
Casa editrice: Scripta Volant
Disponibile in ebook a € 5,99
E in formato cartaceo a € 14,25
TRAMA:
Venti viaggi per venti racconti. Non è necessario andare tanto lontano per vivere avventure. A volte queste ti aspettano appena hai varcato la soglia di casa come ne “L’ubriaco e l’elefante”, mentre “La via per la santità” è ad appena 15 chilometri di distanza.Altre volte basta un po’ di spirito di osservazione come ne “Il bruco giallo” o un volo dell’immaginazione come in “Fantasie Napoletane 1 e 2” per creare una storia e divertirsi un po’.Alcuni racconti sono esperienza personale dell’autrice, altri hanno protagonisti reali di cui si salvaguarda la privacy con nomi fittizi, altri ancora sono frutto di pura immaginazione.La breve storia d’amore di Carmen e Renato si svolge in quattro viaggi e quattro racconti, che si alternano a quelli di altri personaggi in altri luoghi.Poi, vicini o lontani nel tempo che siano questi viaggi, scopri che ti hanno lasciato qualcosa dentro e ricordarli e riviverli è un atto d’amore per se stessi e per coloro che leggeranno. Alcuni fanno ridere, perché prevale l’aspetto umoristico, altri fanno solo sorridere, altri ancora fanno pensare. Quello che hanno in comune è il viaggio, che in realtà è solo l’occasione per raccontare e rendere partecipi gli altri di quello che hai vissuto o inventato. Meglio se divertendo.
Racconti in viaggio di Lucia Forabosco è una raccolta di diciotto racconti, dalla prosa limpida, che hanno come filo rosso il viaggio, vissuto realmente o immaginato, e nel primo caso diventa pure l’occasione per ricordare persone solamente incrociate, visi salvati dall’oblio grazie alla letteratura.
Nel primo, “Il bruco giallo”, la protagonista e l’amica Elena albergano in una locanda di un paese alpino, gestita da una donna simpaticamente soprannominata, dalla prima, Mirandolina, dal personaggio principale de “La locandiera” di Goldoni.
Qui si viene d’estate a godere il fresco dell’altitudine e della vegetazione dagli umori balsamici, a percorrere i tanti splendidi sentieri e a scalar montagne, o d’inverno a sciare. Noi due abbiamo un altro scopo: siamo qui a cercar ricordi, per cui la stagione è quella giusta.
Ho apprezzato in particolare le parti descrittive, come questa:
Ci facciamo portare due calici di vino bianco fresco per rinfrancarci e lo sorseggiamo guardandoci intorno compiaciute della vista su questa bella piazzetta linda. A destra si vede un’alta montagna che ha il colore dell’acciaio e la cima aguzza, ma stemperata alla base da una bella vegetazione di pini e abeti e c’è anche un bel prato che ha proprio il colore verde chiaro che un prato deve avere.
Gradevole anche l’inaspettato finale.
Una specializzanda è il personaggio principale di “Alle poste di Como”. Lei, dopo essere stata tampinata da un uomo, viene abbordata:
Vidi un uomo, più grande di me forse di una decina d’anni, che mi parlava, ma non avrei saputo dire di lui alcun particolare, né il colore dei capelli, né come era vestito, solo fui colpita dall’espressione mesta e l’insieme dimesso.
Ne “Il cielo stellato sopra di me”, un medico all’inizio della carriera lavora all’ospedale di Codogno, che in futuro diventerà l’avamposto della battaglia contro il COVID, quel medico è Lucia Forabosco.
Simpatico il racconto (specialmente l’epilogo) “Vita da medici a Firenze”, in cui la protagonista partecipa a un congresso nel capoluogo toscano, negli anni Novanta.
In “L’ubriaco e l’elefante” si parla di un originale viaggio in autostrada, tra ubriachi ed elefanti, sì, avete proprio capito bene, elefanti.
“L’amore finisce a Roma” è la storia di una relazione sentimentale fatta d’incontri, congedi (per i problemi della vita da adulti) e ritorni, quella tra Carmen e Renato, che si rivedono in occasione di una manifestazione nella capitale.
Gli affari di cuore costituiscono anche il tema di “Una rosa a Vienna”, pieno di una malinconica poesia.
In “Teatro greco a Siracusa” l’autrice ci porta, quasi fisicamente, nel luogo del titolo del racconto, ci fa vivere quel suggestivo momento in cui il pomeriggio cede il passo alla sera, durante gli spettacoli.
“Illusione a Pompei” è un viaggio con meta il Santuario, alla ricerca di qualcosa di familiare, un viaggio dell’anima, potremmo dire, non senza un tocco di umorismo che non guasta mai.
Segnalo la copertina, impreziosita da un acquerello di Paolo Grobberio.
Per quanto detto, consiglio questi racconti. In fondo, poi, cos’è un racconto se non un viaggio che il lettore fa con la fantasia? staccandosi per la sua durata da quanto fantasia non è.


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