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lunedì 29 gennaio 2024

RECENSIONE "IL PREDATORE CIECO. UNA STORIA CRIMINALE DEL TIBURTINO" di Luca Eusepi

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
del Tiburtino" di Luca Eusepi, edito Òphiere - I brillanti di Mamma Editori. 
A cura di Anna Lety.



Autore: Luca Eusepi

Casa editrice: Òphiere 

Al momento, il libro è stato ritirato dalla vendita

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

«Ho passato un anno di carcere immerso nei  libri, ora da libero mi ritrovo una storia da raccontare che mi ha portato dall'essere un imprenditore di successo incensurato, a mercante d'oro in Africa, a narcotrafficante in Sud America... Mi chiamo Luca, ho 46 anni e non sono uno scrittore.» 
Da giovane manager, a cercatore d'oro, a trafficante di droga... a uomo normale.
Una storia criminale del Tiburtino.  



“Il predatore cieco” è una biografia che si legge come un romanzo. A volte sembra davvero una storia di fantasia, talmente fuori dall'ordinario sono le vicende narrate.
La prosa scorrevole e lo stile asciutto rendono la lettura veramente piacevole, e insieme alla curiosità di come andrà a finire, è facile leggerlo d'un fiato.
Luca è il classico bad boy, il ragazzo che nessuna madre vorrebbe come marito della propria figlia: la sua ambizione senza confini e senza remore lo porta su quella che comunemente definiamo una cattiva strada. Traffici loschi, droga, personaggi ambigui, donne bellissime, non manca nulla. 
Durante la lettura ho provato una sensazione di sdoppiamento: da un lato la parte razionale, che si stupiva che una persona potesse raccontare con malcelato orgoglio misfatti di tale portata, dall’altro la parte emotiva, che non poteva fare a meno di lasciarsi affascinare da un uomo pieno di carisma.
Luca ha suppergiù la mia età e più di una volta mi sono trovata a confrontare dove ero e cosa facevo io in quell’anno preciso, a quella stessa età, magari mentre lui era in viaggio su un’auto rubata in Marocco, senza ancora sapere come, e se, sarebbe tornato a casa, o mentre era in Sudamerica per un traffico ancora più losco. E sì, lo confesso, un po’ di invidia l’ho provata. Non tanto e non solo per i viaggi, e i soldi, ma soprattutto per la naturalezza con cui Luca è uscito dagli schemi. Aveva un obiettivo e ha fatto di tutto per perseguirlo. Ha rischiato e ha pagato. Non ne faccio un santo, resta sempre un fuorilegge, ma è comunque uno tosto. E il fatto che abbia pagato e che ne sia uscito a testa alta, la dice lunga sul suo carattere.
Alla fine mi sono sentita come quella volta in cui ho guardato “Blow”, con Johnny Depp e Penelope Cruz: in questa pellicola, la storia di un narcotrafficante del cartello di Escobar, si arriva a simpatizzare talmente con i protagonisti (i “cattivi”) che alla retata finale arrivi a dispiacerti per loro. 
Lo stesso effetto l’ho provato con “Il predatore cieco”, non tanto per la storia in sé ma per il modo in cui viene raccontata. Inizia con una canzone degli anni ‘90 e sembra proseguire su queste note, fatte di sogni, di disperazione, di lotta, di voglia di indipendenza. Sembra di sentire in sottofondo una batteria rabbiosa, un basso graffiante, e una voce arrochita dall’alcol e dal fumo cantare di una vita maledetta. Eppure, in fondo a quello che pare un tunnel senza via di uscita, c’è la luce della rinascita.


lunedì 22 gennaio 2024

RECENSIONE "IL PREDATORE CIECO. UNA STORIA CRIMINALE DEL TIBURTINO" di Luca Eusepi

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
Recensione "Il predatore cieco. Una storia criminale del Tiburtino" di Luca Eusepi, edito Òphiere - I brillanti di Mamma Editori. A cura di Silvia Cossio.



Autore: Luca Eusepi

Casa editrice: Òphiere 

Al momento, il libro è stato ritirato dalla vendita

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

«Ho passato un anno di carcere immerso nei  libri, ora da libero mi ritrovo una storia da raccontare che mi ha portato dall'essere un imprenditore di successo incensurato, a mercante d'oro in Africa, a narcotrafficante in Sud America... Mi chiamo Luca, ho 46 anni e non sono uno scrittore.» 
Da giovane manager, a cercatore d'oro, a trafficante di droga... a uomo normale.
Una storia criminale del Tiburtino. 



Storia autobiografica di Luca Eusepi. 
Come in una sorta di diario, l'autore mette nero su bianco la sua vita, le sue scelte, giuste o sbagliate che siano, le relative conseguenze. 
Descrive come, in un crescendo, la sua vita cambia, proiettata verso la ricerca del successo economico. Capisce che per arrivare a certe posizioni si deve rinunciare all'onestà. La crisi economica e la fiducia tradita da parte di chi riteneva amici gli confermano che la rettitudine non viene ricompensata. 
I problemi non tardano ad arrivare, destabilizzandolo. In un susseguirsi di eventi, di scelte sbagliate ed espedienti, assistiamo al suo declino totale - forse sarebbe più corretto parlare di “declino morale”, ma è un punto di vista soggettivo che ho motivo di credere che non andrebbe a combaciare con quello del protagonista.
Fino ad arrivare al momento in cui la vita gli presenta il conto.

Oro, oro, oro... Avevo inanellato uno dopo l'altro i gironi del mio inferno personale: il traffico di auto rubate, il riciclaggio, le spedizioni punitive, il traffico di droga e ora il carcere.

A questo punto, il protagonista, con l'amaro in bocca, tira in ballo le istituzioni, dove non tutto è onesto e limpido come dovrebbe. Senza nulla togliere alla veridicità o meno di queste affermazioni, mi è sembrato un modo per pulirsi la coscienza. Quasi come se tutto quello che ha fatto non sia il risultato delle sue azioni, bensì la conseguenza di altro: colpa prima della madre, poi della moglie, degli amici... Voglio dire, tutti nella vita affrontiamo delle difficoltà e molti sono vittime di soprusi, ma non per questo si finisce con il diventare dei delinquenti. 
In questa fase, stando a quello che si legge, non si percepisce pentimento, se non per il fatto di essere finito dietro le sbarre. Mai una frase di empatia verso la moglie, vittima a sua volta di una situazione imposta, nel testo si parla solo della sua insofferenza. Nemmeno l'arrivo di una figlia lo distrae dai suoi propositi. 
Sarò onesta, non ho potuto fare a meno di chiedermi se questo libro non fosse l'ennesimo tentativo di raggiungere l'oro... D’altronde, si sa, certi argomenti vendono, e alla pubblicazione di storie di questo tipo spesso fa seguito la trasposizione cinematografica/televisiva. Poco importa se a raccontarsi sono serial killer, stupratori e chi più ne ha più ne metta, se va di moda… L’apoteosi del cattivo gusto. Non sono felice di averlo preso, mi sembra di aver contribuito in qualche modo a questo meccanismo di mercato-malato. Quando l’ho scaricato, ero convinta si trattasse di un’opera di fantasia; mea culpa per non aver approfondito.
Tornando alla biografia, dopo aver scontato la pena, ha inizio la "vita adulta" di Luca Eusepi.
In quest’ultima parte della storia, ho notato qualcosa di diverso nel modo di esporre, quasi come se fosse scritto da un'altra mano, ma forse è solo una mia impressione. Ho trovato inutile la descrizione di certi dettagli, come le varie “incomprensioni” fra le donne della sua vita. Parere personale, naturalmente.
Concludendo, non sono solita esprime giudizi sulla vita degli altri, ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma l'autore, pubblicando questo libro, ha deciso di sua spontanea volontà di esporsi al parere altrui. La verità è che non sono mai stata a favore di coloro che fanno dei loro errori motivo di vanto, un tornaconto se così vogliamo definirlo (e, decidendo di diffondere eventi riguardanti la propria vita, questo è quello che sembra). Andrebbe bene se, dopo aver toccato il fondo, si assistesse a una vera e propria trasformazione, con tanto di buon esempio da seguire, ma di redenzione se ne vede poca.

Sì, mi piaceva vivere sopra le righe, la mia era una ricerca personale. Avevo sempre voluto fare la bella vita, essere nelle condizioni di poter fare ogni cosa. Il protagonista della Metamorfosi di Kafka muore da insetto dentro la sua stanza e io non volevo fare quella fine. Per me la vita era un'altra cosa, era puntare sempre più in alto. 

PS: Apprezzo il fatto che l'autore dichiari da subito di non essere uno scrittore - chiaramente il libro vuole essere una biografia fine a se stessa - tuttavia le capacità comunicative non gli mancano. Lo stile non mi è dispiaciuto affatto, tranne forse nell’ultima parte che ho trovato un po’ caotica, ma forse ciò è legato al cambiamento di cui faccio riferimento sopra. Dovrebbe prendere in considerazione di continuare su questa strada.