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lunedì 25 luglio 2022

RECENSIONE "LA SPOSA DI VALLEARGENTINA" di Giovanna Barbieri

 

Daniela Colaiacomo ha letto per noi "La sposa di Valleargentina" dell'autrice Giovanna Barbieri, edito Land Editore. 



Autore: Giovanna Barbieri

Genere: Romance storico-medievale

Casa editriceLand Editore

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 15,20

Contatti autoreFacebook - Instagram



TRAMA:

Milano, primavera 1494
Guglielmo è un soldato di ventura che del mondo ha conosciuto solo la brutalità. Tutto sta per cambiare quando incontra per la prima volta lo sguardo di Claire, dama dall’aspetto etereo e dalla volontà di ferro, sola al mondo e bisognosa di protezione.
Guglielmo la desidera, e non solo per una notte… ma le sue origini bastarde lo frenano dall’aprirsi con lei, al punto da nasconderle un segreto capace di compromettere per sempre le loro vite.
Claire è spaventata dal soldato ombroso ed enigmatico, ma l’alternativa a seguirlo sarebbe esporsi a una Milano imprevedibile e violenta, dove una donna sola ha ben poche chance di sopravvivere.
Quando l’ombra della morte sconvolgerà le loro giovani vite, Guglielmo e Claire capiranno che solo stando insieme saranno in grado di affrontare un’Italia sconvolta dalle guerre interne e da nemici imprevedibili.
Nel romanzo troverete anche Isabella d'Este, marchesa di Mantova, e Ludovico il Moro, duca di Milano. 



Per quanto io non sia in grado di giudicare la validità del testo dal punto di vista della documentazione, la narrazione degli eventi - rigorosamente in terza persona - e la minuziosa ricerca dei particolari rivelano uno studio accurato del periodo, collocando senza alcun dubbio il romanzo nel genere storico. 
Sullo sfondo di eventi drammatici e cruenti, Giovanna Barbieri racconta la storia di un ragazzo, un figlio illegittimo, un bastardo, un veggente, orfano di madre - da lei ha ereditato questo dono o maledizione - destinato a diventare un brutale soldato di ventura.
Già a quindici anni Guglielmo è un buon combattente; robusto e molto più alto di molti suoi coetanei è incline alla rissa e poco dedito allo studio al quale sia la madre che il padre vorrebbero si dedicasse, il suo animo non è predisposto alla carriera ecclesiastica. 

Amava menare le mani, lo faceva sentire vivo e potente. Non si tirava mai indietro nelle risse.

Fin da bambino ha appreso il minimo indispensabile - la vita all'aria aperta e le scorribande attraggono troppo il suo spirito ribelle -, legge e scrive non senza difficoltà, non ha mai provato amore al di fuori di quello materno, assoluto e confortante. 
Quando, alla morte prematura della madre, Lucio Castellaro accoglie in casa il figlio avuto dall'amante, Guglielmo subisce l'astio della matrigna Maria e il disprezzo dei suoi fratellastri: Antonio - primogenito, futuro amministratore della terra e del castello attualmente nelle mani del padre - e Matteo. 
Durante una festa di nozze, per difendere quest'ultimo nella rissa scaturita dagli animi accesi dall'abbondante vino, il ragazzo uccide un parente dello sposo.
Nello studiolo, dove il padre l'attende, si decide il suo destino.

«Maria e io sappiamo quanto tu sia sempre stato prepotente, violento, anche nei giochi di bambino, e ora persino con gli amici. Tuttavia speravo che fossi maturato e avessi imparato qualcosa, in questi anni. Non per niente ti ho fatto affiancare da un maestro d’arme, oltre a diversi letterati per le materie umanistiche. Tuttavia il mio desiderio di farti abbracciare la Chiesa è sfumato quando l’ultimo precettore mi ha comunicato che non possiedi le qualità per accedere e fare carriera all’interno del clero.» 

«Passo più tempo a imparare a usare le spade che a leggere e scrivere.»

Non sei né equilibrato né ponderato. Così domattina partirai per Milano e ti unirai ai soldati di ventura assoldati dagli Sforza. Sono stanco di sborsare fiorini e ducati per te. Ciononostante cercherò di risolvere pacificamente la questione con i monesini. Ma per riuscirci tu dovrai lasciare il castello, altrimenti pretenderanno la tua testa» gli ordinò brusco e senza che lui potesse dissentire. 
«Mai stato più felice» specificò Guglielmo un istante più tardi, chinando il capo e sforzandosi di non apparire ferito. «Anche se il castello mi piace molto - è adatto alla mia anima selvatica - sento il desiderio di vedere il mondo, padre. Ormai ho quindici anni e sono un figlio bastardo.»
Lucio Castellaro non replicò alla provocazione. Non tutti i ricchi riconoscevano i figli illegittimi, soprattutto quando ne avevano altri nati nel matrimonio.

Il suo nome de guerre sarà Guglielmo Valleargentina - luogo da cui proviene -, non Castellaro, onore che spetta solo ai suoi fratellastri.
In sella a Furioso, il cavallo regalatogli dalla madre anni prima, e con un mulo per portare il suo misero bagaglio - tre fagotti: uno conteneva gli abiti, l’altro le scorte di cibo e l’ultimo le armi - il giovane intraprende il suo cammino. 
Durante il viaggio viene assalito da lanze spezzate - banditi in cerca di facile guadagno - ma l'intervento di uno sconosciuto gli salva la vita: l'incontro con Bonacorso Berretta - un collaterale di Ludovico il Moro - cambierà il suo futuro.
Quasi contemporaneamente alla storia di Guglielmo, Giovanna Barbieri introduce quella della tredicenne Claire du Bois - arpista e dotta studiosa dei classici -, a Biot, in Francia.
Alla morte improvvisa del padre, il fratellastro suo erede, Antoine, spinto dalla poca considerazione per lei e la madre, Lucille - invisa seconda moglie - e dalle scarse risorse in cui il genitore ha lasciato il Castello du Bois, caccia di casa le due donne che si trovano sulla strada senza alcuna protezione.
L'incontro con Gerarde - l'uomo ingaggiato a loro difesa - e la destinazione designata, Milano, daranno inizio a una nuova vita. Per sostenere il gruppo, Lucille è costretta ad assumere il ruolo di cortigiana onesta che consente loro di vivere agiatamente. 
Intanto a Milano, inserito nei ranghi del Capitano Luca Fortebraccia, ormai privo di qualsiasi freno morale e desiderando soltanto il denaro che gli offre la nuova posizione, Guglielmo diventa il sicario prescelto nella sanguinosa lotta per il potere politico di Ludovico Sforza detto il Moro.
Quando l'ormai diciannovenne Guglielmo vede la bellissima Claire, fuori dalla chiesa in cui la ragazza e la madre si recano a pregare, ne rimane folgorato. Certo di non poter aspirare a corteggiarla, il giovane si limita a venerarla da lontano, scambiando semplici ma infuocati sguardi che la ragazza timidamente ricambia. Ma gli espedienti di Gerarde per aumentare i guadagni e un destino crudele intrecciano le loro vite.
Ho trovato molto interessante lo sviluppo del rapporto tra gli attori della storia, la connessione con i terribili fatti di sangue del periodo storico - non solo le battaglie ma anche le vicissitudini dei protagonisti e di coloro che li affiancano nell'impervio percorso che intraprendono - sono molto coinvolgenti, così che i numerosi personaggi secondari arricchiscono la narrazione rendendo maggiormente partecipe il lettore. Per quanto, però, lo scenario sia reso accattivante dalla loro varietà e posizione, sono comunque Guglielmo e Claire i perni della complessa storia che Giovanna Barbieri imbastisce. 
Guglielmo custodisce un terribile segreto che nasconde timoroso, Claire combatte contro la violenza protetta dal rango dei nobili che, per diversi motivi, frequenta; entrambi sono veri sopravvissuti, proteggono i loro cari e lottano per sé stessi, ma, soprattutto, sperano nel futuro anche quando tutto sembra perduto.
In questo quadro variopinto, se Claire è da subito una figura positiva e motivante, non altrettanto lo è Guglielmo che deve riscattare la sua anima dopo le uccisioni compiute; il cambiamento dopo una di queste in particolare e l'incontro con la donna che lo ha stregato è drastico e segna ancora una volta la sua travagliata vita.
Altro tratto del libro che ho apprezzato è la capacità di adattamento che l'autrice impone alle figure che tratteggia. Restando fedele alla parte migliore di sé stesso, ognuno definisce la sua posizione nella trama, creando empatia con il lettore che è indotto a scorrere velocemente le pagine, fluide e ben scritte.
Il libro è sicuramente impegnativo ma non pesante, tutt'altro, a me è piaciuto e lo consiglio. 


lunedì 18 luglio 2022

"LA SPOSA DI VALLEARGENTINA" di Giovanna Barbieri

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
Vi segnalo "La sposa di Valleargentina", romanzo di recente pubblicazione dell'autrice Giovanna Barbieri, edito Land Editore. 



Autore: Giovanna Barbieri

Genere: Romance storico-medievale

Casa editrice: Land Editore

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 15,20

Contatti autore: Facebook - Instagram



TRAMA:

Milano, primavera 1494
Guglielmo è un soldato di ventura che del mondo ha conosciuto solo la brutalità. Tutto sta per cambiare quando incontra per la prima volta lo sguardo di Claire, dama dall’aspetto etereo e dalla volontà di ferro, sola al mondo e bisognosa di protezione.
Guglielmo la desidera, e non solo per una notte… ma le sue origini bastarde lo frenano dall’aprirsi con lei, al punto da nasconderle un segreto capace di compromettere per sempre le loro vite.
Claire è spaventata dal soldato ombroso ed enigmatico, ma l’alternativa a seguirlo sarebbe esporsi a una Milano imprevedibile e violenta, dove una donna sola ha ben poche chance di sopravvivere.
Quando l’ombra della morte sconvolgerà le loro giovani vite, Guglielmo e Claire capiranno che solo stando insieme saranno in grado di affrontare un’Italia sconvolta dalle guerre interne e da nemici imprevedibili.
Nel romanzo troverete anche Isabella d'Este, marchesa di Mantova, e Ludovico il Moro, duca di Milano.


DICE L’AUTRICE:

Come mi è venuta l’idea per la sposa di Valleargentina. 
Dovete sapere che, tempo fa, ho salvato in un file a parte alcune scene della vita adolescenziale di Giovanni dalle Bande Nere. Le ho usate, modificandole, per creare il personaggio di Guglielmo Castellaro, detto anche Valleargentina. Il protagonista maschile è un ragazzo violento, indisciplinato, per nulla interessato alle lettere, alla Bibbia, al latino, materie indispensabili per abbracciare la Chiesa (è un figlio illegittimo). Nel romanzo, da ventenne, non ha alcuno scrupolo a uccidere i nemici (è un soldato di ventura), ma neppure ad assassinare su commissione. Un giorno gli accadrà qualcosa di sconvolgente che cambierà il suo modo di vedere il mondo. 
La protagonista femminile, Claire du Bois, invece, è una nobile ragazza francese molto sensibile, cresciuta in un castello, protetta dal mondo, amante delle lettere, della musica (suona l’arpa), della poesia di Orosio, di Virgilio ecc ma un giorno il padre muore, così lei e la madre sono costrette ad abbondare le ricchezze paterne e a dirigersi a Milano. La madre diventerà una cortigiana onesta protetta dai nobili milanesi e lei continuerà a suonare l’arpa e a istruirsi, in attesa d’entrare nelle cortigiane. 
C’è un ma nella storia. Guglielmo incontra e s’innamora di Claire, tuttavia nasconde un segreto, che lo potrebbe condurre al rogo, e non vuole comunicarlo a Claire. Riusciranno ad accettarsi e ad amarsi, dopo il ritorno di Valleargentina dalla guerra contro il Regno di Napoli? 
Il romanzo ha due punti di vista: quello di Guglielmo e quello di Claire. È romantico, molto storico, ed ha anche alcune scene di battaglia.


BREVE ESTRATTO:

Taggia, villaggio della bassa Valle Argentina
«Indossate ancora quei luridi farsetti rattoppati? Muovetevi! Il banchetto di nozze di Mariella inizierà tra poco. Non voglio arrivare in ritardo» l’apostrofò duro il padre con le mani sui fianchi, immobile sul portone della stalla.
Guglielmo lo guardò un po’ stranito, interrompendo il lavoro. Poi ricordò che Mariella, la figlia del fattore Tommaso, si doveva sposare quel giorno con un artigiano di Monesi, e che la sua famiglia era stata invitata.
«Io non voglio mancare. Si berrà roba buona e si mangerà maiale» gioì Antonio allontanandosi dal destriero e posando la striglia che aveva in mano. In fretta seguì il padre, che stava ritornando nel castello.
«Tu hai voglia d’andare?» brontolò Matteo girandosi verso Guglielmo che aveva ricominciato a spazzolare uno dei nuovi cavalli acquistati in Francia.
«Certo che sì! Il fattore vuole ingraziarsi Lucio Castellaro per pagare meno fitto e lo accontenterà in tutto. Siamo stati invitati anche noi figli. Antonio è il futuro amministratore della terra e del castello. Poi so già che ci sarà da menar le mani, oltre a riempirsi lo stomaco. Lo sai che sono amico di molti contadini e loro non vedono di buon occhio quello straniero innamorato di Mariella.»
Stanotte ho anche sognato una rissa, grida e sangue. E le mie visioni si avverano sempre, qualsiasi cosa faccia, rimuginò Guglielmo aggrottando la fronte.
«E per forza. È molto carina» commentò Matteo senza notare l’espressione truce del suo viso. «Se solo non fosse così povera, ci avrei fatto un pensierino anch’io. Ha due tette che pesano dieci libbre ciascuna!» scherzò.
«Andiamo, su, ci divertiremo a randellare lo sposo, quando partirà con lei» sogghignò Guglielmo, sempre pronto a sostenere gli amici.
Lui era un illegittimo e l’amicizia stretta con i contadini e gli artigiani di Taggia non era malvista dal padre. Per di più con la figliola del mugnaio, che non era di certo una fanciulla casta, se la spassava parecchio, come tutti i ragazzi del villaggio.
Mi piace anche Bona, per carità, amo quella serva, ma Dorotea è dolce come il più succoso dei frutti. Chissà se al banchetto ci sarà anche lei. Potrebbe anche scapparci una sveltina.
«Portiamoci anche un pugnale a testa. Uno da allacciare in cintura, bene in vista.»
Guglielmo assentì. Non era la prima volta che usava una lama per difendere i suoi interessi o quelli del padre. Con Matteo s’addentrò nel castello e si diresse di corsa nella sua camera da letto al terzo piano. Dal baule, collocato ai piedi del letto a baldacchino, estrasse un farsetto pulito, lo indossò e s’allacciò in vita la fodera del pugnale e un borsello; in fretta ritornò nella stalla per sellare Furioso.
Suo padre e Antonio erano già partiti, così percorse la strada in discesa con Matteo. Ci misero poco ad arrivare al centro del villaggio e alla fattoria di Tommaso, che era la più grande della zona. Dal suo fitto il padre ricavava molto guadagno, spesso anche in natura, che doveva spedire in parte a Genova.  
Era quasi giunto all’abitazione e si accorse che il banchetto di nozze si sarebbe tenuto all’aperto, sotto le piante d’ulivo davanti alla casa, dove il fattore aveva montato dei tavolacci e spostato le panche. Tra la folla di popolani giunti per scroccare buon cibo e ottimo vino intravide sia Mariella con lo sposo sia il padre e Antonio con il fattore, che chiacchieravano e bevevano in allegria. Era presente anche Dorotea, attorniata da giovani artigiani e contadini, mentre il mugnaio la guardava torvo.
«Qui ci scapperà una lite furibonda prima di sera, quando tutti saranno ubriachi» lo avvertì Matteo indicandogli Dorotea con un cenno del capo.
«Dorotea è ormai considerata una cortigiana da lume, nonostante il padre lo neghi. Tutti ci serviamo delle sue grazie e tutti paghiamo per averla. C’è qualcuno anche molto affezionato a lei, ma non credo che s’arriverà alle mani per difendere il suo onore» lo smontò Guglielmo dirigendosi con Matteo verso il padre e Antonio.
Nella mia visione non c’era Dorotea.
Una campanella tintinnò nell’aria tersa del primo meriggio e la folla si sedette, stringendosi sulle panche. Alcune donne che abitavano nella fattoria iniziarono a uscire dalla cascina, reggendo su grandi vassoi quaglie, lepri, anatre, oche e polli arrostiti, accompagnati da salse vegetali e da brocche di vinello. La primavera rendeva tiepida e piacevole la temperatura, rinfrescata ogni tanto da leggere folate di brezza.
Guglielmo conversò e si divertì sia con i fratellastri sia con i giovani popolani. Non ci furono avvenimenti degni di nota fino al tardo pomeriggio, prima che lo sposo di Mariella si alzasse per partire con la moglie. Doveva condurla nel proprio villaggio, dove lei avrebbe trovato la nuova casa.
Anche i parenti dello sposo si mossero dalla tavola e si diressero verso i rispettivi cavalli. Ubriachi fin quasi a non reggersi in piedi, molti taggiaschi si drizzarono a stento e li seguirono.
«Andiamo anche noi, Matteo» propose Guglielmo, intuendo che ci sarebbe stata un’altra contesa.
Forse è quella che ho sognato stanotte? pensò Guglielmo, eccitato ma anche incerto.
Le sue visioni non erano mai così dettagliate da fargli capire dove si sarebbe svolta una lite, né quando sarebbe morto un avversario o un amico. I due novelli sposi erano a due passi dal carro che li avrebbe condotti a Monesi, ma il gruppetto di taggiaschi li raggiunse.
«Figlio di un cane, lascia qui Mariella. Non ti permetterò mai di portarla via!» ringhiò Marino sferrando il primo pugno allo sposo.





Giovanna Barbieri nasce a Verona nel 1974 e risiede a Tione (Trento).
Nel 2001 si laurea in Scienze Politiche con indirizzo economico-internazionale presso Università degli studi di Padova. 
Appassionata da anni di Medioevo, alto e basso, nel 2013 apre un blog a tema medievale, dove posta numerosi articoli riguardanti la vita del periodo; racconti; recensioni di libri e film e altro ancora.  
Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo storico e time-travel (la stratega, anno domini 1164) e nel 2016 i seguiti, (il sole di Gerusalemme AD 1165-1170 e il Ritorno AD 1170-1180). 
Dal 2015 ha cominciato a lavorare come editor freelance e i prezzi sono disponibili: https://www.editorgiobarbieri.it/
Nel 2015 pubblica, con la CE Arpeggio libero editori, Cangrande paladino dei ghibellini (XIV secolo). Ora il romanzo s’intitola il Ghibellin fuggiasco. 
Nel 2017 pubblica dell’Amore e della spada: Beatrice e Giuliano AD 1513. 
Nel 2017 pubblica con Delos digital, sotto pseudonimo, Silfrida la schiava di Roma (V secolo dc). Ora il romanzo è disponibile con il nome dell’autrice.
Nel 2018 pubblica il primo di una serie di gialli storici, l’accusa del sangue (XV secolo dc).
Nel 2019 pubblica il palio insanguinato, il secondo romanzo della serie gialla (XV secolo dc) 
Nel 2021 pubblica il terzo giallo della serie, Cave Bestiam, (XV secolo dc). 


giovedì 24 dicembre 2020

"IL GHIBELLIN FUGGIASCO: DANTE E CANGRANDE DELLA SCALA" di Giovanna Barbieri

 

Buon pomeriggio amici lettori!
dell'autrice Giovanna Barbieri.



Autore: Giovanna Barbieri

Genere: Narrativa storica
Seconda edizione di Cangrande paladino dei ghibellini 

Disponibile in ebook a € 1,50
E in formato cartaceo a € 12,48




TRAMA:

Tra il 1312 e il 1314 la guerra contro la guelfa Padova diventa più cruenta.
Nel 1312 entra a Verona il poeta Dante Alighieri, al quale Cangrande della Scala concede riparo. Il rimatore decide di terminare “il Paradiso” nella Biblioteca  Capitolare e di cercare i figli Pietro e Iacopo. Le vicende di Dante e del signore di Verona s’intrecciano con il casato Aligari di Fumane, dove sono reclutati i cavalieri senza terra e ricchezza Paolo e Julien de Grenier, d'origine franca.
Il cavalier Julien conduce da anni una faida contro una famiglia ebraica convertita al cristianesimo, che abita appena oltre il villaggio di Fumane.
Paolo e Caterina, la maggiore dei ragazzi perseguitati, s'incontrano per caso nel bosco Belo e s'innamorano a prima vista. La loro relazione, però, è ostacolata da Julien.


DICE L’AUTRICE:

Stavo ritornando a Verona in treno con degli amici di lunga data (eravamo stati a vedere Kaltenberg, la fiera medievale bavarese) e Gigi, un mio amico, colpito dal mondo medievale, mi ha suggerito di scrivere su Dante e Cangrande. Sapeva che ero una grande appassionata del periodo storico. L'ho presa come una sfida. Ci sono voluti anni per scrivere il romanzo e documentarmi, ma alla fine sono riuscita :)






PROLOGO:

Anno Domini 1302
Quella mattina messer Dante Alighieri stava partecipando all'incontro di Gargonza insieme ad altri fuoriusciti Bianchi, desiderosi d’organizzare una prova di forza contro i guelfi Neri di Firenze. Sbadigliò un po’ annoiato da tutta quella prolissità, finché Lapo degli Uberti non si rivolse direttamente a lui. 
«Messer Dante, vi abbiamo scelto come cancelliere nel Consiglio dei Dodici. Avete esperienza politica e una capacità di vergare epistole in latino senza eguali» disse Lapo. «Accettate?»
Dante lo squadrò irritato, nonostante il complimento. Si era scontrato con il nobile dieci anni prima, durante la battaglia nella piana di Campaldino.
Represse le parole sgarbate che già gli pungevano la lingua e pensò alla sua famiglia ancora a Firenze e alla mancanza di fiorini. «Accetto» alla fine rispose. 
L’esilio dalla sua città natale lo aveva provato molto. Non si era aspettato d’essere condannato a morte sul rogo. Gli era stato decretato il confino per baratteria, cioè l’accusa d’aver tratto benefici personali dalle sue cariche pubbliche. Lui che si era sempre dato da fare per il bene pubblico. Era stata la fine della sua carriera politica e l'inizio, come per molti altri Bianchi di prestigio, della paura di subire violenze di ogni tipo. Per di più il suo amor proprio era ora umiliato dalla necessità di dover dipendere dagli umori dei protettori che gli concedevano asilo.

I mesi trascorsero veloci e Dante s’occupò sempre più spesso di questioni militari finché a giugno il Consiglio non lo chiamò, chiedendogli di recarsi a San Godenzo a trattare in favore degli Ubaldini. Accettò e si ritrovò ad avere contatti stretti con la famiglia dei Guidi di Romena e con Oberto e Guido, figli di Aghinolfo.
In quei giorni i fantasmi lasciati a Firenze lo perseguitarono e lui riprese il poema interrotto a causa dell'esilio. Non provava simpatia per i fratelli di Romena e cambiò più volte giudizio sui clan familiari incontrati. Così, verso la fine del 1302, lasciò Arezzo e si trasferì a Forlì presso gli Ordelaffi.
Si trovava in quella corte già da alcuni mesi, quando una sera Dante fu convocato alla presenza del capitano Orderlaffi e di Pellegrino Calvi, a capo della cancelleria.
«Messer Dante, penso conosciate la profezia di Gioacchino da Fiore» iniziò il capitano.
«Certamente, mio signore. Tratta l'incombere della terza era, quella dello Spirito Santo: pace, ordine, gerarchia e amore. A suo avviso, occorre che un buon principe abbia a fianco un mediatore tra il Pontefice e Cesare, ma prima bisogna individuare appunto un principe» riassunse lui.
«Desidero inviarvi in missione diplomatica a Verona, dimora di Bartolomeo della Scala, figlio primogenito di Alberto della Scala, signore della città dal 1301. Forse lui è appunto il principe della profezia che pacificherà le parti.»
«Accetto. Sono molto onorato d’andarvi. Faccio parte del governo dei Bianchi e cercherò d'indurre Bartolomeo a unirsi a noi contro Firenze» ghignò sornione.
D'altronde chi mai potrebbero mandare? Ho esperienza diplomatica e leggo il latino scorrevolmente, si vantò.
Pellegrino Calvi sospirò, forse sollevato che se ne andasse e non cercasse più di scalzarlo.
Quando giunse nella ridente cittadina, Bartolomeo, il signore della città, lo accolse con gioia assecondando ogni suo desiderio. Rassicurato dalla tranquillità del luogo, Dante provò la brama di riprendere a comporre il suo poema più innovativo, che aveva chiamato Inferno, e gli serviva appunto un posto calmo dove vergare.



 

Giovanna Barbieri nasce a Verona il 15/01/1974 e risiede ad Arbizzano di Valpolicella, comune di Negrar, Verona. Per alcuni anni lavora come contabile e impiegata amministrativa. 
Appassionata da anni di Medioevo, alto e basso, nel 2013 apre un blog a tema medievale, dove posta numerosi articoli riguardanti la vita del periodo; racconti; recensioni di libri e film e altro ancora.  http://ilmondodigiovanna.wordpress.com/
Dal 2015 lavora come editor: https://www.editorgiobarbieri.it
Nel 2014 pubblica come indipendente il suo primo romanzo surreale-storico “La stratega, anno domini 1164.”
Nel 2015 pubblica Cangrande paladino dei ghibellini (XIV secolo). 
Nel 2016 pubblica il vol 2 e 3 della trilogia della stratega, anno domini 1164: il sole di Gerusalemme e il Ritorno, ambientati nel XII secolo.
Nel 2017 pubblica sia Silfrida la schiava di Roma (V secolo) sia dell’amore e della spada (XVI secolo) 
Nel 2018 pubblica il primo giallo storico: l’accusa del sangue (XV secolo) e nel 2019 il secondo giallo, il Palio insanguinato (XV secolo)


giovedì 10 settembre 2020

RECENSIONE "LA FIGLIA DI FREYJA" di Giovanna Barbieri

 


Buon pomeriggio amici lettori!
Monica Portiero ha letto per noi "La figlia di Freyja" 
dell'autrice Giovanna Barbieri.




Autore: Giovanna Barbieri

Genere: storico, avventuroso, sentimentale

Disponibile in ebook a € 0,99




TRAMA:

La piccola Gundeberga, albina e figlia illegittima di Cunimondo, re dei Gépidi, è cacciata dal villaggio con la madre, a causa del suo aspetto diverso, e costretta a rifugiarsi nella foresta. A lungo rimane da sola nella selva finché non incontra il Longobardo Gundulf, ferito da un orso. Tra i due si accende quasi subito una passione travolgente e combattuta. Nel frattempo, la principessa Gépide Rosmunda è rapita dai Longobardi per ordine di re Alboino che desidera sposarla per garantirsi la legittimità al trono.  



Ho subito avvertito una connotazione da fiaba nel romanzo storico La figlia di Freyja dell’autrice Giovanna Barbieri. Per spiegare meglio la storia di Gundeberga, la nostra protagonista, penso però sia necessario spendere due parole su chi sia Freyja.
Detta anche Vanadìs era una famosa dea germanica e scandinava, figlia del leggendario dio del mare Njörd.
Ha molte manifestazioni ed è considerata la dea dell'amore sessuale, della bellezza, dell'oro, della seduzione, della fertilità, del seiðr, della guerra, della morte e delle virtù profetiche (informazione tratta dal web).
Gundeberga è una giovane ragazza costretta dal fato, o dagli dei, a una sorte infausta.
Sia il colore dei suoi occhi, che quello della pelle e dei capelli è differente da quello di chiunque. A causa del suo aspetto anomalo è costretta a vivere celata nei boschi, con la madre a unico supporto.

Lo sguardo le cadde sulla sua figura riflessa e quasi balzò via, atterrita. Due pupille iniettate di sangue la stavano fissando dal rivo. La mano libera le corse al viso pallido, come se fosse stato
dissanguato, e scoppiò in pianto.
All’improvviso ricordò il dialogo tra re Cunimondo e la madre.
«Mio re, ti prego, non ucciderla. È solo una bambina, non ha colpa né del pallore né delle iridi fiammeggianti.»

Il re aveva accettato le suppliche: no, non l’aveva uccisa, ma le aveva abbandonate entrambe, in esilio, al loro infelice destino.
Gundeberga si era adeguata, ma alla morte della madre, senza alcun sostegno se non Aione, l’orso, unico amico che le resta, si vede costretta a proseguire i suoi giorni senza alcun contatto umano.
Eppure il fato userà proprio Aione per portare il guerriero del re Gunulf, e con esso forse l'amore, sul suo cammino.

Gundulf la scrutò ancora a lungo e Gundeberga non si risentì.
In fondo per lui era qualcosa di mai visto prima.
Quando pensò che non avrebbe detto nient’altro, le domandò: «Dov’è la tua gente?»
«Non c’è nessuno qui, eccetto noi.»

Re Cunimondo l’aveva esiliata e ora lei non apparteneva a nessuna gente. Strinse la mascella, lo coprì con il proprio mantello e si sedette comoda a vegliarlo. Non avrebbe lasciato morire l’unica fonte di compagnia umana che avrebbe mai avuto in quella foresta.

Tratteggiato con estrema abilità, l’autrice usa uno stile semplice per dipanare una vicenda assai ben più complessa.
Si parla di un periodo storico, il 560 DC, delle usanze degli antichi popoli germanici e della solita cattiveria umana, permettetemi.
Giovanna Barbieri ha scelto di mostrare quanto la volontà degli dei poteva mascherare l’intolleranza personale per il “diverso”, arrivando a gesti estremi, come, nel caso di Gunderberga, a essere ripudiata dal proprio padre.
E a essere condannata a un altro tipo di morte: la totale indifferenza.
Mi sono particolarmente piaciuti i riferimenti sull’uso delle erbe e, naturalmente, sono diventata fan di Aione, l’orso.
È stata una lettura piacevole e discorsiva che mi ha accontentata anche sul finale, rimasto aperto: adoro i finali così.
Ovviamente ci sono altri personaggi che non ho menzionato, e di proposito.
Per citarne una di spicco, ho tralasciato lei: la principessa Gépide Rosmunda.
Perché? Penso dobbiate leggere il romanzo.
La mia riflessione sul testo: nonostante passino i secoli, l’essere umano ha sempre lo stesso comportamento ingerente nei confronti di chi non è conforme al suo strano codice interno, che non ho ancora ben compreso.
Indietro nel tempo, una diversità fisica poteva causare la tua quasi certa dipartita.
Una diversità fisica nel 2020? Può procurarti la stessa cosa. 


mercoledì 18 marzo 2020

LA PAROLA AI LETTORI... "LA STRATEGA - TRILOGIA" di Giovanna Barbieri



Protagonista della nostra rubrica "La parola ai lettori": La Stratega - Trilogia 
dell'autrice Giovanna Barbieri.





Autore: Giovanna Barbieri

Genere: Fantasy Storico

Disponibile in ebook a € 4,99





TRAMA:

Riunite insieme le avventure di Alice, la donna del futuro, e del cavaliere Lorenzo Aligari.
Nel primo volume, la stratega anno domini 1164: Alice, una giovane donna del XXI secolo, si ritrova nel 1163, in un bosco della bellissima Valpolicella. Cos'è accaduto? Chi l’ha inviata nel 1163 durante la lotta degli anti-imperiali contro l’imperatore Federico il Barbarossa e perché? È stata una casualità o un disegno divino? Ferita e confusa, Alice viene soccorsa da una famiglia di contadini semi-liberi, che la conduce all’abbazia di Santa Maria di Arbizzano, dove viene curata dalle gentili monache e apprende l’uso delle erbe medicinali. Una volta guarita e portata nel castello di Fumane, dovrà decidere come agire: lottare per ritornare nella sua epoca oppure, per fuggire alle ingiuste accuse di stregoneria, partecipare all'assedio di Rivoli del 1165 a fianco del cavalier Lorenzo Aligari del quale s'innamora perdutamente.
Nel secondo volume, il sole di Gerusalemme, A.D. 1165-1170: Alice e Lorenzo dovranno decidere il destino della loro relazione segreta in una terra che promette ricchezze, ma pericolosa come nessuna. Anche Angelica e Matteo con Giacomo e Luca dovranno cercare un luogo da chiamare casa in una città piena d'invidie, di rancori e di battaglie intestine.

Nel terzo volume, il Ritorno, A.D. 1170-1180: durante le numerose e sanguinose battaglie tra Salah Ad-Din e Baldovino IV, Alice è accusata di operare il Male. Terrorizzata di essere perseguitata e imprigionata, decide di fuggire da Gerusalemme convincendo Lorenzo, Isabella, Chiara, Martina a seguirla verso la valle Provinianensis. Cosa ne sarà della combattuta relazione tra la figlia Isabella e il giovane rabbino Abraham? E Martina riuscirà a persuadere Bérnard de Grenier a scappare con lei? 





Piera Nascimbene Trilogia molto complessa che ha un notevole sviluppo temporale con un bel mix tra storia e fantasia.


Anna Lupelli È una bellissima trilogia storica con una protagonista forte e determinata. La consiglio!


Diana Stella Una vicenda amorosa inserita in un contesto storico descritto con competenza. Mi è piaciuta Alice, ragazza moderna catapultata nel medioevo e che trova in sé tutte le risorse per sopravvivere. Il cavaliere Lorenzo Aligari è un vero maschio alpha! E non dimentichiamo tutti gli altri personaggi, ognuno con la sua storia. E poi battaglie, fughe, inseguimenti, amori travagliati. Non ci si annoia di certo. Consigliato per il mix di storia (Giovanna è ben documentata) e fantasia.


Lucia Scarpa Uno storico davvero ben scritto. Lo stile dell’autrice è ponderato e attento. La storia parte lenta, con un attacco comune al genere, poi, man mano che si inizia a conoscere Alice e tutta la combriccola, non puoi fare a meno di proseguire con la lettura perché è emozionante. 
Inoltre è un viaggio meraviglioso nel Medioevo con richiami storici pertinenti e personaggi ben caratterizzati. 


mercoledì 27 marzo 2019

DOPPIA RECENSIONE "LA FIGLIA DI FREYIA" di Giovanna Barbieri




Buon pomeriggio amici lettori!
Doppia recensione per "La figlia di Freyja" di Giovanna Barbieri, a cura di Mary Rotnan e Sergio Bertoni.







Autore: Giovanna Barbieri
Genere: storico, avventuroso, sentimentale

Disponibile in ebook a € 0,99





TRAMA:

La piccola Gundeberga, albina e figlia illegittima di Cunimondo, re dei Gépidi, è cacciata dal villaggio con la madre, a causa del suo aspetto diverso, e costretta a rifugiarsi nella foresta. A lungo rimane da sola nella selva finché non incontra il Longobardo Gundulf, ferito da un orso. Tra i due si accende quasi subito una passione travolgente e combattuta. Nel frattempo, la principessa Gépide Rosmunda è rapita dai Longobardi per ordine di re Alboino che desidera sposarla per garantirsi la legittimità al trono. 




Non sono grande appassionata di romanzi storici, questo è addirittura datato all'epoca dei Longobardi. Questa premessa forse può non interessare, ma ritengo sia importante per la stima di un romanzo.
Ora veniamo al mio personale parere.
Devo ammettere che La figlia di Freyja è un romance storico scorrevole che ha subito un buon editing, i personaggi sono ben delineati e la trama si legge con piacere, in quanto non è appesantita da avvenimenti strettamente storici. Inoltre punto forte è il POV in terza persona, il quale permette al lettore di conoscere i pensieri di entrambi.
In poche pagine l’autrice è riuscita a concentrare molto bene la storia d’amore tra i due protagonisti e le vicende che ruotano attorno a loro: re, giovani donne rapite, matrimoni combinati e fughe. Il romanzo ha un certo movimento che non annoia il lettore.
Unica pecca è, forse, la lunghezza del racconto, magari i due innamorati avrebbero meritato qualche pagina in più, per il resto posso dire che è un romanzo da leggere.



Nel leggere questo interessante lungo racconto di Giovanna Barbieri, ottima scrittrice di intriganti romanzi storici, ci imbattiamo in una accuratissima narrazione dalla quale balzano vividi al nostro sguardo le superstizioni, gli usi e i costumi delle antiche popolazioni germaniche. Ci troviamo, nel 560 D.C. in una boscaglia della Pannonia, la parte a ovest dell’attuale Ungheria. Qui si è rifugiata una donna gèpide (tribù germanica di origine gotica), per salvare da morte sicura la propria figlia, la cui pelle chiara ed i capelli bianchi dimostrano chiaramente le caratteristiche somatiche albine.
La vicenda, molto dettagliata e interessante, prosegue narrandoci le difficili condizioni di vita e di sopravvivenza di due donne, sole e abbandonate all'interno di una foresta selvaggia. Cunimondo, l’ultimo re dei Gepidi, viene citato in questa narrazione, attribuendogli la paternità di Gundeberga, la ragazza albina. Questa sarebbe quindi sorella dell’altra storica figlia del re: Rosmunda, desiderata in qualità di sposa dal re dei longobardi Alboino. La complessa e avventurosa trama della storia lascia trapelare ben altri insegnamenti: le crudeli usanze dei popoli barbarici, l’innata ostilità dell’essere umano nei confronti di chi è portatore di diversità, l’indiscutibile ferocia degli uomini cui si contrappone il ben più umano comportamento delle cosiddette bestie feroci.
Ci troviamo quindi a leggere e gustare un racconto molto bello e fantasioso che non ha mancato di farmi tornare in mente alcuni versi di una poesia di Giovanni Prati:

E il re briaco, così dicendo,
Giocherellava col teschio orrendo;
E a lei, che gli occhi fremendo torse,
Ratto lo porse.
Ferma, Alboino, da’ labbri miei
La prova infame voler non dèi.
Bevi, Rosmunda; non più parole!
Così si vuole.
Bevea Rosmunda. Ma con lo sguardo
Parea dicesse: Re longobardo,
Se la vendetta qui non mi langue,
Berrò il tuo sangue!


lunedì 25 febbraio 2019

"LA FIGLIA DI FREYJA" di Giovanna Barbieri



Buongiorno follower, buon lunedì!
Iniziamo la settimana con la segnalazione al nuovo libro dell'autrice Giovanna Barbieri: "La figlia di freyja"








Autore: Giovanna Barbieri
Genere: storico, avventuroso, sentimentale

Disponibile in ebook a € 0,99





TRAMA:

La piccola Gundeberga, albina e figlia illegittima di Cunimondo, re dei Gépidi, è cacciata dal villaggio con la madre, a causa del suo aspetto diverso, e costretta a rifugiarsi nella foresta. A lungo rimane da sola nella selva finché non incontra il Longobardo Gundulf, ferito da un orso. Tra i due si accende quasi subito una passione travolgente e combattuta. Nel frattempo, la principessa Gépide Rosmunda è rapita dai Longobardi per ordine di re Alboino che desidera sposarla per garantirsi la legittimità al trono.



BIOGRAFIA:

Giovanna Barbieri nasce a Verona il 15/01/1974.
Appassionata da anni di Medioevo, alto e basso, nel 2013 apre un blog a tema medievale, dove posta numerosi articoli riguardanti la vita del periodo; racconti; recensioni di libri e film e altro ancora.  http://ilmondodigiovanna.wordpress.com/
Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo storico time travel (la stratega, anno domini 1164) e nel 2016 i seguiti: il sole di Gerusalemme A.D. 1165-1170 e il Ritorno A.D. 1170-1180. La stratega trilogia è anche disponibile in Kindle Unlimited.
Nel 2015 pubblica con la CE Arpeggio libero editori Cangrande paladino dei ghibellini (XIV secolo), disponibile in cartaceo.
Nel 2017 pubblica il romanzo storico sentimentale dell’amore e della spada: Beatrice e Giuliano A.D 1513 e Silfrida la schiava di Roma (V secolo), disponibile in tutti gli store on line solo in formato digitale con la CE Delos Digital.
Nel 2018 pubblica il primo di una serie di gialli tardo medievali: L’accusa del sangue, con protagonisti Goffredo Fortespada, Fiamma ed Edmundo de la Turre.



DICE L’AUTRICE:

Un pomeriggio estivo stavo camminando per Verona e mi sono imbattuta in un banchetto di libri usati. Non ho potuto fare a meno di curiosare tra i titoli e ho trovato Rosmunda, la regina barbara di Lia Pierotti Cei. La vita della principessa Gépide Rosmunda, figlia di Cunimondo, il cui popolo è stato quasi sterminato dai Longobardi capeggiati da Alboino che desiderava sposare Rosmunda per garantirsi la legittimità al trono.
Man a mano che leggevo il saggio, la mia fantasia ha iniziato a volare. In principio, l’idea era di scrivere un racconto ma, come sempre, non ho il dono della sintesi e il racconto breve si è trasformato in una novella (o romanzo breve).  Ho dovuto anche leggere alcuni articoli per rendermi conto di cosa mangiassero all'epoca, di come vestissero, di come si comportassero gli uomini Longobardi con le loro donne ecc.

Per quanto riguarda la principessa Gèpide Rosmunda e il re Longobardo Alboino, non ho dovuto inventare nulla. La loro storia è ben descritta nel saggio di Lia Pierotti Cei. La loro caratterizzazione psicologica non è stata complicata.

Ho creato anche due personaggi di fantasia: l’albina Gundeberga e il guerriero Longobardo Gundulf. Ho voluto creare una storia d’amore contrastata tra due persone di etnia diversa: i Gépidi e i Longobardi, in lotta tra loro. Ma dovevo anche fare in modo che si potessero incontrare da soli per vivere la loro passione e non potevano farlo né nel villaggio Longobardo (non avevano prigionieri Gépidi, salvo forse qualche serva di Rosmunda, ma non nell'anno da me descritto) né in quello Gépide, dove al massimo i prigionieri di rango (non credo i guerrieri semplici) erano rilasciati solo dopo il pagamento di un riscatto in monete o in beni alimentari. Così ho pensato a un’albina, cacciata da bambina dal suo villaggio e costretta a vivere nella foresta. Nel periodo medievale, le persone comuni avevano paura degli albini, più fragili di pelle e ci vedevano poco durante il giorno (troppo simili a spiriti) e credo che fossero uccisi o sacrificati agli dèi, anche se la Storia non ne parla in modo aperto.






BREVE ESTRATTO:

«Devo confessarti che mi manca la birra che bevevo a fiumi durante i banchetti di re Alboino, ma anche la carne di suino, con la quale il mio popolo produce le riserve di cibo per la brutta stagione, e i formaggi di capra e pecora» iniziò il guerriero.
«Io non ne sento la necessità, il bosco mi offre di che vivere. Lo sai che abito qui da quando avevo cinque estati» s’intromise lei, ma fu subito interrotta da Gundulf.
«Mai però quanto mi mancano le risate infantili dei miei figli e quanto sentirò la tua assenza, una volta che sarò ritornato al villaggio» le confidò infine accarezzandole piano i lunghi capelli.
«Anche la tua lontananza mi stritolerà il cuore in una morsa, ma lo sai che non posso venire con te. Tutti hanno paura di me e i Longobardi mi ucciderebbero» commentò mesta e infelice.

Non voleva che Gundulf la vedesse piangere, ne andava del suo orgoglio, così tuffò il viso nel suo collo per reprimere i singhiozzi.