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giovedì 31 marzo 2022

RECENSIONE "OLTRE L'IMPOSSIBILE" di Katia Garzotto

 

Recensione: "Oltre l’impossibile" dell'autrice Katia Garzotto, 
edito Brè Edizioni. A cura di Silvia Cossio.



Autore: Katia Garzotto

Genere: Autobiografia, memoria del dolore

Casa editriceBrè Edizioni

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 12,00

Contatti autoreFacebook - Instagram 



TRAMA:

Oltre l’impossibile è molte cose: un’autobiografia, un atto d’accusa contro la malasanità, è lo sfogo di una madre che ha molto sofferto, è un grido. Aurora, la figlia di Katia, nasce con una malformazione che la rende invalida e lotta insieme ai neogenitori una battaglia durissima per la vita, tra incapacità, incompetenze, incuria. Per fortuna non è così dappertutto, c’è anche chi si prende a cuore con amore. Qui non c’è lieto fine, qui si piange davvero. Perché dunque scrivere? Per accusare? Ormai il danno è fatto e nessuno cerca vendetta o rivalsa. Per informare, quello sì, perché accadrà di nuovo, e i mezzi per evitare il dolore ci sono, dolorosi anch’essi, ma si tratta di scegliere tra dolore grande e dolore “piccolo”. 

Il libro è una sorta di diario autobiografico in cui l’autrice, Katia Garzotto, mette nero su bianco un breve ma intenso periodo della sua vita. La dolorosa esperienza di una mamma alla sua prima gravidanza, che portava con sé tutti i sogni e le aspettative comuni a tutti i futuri genitori, ma che li ha visti infrangersi al cospetto di un destino crudele. Un percorso costellato di perché. La consapevolezza di subire una ingiustizia divina, ma non solo... Una denuncia nei confronti dell'insensibilità di alcune figure professionali che hanno scelto di fare un lavoro per il quale forse non sono portate, tra negligenza, incompetenza e totale mancanza di umanità. Ma anche un ringraziamento verso coloro che invece si sono prodigati per offrire sostegno. La necessità di confrontarsi con chi vive la stessa esperienza. La speranza, che sappiamo bene essere l’ultima a morire, messa di fronte a delle scelte estreme, a supportare quello che, forse, visto dal di fuori, può essere interpretato come accanimento terapeutico, ma che invece è il massimo gesto d’amore di un genitore nei confronti del proprio figlio. E infine il tragico già preannunciato epilogo. Questi, in sintesi, gli argomenti trattati, ma quanto dolore, quanta sofferenza tra le righe, oltre a una giustificata rabbia. Un concentrato di emozioni avvolge il lettore trasportandolo verso il finale, di cui già si conosce il contenuto. Non serve vivere in prima persona un’esperienza di tale portata per capire e sentirsi partecipi, tuttavia è più facile ignorare: quello che non si sa non può arrecare sofferenza, giusto?
Vi lascio con questo spunto di riflessione e resto in attesa dei vostri commenti. 
Nel frattempo, inutile dirlo, consiglio la lettura di questo libro. 

PS: L'unico appunto che faccio non riguarda la storia, di cui ho già espresso il mio pensiero positivo, ma alcune problematiche legate all’editing che ho già provveduto a segnalare a chi di dovere e che dovrebbero essere risolte a breve. Quindi, se avete già scaricato l’ebook, qualora non sia automatico, assicuratevi di fare l’aggiornamento prima di iniziare la lettura.  


martedì 29 marzo 2022

"OLTRE L'IMPOSSIBILE" di Katia Garzotto

 

Buongiorno follower!
Vi segnalo "Oltre l’impossibile" dell'autrice Katia Garzotto, 
edito Brè Edizioni.



Autore: Katia Garzotto

Genere: Autobiografia, memoria del dolore

Casa editrice: Brè Edizioni

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 12,00

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Oltre l’impossibile è molte cose: un’autobiografia, un atto d’accusa contro la malasanità, è lo sfogo di una madre che ha molto sofferto, è un grido. Aurora, la figlia di Katia, nasce con una malformazione che la rende invalida e lotta insieme ai neogenitori una battaglia durissima per la vita, tra incapacità, incompetenze, incuria. Per fortuna non è così dappertutto, c’è anche chi si prende a cuore con amore. Qui non c’è lieto fine, qui si piange davvero. Perché dunque scrivere? Per accusare? Ormai il danno è fatto e nessuno cerca vendetta o rivalsa. Per informare, quello sì, perché accadrà di nuovo, e i mezzi per evitare il dolore ci sono, dolorosi anch’essi, ma si tratta di sceglie tra dolore grande e dolore “piccolo”.


BREVE ESTRATTO:

Sono passati due mesi da quel giorno, Aurora ha cinque mesi e vogliono dimetterla dall’ospedale, ma prima devo imparare ad alimentarla con il sondino.
Le infermiere sempre così amorevoli e pazienti mi stanno insegnando a metterle il sondino dal naso, e ogni volta che lo faccio è una tortura per me e per lei, vedere la sua lacrimuccia silenziosa, che scende giù a prova del fastidio che le provoco ogni volta, mi uccide. Come faccio a portarla a casa? Ho paura e se non ce la faccio? Qui ci sono le infermiere a venirmi in aiuto, a casa sono sola.
Quando feci il corso preparto, si parlava di tutto, del pianto, della fame, del sonno, del bagnetto, dei dolori al pancino, dello svezzamento, e altro, ma mai a nessuno viene in mente di insegnare alle future mamme come mettere un sondino naso gastrico, o come aspirarla. Io l’ho dovuto fare, ho dovuto imparare tutte queste cose.
Mi ricordo che quando partorii mi chiesero se sapevo di avere una bambina malata in grembo, no che non lo sapevo. Mi diedi le colpe per non aver fatto l’amniocentesi, avevo paura di perderla facendo l’esame. Ma poi la mappa cromosomica che ha fatto anche Aurora andava bene.
Le sue malformazioni si sarebbero dovute vedere con l’ecografia morfologica che si fa alla ventiduesima settimana e poi procedere con indagini più specifiche. Il medico che mi fece l’ecografia mi disse solo che era femmina e che aveva tanti capelli, ricordo che gli chiesi se mi faceva vedere il suo profilo, Non si può signora, è girata questo mi disse il dottore. 
In seguito feci le mie ricerche, e mi dissero tutti che quando un feto non si vede bene, si fa camminare la mamma e poi dopo qualche minuto si ripete l’ecografia, io non feci nulla di tutto questo, e pensare che andai da questo dottore privatamente perché mi avevano detto che era tra i migliori.
Ripensandoci ci fu una tirocinante o comunque una dottoressa giovanissima che secondo me vide qualcosa in Aurora mentre mi faceva la flussimetria. È un’ecografia che si fa alla trentaduesima settimana per controllare il flusso sanguigno della mamma, e quello del feto, la funzionalità della placenta e il benessere fetale.
Durante l’ecografia, questa dottoressa chiamò un altro medico, si allontanarono un pochino da me, e la sentii dire che non la convincevano le misure del cranio, l’ecografia la continuò il dottore e disse che era tutto ok, che dovevo solo mangiare più carne, perché mia figlia era un po’ piccolina. 
Alla nascita mia figlia pesava 3010 kg.
Il peso era l’unica cosa che andava bene.                                                                                       


Katia Garzotto, di Roma, sposata con due figli. Questo è il suo primo libro, nato dall’esigenza di far conoscere la storia della sua prima bambina, morta a soli tredici mesi.
Ha smesso di lavorare per dedicarsi ai figli. Ora ha la serenità per raccontare la sua triste vicenda.