Sergio Bertoni ha letto "Quella notte il destino fu deciso", di Giada Bonasia. La recensione, purtroppo, è negativa. Sebbene il parere sulla trama sia soggettivo e vada preso per quello che è, impossibile ignorare i problemi legati all'editing. Ci auguriamo che la CE assolva a questa mancanza quanto prima.
Autore: Giada Bonasia
Genere: Narrativa storica
Casa editrice: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci. Strade
Disponibile in ebook a € 6,64
e in formato cartaceo a € 19,12
Pagina autore: Giada's Historical Romances
TRAMA:
Trama: È il 1339. L’Europa sta attraversando una grave crisi. L’aumento demografico, l’agricoltura, tutto si è fermato, niente va più avanti. Due potenze si scontrano in questo difficile scenario, l’Inghilterra e la Francia, che fanno da cornice alla storia d’amore e di tormento tra Armand e Marichelle, protagonisti, loro malgrado, di diaboliche macchinazioni e di perfidi raggiri. Il lungo periodo di guerra, scontri, riappacificazioni e di complotti tra Inghilterra e Francia – conosciuto come guerra dei cent’anni – sarà il teatro di questo incredibile romanzo che, tra intrighi, amori, tradimenti, amicizie e cospirazioni, ci coinvolgerà lasciandoci spesso con il fiato in sospeso, travolti dalle passioni, illuminati dalle speranze e spinti dal soffio del tempo che tutto lentamente trasforma e che ci spingerà al largo nel grande mare della vita.
IL PARERE DI SERGIO BERTONI:
Volendo esprimere almeno un
solo giudizio positivo su questo lungo volume (circa 600 pagine), gli concedo
l’unico pregio di essere stato sottoposto ad una accurata formattazione da
parte dell’editore. Premesso che il romanzo, ambientato nella Francia del 1322,
ci viene presentato nella sinossi come se trattasse, sia pure con elementi di
fantasia, del conflitto tra la Francia e l’Inghilterra nella guerra dei
cent’anni (1337-1453), è opportuno dire che gli amanti della Storia farebbero
bene a tenersi molto alla larga da questo scritto. La scrittrice è dotata di
molta fantasia, ma avrebbe fatto bene a inserire il suo lavoro nell'epoca fantastico-medievaleggiante di un mondo alternativo, cosa che avrebbe
risparmiato allo sfortunato lettore l'illusione di riuscire a trovare, nell'intero volume, un qualsiasi, sia pur remoto, riferimento a un periodo
reale della storia. A prescindere dalla totalmente errata francesizzazione dei
nomi attribuiti ad alcune casate (Dupuarò e Deprovuà forse con la convinzione
di voler dire Du Poireau e De Provois), credo che, se il testo fosse stato
affidato a un editor che avrebbe eliminato una enorme quantità di inutili e
ampollose azioni, probabilmente sarebbe diventato un'opera di non più di 300
pagine. Incredibilmente arduo sarebbe stato per contro il compito di un
correttore di bozze che avrebbe dovuto rimediare a una interminabile serie di
errori grammaticali e sintattici, oltre all'uso del tutto errato del
significato di certe parole, insieme con la fantasiosa invenzione di termini
inesistenti (ad esempio: “adirazione” con il presumibile significato di
“collera”). Una ulteriore analisi sui personaggi del testo evidenzia come
alcuni di essi abbiano la loro origine in alcune note serie televisive
americane quali “il trono di Spade” e “Vikings”, altri, risultano totalmente incoerenti
nei loro tratti caratteriali. Trovo inoltre abbastanza sguaiato e volgare (ma, è una mia concezione
personale) che i numerosi rapporti erotici, presenti nel romanzo, includano
quasi in ogni caso rapporti sodomitici.



