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sabato 22 settembre 2018

"DI NULLA - STORIA DI UNO STRANO VOL.4" di Massimo Della Penna



Buongiorno follower!
Vi segnalo "Di nulla" di Massimo Della Penna, quarto volume della serie "Storia di uno strano". Un romanzo che non ha bisogno di presentazioni grazie anche al bellissimo articolo di Angela Molfetta...





Titolo: Di nulla
Autore: Massimo Della Penna
Serie: Storia di uno strano Vol.4

Genere: A metà tra il romanzo distopico e quello utopico

Disponibile in ebook a € 1,70
e in formato cartaceo a € 13,51







TRAMA:


In un mondo che sembra andare alla rovescia, un uomo proverà ad ascoltare la propria voce tra tante persone che sembrano avere perso il dono della parola. Sua moglie sarà lontana e lui cercherà di ritrovarla, con l'aiuto di suo figlio che lo guiderà in una odissea peculiare, tra giardini incantati, laghi di pietra, sentieri fatati e donne in nero che rinfocoleranno in lui le fiamme sopite dell'amore eterno, quello vero, che non ha paura. Di nulla. 




BIOGRAFIA:

Massimo della Penna non ama parlare di sé, avendo avuto pessime esperienze. Ci tiene a segnalare la sua origine campana, e il suo essere emigrato come le rondini, solo al contrario, da un posto caldo (Napoli) a uno freddo (Milano, prima, Torino, poi).
E' un avvocato d'affari, ha due figli per i quali vive, una moglie, e mille passioni, tra cui le moto, i rollerblade, l'astronomia, la fotografia e i libri.




DICE L’AUTORE: 

Benché la prima parte possa apparire poco credibile, essa è basata interamente su resoconti storici di uno dei più famosi processi della storia. 

Nel romanzo le coste a nord della Francia sono ghiacciate, così come Londra, mentre i deserti sono luoghi rigogliosi e l'Africa un continente temperato e per lunghi tratti eccessivamente piovoso. Tali caratteristiche non sono del tutto frutto di immaginazione dell'autore, ma sono gli effetti che si sarebbero prodotti sulla Terra se si fosse verificata una certa condizione che non posso svelare a meno di fare spoiler. Sappia dunque, il lettore, che la scenografia fantastica del romanzo è basata su simulazioni scientifiche.




BREVE ESTRATTO:

C’inerpicammo per un sentiero nascosto alla vista da rovi e siepi, lastricato da traversine di legno stile binari, tanto rugose da poterci grattare il formaggio. Spilli di luce trafiggevano i muri d’edera verde giada da cui eravamo circondati, creando arabeschi sulle foglie che sollevavamo passando. Al fondo di quel tunnel fiabesco s’apriva un lago che aveva assunto una forma definitiva, con ciò perdendo la sua natura di specchio d’acqua (che acqua è mai quella che non possa mutare più forma?), ma che era ancora individuabile per ciò ch’era stato. C’era una spuma rigida lungo le sponde, e onde al centro incarcerate nelle loro creste solide che non sarebbero mai più scese, e cerchi sulla superficie che s’erano espansi, prima di pietrificare, a partire da un sassolino che qualche mano, ormai assente, aveva lasciato cadere. Lei mi fissava aspettando la mia meraviglia. 
“Che posto straordinario!”
“Non lo riconosci?”
“Dovrei?”
“Forse sì, è il lago del tempo passato”.






DEL NULLA E DEL PRESTIGIO
Articolo di Angela Molfetta

Vi è un parallelismo possibile tra l’opera di un regista e quella di un romanziere.
Entrambi impongono al pubblico, di spettatori o lettori che sia, la propria visione della storia narrata, il primo scegliendo inquadrature e sequenze, offrendo cioè il suo occhio a chi guarda, il secondo costruendo trame e intrecci. 
Vi sono poi romanzieri che, più di altri, somigliano a registi.
È il caso di Massimo Della Penna il quale, per le tecniche narrative utilizzate, può essere accostato a registi di chiara fama. Alcune pagine illustrano scene che paiono sgorgate dalla genialità di Hitchcock, Fellini, Sorrentino. 
In questo Di nulla. Storia di uno strano IV, l’autore fa dichiaratamente riferimento a Christopher Nolan con il quale, a ben guardare, condivide diverse scelte stilistiche, divenute tipiche della sua scrittura, potendole riscontrare nell’intera tetralogia.
LA CIRCOLARITÀ DEL TEMPOinizio e fine della narrazione si ricongiungono (cfr. incipit ed epilogo di Boris. Storia di uno strano II) a tracciare un arco temporale potenzialmente infinito e ciclico.
LA STRUTTURA A SCATOLE CINESI E LA METADIEGESI: nei romanzi di Della Penna non sempre vi è un’unica voce narrante né un’unica storia, ma una complessa rete di informazioni che giungono al lettore da fonti diverse in una sorta di dialogo a distanza (cfr. i diari di Telemaco, Giada e del professor Munch in Sono solo io. Storia di uno strano I).
IL FLASHBACK: spesso l’autore  apre finestre sul passato narrativo per meglio delineare il presente.
LA FRAMMENTAZIONE TEMPORALE DELL’INTRECCIO: la narrazione si sviluppa in un continuo oscillare avanti e indietro nel tempo (cfr. il percorso di acquisizione di consapevolezza di Vittoria ne Lo specchio dell’angelo perso. Storia di uno strano III), contribuendo a implementare il senso di consequenzialità e incompiutezza degli eventi, che appaiono chiari solo al termine della storia.
Tutto si incastra alla perfezione, mescolando piani differenti in una struttura circolare entro la quale principio e fine si rispecchiano, per riportare ogni elemento all’origine e conferire significato a un impianto narrativo non lineare e  apparentemente illogico.
Di nullasi sviluppa in tre parti, ciascuna delle quali introdotta da una citazione dal film The Prestige, di cui ricalca la struttura narrativa (vedi: Massimo Zanichelli, Christopher Nolan. Il tempo, la maschera, il labirinto, Edizioni Bietti, 2015, pagg. 175-202).
Ogni numero di magia è composto da tre parti, o atti. La prima parte è chiamata “la promessa”: l’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario, un mazzo di carte, un accendino o un uomo. Vi mostra questo oggetto, magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale. Sì, inalterato, normale. Ma, ovviamente, è probabile  che non lo sia. Il secondo atto è chiamato “la svolta”: l’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora, voi state cercando il segreto, ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo, voi volete essere ingannati! Ma ancora non applaudite, perché far sparire qualcosa non è sufficiente, bisogna anche farlo riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”.
Ancora una volta, nulla è come sembra e il confine tra irreale e realtà è labile e sfumato  nel gioco di contrasti che si rincorrono. Similmente a Nolan, Della Penna racconta e rappresenta “in chiaro”, senza sotterfugi, lasciando tuttavia che siano le apparenze a condurre il lettore, il quale tende a fidarsi di ciò che legge, rinunciando a interpretare logicamente gli indizi di cui è disseminata tutta l’opera. In effetti è difficile cogliere il cuore del messaggio a una prima lettura del testo, e Della Penna, come gli illusionisti, conta su un elemento inconscio del suo pubblico: il piacere di essere ingannati. Finiranno con il restare a bocca aperta, nell’atto di pronunciare un “Oh!” di sincero stupore per la magia che si è appena consumata sotto ai loro occhi, senza che potessero rendersene conto. 
La prima parte (la promessa) riporta al primo volume della tetralogia, rimanda alle dissociazioni e agli sdoppiamenti del protagonista dell’episodio originario. Il ritmo narrativo in certi tratti è frenetico, quasi allucinato, a sottolineare l’estraneità della coscienza rispetto a quanto accade. Vi è un parlare muto, una messa in scena su cui sembra incombere una regia esterna che manovra le vite degli attori, costretti a recitare il copione dettato da un fato imprevedibile e un po' capriccioso. L’eventualità di essere ripresi in qualsiasi momento li costringe a recitare perennemente un ruolo, senza rendersi conto di interpretare la finzione di se stessi.
È una rappresentazione della vita, in fondo: il mito dell'apparire piuttosto che essere, il vuoto contro il pieno.
La seconda parte (la svolta) è talmente bizzarra da dare l’impressione di essere avulsa dal resto. È il momento della distrazione, quello in cui il prestigiatore attira l'attenzione degli spettatori su aspetti scenici ma secondari, per evitare che scoprano il trucco. I personaggi sembrano la caricatura di loro stessi, marcatamente accentuati nelle loro peculiarità, da catturare lo sguardo e restare impressi, facendo sì che l'essenziale sfugga. Del resto, una assistente bella e appariscente è elemento fondamentale per la riuscita del numero dell’illusionista.
La terza parte (il prestigio) è un’esperienza onirica, con un finale criptico e non immediato. Il protagonista, e con lui il lettore, per ambientazioni ipnotiche e surreali viene guidato a cogliere la magia, senza tuttavia comprenderla fino in fondo. Si intuisce che il mondo del non conosciuto è infinitamente più vasto di quello noto. Si percepisce che è inafferrabile, poiché nel momento stesso in cui si riuscisse ad afferrarlo, non sarebbe più ignoto, ma conosciuto, lo si potrebbe manipolare e conservare. Esso invece si polverizza nell'inconsistenza della sua natura, della cui esistenza non si ha coscienza né, appunto, conoscenza: ciò di cui non si sa, per la mente semplicemente non è. Esiste, ma non sussiste.
È il paradosso del nulla.
Per arrivare ad assimilarne il concetto, si deve immaginare un negativo assoluto tale che, negando il tutto, finisce per negare anche se stesso. Il nulla, per essere tale, non deve esistere perché se esistesse, sarebbe qualcosa, e “qualcosa” è contrario di niente. Eppure pensare ilnulla non equivale pensare anulla e nemmeno a nonpensare. L’idea di nulla sottende quella di sottrazione, di perdita e annullamento, che angoscia in particolare l’uomo occidentale contemporaneo, teso a un continuo di più, nell’avidità di sapere e potere.
“La cultura occidentale, con le sue filosofie e le sue teologie malate d’eternità, prima, con la sua tecnoscienza ossessionata d’infinito, poi, non riesce a fissare il volto positivo del nulla, la dignità racchiusa nel segno del meno, del minimo, del quasi nulla. Quel diminuire, quel depotenziare, quel decrescere che non è solo perdita, rinuncia, dolore e morte, ma è, anzi, quel lasciar essere, quell’apertura, compiuta e discreta, che accoglie e consente la discontinuità sorprendente della  vita e la nascita di ciò che è autenticamente nuovo. Pensare il nulla è allora, per gli stessi motivi, pensare a ciò che libera e scioglie dai legami, a ciò che proietta nella vertigine del possibile. […]”
(AAVV, Zerologia. Sullo zero, il vuoto, il nulla, Ed il Mulino, 2016, pagg.162-163)
In questo nuovo romanzo, quarto e ultimo capitolo del ciclo Storia di uno strano, Massimo Della Penna tocca vette inaccessibili alla ragione umana, ispirato dalla capacità di meravigliarsi (e meravigliare) per l’imprevedibilità di eventi che, sciolti da ogni vincolo di verosimiglianza, sfidano l’incredibile. 
Nulla è impossibile, nemmeno l’illusione di un prestigio.


Angela Molfetta



sabato 17 febbraio 2018

RECENSIONE "LO SPECCHIO DELL'ANGELO NERO" di Massimo Della Penna



Una recensione spettacolare per un libro che non è da meno. 
"Lo specchio dell'Angelo perso" di Massimo Della Penna, terzo volume della serie "Storia di uno strano", letto e commentato da Alessia Toscano 😊









Autore: Massimo Della Penna
Serie: Storia di uno strano Vol.3

Casa editrice: Edizioni Efesto

Disponibile in formato cartaceo a € 10,00







TRAMA:


Alice e il Cappellaio Matto vivono in - una bolla senza tempo né spazio - una storia d'amore fatta di poesie, gelosie, profili falsi e sesso virtuale. Dopo l'ennesima crisi decidono di incontrarsi "nella realtà" per dare una svolta alla loro storia. Le loro voci si intrecciano a quella di Vittoria, pittrice con una visione del mondo originale che si riflette nei suoi quadri rendendoli incomprensibili. Nelle sue tele, qualcosa sembra chiamarla, mentre scende in luoghi di sé ignorati e si rapporta con fatica a un padre intermittente, una madre ossessionata dal controllo e sempre sull'orlo di perderlo, un fratello violento e primitivo, e due amici che condividono il suo eremitaggio su un isolotto a largo di Dakar. Mentre tratteggia paesaggi umani, Vittoria è dominata dalla paura che la sua riservatezza venga violata e per affermare il suo talento affronterà sua madre e gli impietosi paragoni con i capolavori del fratello. Il suo è un viaggio d'attesa ma nei suoi quadri un veliero si avvicina sempre più costringendola ad aprire gli occhi su un mondo che ha perduto tutto ciò che è altro. E forse, quando sarà quasi a casa, Vittoria non troverà sé stessa, ma tutto il resto che aveva perduto. 





IL PARERE DI ALESSIA TOSCANO:

Prima di tutto, devo dire che ho un debole per la penna di Massimo, me ne sono innamorata dal suo primo libro. Sono convinta che, se anche riscrivesse l’elenco telefonico, sarebbe avvincente.
Quando un autore scrive per passione, perché per lui equivale a respirare, si percepisce e il lettore ne rimane coinvolto.
Lui è un artista vero, che intrappola l’attenzione dalla prima all’ultima pagina, danzando sulle parole, costruendo frasi che tessono una trama particolare, con uno stile diverso da tutti, persino da se stesso.
Quando leggo dei suoi protagonisti, sembra quasi che io mi stia specchiando, perché i fili delle personalità di autore, lettore e personaggi si intrecciano fino a vivere la stessa avventura. Non sono facili i suoi romanzi, devo ammetterlo, ed è proprio questo il bello, perché si avrà voglia di leggerli di nuovo, per cogliere tutte le sfaccettature e i trabocchetti che lui stesso dissemina lungo il percorso.
Così è stato anche per “Lo specchio dell’Angelo perso”.
Inizio dall’ambientazione, l’isola di Gorée, che sembra vivere una dimensione tutta sua, riconosce e ascolta le persone, le accetta o le respinge. È affascinante e misteriosa allo stesso tempo.
Poi c’è lei, Vittoria, che Massimo è riuscito a rendere reale, tanto da sentirla davvero vicina durante il mio cammino di lettura.
Un romanzo di crescita della protagonista, di un’artista un po’ anomala che non riesce a trovare un posto nel mondo, ma lo cerca dentro di sé, come ognuno di noi dovrebbe fare. Chissà se capirà la strada. Magari l’Angelo perso gliela indicherà. Oppure è lo “specchio” a essere stato smarrito?
E se non fosse l’anima a essersi persa, ma il mondo intorno?
Ma chi sono poi gli angeli? Cosa c’entra Vittoria con loro? E cosa vuole da lei lo spettrale veliero che si avvicina lento e inesorabile alla costa di quello spicchio di Oceano dove vive? Il destino si può contrastare, si può… dipingere?
Ho riscontrato in Vittoria una forza rara, capace di vivere al contrario, un po’ come molte donne, con grande determinazione. Lei ci prende per mano e ci conduce attraverso gli scenari della sua vita, spesso raccontati grazie ai suoi pennelli. Vede oltre la realtà, oltre l’immagine riflessa in uno specchio, contrasta a modo suo le difficoltà, inconsapevolmente, e lo capisce solo alla fine. Assistiamo a una crescente presa di coscienza e consapevolezza. Proprio attraverso la pittura, lei riesce a percepire tutto ciò che ha intorno, in ogni sfumatura e posizione. Questo mi fa pensare che dovremmo seguire le nostre passioni, perché ci mandano avanti e sono il nostro cuore. Quasi io trattenevo il respiro e volevo entrare in punta di piedi nel mondo di Vittoria, per non distoglierla dal suo percorso e non scombussolarla. Ma lei ha scombussolato me. Vittoria sono io. Mi sono ritrovata a pensare, e in un attimo sono arrivata alla fine del libro, col magone di chi sta lasciando un amico, qualcosa di bello perché possa finire. Ma già so che, ogni tanto, tornerò a sbirciare tra le sue pagine.
La presenza del Cappellaio Matto, Alice e le loro chat disseminate lungo la storia ci riportano di tanto in tanto nella dimensione fin troppo reale che viviamo nell’epoca dei social. È possibile conoscersi on line? Dove due perfetti sconosciuti sentono il bisogno di mettersi a nudo e affezionarsi l’un l’altra… Dove il tempo si dilata e amplifica tutto…
Per me l’amicizia è uno dei sentimenti più importanti, e nel romanzo assume un ruolo fondamentale grazie alla figura di Coffee, omone saggio e buono che riempie Vittoria di buoni consigli. Nulla sembra scalfirlo, lui semplicemente vive e lo fa nel modo migliore possibile.
Una storia che racchiude tante storie… Lontane, ma vicine. Legate, ma slegate. Luce e buio. Nuovo e antico. Come sempre negli scritti di Massimo tutto è il contrario di tutto, il tempo e lo spazio diventano relativi e si viene risucchiati nel suo strano e potente vortice. Io ci rimarrei per sempre! Massimo intreccia vite, destini, liberi arbitri e ne esce fuori sempre indenne, mostrando al lettore una verità diversa da quella che aveva immaginato e che non credeva potesse esistere. Invece era sempre stata là, davanti agli occhi. Tutto è diverso da come appare, o invece siamo noi a non renderci conto che a volte non bisogna poi cercare la risposta troppo lontano? Cosa c’è alla fine dell’arcobaleno? Vittoria ne segue uno suo che comprende le pennellate di tutte le sfumature presenti dentro di sé. D’altronde, se qualcosa non esiste, non può morire. Le maschere invisibili che celano la nostra identità a volte pesano più di macigni. Quando queste cadono, il cuore è più leggero.
Gioie, strane scoperte, stranezze che invece sembrano normalità e viceversa, paure, gelosie, intrighi, passioni, amore, amicizia…
Io ci ho letto messaggi di speranza, di forza, di passione, la voglia di sconfiggere la paura…
Nonostante i colpi di scena che ci regala l’autore, come al solito tutti i nodi vengono al pettine solo alla fine, quando ti accorgi che le idee che man mano ti facevi, non erano giuste. Massimo fa sentire il lettore importante, portandolo, però, esattamente dove vuole lui. La scrittura fluida, il ritmo concitato e crescente mi hanno tenuta incollata al libro fino alla fine, quando, ovviamente, mi sono commossa.
Non mi soffermo troppo sulla trama, quanto sulle emozioni che mi ha dato. Leggere Massimo per me è come un attimo sospeso dove tutto intorno si ferma, compreso il tempo. Sì, perché lui crea un nuovo mondo, talmente reale e dettagliato da farmi dimenticare il mio. Una nuova dimensione dove tutto può accadere. È un po’ come se volassi e vedessi me e la storia dall’alto. Le sue parole mi fanno danzare sul filo invisibile che lega mente, anima e cuore. Perché lui rende i suoi personaggi e i racconti vivi, veri, reali.
“Lo specchio dell’Angelo perso” è iniziato con una valigia sul letto e un viaggio… quello che ho vissuto io leggendolo, e il mio bagaglio, adesso, proprio come quello di Vittoria, è diverso da quello che avevo prima. E se il percorso finisse proprio ricongiungendosi con il suo inizio?
Le sue parole sconquassano, scompigliano e riequilibrano. Ho imparato a non contrastare queste sensazioni, semplicemente assecondarle e lasciarmi trasportare, così da vivere appieno ciò che sto leggendo.
Essendo il terzo volume della “Storia di uno strano” ho avuto piacere di ritrovare i personaggi a cui mi ero affezionata nei precedenti. Sono comunque tutti autoconclusivi e possono essere letti indipendentemente l’uno dall’altro e nell’ordine che si vuole.
Questa volta, il libro è editato da Edizioni Efesto, quindi ho vissuto la gioia di vedere il libro tra gli scaffali delle librerie…
Grazie Massimo, a te e alla tua penna di cui sono follemente innamorata senza via di scampo, e a tutti i tuoi personaggi. Per favore, non smettere mai di scrivere.



giovedì 29 giugno 2017

"GUIDA ASTRONOMICA PER GENITORI ALIENATI" di Giorgia Golfetto e Massimo Della Penna


Buongiorno follower, buon giovedì!
Giorgia Golfetto e Massimo Della Penna hanno unito le loro forze dando origine a questa simpatica guida per genitori alle prime armi, o forse no... 😉 Una cosa è certa, con i figli non si finisce mai di imparare... 😄










Titolo: Guida astronomica per genitori alienati
Autori: Giorgia Golfetto e Massimo Della Penna

Disponibile in ebook a € 1,99
e in formato cartaceo a € 6,99 






TRAMA:


Una guida spericolata per genitori senza patente. Un viaggio tragicomico all'interno della galassia chiamata famiglia. Una coppia che scoppia di gioia all'idea di diventare genitori.

Questo libro racconta le tappe di un viaggio speciale, quello di due persone che decidono di mettere al mondo dei figli, seguendo strade per le quali più che prendere la patente, occorre imparare a riconoscere i segnali.
Perché essere mamma e papà non è solo il mestiere più antico del mondo ma anche il meno noto e il più diffuso. Molte realtà diverse ma tutte accomunate da una sola certezza: nessuno mai ti prepara a ciò che devi affrontare, non esiste alcun corso, né laurea, né patente, solo esperienza diretta sul campo.
Un buffo tuffo con risvolti comici e tragici, ma con l'Amore a fare da leva assoluta su cui si impernia sempre, in qualche modo, quella meravigliosa avventura che si chiama: famiglia. 




BIOGRAFIA GIORGIA GOLFETTO:


Giorgia nasce, cresce e vive in Veneto. Impiagata prima e mamma poi… e per sempre.
Le due piccole pesti allietano e riempiono le sue giornate già piene. Ma quando il cielo si tinge del blu della sera, Giorgia inizia a rilassarsi e mentre tutti dormono lei scrive.
Non sempre ciò che scrive è pubblico, alcuni pensieri restano solo impressi nella carta come fossero una porta aperta dell’anima. Un giorno, però, decise di sfidare se stessa e scrisse un libro.
Un amico le consigliò di provare a buttarsi nel grande mare del self publishing. Ma Giorgia tentennava, il marito insisteva (pure lui!) perché ci provasse e lei, alla fine, si lanciò nel vuoto.
Polvere sui ricordi è il suo romanzo d’esordio, e in autunno pubblicherà il secondo e poi ancora.
Forse quel tuffo nel vuoto prima o poi la porterà a schiantarsi con la realtà, ma per ora il viaggio è fantastico! 





BIOGRAFIA MASSIMO DELLA PENNA:

Massimo nasce in un paesino dell’entroterra campano. Cresciuto nella campagna della Campania (che se si chiama Campania, un motivo forse c’è) e in una situazione a dir poco disagevole finanziariamente, emigra appena finiti gli studi, come una rondine contromano, andando da un paese caldo verso la grande e fredda Milano.
Dopo un decennio d’avvocatura d’affari ambrogina, apre un blog che nel giro di quattro anni raccoglie migliaia di lettori. Tuttavia, un collega e amico di vecchia data decide di rivelare la sua identità di blogger, segreta fino a quel momento, al loro comune capo, da cui ne scaturisce un licenziamento in tronco. Con una figlio in arrivo e una moglie a casa, Massimo deve reinventarsi nel bel mezzo della crisi finanziaria più dura del secolo, la c.d. crisi dei subprime, mentre qualche governante simpaticone si ostina a dire che i ristoranti sono pieni e non vede crisi.
Dopo un anno di ricerca, trova lavoro in una nuova città, Torino, dove si trasferisce con la famiglia e ricomincia da zero. Per quattro anni non tocca più penna, dato il trauma del licenziamento, ma poi decide di riprovarci e riapre un blog, e di fare anche un passo oltre, pubblicando il primo libro (L’ultimo Abele) in self-publishing.
Ha una pagina Facebook dove scrive solo i suoi pensieri e ha scritto altri due libri che fanno parte di una tetralogia: “Sono solo io” e “Boris”, entrambi sottotitolati “Storia di uno strano”. In autunno uscirà il terzo volume. E, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di fermarsi qui. 




DICONO GLI AUTORI:

L'idea per un libro a quattro mani è venuta a Massimo. Mi ha contattata e mi ha chiesto se me la sentivo di provare a scrivere un libro insieme, dove però non ci fossero linee di demarcazione tra i nostri rispettivi ruoli. Di difficoltà, a dire il vero, ne abbiamo incontrate poche, la verità è che quando uno di noi due era in affanno, gli è bastato lasciare andare avanti l'altro. Non abbiamo mai avuto un dissenso, benché ci siamo fatti "le pulci" a vicenda, tagliando, riformulando, aggiungendo e storpiando anche le cose scritte dall'altro. Anche se le voci narranti sono due nel libro, una di donna e una di uomo, non è affatto detto che Massimo abbia scritto i pezzi della voce maschile o io di quella femminile. Ogni singola riga è stata elaborata davvero a quattro mani, perché per ogni capitolo terminato l'altro interveniva a più riprese durante la stesura.
Il libro vuole planare leggero su quel mare di piombo che a volte sembra essere la vita del genitore, per cui ci siamo impegnati a far ridere quanto più possibile il lettore ideale che dovrebbe essere uno di noi: un genitore ancora nel tunnel! Che poi, da quel tunnel, forse non si esce mai ed è bello così. Non abbiamo grosse pretese, tranne quella di strappare un sorriso e una riflessione sul mestiere più duro del mondo, quello di padri e madri. 





BREVE ESTRATTO:

Genitori si diventa molto presto, direi nel backstage di quella grande recita che è la vita. Quando sul palcoscenico si affacciano i figli. Recita che, per molti aspetti, ha tutta l'aria (e il profumo, soprattutto il profumo) di una tragedia. A prescindere dalle moderne teorie a favore dell'utero in affitto, in comodato o in locazione commerciale transitoria, ignorando bellamente secoli di speculazione filosofica e giuridica su quale sia il vero punto iniziale della vita, io dico che genitori si diventa nel momento in cui si decide di diventarlo. Ben prima di comprare il test di gravidanza. Nel preciso istante in cui ti guardi con tua moglie/marito/compagno o, per evitare discriminazioni di gender, nel momento in cui futuro-genitore-uno guarda negli occhi futuro-genitore-due e dice "facciamolo", si diventa genitori. Il che, sostanzialmente, significa diventare paranoici, ossessivi, compulsivi, schizofrenici e piagnoni (in poche parole, si diventa donna) [Se mio marito inizia così con le parentesi, prevedo il divorzio prima della fine del libro; come avrete intuito, è un libro scritto a quattro mani e un cervello e mezzo, il mezzo è il suo!]. Succede questo. Tu decidi di metterlo al mondo, questo marmocchio che in tanti ti chiedono di fare da ogni parte del globo parentale, neanche il governo avesse promesso due milioni di euro a chiunque sia parente entro il settimo grado di ogni neonato. E subito si palesano le prime gravi differenze tra uomo e donna. Già, uomo e donna. Non ricordo chi disse che un uomo e una donna sono le due persone meno adatte in assoluto a sposarsi e vivere insieme. L'uomo, la decisione testé menzionata, la prende con grande brio: finalmente si tromba senza cappucci e interruzioni e pillole e calcoli astronomici. Così la pensa, l'uomo (esattamente, quand'è che la penserebbe in modo diverso?) Errore! Per la donna, la decisione comporta tutta una serie di riti propiziatori (già si prefigura e forse addirittura azzarda lo shopping pre-maman; in ogni caso, la prima tutina sarà comprata, messa sul letto, fotografata e inviata a ottocento contatti al massimo entro il quarto mese, provare per credere). Il suo entusiasmo dura un paio di sveltine. Al terzo mese di mestruo, inizia a ottimizzare le probabilità. Ti fa trovare la spremuta d'arancia e le salviettine sterilizzanti con cui dovresti pulire una parte di te che, di solito, non pulisci con salviettine sterilizzanti (diciamocela, non lo pulisci neppure con salviette normali, né con acqua e sapone, di solito), soprattutto ti viene il sospetto, a te che sei uomo, che non vada bene usare una roba sterilizzante su un attrezzo che ti serve per fertilizzare.