domenica 30 giugno 2024

RECENSIONE "POEMA EROICO UMBRO. LA BATTAGLIA DELLE NAZIONI" di Valentino Filippi

 

Buon pomeriggio, amici lettori!
di Valentino Filippi, edito Ponte Cardona Edizioni. 
A cura di Andrea Macciò.


Autore: Valentino Filippi
Genere: Narrativa gotica - Fantasy

Casa editrice: Ponte Cardona Edizioni

Disponibile in ebook a € 9,99
E in formato cartaceo a € 12,48 O € 

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Il manoscritto di natura fantasy, racconta la Terza Guerra Sannitica combattuta nel 299 a. C. da una Lega di Nazioni dell'Italia centrale. Sotto la guida di un generale sannita Gellio Egnazio: Umbri, Etruschi, Galli e Sanniti tentarono di fermare la conquista Romana, creando una lega di nazioni unite con il compito di difendere la propria libertà. Il libro racconta la storia dell'antico popolo Umbro dei Naharki. Questo arcaico popolo che risiedeva nella Conca Ternana, si dice fosse talmente antico da essere sopravvissuto al grande Diluvio Universale. Mescolando la storia vera delle Guerre Sannitiche con una trama romanzata in chiave fantasy, nasce la storia dei guerrieri Naharki. Un viaggio insidioso, potenti nemici da sconfiggere, antichi clan da riunire, una maledizione da sciogliere e una profezia da compiere, per raggiungere il campo di battaglia contro Roma.
Nel libro sono presenti contenuti extra: mappa antica dell'Italia centrale, story board del teaser pubblicitario e una raccolta del bestiario mitologico degli animali dell'Umbria Meridionale. 



Nel 295 a.C. la Repubblica Romana si apprestava a sferrare il suo attacco decisivo per conquistare l’Italia Centrale, sottomettendo e assimilando le città, i popoli e le civiltà che li abitavano, per iniziare un processo di conquista militare e culturale di buona parte del mondo. A Sentino, località situata nei pressi dell’odierna Sassoferrato (An), fu combattuta una storica battaglia tra l’esercito romano e una coalizione di popoli dell’Italia Centrale, Sanniti, Umbri Naharki, Galli Senoni ed Etruschi, che sfidò il potere di Roma in nome della libertà e dell’indipendenza delle nazioni “italiche”.
Un evento storico che il libro di Valentino Filippi (autore di documentari conosciuto come “Valentino de Ponte Cardona) rilegge in chiave fantasy, con citazioni e riferimenti ai classici del genere che gli appassionati sapranno sicuramente cogliere. 
Il protagonista è Nahar, principe della città di Nequinum, l’odierna Narni, incaricato dal padre Re Vaughan di formare una grande alleanza riunendo sotto un’unica insegna i clan umbri, per poi sfidare Roma assieme agli altri popoli dell’Italia Centrale sotto la guida del generale Sannita Gellio Egnazio. 
Inizia così un lungo viaggio per riunire le città dell’Umbria e rompere la maledizione lanciata dagli Eugubini, gli abitanti di Gubbio, contro i Naharki, la popolazione che abitava l’Umbria Meridionale. Il principe è capo di una compagnia di sette guerrieri Naharki, tra i quali il biondo Alun, Ronan di Fossombrone e la “rossa” Ciara di Niall, l’unica determinatissima ragazza del gruppo. Un viaggio nel quale la realtà storica e la fantasia si mescolano, con “la compagnia dell’Unione” che dovrà avere a che fare con maghi e aruspici a volte traditori, con il potentissimo e perfido Fenrir, signore assoluto delle “Fucine Umbre” una sorta di girone infernale dove si produce un’innovativa lega metallica (forse un simbolo dell’acciaio che ha caratterizzato per secoli l’identità cittadina)  ossessionato da una ragazza di Interamna (l’odierna Terni), Danae, al cui fascino non è insensibile neanche il principe Nahar, e con animali mitologici come il Drago Thyrus, simbolo della città di Terni e protagonista di numerose leggende tradizionali, qua con un ruolo specifico nella narrazione, il Grifone, il Serpente Regolo.
L’esito della battaglia di Sentino è scritto nella storia, ma quale sarà il destino dei singoli protagonisti del libro?
Poema eroico umbro. La battaglia delle nazioni è un romanzo fantasy, con alcune sfumature romance nel raccontare l’amore tra Nahar e Danae, che però è ambientato in luoghi reali e rievoca un fatto storico realmente accaduto. Nonostante il titolo, non si tratta di un’opera in versi, ma interamente in prosa.
La battaglia di Sentino è conosciuta come “la terza Battaglia Sannitica” e l’aspetto più interessante di questo libro, dietro alla trasfigurazione fantastica, è che legge una storia nota agli addetti ai lavori e insegnata nelle scuole tramite il punto di vista dei vincitori, ovvero gli storici romani, dal punto di vista dei “vinti” della storia, i popoli dell’Italia Centrale che seppero costruire civiltà molto organizzate e nello stesso tempo riuscivano a vivere in armonia con la natura e il mondo circostante. 
La sconfitta di questi popoli, che avevano convissuto per anni in maniera più o meno pacifica, e la vittoria di una Roma che era già proiettata verso quella imperiale hanno cambiato la storia, con effetti che si fanno sentire ancora oggi. 
Come sarebbe il mondo se Gellio Egnazio e la sua coalizione avessero vinto la Battaglia di Sentino? 
Tra i personaggi più interessanti, oltre a quello di Nahar, quello della ragazza guerriera Ciara di Niall: a quell’epoca era difficile che le donne fossero impegnate direttamente nei combattimenti, ma quelle civiltà sentivano ancora l’eco del periodo matriarcale e del potere femminile.
Al libro si accompagna un cortometraggio teaser di sette minuti, e lo scopo è quello di trasformare questo libro in un vero e proprio film. 
La scrittura, dal ritmo serrato, è già molto sincopata e descrittiva, e ricorda per certi versi quella di una sceneggiatura, più che quella di un romanzo. 
Uno stile che ha tuttavia il potere di far immaginare al lettore l’aspetto dei personaggi principali del libro.
Poema Eroico Umbro. La battaglia delle nazioni può essere letto come un fantasy ispirato a eventi reali, e sicuramente piacerà agli appassionati del genere, ma anche come un romanzo storico che mostra “dall’interno” il punto di vista degli sconfitti della storia, invitandoci a pensare che il mondo come è organizzato al giorno d’oggi è stato plasmato anche da eventi lontanissimi come la Battaglia di Sentino e la terza guerra sannitica.
Nell’ultima parte del libro, le illustrazioni di Maura Governatori utilizzate come storyboard del cortometraggio e un piccolo saggio sugli animali mitologici delle tradizioni dell’Umbria meridionale.


sabato 22 giugno 2024

RECENSIONE "LA CASA OLTRE IL LAGO" di Riley Sager

 

Buon sabato, amici lettori!
Recensione: "La casa oltre il lago" dell'autore Riley Sager, 
edito Time Crime. A cura di Silvia Cossio.


Autore: Riley Sager
Genere: Thriller

Casa editrice: Time Crime

Disponibile in ebook a € 9,99
E in formato cartaceo a € 15,20

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TRAMA:

Casey Fletcher è un’attrice da poco rimasta vedova. Nel tentativo di sfuggire ai gossip su di lei, si è ritirata nella pace della tranquilla casa di famiglia su un lago nel Vermont. Armata di binocolo e diverse bottiglie di bourbon, passa il tempo osservando Tom e Katherine Royce, l’affascinante coppia che vive nella casa oltre il lago. Insieme sono uno spettacolo: Tom è un innovatore tecnologico di successo, mentre Katherine, un’ex modella, è una donna bellissima. Un giorno, Casey salva Katherine dall’annegamento e le due stringono così un’amicizia. Ma più si conoscono – e più Casey li osserva – più diventa evidente come il loro matrimonio non sia perfetto come sembra. Quando Katherine scompare, Casey si attiva per scoprire cosa le sia successo. Nel frattempo, verità inquietanti vengono a galla e trasformano quella che era iniziata come un’avventura voyeuristica in una storia sui sensi di colpa, sulle ossessioni e su quanto l’apparenza possa essere ingannevole.

Sulle sponde del lago Greene, nel Vermont, si affacciano cinque abitazioni, una delle quali è di proprietà di Lolly Fletcher, icona di Broadway, la cui unica figlia, dopo la tragica morte del marito, il regista Leonard Bradley, sta attraversando un momento difficile. L’isolamento offerto dal lago è l’ideale per leccarsi le ferite e tentare di rimettere in sesto la sua vita, così Casey Fletcher viene praticamente costretta dalla madre a rifugiarsi lì, in attesa che passi lo scandalo che la vede coinvolta e possa ritornare alla sua carriera di attrice. Ma il silenzio del lago può essere assordante e la sua calma foriera di vecchi ricordi. Complici un binocolo e un po’ di sana morbosa curiosità, Casey inizia a ficcanasare nella vita di Katherine Daniels, ex top model, che occupa insieme al marito, Tom Royce, fondatore e amministratore delegato di una società di social media, la casa sulla sponda opposta del lago. Si convince che qualcosa non vada nella relazione tra i due e quando la donna sparisce pensa al peggio. Ma la sua preoccupazione è fondata o è il frutto di un’ossessione generata dalla solitudine e dall'eccessivo uso di alcolici? 
Supportata da Boone Conrad, ex poliziotto, e dalla detective Wilma Anson, Casey porta avanti un’indagine privata che però rischia di metterla in pericolo. Si scopre, infatti, che altre sparizioni sospette si sono aggiunte a quella di Katherine e si pensa che in giro ci sia un serial killer. Chi sono le persone di cui si può fidare e quali invece quella da cui diffidare? La verità pian piano verrà svelata e i dubbi dissipati, grazie anche all’introduzione di elementi sovrannaturali che, non lo nego, mi hanno messo addosso una certa inquietudine e che di sicuro non invogliano a tuffarsi tra le acque del lago.
Una parte della storia è palesemente “ispirata” al film “A good marriage”, che ho visto di recente, ovvero la trasposizione cinematografica di un libro di Stephen King. Vorrei poter elencare i passaggi, ma il rischio spoiler è alto. Guardate il film, leggete il libro e poi vedrete che converrete con me. Chiaramente, l’autore ha inserito l’idea base in un contesto a sé, quindi non lo si può accusare di nulla, tuttavia non nego di essere dispiaciuta da questa mancanza di originalità. Ed è un peccato, perché la storia risulta scorrevole e si legge con piacere; coinvolge da subito e tiene alta l’attenzione fino alle battute finali, grazie alla presenza di innumerevoli colpi di scena. Scrittura impeccabile, stile apprezzabile, insomma, un piccolo gioiellino. 
Nonostante questo neo, è mia intenzione leggere altro di questo autore. Mi rendo conto che, visti gli innumerevoli libri in circolazione, il rischio déjà-vu sia dietro l’angolo, ma confido nel suo impegno affinché ciò non succeda di nuovo.


mercoledì 12 giugno 2024

RECENSIONE "TARA GENETICA" di Marialuisa Moro

 

Buongiorno follower!
Recensione "Tara genetica " dell'autrice Marialuisa Moro. 
A cura di Silvia Cossio.



Titolo: Tara genetica 

Autore: Marialuisa Moro

Genere: Suspense - Thriller

Disponibile in ebook a € 2,99 

E in formato cartaceo a € 8,84

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TRAMA:

Rhona Anderson è una donna come tante, ha una famiglia e un lavoro. Un'esistenza apparentemente normale.
Dal giorno in cui la madre, malata terminale, le rivela un segreto che ha taciuto per tutta la vita, Rhona non ha più pace. Rosa dalla smania di sapere di più, scava oltre e scopre una verità intollerabile.
Nel tentativo di liberarsene, getterà alle ortiche la sua vita precedente e tutto ciò che ne fa parte, ma l’orrore non avrà fine e il male si ritorcerà contro di lei. 



Perth, Scozia, 30 novembre 2017 
Rachel Hackett è solo una bambina di sette anni quando viene abusata e uccisa. L'ispettore Colin Hogg si occupa del caso. 
All'inizio la colpa ricade su Pawel Clyde, un diciassettenne con problemi mentali, scomparso da qualche giorno, e solo la sparizione di un’altra bambina, Roslyn Baines, persa di vista solo per un attimo dalla baby-sitter, lo escluderà dai sospettati. 
Il panico si diffonde a Perth, soprattutto tra le persone che hanno bambini di quell'età. 
Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, i due casi rischiano di restare insoluti.
Forfar, Scozia, aprile 2007
Rhona Anderson lavora come guida turistica al castello di Glamis. È insoddisfatta della vita che conduce, ma gli impegni di madre e di moglie fanno sì che non sia libera di spostarsi come vuole. Il marito, Neil, ha accettato di lavorare come medico di famiglia a Forfar e questo gli impedisce di chiedere un trasferimento per accontentare la moglie, quantomeno non in tempi brevi.
La verità sulle origini di Rhona, rivelata dalla madre in punto di morte, scombussola la vita della donna al punto da portarla ad allontanarsi dalla famiglia per ricominciare da un’altra parte.
Una decisione drastica che ho trovato eccessiva - soprattutto considerando che non è supportata da prove - una scelta impulsiva dettata poi da cosa? E qui, secondo me, la storia inizia a fare un po’ acqua. Per quanto una persona possa essere disturbata, problematica, traumatizzata e chi più ne ha più ne metta, trovo inverosimile un cambiamento così repentino e radicale. Sebbene l’autrice, andando avanti con la storia, getti fumo con la questione della doppia personalità, non è ravvisabile un comportamento del genere, se non come risultato di una decisione egoistica, fine a se stessa. E la conseguenza di queste azioni non può di certo essere riconducibile a un fattore ereditario, altrimenti chiunque avrebbe la scusa per giustificare le proprie malefatte. 
Una volta eliminate le problematiche di natura neurologica, tutto quello che ne consegue perde in parte di credibilità: ok l’aver subito un trauma e l’aver rimosso il periodo legato a quest’ultimo; assolutamente no il discorso sulle personalità multiple.
Avrei qualcosa da ridire anche su Hugh Preston, psicanalista, e su Paula Higgins, la segreteria, ma il rischio spoiler è dietro l’angolo. Restando sul vago, posso solo affermare che non mi hanno convinto granché. Discorso simile anche per Tina Mitchell, la cui parte, per me, non quadra, ma che per i motivi sopra citati non posso spiegare. In generale, queste tre figure mi hanno dato l’idea di caricature; è come se l’autrice avesse calcato troppo la mano per renderle “degne del personaggio che interpretano”.
Il libro si snoda in due archi temporali (più un terzo appena accennato legato a un ricordo), che vanno a ricongiungersi nel presente. Qui, troviamo una Rhona provata da incubi ricorrenti, stressata dal suo passato, dalla scoperta di essere figlia di un maniaco, che la fa sentire colpevole. Possibile che si ritenga responsabile di crimini commessi da altri? Il dubbio sulle personalità ritorna ma, come esposto sopra, per quanto mi riguarda, si dissolve subito. La verità verrà fuori di lì a breve e, prevedibile o meno, non lascerà indifferenti. 
Di nuovo, l'autrice con questo romanzo ci porta sul confine tra normalità e follia, dove varcare una delle due equivale a fare un salto nel vuoto. Nulla è come sembra e nulla è scontato. Dubbi, congetture… Fino all’ultimo, non c’è spazio per le certezze.
Complessivamente, la lettura risulta apprezzabile, ma non indimenticabile. Rispetto ad un altro di questa autrice, che ho letto di recente, questo libro ha una marcia in meno. La scrittura risulta più acerba, la qual cosa non mi spiego, dal momento che non è il primo lavoro che pubblica. Sparse qua e là diverse imperfezioni, consiglio una rilettura del testo.


lunedì 10 giugno 2024

RECENSIONE "THE IDEA OF YOU" di Robinne Lee

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
Recensione: "The idea of you" dell'autrice Robinne Lee, edito 
Sperling & Kupfer. A cura di AnnaLety.



Titolo: The idea of you (edizione italiana)
Autore: Robinne Lee

Genere: Romance

Casa editrice: Sperling & Kupfer

Disponibile in ebook a € 9,99
E in formato cartaceo a € 17,00

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TRAMA:

Solène Marchand, proprietaria trentanovenne di una prestigiosa galleria d'arte a Los Angeles, porta la figlia adolescente Isabelle a conoscere la sua boy band preferita. L'ultima cosa che si sarebbe aspettata, però, era di avvicinarsi pericolosamente a Hayes Campbell, frontman degli August Moon, famosi in tutto il mondo. Ma Hayes è brillante, sicuro di sé ed elegante, e l'attrazione tra i due è immediata. Il fatto che abbia solo vent'anni complica ulteriormente le cose. Quella che inizia come una serie di incontri clandestini in varie città si evolve rapidamente in una relazione appassionata. È un viaggio che attraversa i continenti, mentre i due navigano nei mondi più disparati: dalle tournée negli stadi alle fiere d'arte internazionali, fino a rifugi appartati. E per Solène è tanto un recupero della sua parte più vera, quanto una riscoperta della felicità e dell'amore. Quando la loro storia diventa un fenomeno virale, sia Solène che la figlia Isabelle sono il bersaglio di fan accaniti e media insaziabili.

Saprà l'amore essere più forte dei pregiudizi e del gossip?



Di recente ho visto l’omonimo film su Amazon Prime e quando ho scoperto che a monte c’era un romanzo, ho deciso di leggerlo.
Mi permetto qualche considerazione sulla trasposizione cinematografica. La storia sembra ispirata al romanzo, più che “tratta da”. Ci sono molte differenze e per certi versi ho preferito il film: qui è messo in evidenza il carattere dolce e a tratti insicuro di Hayes, ci sono momenti simpatici e la relazione tra Hayes e Solene è qualcosa di più del semplice sesso, come invece accade nel romanzo. 
Tuttavia non ho apprezzato la scelta degli attori: la figlia di Solène nel film dovrebbe avere sedici anni, l’attrice ne ha venti ma ne dimostra almeno venticinque. Alcune scene diventano pertanto surreali. L’attore che interpreta Hayes non incontra i miei gusti. E Anne Hataway, pur essendo come sempre perfetta, fa pensare “certo che una quarantenne può conquistare il cantante ventenne di una boyband di fama mondiale, se è Anne Hataway”. 
Il romanzo è godibile, scorrevole, leggero. L’aver visto il film prima di leggerlo non ha influenzato granché la lettura, perché le storie hanno numerose differenze, alcune addirittura abissali. E se di solito la preferenza va al romanzo, che non regge il confronto con una trasposizione spesso scialba e banale, in questo caso devo ammettere che è il film a fare una figura migliore.
Premetto che a incuriosirmi (in entrambi i casi, film e romanzo) è stata la differenza di età tra i protagonisti e il fatto che la maggiore sia la donna. Perché se Mick Jagger ha una fidanzata di 20 anni, nessuno dice niente, anzi (bravo lui), ma se è Hayes Campbell ad avere una ragazza con il doppio dei suoi anni, apriti cielo.
La storia sembra strizzare l’occhio a noi ex-ragazze degli anni ‘90, che spasimavamo per i Take That o i BSB e che sognavamo che uno di loro si accorgesse di noi. E come non sognare di avere ancora una possibilità, nonostante oggi abbiamo superato gli “anta”? Mettete da parte i sogni. Non c’è nessuna speranza. Perché noi donne e mamme quarantenni non saremo mai Solène Marchand. Bellissima, ricca, di successo, si proclama mamma single ma non credo ne abbia nemmeno l’idea di cosa significhi essere una mamma single non privilegiata. 
Quindi il baricentro della faccenda si sposta: lei, ricca e privilegiata, incontra lui, ricco, famoso e ancor più privilegiato. Scocca, non si sa come, la scintilla, e inizia una relazione di sesso. Non ho nulla da eccepire alle scene piccanti, ma in questo caso la relazione sembra basarsi solo su quello - e non è nemmeno questo il problema. Il problema è piuttosto che, arrivati a un certo punto, i protagonisti si innamorano - ma come, mi chiedo io, se non c’è un briciolo di qualsiasi altra cosa che non sia il sesso? Bollente, spontaneo, vivace, va bene, ma sempre e solo sesso. Ah, no, qualche volta parlano: della differenza di età, di cosa sia essere famosi, della povera figlia che si trova in mezzo a una situazione difficile da gestire, e via da capo. 
Hayes ha venti anni, ma seduce al pari di uno scafato Casanova. Ora, sei in una boyband di successo da quando ti sono spuntati i primi peli, molto probabilmente sei in una situazione tale per cui non serve neanche la parola perché le ragazze ti si gettano ai piedi praticamente strappandosi i vestiti di dosso. Dove puoi avere imparato cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare? Don Juan de Marco è finito in psichiatria, quella volta. 
E poi, trac, al momento giusto sfodera commenti sull’arte che neanche i miei compagni in Accademia arrivavano a tanta profondità. Mi pare tutto troppo bello per essere vero.
Solene ha quarant’anni e non fa altro che ripeterlo. E ha una figlia, e non fa altro che ripeterlo. Come detto, è fighissima, sicura di sé, sembra non fare una piega all’idea che un ragazzino la corteggi. 
Girano il mondo, tra una fiera d’arte di lei e la tournée di lui. Ville meravigliose, hotel di lusso, ristoranti, locali. 
Tutto molto bello, tutto scritto bene, ma per me manca qualcosa. Forse un po’ di profondità, o di maggior credibilità. Invece resta tutto in superficie, anche i momenti difficili.
Il finale è stato molto deludente; non tanto perché sia diverso rispetto al film, ma perché è freddo, veloce, quasi improvviso. Una storia così avrebbe meritato di restare nel cuore, invece passa e se ne va, senza lasciare strascichi.


venerdì 31 maggio 2024

RECENSIONE "LA STAR" di Francesca Bertuzzi

 

Buongiorno follower, buon venerdì!
Recensione: "La star" dell'autrice Francesca Bertuzzi, edito 
Giunti Editore. A cura di Andrea Macciò.



Titolo: La star
Autore: Francesca Bertuzzi 

Genere: Suspense Thriller

Casa editrice: Giunti Editore

Disponibile in ebook a € 10,99
E in formato cartaceo a € 17,10

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TRAMA:

Nel cuore della notte, un automobilista scorge una figura spettrale fra gli alberi sul ciglio della strada: è una ragazza, vestita solo di una camicia bianca, e barcolla con lo sguardo perso nel vuoto. La riconosce immediatamente: negli ultimi mesi, suo malgrado, è diventata la donna più famosa del mondo. Sono passati novantasei giorni da quando Benedetta Canè, starlette televisiva che anni addietro ha concorso a Miss Italia, è stata brutalmente rapita, e da allora il mondo intero ne ha seguito la sorte con il fiato sospeso. Durante la prigionia, infatti, il suo sequestratore l'ha costantemente ripresa, pubblicando i filmati in rete: video che sono diventati virali, con centinaia di milioni di views. Adesso, per un caso fortuito e inspiegabile, Benedetta è riuscita a liberarsi, e ancora in stato di shock racconta di avere ucciso il suo aguzzino nella grotta dov'era segregata. Quando la polizia si reca sul luogo del delitto, però, trova solo tracce di sangue: il maniaco è sopravvissuto. E adesso sta cercando la sua preda. In un'Isola d'Elba deserta, gelida e selvaggia, inizia una serrata caccia all'uomo, fra depistaggi, inquietanti coincidenze e il morboso interesse delle telecamere. Alle indagini prende parte anche la cugina di Benedetta, Arianna Canè, che da anni si è lasciata alle spalle l'isola per diventare giornalista d'assalto a Milano. Ha un passato oscuro, un intuito prodigioso e la determinazione di chi è disposto a mettere in gioco tutto. Ma è in cerca della verità o dello scoop che la renderà celebre? Un thriller agghiacciante e adrenalinico, che con grande tensione narrativa rappresenta i meccanismi perversi dei mass media in un vortice ricco di ombre, ambiguità e sorprendenti colpi di scena.

Isola d’Elba, pieno inverno. 
Una notte un automobilista si vede apparire davanti una ragazza seminuda, dall’aspetto sofferente e lo sguardo perso nel vuoto. Quando le si avvicina scopre che si tratta di Benedetta Canè.
Benedetta è una “starlette” del mondo mediatico di oggi: ha trentacinque anni, è stata finalista a Miss Italia, ha lavorato in molti ruoli televisivi non di primissimo piano, è una “influencer” di medio seguito su Instagram. Una donna bellissima dal quoziente intellettivo superiore alla media, che ha scelto di fare della propria immagine un lavoro, senza raggiungere il successo che sperava anche se è inserita in un certo mondo.
Da quasi tre mesi Benedetta è stata rapita e imprigionata da un misterioso maniaco, che l’ha segregata in una grotta, ne ha abusato sessualmente in maniera violenta e ripetuta, e soprattutto ha ripreso la sua sofferenza e ha pubblicato in rete numerosi filmati divenuti “virali”.
Oltre a questo, il suo aguzzino l’ha costretta a leggere in tre parti un “manifesto” nel quale manifestava il suo disprezzo per la società dello spettacolo e dell’apparenza, nella quale, a suo dire, si vive come se si fosse anestetizzati in modo permanente. 
La ragazza è riuscita a liberarsi ed è convinta di avere ucciso il suo aguzzino. Ma durante il sopralluogo nella grotta, la polizia non ritrova il suo corpo, e quindi Benedetta è ancora in pericolo.
La ricomparsa della ragazza, divenuta suo malgrado da “una delle tante” a star assoluta del “circo” mediatico, riesce a riempire l’Isola d’Elba in inverno come in pieno agosto. Arrivano giornalisti, televisioni, rinforzi della polizia, “turisti dell’orrore” riempiendo alberghi, ristoranti, case vacanza. 
Tra i giornalisti c’è anche Arianna Canè, cugina di Benedetta, alla quale era legata da un rapporto controverso, che ha lasciato l’isola vent’anni fa dopo la scomparsa del fratello Alessandro, ufficialmente ritenuto suicida, ma il cui corpo non è mai stato ritrovato, e Danilo, anche lui giornalista e amore giovanile di Arianna. 
Inizia una serrata caccia all’uomo, mentre Benedetta, ancora traumatizzata dall’incubo che ha vissuto, mostra una grande voglia di riprendere a vivere e soffre nel restare confinata fino al ritrovamento del suo rapitore. 
Ad indagare l’ispettore Finiti, molto diffidente verso i giornalisti, e la sua collega Cinzia Rimi.
Quando viene individuato un sospetto che sembra essere incastrato da prove schiaccianti, sono solo Arianna e la profiler Flavia Ambrosia ad avere molti dubbi: l’uomo, un operaio poco scolarizzato e dalla scarsa vita sociale, non sembra compatibile con il raffinato manifesto “politico” che sembra essere il vero scopo di tutta l’operazione del rapimento della ragazza.
Quello che appare è davvero la realtà, si tratta solo di un maniaco narcisista, o c’è qualcosa di più complesso? 
C’è un legame tra il rapimento di Benedetta, la scomparsa di Alessandro e un altro mistero risalente a venti anni prima?
La Star è un thriller caratterizzato da una fortissima tensione narrativa e da una serie ripetuta di colpi di scena che incollano il lettore alle pagine fino all’ultimo secondo. L’autrice, sceneggiatrice e collaboratrice di case di produzione cinematografiche, racconta in maniera impietosa la società dell’apparenza e dello spettacolo, dove si è persa ogni percezione della differenza tra la realtà e la sua rappresentazione, nella quale i video di una ragazza con un’immagine “pubblica” come Benedetta Canè sono visionati e commentati sui social come se si trattasse di una finzione e non della sofferenza reale di una persona privata della sua libertà e sottoposta a violenze sessuali e psicologiche fortissime. 
In un mondo nel quale sono state create modelle e influencer virtuali, riusciamo ancora a vedere nelle ragazze che hanno trasformato in un lavoro la cura e l’esposizione pubblica della propria immagine e della propria bellezza delle persone o i “follower” le percepiscono in realtà come oggetti virtuali di cui servirsi, esattamente come l’aguzzino del romanzo? 
E tuttavia c’è un altro lato della medaglia: il rapimento e la sofferenza in diretta video hanno portato Benedetta a raggiungere il successo e la fama che ha inseguito fino dalla sua adolescenza.
Il romanzo racconta tutto questo con grandissima efficacia narrativa. Il turismo dell’orrore è realtà da anni: l’omicidio di una ragazza di quindici anni nel 2010 ha reso un anonimo paesone del Salento interno come Avetrana una meta dei turisti del macabro. E oggi la pratica del “turismo dell’orrore” è ancora più diffusa. 
Il romanzo offre anche un interessante ritratto del giornalismo di cronaca nera, del lavoro di poliziotti locali di un luogo tranquillo improvvisamente al centro dell’attenzione, e tutti i personaggi sono curati psicologicamente nei minimi dettagli. In fondo, sono tutte “vittime” dell’infernale circo dei media e della società dello spettacolo. Forse attraverso quel manifesto parla anche l’autrice?
La Star, caratterizzato anche da una magnifica cover, è un libro che avvince dalla prima all’ultima pagina, dal doppio livello di lettura, come “giallo” e come trattato sulla società dell’apparenza e dello spettacolo, e sulle persone che ne sono “attori”.


venerdì 24 maggio 2024

RECENSIONE "PARADISE VALLEY" di Patrizia Ines Roggero

 

Buongiorno follower, buon venerdì!
Recensione: "Paradise Valley" dell'autrice Patrizia Ines Roggero, 
primo volume autoconclusivo della serie "Shelley Saga". 
A cura di AnnaLety.




Autore: Patrizia Ines Roggero
Serie: Shelley Saga Vol. 1

Genere: Romance

Disponibile in ebook a € 2,99 
E in formato cartaceo a € 16,99

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TRAMA:

Quando Jonathan Shelley torna nel Montana ha un solo desiderio, dimenticare il passato e avviare un allevamento di cavalli nelle terre ereditate dal padre. Cowboy mezzosangue, sa che nulla sarà facile per lui, neppure i sentimenti che fin da subito lo legano alla bella Abigail Foster.
Una storia d'amore, una passione bruciante intrisa di gelosia e orgoglio, tra antichi rancori e nuovi conflitti, nella cornice selvaggia del West di fine Ottocento. 



Cowboy, nativi americani, Montana, Yellowstone, selvaggio West, fine ‘800: l’insieme è molto allettante. Tuttavia il rischio di delusione è dietro l’angolo - non per il romanzo in sé, quanto per i gusti del lettore/della lettrice. Banale, verrebbe da dire, ogni romanzo è suscettibile ai gusti di chi legge. Faccio questa premessa perché, anche se “non fa per me”, vedo comunque del potenziale per altre lettrici. Mi spiego meglio.
Se leggete romance perché amate le storie d’amore combattute, gli spasimamenti, i contrasti, le gelosie, e se conoscere intimamente i pensieri dei personaggi vi manda in sollucchero, allora questa storia fa per voi.
Abbiamo una giovane ereditiera di un prosperoso ranch, corteggiata da tutti i giovanotti del paese, ma che non ha ancora trovato chi le fa palpitare il cuore.
Abbiamo poi un giovane mezzosangue, figlio di un uomo bianco e una nativa Lakota, costretto a lasciare in giovane età quel ranch dove era cresciuto per rifugiarsi in una riserva, e che anni dopo torna proprio in quel luogo dove era stato felice. Qui spera di trovare fortuna, ma - è chiaro - troverà anche l’amore che credeva non avrebbe più provato.
Abigail e Jonathan sembrano essere perfetti l’una per l’altro, eppure orgoglio, paura, insicurezza si metteranno di mezzo complicando la loro storia.
I personaggi che con loro dividono la scena avranno nel tempo ruoli importanti, anche se restano comunque sullo sfondo di una passione tormentata e sviscerata fino al più piccolo pensiero. 
Se invece preferite un po’ di “ciccia” intorno alla storia d’amore, nonostante le quasi 650 pagine stampate di questa edizione resterete a bocca asciutta. Le promesse sono tante, forse anche troppe: il razzismo, la questione dei Nativi, le guerre, la vita in un ranch, le carestie, la giustizia (o non-giustizia) amministrata nel West, tutto condito da oscure vicende familiari. Ci si potrebbe scrivere un Via col Vento. Eppure tutto ciò appena sfiora i protagonisti, come se fossero talmente presi dal loro amore da registrare a malapena ciò che succede loro intorno. Un episodio tra tutti mi è rimasto impresso: il massacro di Wounded Knee. Jonathan arriva sul luogo della tragedia solo quando è tutto concluso, anche se l’orrore di quanto è successo è facilmente immaginabile: centinaia di nativi, inermi, trucidati dall’esercito. Solo leggere il nome di quel triste luogo mi ha provocato un brivido, e con trepidazione ho proseguito la lettura, aspettandomi la tragedia. Che non c’è. Sì, morti e feriti, sì desolazione, ma restano appena sopra la pelle, senza provocare un coinvolgimento vero e proprio. 
Ho avuto la continua sensazione di accenni, come rapide toccate e fughe che si limitano a dare un’idea generale, ma senza scendere nel dettaglio: è come se l’autrice “sfruttasse” l’idea che ognuno, per forza di cose, ha in testa, e lasciasse che quest’idea prenda forma sullo sfondo, restando però sfuocata. Per esempio, io dico “c’è una mucca che pascola l’erba in un prato”; chi sta leggendo, si sarà fatto un’immagine nella propria mente di una mucca che pascola. Va bene, funziona, perché io volevo richiamare l’idea di una mucca generica, che pascola. Da un romanzo mi aspetterei però qualcosa di più, soprattutto se questa mucca ha una certa importanza nel racconto. Mi aspetterei che fosse l’autore a dirmi com’è questa mucca (è marrone, con una striscia bianca sulla pancia, ha un campanaccio al collo), cosa sta facendo (rumina l'erba con gusto); com’è il prato dove sta pascolando (rigoglioso, con un leggero pendio che digrada; ci sono fiori colorati, e insetti).
Jonathan è un nativo, ma lo sappiamo perché lo dice l’autrice, perché ha i capelli lunghi, lisci e neri, e gli occhi a mandorla. Di tutto il resto che si potrebbe dire di un nativo, non c’è nulla. Lo stesso vale per il ranch, o per il villaggio, o per tutto ciò che non è un pensiero/sentimento di uno dei due protagonisti. 
Non posso dire che questo sia un difetto, anzi, potrebbe esserci chi apprezza questa scelta. Come anche non trovo che gli “spasimamenti” siano un difetto a prescindere - altrimenti non leggerei romance. Per quanto mi riguarda, avrei preferito meno pensieri e più contesto. D’altra parte è proprio il contesto che mi attira, nei romanzi storici: conoscere luoghi e tempi lontani da noi, costumi e usanze, stili di vita.
Nel complesso il romanzo mi è piaciuto “abbastanza”: abbastanza da finirlo e abbastanza da voler sapere come si sarebbe sviluppata la storia, ma ahimè “non abbastanza” da non sentirmi affaticata e “non abbastanza” da voler proseguire con la serie.
Una nota a margine: se non mi inganno con le edizioni, dovrei aver scaricato la più recente - che meriterebbe però una bella revisione delle virgole, spesso usate in modo scorretto (per esempio, tra soggetto e verbo, in numerose occasioni).


martedì 21 maggio 2024

RECENSIONE "OMICIDIO ALLA SAKSESS PRESS" di Giovanni Bonelli

 

Buongiorno follower! 
Recensione: "Omicidio alla Saksess Press" dell'autore 
Giovanni Bonelli. A cura di Dario Zizzo.


Autore: Giovanni Bonelli
Genere: Giallo
Disponibile in ebook a costo zero
Contatti autore: Facebook - Instagram

Trama: Una bella ragazza  cade dalla finestra della casa editrice a pagamento Saksess Press.
Un uomo maturo, un  semplice impiegato del centro smistamento reati,  sente il desiderio di indagare sul caso. Perché? È ossessionato dalla vittima, la vede perfino  nei suoi sogni. Sente di doverle qualcosa, ma cosa? 
Non conosce l'origine di questa sua fissazione ma la sua vita, grazie alla ricerca della verità, sarà destinata a svolte radicali. 


Una pistola e una penna
Mi chiamo Pedro e sono un investigatore privato. 
A differenza di molti miei colleghi, non sono un ex poliziotto che cerca di arrotondare la magra pensione spiando mogli e mariti infedeli. E, a differenza alcuni di loro, non faccio questo mestiere solo per soldi. E non mi occupo di corna, ma di omicidi, al posto di uno stato che sembra aver dimenticato il valore della vita. 
Nel mio piccolo, come un atomo disobbediente ad ogni legge della fisica voglio, più di ogni altra cosa, riportare un minimo di giustizia in una società smarrita e asservita all'interesse di pochi. 
Morti senza verità, violenze ovunque. 
Solo le proprietà dei ricchi, protette nei loro quartieri fortezza, sembrano ancora rispettate alle soglie del ventiduesimo secolo. 
Anch’io, prima di scoprire la mia missione, servivo solo i potenti ed ero un uomo perduto, proprio come il mio mondo. Dietro la mia vita apparentemente ordinata, monotona e ripetitiva nascondevo la più grande delle confusioni. Un computer, una tastiera, incarichi ben definiti. A fine mese uno stipendio, magro ma sufficiente per tirare avanti. Tirare avanti sì, ma verso dove? 
Adesso, davanti ai miei occhi, ho una pistola e una penna. 
La pistola è appoggiata sulla scrivania, mi servirà più avanti, forse. La penna, invece, la stringo nella mia mano sinistra per raccontare come sono arrivato fino a questo punto. 
Quella che segue è la mia storia. 



Omicidio alla Saksess Press di Giovanni Bonelli è un giallo con protagonista un aspirante scrittore che per campare fa il detective, un lavoro per lui frustrante. 

Un carcere per innocenti, con la tastiera al posto delle manette, un non-luogo dove ogni giorno mi veniva rubato gran parte del mio tempo in cambio di un salario che avrei poi consumato per acquistare cose di cui, in gran parte, non avevo bisogno.

L'opera è ambientata in una società dove hanno inventato una pillola magica, utile per dimenticare le disgrazie della vita - Domani sarà veramente un altro giorno… -, non la tragica morte della segretaria della casa editrice a pagamento a cui il personaggio principale aveva spedito il suo manoscritto e di cui Bonelli ci regala un quadro ben curato: 

No, non mi sarei fatto ingannare da quel bel viso e dai quei lunghi capelli neri. Cercavo guerra e giustizia, non amore e poesia. Il suo sorriso, del resto, più che calmarmi, mi irritava. Aveva la falsa sicurezza dei giovani, quella di chi crede di sapere tutto della vita perché in realtà non sa assolutamente niente.

E proprio a questo caso si appassiona, è la scintilla che lo fa scuotere dal suo torpore, facendolo sentire vivo, finalmente; per questo riesce a farsi assumere al posto della segretaria, dove avrà modo di conoscere anche una collega ben descritta dallo scrittore: 

Attorno agli occhi, verdi, aveva tutta la stanchezza e la disillusione di quelle donne che, un tempo attraenti, avevano fondato la loro vita sulla bellezza e sul potere che questa conferiva sugli uomini, che consideravano, spesso a ragione, deboli sudditi dei loro ormoni. Abituata ad ottenere tutto e subito, anche ora che il suo viso era solcato da mille rughe e che i suoi capelli avevano perso la lucentezza di un tempo, continuava a pretendere lo stesso trattamento.

Suadente è la voce del detective, attraverso cui viene raccontata la vicenda, con uno stile senza fronzoli. Una piccola nota negativa la presenza di qualche refuso.


lunedì 20 maggio 2024

RECENSIONE "KILLER GAME" di Andrea Mantelli

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
Recensione: "Killer Game" dell'autore Andrea Mantelli, 
edito Puntoacapo Editrice. A cura di Andrea Macciò.



Titolo: Killer Game
Autore: Andrea Mantelli

Genere: Raccolta

Casa editrice: Puntoacapo Editrice
Collana: Le Impronte

Disponibile in formato cartaceo a € 15,00

Contatti autore: Facebook 



TRAMA:

Quando l’immaginazione umana si sarà esaurita, chi racconterà le storie che regalano brividi di emozioni, adrenalina che fa accelerare il cuore, ansia morbosa di arrivare alla fine? Nessuno lo sa. Nemmeno Francis, chiuso nel suo mondo di parole, ai margini della foresta, a produrre storie d’avventura, eroi e dannati, l’eterna lotta tra il bene e il male, finché il suo dorato isolamento diventa una prigione da cui evadere, se vuole salvarsi, passando brutalmente dal ruolo di creatore di personaggi a quello di protagonista: ma questa volta la storia è vera. La realtà, come la finzione, si fanno leggere d’un fiato fino all’ultima riga di un romanzo con le bollicine, inconsueto e sorprendente, drammatico e spassoso, straripante di fantasia.

Scrivo. Esisto per scrivere” questo è l’incipit di “Killer Game” di Andrea Mantelli, uno dei più importanti disegnatori di fumetti italiani, che ha lavorato per case editrici come Bonelli, Disney e Universo, creatore di personaggi seriali raccolti in volumi come “Old America” e “Smith e Wesson”.
Francis fa parte di una rete di scrittori professionisti isolati in casali di montagna e assunti per produrre storie di genere e seriali. Due stagioni dell’anno sono deputate a inventare le storie e due a scriverle. Francis, il protagonista, è incaricato di scrivere dei thriller-killer, ovvero dei racconti gialli e mistery con protagonisti serial killer o professionisti dell’omicidio.
Il primo racconto “Cielo di Sangue” ha una sfumatura quasi romance raccontando l’incontro tra il rappresentante di intimo femminile Lino Santucci, sogno erotico di quasi tutte le titolari dei negozi, seguito nella sua progressiva decadenza professionale con l’avvento dell’e-commerce e dell’intimo seriale made in China, e Juanita, ex guerrigliera del gruppo peruviano Cielo de Sangre, che ha cambiato vita diventando albergatrice in Italia. Insieme dovranno affrontare i fantasmi del passato e del presente, incarnati dagli spietati mafiosi Impisu e “Piccolo Chimico”.
Il secondo racconto, “L’assassino che è in noi”, racconta la storia di un uomo qualunque, il cinquantenne Marco Sassi, che dopo il ritrovamento di una pistola sogna di usare i colpi in carica per tirare fuori l’assassino che è in lui. Milanista acceso, sogna di iniziare uccidendo un interista a caso… ma ci sarà un finale imprevisto.
Nel terzo racconto “Killer Game” si accentua il tono apertamente parodistico. Siamo in una sorta di reality universitario, nel quale il sadico professore di “Crimine applicato” Flaccido Bimbo e la sua assistente “schiavizzata” Gambozzi organizzano un campionato al quale partecipano cinque killer: Enanito, Tanga, Li Mortacci, Sushi ed Esperimento E. Anche questo racconto, parodia feroce del reality show, ha un finale imprevisto. 
I racconti sono inframmezzati dalle riflessioni di Francis e dei colleghi scrittori: sono persone o la minaccia che incombe sulla creatività, l’intelligenza artificiale, ha permesso di sostituire gli autori veri con dei robot?
Dopo aver raggiunto l’apice dell’assurdo con Killer Game, Francis realizza che non si sente più obbligato a occuparsi di Killer e cambia totalmente registro, con il racconto per bambini “Le giostre”.
Il libro è classificato come romanzo, perché, nonostante sia diviso per racconti, è caratterizzato da un filo conduttore unico.
Killer Game è un’opera con molti livelli di lettura, sostanzialmente un’allegoria della serialità e dell’obbligo chiesto dal “mercato” editoriale di restare chiusi entro generi predefiniti, che rischia di uccidere la creatività e la libertà degli autori, minacciati dall’incombenza delle Intelligenze Artificiali Generative.
La progressione dei racconti di Francis passa infatti dall’articolato Cielo di Sangue alla scatenata parodia di Killer Game, dove l’esagerazione degli stereotipi è spia della stanchezza creativa e della fine di ogni idea nuova. E infatti con Le giostre si cambia registro, e Francis passa da produttore seriale a protagonista.
Quello del rapporto tra serialità e creatività è un tema centrale per ogni persona che scrive, non solo thriller-killer ma anche romance, fantasy, erotici, polizieschi. Fino a che punto si può deviare da quanto chiede il pubblico e il mercato editoriale? E non farlo rischia di rendere indistinguibile l’opera dell’essere umano da quella della macchina?
L’autore, con il suo continuo cambio di registro narrativo da Cielo di Sangue a Killer Game a Le Giostre, sembra voler dimostrare che l’imprevedibilità e la variabilità della creatività umana non sono riducibili a quella della macchina. 
Killer Game è un libro che può essere apprezzato dal lettore comune, concentrandosi sui singoli racconti caratterizzati da una scrittura ironica ed effervescente, ma soprattutto da chi scrive o lavora nell’ambito editoriale, che sarà capace di cogliere il “secondo livello di lettura” di questo testo.


giovedì 16 maggio 2024

RECENSIONE "CHI È SENZA PECCATO?" di Paola Totis

 

Buongiorno follower!
Recensione: "Chi è senza peccato?" dell'autrice Paola Totis, 
edito Edizioni Giorgione. A cura di Silvia Cossio.


Autore: Paola Totis

Genere: Narrativa

Casa editrice: Edizioni Giorgione 

Disponibile in ebook a € 1,03

Contatti autore: Facebook - Instagram



TRAMA:

Cosa sta portando tre amiche d’infanzia che non si vedono da quasi vent’anni a incontrare, in un ospizio per anziani sacerdoti, il parroco del loro paese d’origine? Quali oscuri fantasmi del passato incombono nelle loro vite presenti?
Perché è stato possibile rintracciare l’anziano parroco solo grazie alle ricerche di Don Marco, un ex compagno di scuola della protagonista, Francesca?
Chi voleva impedire che la verità venisse a galla?
Nella cornice del Nordest odierno, in un viaggio nella psicologia femminile, attraverso rivelazioni sconvolgenti, ricordi rimossi e l’ipocrisia della Chiesa, scoprirete in questo romanzo la storia che potrebbe essere quella di qualsiasi donna accanto a voi. 



Tre amiche, Francesca, Elisabetta e Anna, si ritrovano a distanza di anni.

Le tempeste della vita ci hanno allontanate, ma ora siamo ancora qui, pronte ad aiutarci ed è questo che conta.

Dopo tante battaglie combattute da sole, siamo ancora qui riunite! Abbiamo ritrovato la nostra amicizia, che sembrava essersi perduta! Siamo tre donne fortunate, perché continuiamo il viaggio insieme.

Sembra che tutte e tre abbiano qualche difficoltà nel gestire una relazione stabile. Il segreto che confessa loro Elisabetta fa nascere dei dubbi sulle motivazioni che potrebbero esserne causa.
Un viaggio verso la verità, che pian piano emerge dal subconscio che l’aveva celata.
Questa su grandi linee la trama.
Premesso che mi trovo d’accordo con l’autrice sul tema scuola (avendo insegnato per anni) e anche sull’ipocrisia che regna nella chiesa, ma il tutto risulta troppo dispersivo.
Ho avuto l’impressione che l’autrice ci tenesse ad affrontare certi argomenti, si percepisce il suo coinvolgimento, il voler porre l’accento su certe questioni - non la conosco, ma sono pronta a scommettere che lavora come insegnante 😅 -, senza però rendersi conto di essersi dilungata troppo, in alcuni casi andando addirittura fuori contesto (ho riletto ben due volte la trama per essere certa di non aver interpretato male).
Non si è capito quale intendesse sviluppare: il problema scuola-genitori? Quello legato all’ipocrisia della chiesa? O forse quello della pedofilia nella chiesa? Tutti temi molto interessanti se approfonditi a dovere. Quello principale, ovvero quello di cui si fa cenno nella trama, viene quasi messo in secondo piano, quantomeno, come sottolineato sopra, non riceve il dovuto spazio: sembra di leggere un riassunto.
Manca il percorso di presa di coscienza delle tre donne, o meglio, di due. Quella della protagonista si riduce a un déjà-vu: mi sembra di ricordare qualcosa, ma, boh, forse... Aggiungiamoci un sogno e toh! Quella di Anna, invece, è addirittura inesistente. Più che una vera e propria consapevolezza, sembra quasi che entrambe si siano lasciate convincere che la causa delle loro disavventure amorose debba per forza essere quella. Non so, per come viene tratteggiata la storia fino a qui, non ho potuto fare a meno di nutrire molte perplessità. Forse, sarebbe stato d’aiuto avere il pov delle due amiche così da rendere più efficace la loro vicenda.
Non nego di aver avuto parecchie difficoltà nel procedere con la lettura: un tira e molla, divisa tra passare ad altro o continuare sperando in un miglioramento. Ci sono stati dei passaggi che mi hanno appassionato e la parte finale risulta coinvolgente ed esaustiva, ma, non potendo escludere il resto, il mio giudizio complessivo non è del tutto positivo.
Riconosco all’autrice un ottimo stile e una scrittura pressoché perfetta - ho riscontrato solo qualche piccola imperfezione, ma cosa di poco conto. 
Il consiglio che mi sento di darle, se vorrà accettarlo, è di essere più incisiva, di sviluppare un argomento senza mettere troppa carne sul fuoco a distogliere l’attenzione, rischiando quindi di risultare prolissa. Peccato, perché il tema meritava.