sabato 22 settembre 2018

"DI NULLA - STORIA DI UNO STRANO VOL.4" di Massimo Della Penna



Buongiorno follower!
Vi segnalo "Di nulla" di Massimo Della Penna, quarto volume della serie "Storia di uno strano". Un romanzo che non ha bisogno di presentazioni grazie anche al bellissimo articolo di Angela Molfetta...





Titolo: Di nulla
Autore: Massimo Della Penna
Serie: Storia di uno strano Vol.4

Genere: A metà tra il romanzo distopico e quello utopico

Disponibile in ebook a € 1,70
e in formato cartaceo a € 13,51







TRAMA:


In un mondo che sembra andare alla rovescia, un uomo proverà ad ascoltare la propria voce tra tante persone che sembrano avere perso il dono della parola. Sua moglie sarà lontana e lui cercherà di ritrovarla, con l'aiuto di suo figlio che lo guiderà in una odissea peculiare, tra giardini incantati, laghi di pietra, sentieri fatati e donne in nero che rinfocoleranno in lui le fiamme sopite dell'amore eterno, quello vero, che non ha paura. Di nulla. 




BIOGRAFIA:

Massimo della Penna non ama parlare di sé, avendo avuto pessime esperienze. Ci tiene a segnalare la sua origine campana, e il suo essere emigrato come le rondini, solo al contrario, da un posto caldo (Napoli) a uno freddo (Milano, prima, Torino, poi).
E' un avvocato d'affari, ha due figli per i quali vive, una moglie, e mille passioni, tra cui le moto, i rollerblade, l'astronomia, la fotografia e i libri.




DICE L’AUTORE: 

Benché la prima parte possa apparire poco credibile, essa è basata interamente su resoconti storici di uno dei più famosi processi della storia. 

Nel romanzo le coste a nord della Francia sono ghiacciate, così come Londra, mentre i deserti sono luoghi rigogliosi e l'Africa un continente temperato e per lunghi tratti eccessivamente piovoso. Tali caratteristiche non sono del tutto frutto di immaginazione dell'autore, ma sono gli effetti che si sarebbero prodotti sulla Terra se si fosse verificata una certa condizione che non posso svelare a meno di fare spoiler. Sappia dunque, il lettore, che la scenografia fantastica del romanzo è basata su simulazioni scientifiche.




BREVE ESTRATTO:

C’inerpicammo per un sentiero nascosto alla vista da rovi e siepi, lastricato da traversine di legno stile binari, tanto rugose da poterci grattare il formaggio. Spilli di luce trafiggevano i muri d’edera verde giada da cui eravamo circondati, creando arabeschi sulle foglie che sollevavamo passando. Al fondo di quel tunnel fiabesco s’apriva un lago che aveva assunto una forma definitiva, con ciò perdendo la sua natura di specchio d’acqua (che acqua è mai quella che non possa mutare più forma?), ma che era ancora individuabile per ciò ch’era stato. C’era una spuma rigida lungo le sponde, e onde al centro incarcerate nelle loro creste solide che non sarebbero mai più scese, e cerchi sulla superficie che s’erano espansi, prima di pietrificare, a partire da un sassolino che qualche mano, ormai assente, aveva lasciato cadere. Lei mi fissava aspettando la mia meraviglia. 
“Che posto straordinario!”
“Non lo riconosci?”
“Dovrei?”
“Forse sì, è il lago del tempo passato”.






DEL NULLA E DEL PRESTIGIO
Articolo di Angela Molfetta

Vi è un parallelismo possibile tra l’opera di un regista e quella di un romanziere.
Entrambi impongono al pubblico, di spettatori o lettori che sia, la propria visione della storia narrata, il primo scegliendo inquadrature e sequenze, offrendo cioè il suo occhio a chi guarda, il secondo costruendo trame e intrecci. 
Vi sono poi romanzieri che, più di altri, somigliano a registi.
È il caso di Massimo Della Penna il quale, per le tecniche narrative utilizzate, può essere accostato a registi di chiara fama. Alcune pagine illustrano scene che paiono sgorgate dalla genialità di Hitchcock, Fellini, Sorrentino. 
In questo Di nulla. Storia di uno strano IV, l’autore fa dichiaratamente riferimento a Christopher Nolan con il quale, a ben guardare, condivide diverse scelte stilistiche, divenute tipiche della sua scrittura, potendole riscontrare nell’intera tetralogia.
LA CIRCOLARITÀ DEL TEMPOinizio e fine della narrazione si ricongiungono (cfr. incipit ed epilogo di Boris. Storia di uno strano II) a tracciare un arco temporale potenzialmente infinito e ciclico.
LA STRUTTURA A SCATOLE CINESI E LA METADIEGESI: nei romanzi di Della Penna non sempre vi è un’unica voce narrante né un’unica storia, ma una complessa rete di informazioni che giungono al lettore da fonti diverse in una sorta di dialogo a distanza (cfr. i diari di Telemaco, Giada e del professor Munch in Sono solo io. Storia di uno strano I).
IL FLASHBACK: spesso l’autore  apre finestre sul passato narrativo per meglio delineare il presente.
LA FRAMMENTAZIONE TEMPORALE DELL’INTRECCIO: la narrazione si sviluppa in un continuo oscillare avanti e indietro nel tempo (cfr. il percorso di acquisizione di consapevolezza di Vittoria ne Lo specchio dell’angelo perso. Storia di uno strano III), contribuendo a implementare il senso di consequenzialità e incompiutezza degli eventi, che appaiono chiari solo al termine della storia.
Tutto si incastra alla perfezione, mescolando piani differenti in una struttura circolare entro la quale principio e fine si rispecchiano, per riportare ogni elemento all’origine e conferire significato a un impianto narrativo non lineare e  apparentemente illogico.
Di nullasi sviluppa in tre parti, ciascuna delle quali introdotta da una citazione dal film The Prestige, di cui ricalca la struttura narrativa (vedi: Massimo Zanichelli, Christopher Nolan. Il tempo, la maschera, il labirinto, Edizioni Bietti, 2015, pagg. 175-202).
Ogni numero di magia è composto da tre parti, o atti. La prima parte è chiamata “la promessa”: l’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario, un mazzo di carte, un accendino o un uomo. Vi mostra questo oggetto, magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale. Sì, inalterato, normale. Ma, ovviamente, è probabile  che non lo sia. Il secondo atto è chiamato “la svolta”: l’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora, voi state cercando il segreto, ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo, voi volete essere ingannati! Ma ancora non applaudite, perché far sparire qualcosa non è sufficiente, bisogna anche farlo riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”.
Ancora una volta, nulla è come sembra e il confine tra irreale e realtà è labile e sfumato  nel gioco di contrasti che si rincorrono. Similmente a Nolan, Della Penna racconta e rappresenta “in chiaro”, senza sotterfugi, lasciando tuttavia che siano le apparenze a condurre il lettore, il quale tende a fidarsi di ciò che legge, rinunciando a interpretare logicamente gli indizi di cui è disseminata tutta l’opera. In effetti è difficile cogliere il cuore del messaggio a una prima lettura del testo, e Della Penna, come gli illusionisti, conta su un elemento inconscio del suo pubblico: il piacere di essere ingannati. Finiranno con il restare a bocca aperta, nell’atto di pronunciare un “Oh!” di sincero stupore per la magia che si è appena consumata sotto ai loro occhi, senza che potessero rendersene conto. 
La prima parte (la promessa) riporta al primo volume della tetralogia, rimanda alle dissociazioni e agli sdoppiamenti del protagonista dell’episodio originario. Il ritmo narrativo in certi tratti è frenetico, quasi allucinato, a sottolineare l’estraneità della coscienza rispetto a quanto accade. Vi è un parlare muto, una messa in scena su cui sembra incombere una regia esterna che manovra le vite degli attori, costretti a recitare il copione dettato da un fato imprevedibile e un po' capriccioso. L’eventualità di essere ripresi in qualsiasi momento li costringe a recitare perennemente un ruolo, senza rendersi conto di interpretare la finzione di se stessi.
È una rappresentazione della vita, in fondo: il mito dell'apparire piuttosto che essere, il vuoto contro il pieno.
La seconda parte (la svolta) è talmente bizzarra da dare l’impressione di essere avulsa dal resto. È il momento della distrazione, quello in cui il prestigiatore attira l'attenzione degli spettatori su aspetti scenici ma secondari, per evitare che scoprano il trucco. I personaggi sembrano la caricatura di loro stessi, marcatamente accentuati nelle loro peculiarità, da catturare lo sguardo e restare impressi, facendo sì che l'essenziale sfugga. Del resto, una assistente bella e appariscente è elemento fondamentale per la riuscita del numero dell’illusionista.
La terza parte (il prestigio) è un’esperienza onirica, con un finale criptico e non immediato. Il protagonista, e con lui il lettore, per ambientazioni ipnotiche e surreali viene guidato a cogliere la magia, senza tuttavia comprenderla fino in fondo. Si intuisce che il mondo del non conosciuto è infinitamente più vasto di quello noto. Si percepisce che è inafferrabile, poiché nel momento stesso in cui si riuscisse ad afferrarlo, non sarebbe più ignoto, ma conosciuto, lo si potrebbe manipolare e conservare. Esso invece si polverizza nell'inconsistenza della sua natura, della cui esistenza non si ha coscienza né, appunto, conoscenza: ciò di cui non si sa, per la mente semplicemente non è. Esiste, ma non sussiste.
È il paradosso del nulla.
Per arrivare ad assimilarne il concetto, si deve immaginare un negativo assoluto tale che, negando il tutto, finisce per negare anche se stesso. Il nulla, per essere tale, non deve esistere perché se esistesse, sarebbe qualcosa, e “qualcosa” è contrario di niente. Eppure pensare ilnulla non equivale pensare anulla e nemmeno a nonpensare. L’idea di nulla sottende quella di sottrazione, di perdita e annullamento, che angoscia in particolare l’uomo occidentale contemporaneo, teso a un continuo di più, nell’avidità di sapere e potere.
“La cultura occidentale, con le sue filosofie e le sue teologie malate d’eternità, prima, con la sua tecnoscienza ossessionata d’infinito, poi, non riesce a fissare il volto positivo del nulla, la dignità racchiusa nel segno del meno, del minimo, del quasi nulla. Quel diminuire, quel depotenziare, quel decrescere che non è solo perdita, rinuncia, dolore e morte, ma è, anzi, quel lasciar essere, quell’apertura, compiuta e discreta, che accoglie e consente la discontinuità sorprendente della  vita e la nascita di ciò che è autenticamente nuovo. Pensare il nulla è allora, per gli stessi motivi, pensare a ciò che libera e scioglie dai legami, a ciò che proietta nella vertigine del possibile. […]”
(AAVV, Zerologia. Sullo zero, il vuoto, il nulla, Ed il Mulino, 2016, pagg.162-163)
In questo nuovo romanzo, quarto e ultimo capitolo del ciclo Storia di uno strano, Massimo Della Penna tocca vette inaccessibili alla ragione umana, ispirato dalla capacità di meravigliarsi (e meravigliare) per l’imprevedibilità di eventi che, sciolti da ogni vincolo di verosimiglianza, sfidano l’incredibile. 
Nulla è impossibile, nemmeno l’illusione di un prestigio.


Angela Molfetta



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