domenica 13 novembre 2022

RECENSIONE "SECONDO ME FINISCE BENE" di Massimo Brusasco

 

Buongiorno follower, buona domenica!
Recensione: "Secondo me finisce bene" dell'autore Massimo Brusasco, 
edito Puntoacapo Editrice. A cura di Andrea Macciò.


Autore: Massimo Brusasco

Genere: Narrativa

Casa editrice: Puntoacapo Editrice
Collana: le Impronte

Disponibile in formato cartaceo a € 15,00

Contatti autore: Facebook



TRAMA:

Quando si consumeranno tutte e quindici le candele io verrò decapitato. Questi signori neri che mi stanno guardando senza compatirmi, recupereranno la cera, la metteranno a fondere in un pentolone d’acqua, già posizionato sul fuoco, e dopo avermi ucciso me la verseranno sul volto. La mia faccia diventerà il calco di una maschera e il resto del corpo forse sarà destinato a cibo, spero per animali, almeno. Certo che avete un bel coraggio a farmi una funzione del genere, peraltro senza neanche ricorrere alla tecnica della fusione della cera a bagnomaria che, secondo me, sarebbe preferibile. Signori, siamo nel 2020, in piena era tecnologica, i diritti umani risultano ormai cosa assodata e voi in Africa siete ancora alle prese con questi riti tribali che, permettetemi di dirvelo, mi paiono perlomeno discutibili. E, voglio precisare, lo direi a prescindere, non solo perché la faccia ce la metto io. Parliamone un attimo. Noi italiani siamo sempre stati amici di tutti, dagli americani ai giapponesi, perfino degli svizzeri, e sicuramente lo siamo anche della vostra tribù, di cui non ho ancora capito il nome. Io conosco solo i Vacaputanga, quella dei “negher del menga”, che è una canzonetta di tanti anni fa. Non crediate che noi si sia ancora soliti prendere in giro voialtri dicendo che avete la sveglia al collo, tanto più che non vedo nessun orologio nei paraggi. 


Ettore, prima di essere un postino in pensione, è stato: uno sventurato concorrente di Masterchef; l’unico spettatore di una partita di calcio femminile giocata sotto il diluvio; un uomo che, nel giorno del matrimonio, venne lasciato dalla promessa sposa; l’amico di un’autrice di elogi funebri per viventi. E molto altro.
Il culmine della sfortuna lo raggiunge quando, causa pandemia che cancella i voli, è costretto a restare in Africa, dove viene rapito da una tribù che lo sceglie come vittima da sacrificare per un rito che si consuma nel giorno di Pasqua.



A gennaio 2020 il postino Ettore Bollini, raggiunta la meritata età della pensione, decide di intraprendere un lungo viaggio liberatorio di alcuni mesi in Africa. La sua è stata una vita segnata da episodi singolari: è stato l’unico spettatore della partita di calcio femminile dell’Armata Rosa, nella speranza di approfondire la conoscenza con una ragazza conosciuta all’università, eterna riserva della squadra stessa; è stato lasciato nel giorno del matrimonio dalla promessa sposa; concorrente perdente di Masterchef sconfitto da un certo Germano Berlusconi.
L’ennesimo colpo di sfortuna colpisce Ettore ad aprile, quando, bloccato in Africa a causa della sospensione dei voli con l’Italia per il lockdown, viene rapito da una tribù locale che vuole sacrificarlo in un rito legato alle festività primaverili in quanto “bachelor”, ovvero scapolo. Sarà Don Roberto, il prete che doveva celebrarne il matrimonio, a mettersi sulle sue tracce.
Tutto il libro è un lungo dialogo di Ettore con gli indigeni (in realtà un monologo) mentre rivede la propria vita e lentamente si consumano le candele che lo dividono dal momento fatale.
Secondo me finisce bene richiama in maniera abbastanza esplicita Quo Vado di Checco Zalone, quando il personaggio interpretato dal comico pugliese cerca di salvarsi la vita nel rudimentale processo tenuto di fronte al capo tribù. Come in Quo Vado, troviamo nel libro di Brusasco la stessa Africa da barzelletta, tra pentoloni e strani rituali, e lo stesso gioco ambiguo con gli stereotipi razzisti e il politicamente corretto. Un doppio registro di marca zaloniana che troviamo anche quando Ettore paragona la situazione dell’Italia e del mondo sviluppato durante il lockdown a quella dell’Africa: siamo sicuri che la nostra civiltà, dove tutto è asettico e sotto controllo, sia migliore del mondo premoderno rappresentato nel libro con sfumature grottesche? Come Checco Zalone nei suoi film, l’autore esercita la sua vena satirica su entrambe le fazioni sia su questo tema che su altro. Come quando racconta il suo viaggio sostitutivo del viaggio di nozze saltato causa defezione della sposa con un amico omosessuale, nel quale è evocato lo spirito dissacrante sia dell’omofobia sia di certo politicamente corretto che ritroviamo in “Cado dalle Nubi” o quando racconta la sua conoscenza del mondo del calcio per inseguire Adriana, alias Dieguita, l’intraprendente calciatrice panchinara appassionata di Maradona del quale Ettore è innamorato (“avevo sentito parlare del secondo tempo delle partite” afferma il protagonista, mostrando la sua totale ignoranza in campo calcistico), ribaltando lo stereotipo che vuole l’uomo appassionato di calcio e la donna che lo segue svogliatamente. Altri passi raccontano il prezioso lavoro dei clown che alleviano le sofferenze dei bambini ospedalizzati sulla scia di Patch Adams o i profondi cambiamenti del lavoro di portalettere.
Finirà bene o Ettore finirà sacrificato dagli indigeni?
Secondo me finisce bene è un libro molto divertente e allo stesso tempo non banale che, sfruttando un linguaggio scorrevole e situazioni ai limiti del grottesco, mostra un talento raro dell’autore nel fare satira sociale spietata, la stessa che troviamo nei film di Zalone, quella che non prende di mira una parte politica o culturale, ma i vizi e le ambiguità della società nella quale viviamo e delle persone che la abitano.


Massimo Brusasco, nato ad Alessandria e monferrino d’adozione, è autore per il teatro e il cabaret, giornalista, conduttore radiofonico e animatore del talk show Il Salotto del Mandrogno.
Ha pubblicato Sognavamo le ragazze Cin Cin (Albatros) Palla tonda teste quadre (Il Filo) I promessi sposi, Il gatto che non voleva stare solo e La passione (Linea d’aria) Il raduno della Gramigna (Edizioni della Goccia) Le mani del mago (BradipoLibri).


martedì 8 novembre 2022

RECENSIONE "PAPERNOVELA - LE PIÙ BELLE STORIE DI SILVIA ZICHE"

 

Buongiorno follower!
edito Panini Comincs. A cura di Giorgia Spurio.


Autore: Silvia Ziche 

Genere: Fumetto

Casa editrice: Panini Comics

Disponibile in formato cartaceo

Contatti autore: Facebook 




"Papernovela", capolavoro ironico e geniale a fumetti di Silvia Ziche ed edito da Panini Comics, apparve la prima volta su Topolino nel 1996 ed ora è ristampato. 
Silvia Ziche è ideatrice di una soap opera in cui i protagonisti sono tutti i beniamini della famiglia De' Paperoni, compresi gli amati antagonisti come Rockerduck, Amelia e la Banda Bassotti. 
Ritroviamo ironicamente tutti gli elementi propri delle telenovele. A Paperon De' Paperoni, genio del business e di come fare sempre più soldi, viene in mente di creare e recitare una soap, dal titolo "Il papero del mistero", dove ovviamente recitano gratuitamente tutti i membri della sua famiglia. In verità la soap sembrerebbe trasformarsi in un reality dove ogni cittadino di Paperopoli può partecipare, presi dalla smania di apparire in TV o dal voler risolvere il mistero dei sette oggetti.
Infatti, ad ogni puntata si infittisce uno mistero: a zio Paperone, che nella soap è Don Pedro De Paperon, viene in mente di sottoporre un enigma ai suoi parenti, chi riuscirà a risolverlo sarà degno della sua eredità. L'enigma consiste nel risolvere un indovinello con sette oggetti: un bottone, un rotolo di spago, uno specchietto, un mozzicone di matita, un decino, un pezzo di sapone, un chiodo. Inutile aggiungere che zio Paperone pensa di vendere il kit dei 7 oggetti in tutti i suoi supermarket.
I cittadini di Paperopoli penseranno solo a non perdersi una puntata dello sceneggiato e a risolvere il mistero, confondendo la finzione con la realtà, immaginando che le ricchezze di Don Pedro potrebbero essere le stesse reali di Paperon De' Paperoni e quindi risolvere l'indovinello potrebbe significare diventarne l'erede.
La maestria e l'umorismo di Silvia Ziche sono in ogni dettaglio, in ogni vignetta, in ogni citazione di film, serie, pubblicità o attori popolari. Il suo stile è inconfondibile sia per quanto riguarda il disegno e il dinamismo, sia per la storia che "puntata" dopo "puntata" con l'introduzione di vari colpi di scena riesce ad essere sempre più avvincente. 
L'opera è consigliatissima per grandi e piccini (probabilmente piacerà moltissimo ai grandi). 


domenica 6 novembre 2022

RECENSIONE "VORTICE" di Roberto Olivetti

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Recensione: "Vortice" dell'autore Roberto Olivetti.
A cura di Silvia Cossio. 



Titolo: Vortice

Autore: Roberto Olivetti 

Genere: Narrativa

Disponibile in ebook a € 2,73

E in formato cartaceo a € 8,82 

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Vortice e un romanzo incentrato sul tema della pedofilia e della prostituzione minorile. Protagoniste sono due ragazzine, la dodicenne Veronic e la sedicenne Alina. La prima viene rapita da due trafficanti di minori senza scrupoli, dopo essere stata ingannata dal suo ragazzo, di poco più grande, ingolosito dall'idea di un guadagno facile. Viene condotta dal suo paesino natale, in Romania, alla villa di un danaroso conte in Italia, e qui costretta a subire gli abusi del padrone di casa e dei suoi perversi amici, tra i quali anche politici e alti prelati. La seconda, proprio all'arrivo di Veronic, viene cacciata dalla villa del conte, essendo ormai troppo cresciuta per i suoi gusti, e venduta a una banda di zingari, che la costringono a prostituirsi. Alina, preferisce la morte alla vita da baby-prostituta, si lancerà sotto un'auto, ma sopravviverà all'impatto e proprio l'investitore diverrà la sua ancora di salvezza. All'arresto del capo dei zingari seguirà la sua confessione circa i suoi contatti con... 

Storia di inaudita violenza perpetrata a danno di giovani ragazze/bambine. Sebbene all'inizio l'autore metta in guardia sui contenuti forti, e nessuno sia così ingenuo da non sapere cosa succeda quando delle ragazze vengono rapite per essere avviate alla prostituzione, lo stesso ci si ritrova spiazzati, disgustati. Senza fronzoli, per fortuna senza entrare in descrizioni dettagliate, ci viene raccontata una realtà fatta di carcerieri e schiave. Predatori e prede. Bambine alla mercé di pedofili senza scrupoli. 
Veronic, rumena, dodici anni, conduce una vita semplice con i genitori, dediti al lavoro nei campi, e il fratello. Perde la testa per Veronel, un ragazzo più grande. Quest’ultimo, però, attratto da un facile guadagno, vende la ragazza senza veramente rendersi conto delle conseguenze per lei, ma anche per sé stesso. La sparizione della ragazzina non passa inosservata e le ricerche per ritrovarla iniziano tempestivamente. Grazie alle intuizioni del giovane fratello, Daniel, alle amiche Maria e Carmen, e a un corpo di polizia che prende seriamente la denuncia, viene individuato subito il basista, ovvero il giovane Veronel, e la pista da seguire. 
Contemporaneamente a questa, leggiamo la storia di Adelina, una ragazzina di sedici a anni che, ormai ritenuta "troppo grande”, viene "ceduta" agli zingari per essere avviata alla prostituzione su strada. Privata totalmente della propria dignità di essere vivente, conosce il peggio della razza umana. 
Due storie parallele, quindi, un vortice di violenza impossibile da fermare.
Dalla Romania, passando per l'Ungheria, fino all'Italia, in una corsa contro il tempo per salvare queste ragazze da un tremendo destino.
Buona l’idea base della storia - uno spaccato di cui alle volte si vorrebbe fingere di non conoscerne l’esistenza - altrettanto si può dire di come viene sviluppata, dalla parte iniziale che vede la spensieratezza di una bambina che di lì a breve viene catapultata in un incubo, passando attraverso il dolore e la preoccupazione di familiari e amici, il progredire delle indagini parallelamente all’avvicinarsi di un mondo oscuro, perverso, malato. La parte che mi ha dato molto di che pensare è quella finale. Bocciato il colloquio con la psicologa, veramente pessimo a livello di argomentazioni, ma soprattutto per il modo in cui viene affrontato. Al posto dell’autore avrei fatto qualche ricerca in più, in alternativa avrei evitato l’argomento per non rischiare di cadere nel banale. Per non parlare del momento del riconoscimento degli aguzzini, che sembra buttato là, tanto per… e del comportamento che le autorità hanno nei loro confronti. Sebbene chiunque vorrebbe usufruire di cinque minuti da trascorrere con un pedofilo, e l’intento del libro sia quello di fornire un epilogo soddisfacente con i cattivi dietro le sbarre malmenati e destinati a subire quello che loro per primi hanno riservato alle loro vittime, non è pensabile che le forze dell’ordine adottino e appoggino certi sistemi vendicativi. Ci sono altre cose che non mi hanno convinto ma, trattandosi del finale, vorrei evitare di fare spoiler, il consiglio per l’autore è quello di rimetterci mani per rivedere i contenuti principalmente, ma anche sotto l’aspetto editing. Mi dispiace, ma questo voler a tutti i costi cercare il lieto fine, in contrasto con la cruda realtà vissuta da queste ragazze, mi porta a non essere del tutto soddisfatta di questa lettura. Peccato perché, come scritto sopra, la storia non era male. 


sabato 5 novembre 2022

RECENSIONE "UN CASO PER L'ISPETTORE IANNACCI" di Jim Ritz

 

Buongiorno follower, buon sabato!
Andrea Macciò ha letto per noi "Un caso per l'ispettore Iannacci
dell'autore Jim Ritz, edito Puntoacapo Editrice.



Autore: Jim Ritz

Casa editrice: Puntoacapo Editrice

Disponibile in formato cartaceo a € 12,00

A breve anche in ebook

Contatti autore: FacebookInstagram



TRAMA:

Tra sangue e poesia, tra Chandler e Rimbaud, questo romanzo di Rizzo è un pulp letterario imperdibile. Gustosamente complessa, ma anche agile e memorabile, è una lettura da spiaggia proletaria oda salotto borghese: insomma, un libro per tutti. (Andrea Donaera) Giocare con le citazioni, con i cliché, con gli ingredienti del genere, senza cadere nella caricatura non era cosa facile, così come non era facile non fare del detective una sorta di icona, per quanto antieroica, della resistenza a una contemporaneità scialba, vuota e tragicamente ripetitiva. Potete leggervi questo romanzo come un hard-boiled qualunque e divertirvi oppure ricordarvi che, poco al di sotto della superficie, c’è tutto un mondo, e in quel mondo, sudicio, grigio e nauseabondo, siamo invischiati senza saperlo. 
(Dalla Postfazione di Emanuele Spano)



In una città non definita, che immaginiamo essere Roma, viene ritrovato da un addetto alla discarica un cadavere orrendamente mutilato. È quello di Beaters cantante bello e dannato della band 4LifePop.
Un delitto che sembra un’esecuzione. Sul caso indagano l’ispettore Jannacci e il collega SaintSimon. Il delitto della discarica è il primo di una lunga serie, le vittime sono i cantanti della band 4LifePop, uccisi con rituali complicati e meticolosi, che ricordano le dantesche pene del contrappasso.
L’assassino è un serial killer o una persona che cerca vendetta per qualcosa? Tra la riemersione di fantasmi del recente passato e l’ombra di una possibile storia di pedofilia, Jannacci cerca di dipanare l’intricata matassa.
Un lungo racconto giallo che gioca con gli stereotipi e i classici del genere in un turbinio di citazioni e riferimenti letterari e cinematografici. L’assassino che sembra colpire per punire le sue vittime dal peccato ricorda le cupe atmosfere del film Seven del 1997, l’ambientazione e la personalità del detective i classici dell’hard boiled americano, da Dashiell Hammett a Raymond Chandler ai luoghi oscuri di James Ellroy. La pipa con la quale Jannacci è rappresentato nella cover ricorda il Maigret di George Simenon, mentre la sua avversione per la tecnologia (usa un cercapersone al posto del cellulare) lo avvicina al Commissario Montalbano di Camilleri, che vediamo quasi sempre parlare da un vecchio telefono fisso.
Jannacci è stropicciato, come lo definisce Emanuele Spano nella postfazione, disincantato e propenso all’alcool come i detective della miglior tradizione hard boiled e con la sua avversione alla tecnologia rappresenta una specie di baluardo contro una modernità disumanizzante. E tuttavia, anche prescindendo da essa, riesce a risolvere celermente un caso intricato grazie al buon vecchio intuito da poliziotto d’altri tempi.
Un caso Pop per l’Ispettore Jannacci è caratterizzato da una scrittura concisa, ma densissima. Può essere letto a due livelli: come giallo fine a sé stesso, godendo dell’intreccio appassionante e del finale imprevedibile, o cercando di ricostruire la fine trama dei riferimenti cinematografici e letterari.

L’autore Jim Ritz, alias di Jonathan Rizzo, è nato a Fiesole nel 1981. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche, tra le quali Eternamente errando (2017, La Signoria) e Ritratto del poeta che fù (Ensemble, 2018) Le scarpe del flaneur (2020). Regista e speaker dal 2020 della trasmissione “Al bar della poesia” in onda sulla web radio Garage Radio, collabora con la programmazione culturale di diversi caffè letterari in Toscana ed organizza reading poetici in Italia e Francia.


martedì 1 novembre 2022

RECENSIONE "CINDERELLA IN LOVE" di Mariarosaria Guarino

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Recensione: "Cinderella in love" dell'autrice Mariarosaria Guarino. 
A cura di Silvia Cossio.



Autore: Mariarosaria Guarino

Genere: Romanzo rosa

Disponibile in ebook a € 1,99

E in formato cartaceo a € 11,00 o € 15,00

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Mai perdere la speranza... anche quando tutto sembra andare storto.

Rimasta orfana, Kang Song Min ha il suo da fare per non farsi prendere dallo sconforto. Ha sempre creduto nel valore della gentilezza, ma vivere con una zia gelosa e arrivista e due cugine dispettose e viziate mette a dura prova tutta la sua forza.
Umiliata e senza un soldo, la soluzione ai suoi problemi potrebbe essere lavorare al Dan Bi, un locale nuovo, molto frequentato e alla moda. Lì potrebbe racimolare i soldi che le servono.
Ma le cose non sono così semplici... il Dan Bi assume solo ragazzi di bell'aspetto. E lei decisamente non è un ragazzo...
Un'amica inaspettata le dà la soluzione: se vuole quel lavoro deve fingersi uomo. Che avvenga la trasformazione, dunque.
Kang Song Min è pronta ad affrontare questa prova... anche se significa sopportare Kim Jun Ho, il ragazzo più bello e più burbero che abbia mai visto.

La favola di Cenerentola come non è mai stata raccontata

Cenerentola in stile k-drama. Siete pronti a scoprire un mondo nuovo? 



Cinderella in love di Mariarosaria Guarino è un romanzo che prende sin dalle prime pagine. Sebbene la storia non sia altro che l’ennesima versione della favola di Cenerentola, trova la sua originalità nell’ambientazione Coreana, di cui l’autrice dimostra ampia conoscenza, quantomeno si evince che deve aver svolto un approfondito lavoro di ricerca. Nel testo, infatti, sono presenti diverse parole in lingua coreana, di cui però viene data spiegazione nel piè di pagina, e riferimenti ad abitudini tipiche del luogo. Interessante, quindi, fare la conoscenza di questa cultura. 
Pertanto, ricollegandomi a quanto appena detto, ennesima sì, tuttavia molto apprezzabile, quantomeno per me è stato così. Prevedibile sotto molti aspetti anche, ciononostante è impossibile non lasciarsi coinvolgere. D’altronde, innegabile il fascino che da sempre questa favola esercita sui giovani e non solo.
Protagonista Kang Song-Min, da poco rimasta orfana di padre, costretta a rinunciare a tutto quello che aveva a causa di alcuni investimenti sbagliati del genitore, e trasferirsi con la zia e le sue figlie, Ha-Na e Soo Ha-Yeong, a Busan, in quella che era stata inizialmente la residenza dei suoi cari. Costretta a vivere nel garage, psicologicamente maltrattata e sfruttata al limite delle sue forze. Sebbene privata di tutto, la ragazza non si fa spezzare e, a proprie spese, inizia a frequentare la scuola.
La compagna di classe Baek Yu-Nah, che da subito si rivela una buona amica, dal carattere solare, informata su ogni tipo pettegolezzo, le trova lavoro come cameriera, o meglio, come cameriere, presso il ristorante Dan-Bi. 
L’incontro con il capo cameriere Kim Jun-Ho non la lascia indifferente, ma questi è tanto bello quanto scontroso. Tuttavia, anche quest’ultimo si ritrova a dover contrastare alcuni pensieri inopportuni…
Le bugie, però, hanno le gambe corte e i sentimenti appena nati rischiano di morire, schiacciati dalla verità. 

Forse si sentiva agitato perché mi credeva un ragazzo, o forse gli piacevo proprio perché mi considerava un maschio. Non sapevo cosa pensare e la sua agitazione divenne la mia, spingendomi a scappare.

Con una sola occhiata mi stava facendo sentire desiderata e allo stesso tempo una traditrice; confusa a causa delle bugie che stavo continuando a propinargli e allo stesso tempo felice che stesse guardando me in quel modo.

Entrambi i protagonisti sembrano troppo perfetti, dà quasi fastidio il loro modo remissivo, servizievole, altruista, caratteristiche compatibili con la vera storia di Cenerentola. 
La mia difficoltà in questo libro è stata ricordarmi i nomi. Non essendo abituata a leggerli, ho faticato un po’ a memorizzarli. Anzi, diciamo che ci ho provato ma ho fallito miseramente. A un certo punto, temo di aver fatto confusione e di aver creato involontariamente un’orgia 😂. Chi era chi e chi faceva cosa... Tutto poco chiaro. Secondo me quella Cenerentola lì era una tipa poco seria... 
Scherzi a parte - con riserva 😂 -, bello il clima che si viene a creare con i colleghi. Un ambiente familiare in contrasto con le tensioni e i soprusi che la giovane Kang Song-Min vive a casa. Divertenti gli scambi tra i vari personaggi che fanno da contorno a questa bella storia.
Onore al merito per il proprietario del locale, Yoon Han-Chul. La sua entrata in scena è qualcosa che va oltre ogni aspettativa di lieto fine. E che lieto fine, eh! Dovrete leggere il libro per saperne di più. 
Al posto dell’autrice avrei scritto una pagina in più per infierire sulla zia e le perfide cugine della protagonista. Spero che nella novella la cui uscita è prevista per Natale sazi la mia sete di vendetta 😅.
Libro decisamente consigliato.

PS: Alla domanda dell’autrice nei ringraziamenti se potrebbe piacere una novella LGBT che abbia come protagonisti Han Hyo-Seop e Lee Do-Hyun, personaggi incontrati nella storia, la risposta è assolutamente sì. 


RECENSIONE "SULLE ALI DEL VENTO" di Jill Shalvis

 

Buongiorno follower, buon Ognissanti!
Franca Poli ha letto per noi "Sulle ali del vento" dell'autrice Jill Shalvis, primo volume della serie "The Sunrise Cove Series", edito HarperCollins Italia.


Autore: Jill Shalvis
SerieThe Sunrise Cove Series Vol.1
Genere: Romance

Casa editrice: HarperCollins Italia

Disponibile in ebook a € 5,99
E in formato cartaceo a € 7,50

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Una storia commovente e appassionante sul trovare una famiglia e l'amore.
Durante una violenta tempesta di neve Levi Cutler è bloccato sulla cabinovia con una sconosciuta di nome Jane. Dopo che il forte vento fa precipitare la cabina davanti, Levi chiama i suoi genitori per una sorta di addio e, desideroso di soddisfare il desiderio di sua madre, le dice impulsivamente di essere felicemente fidanzato con Jane. Levi e Jane si salvano e ora la sua famiglia vuole disperatamente conoscere quella meravigliosa fidanzata... 



Una vera delizia questo libro al cui interno troveremo due storie intrecciate e complementari tra di loro.
Il tutto inizia quando Levi, sviluppatore di software e consulente scientifico per diverse aziende, in visita alla sua famiglia a Sunrise Cove, e Jane, un'infermiera itinerante, i protagonisti principali, rimangono bloccati in una cabinovia sopra la montagna durante una tempesta di neve. La cabina davanti a loro precipita a terra e tutto viene spento. Pensando che probabilmente moriranno, anche perché Levi è rimasto ferito abbastanza gravemente nel tentativo di proteggere Jane, decidono di chiamare i famigliari per dire addio. Non avendo nessuno a cui telefonare Jane lascia a lui il telefono per fare la sua chiamata. Quando però il ragazzo sente la voce della madre non riesce proprio a farlo, non riesce a dirle che è in pericolo e che forse è un addio. Invece, le dice di aver incontrato una donna di cui si è innamorato, Jane appunto. La madre che ha sentito la voce della ragazza, visto che erano in vivavoce, è contenta e insiste per volerla incontrare.
Come risolvere questo problema? Semplice, convincerla a essere la sua finta fidanzata. Jane non ha mai messo radici, il suo passato le rende difficile fidarsi e lasciare che qualcuno entri nella sua cerchia ristretta. L'unica eccezione è per l’amica Charlotte con la quale ha instaurato un legame che assomiglia molto a quello familiare. C'è però qualcosa in Levi che la fa sentire al sicuro e le dà il coraggio di affrontare la vita. Essendo sempre stata una solitaria, Jane inizia finalmente ad accettare di avere persone nella sua vita. Più tempo trascorre con Levi, più i confini tra finzione e realtà si confondono. Tutto questo sarà sufficiente per farle prendere la decisione di smettere di correre da una zona all'altra del mondo e mettere finalmente le radici in un luogo, magari assieme ad un'altra persona?
L'altra storia è quella di Charlotte e Mateo. Entrambi medici e colleghi di lavoro, nonché vicini di casa, sono rispettivamente la migliore, e unica, amica di Jane e il migliore amico di Levi. Anche Charlotte ha un passato che le influenza il presente e il futuro, ed è per questo motivo che lei e Jane sono diventate amiche e si considerano anime affini. Sebbene Mateo e Charlotte abbiano entrambi una folle attrazione reciproca, ci vorrà molto coraggio perché lei si apra a Mateo e si fidi di lui con il cuore. 
Questo libro mi ha preso fin dall'inizio. È un mix di emozioni contrastanti. Leggendolo mi sono commossa e divertita allo stesso tempo, ho riso e pianto. Non è solo una storia di relazioni, appartenenza e fiducia, ma è un perfetto esempio che il sangue non crea una famiglia, dipende solo da chi scegli.
Che dire dei personaggi se non che li ho amati tutti, dal primo all'ultimo, Micio (o Micia?) Randagio e il cane Jasper, soprannominato “Smettila” e “Lascia quella cosa”, compresi.
E vogliamo parlare della famiglia del protagonista, composta da genitori, sorella quasi divorziata, nipotina di sei anni, Peyton, che è uno spasso, e Jasper il cane? L'ho adorata! Sono degli impiccioni all’ennesima potenza, chiassosi all’inverosimile, ma sono anche molto uniti tra di loro e si aiutano a vicenda.
Oltre ai personaggi ho apprezzato parecchio l'ambientazione di questa storia: il lago Tahoe, le montagne innevate, i fiocchi di neve che scendono copiosi rendendo suggestivo e fiabesco il paesaggio circostante. 
La scrittura scorrevole e l'ottima traduzione da parte di Alessandra De Angelis rendono la lettura di questo libro piacevole e veloce. La trama ben impostata mi ha tenuta incollata alle pagine, volevo sapere cosa riservava il futuro a Levi e Jane, ma anche a Charlotte e Mateo. 
Libro decisamente consigliato da parte mia.
PS. Questo è il primo libro della serie "The Sunrise Cove Series". Il secondo è uscito in Inghilterra in giugno 2022. Speriamo che la HarperCollins traduca e pubblichi anche questo.


domenica 30 ottobre 2022

RECENSIONE "LA CASA NELLA NEBBIA" di Robert Bryndza

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Recensione "La casa nella nebbia" dell'autore Robert Bryndza, 
edito Newton Compton Editori. A cura di Silvia Cossio.


Autore: Robert Bryndza

Genere: Suspense - Thriller

Casa editrice: Newton Compton Editori

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 5,60 o € 9,40

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Il nuovo mistero dall’autore del bestseller La donna di ghiaccio
La professoressa di criminologia Kate Marshall è in gita con suo figlio, quando insieme fanno una scoperta scioccante: il corpo senza vita di un adolescente, impigliato sotto la superficie del bacino idrico di Shadow Sands. L’ipotesi di un tragico annegamento non quadra, e quando Kate comincia a indagare si trova a fare i conti con un'inquietante scoperta: la vittima potrebbe essere solo l’ultima di una serie di morti e scomparse legate alla brughiera. Nei dintorni di Shadow Sands, infatti, circolano strane voci a proposito di un sadico assassino che, come un fantasma, si nasconde nella nebbia, pronto a colpire. 
Quando una giovane collega dell’università scompare senza lasciare traccia, Kate sa che è solo questione di tempo prima che venga uccisa. Per lei e il suo socio Tristan Harper ha così inizio una drammatica corsa contro il tempo. Ma l’inafferrabile serial killer a cui Kate sta dando la caccia non è l’unico a esserle un passo avanti. Qualcun altro è interessato a fare in modo che i segreti di Shadow Sands rimangano sepolti… 



Il bacino idrico artificiale di Ashdean, nel Devon, è teatro di un omicidio. Il corpo dell’adolescente Simon Kendal viene rinvenuto da Kate Marshall, ex agente investigativa della polizia metropolitana, e dal figlio sedicenne Jake, durante un’immersione. 
L'ispettore capo Henry Ko - carino da guardare ma non troppo sveglio - interviene sulla scena del ritrovamento e le sue conclusioni, successivamente confermate dal medico legale, sono che si tratti di una sfortunata disgrazia.
Lyn Kendal, la madre del ragazzo trovato morto, chiede aiuto a Kate affinché indaghi su quella morte sospetta che però è stata catalogata come incidente. 
Kate accetta l'incarico e si fa aiutare dal collega Tristan Harper.
Il medico patologo, Alan Hexham, consultato dai nostri due investigatori, scopre delle inaccuratezze nel verbale redatto dal suo sostituto. Perché quest’ultimo e la polizia hanno stabilito velocemente che la morte di Simon sia stata accidentale?
A seguito di ciò, le indagini vengono riaperte ma, con disappunto di Kate e Tristan, anche richiuse velocemente con l'arresto dell'amico del ragazzo, Geraint, sospettato della sua morte. 
Nel frattempo, un altro increscioso avvenimento scuote la tranquilla cittadina: Magdalena Rossi, una nuova collega che studia le origini delle leggende metropolitane, sparisce. Le indagini convergono su di lei. 
Si scopre che altre persone hanno fatto perdere le loro tracce, letteralmente svanite nel nulla: l'idraulico Ulrich Maxur, la sedicenne Sally-Ann Cobbs. E Kirstie Newett, che dichiara di essere sopravvissuta al suo aguzzino ma a cui nessuno ha mai voluto credere. Sempre in un giorno di nebbia, dettaglio che accompagna appunto queste sparizioni.
Kate e Tristan, sebbene ostacolati dalla polizia e dalla famiglia Baker, proprietaria della centrale idroelettrica, avviano una loro personale indagine su quelle che vengono definite “sparizioni nella nebbia”. Grazie all’aiuto di Barry Lewis, il contadino, Kirstie Newett, l'unica sopravvissuta, Ted Clough, testimone in procinto di lasciare una dichiarazione ufficiale su alcuni corpi trovati nel bacino idrico di Shadow Sands in passato, e Varia Campbell, la sovrintendente della polizia di Londra, vengono alla luce alcuni retroscena, rivelazioni incriminanti che denunciano un insabbiamento organizzato dalla famiglia Baker.
Scritto molto bene, scorrevole, con un ottimo ritmo narrativo, il libro mi ha tenuto incollata alle pagine.
La storia risulta coinvolgente, ricca di colpi di scena e con un finale inaspettato ed esaustivo.
Concludo dicendo di non vedere l'ora di leggere un'altra appassionante indagine di Kate e Tristan perché sono certa che l'autore ha in serbo per loro nuove entusiasmanti avventure.
Lettura consigliata.


sabato 29 ottobre 2022

RECENSIONE "LA TEORIA DEGLI EQUILIBRI" di Andrea Corcione

 

Buongiorno follower, buon sabato!
Recensione: "La teoria degli equilibri" dell'autore Andrea Corcione.
A cura di Dario Zizzo.



Autore: Andrea Corcione

Genere: Narrativa umoristica

Disponibile in ebook a € 2,99

E in formato cartaceo a € 8,31

Contatti autore: Facebook - Instagram 



TRAMA:

Pietro è stato sempre una persona cinica e opportunista, scontrosa e irriverente. Pietro Santini è un uomo solo che non crede nell’amicizia, tantomeno nell’amore. Non ha amici, non ha parenti. Per una vita intera ha sognato di diventare vecchio per non avere responsabilità, per vivere felicemente solo, senza nessun obbligo. Per lui i vecchi sono come i bambini dai quali nessuno si aspetta nulla. Tuttavia qualcosa sta cambiando, da qualche anno non ha più voglia di lottare, di combattere per affermare la sua idea. La solitudine che ha costruito intorno a sé comincia ad essere un peso, un’oppressione. Dovrebbe essere finalmente arrivato al tanto ambito traguardo, ora è finalmente vecchio, ma qualcosa non torna. Da qualche tempo pensa al suicidio come unica via di uscita da una vita vuota e inutile. Quella condizione è il frutto della sua personale filosofia di vita. Negli anni ha elaborato una sua teoria, “La teoria degli equilibri”, un singolare punto di vista sullo scorrere inesorabile del tempo e sull’affannosa e superflua corsa del genere umano, alla ricerca della realizzazione personale ad ogni costo. Tutto questo non fa per lui, ha corso la metà degli altri ed è comunque arrivato al traguardo. Sempre pronto a giudicare chi nella vita non ha saputo dire di no e si trova intrappolato in una vita che non gli appartiene. Lui non è mai sceso a compromessi e ha detto pochi sì. Tutto questo lo ha reso un uomo arido che spesso si comporta come un adolescente. La sua misera esistenza verrà stravolta da un incontro, un fugace incontro carnale con una corpulenta badante Rumena, che sarà il fulcro, il punto di rottura, di un consolidato equilibrio che sembrava ormai infrangibile. A distanza di otto anni da quell’incontro, in una sola settimana, sarà costretto a cambiare ogni abitudine, a sconvolgere la sua vita per amore. Imparerà con fatica ad amare, imparerà ad ascoltare gli altri e aprirsi al mondo. Tutto questo lo farà a modo suo, senza mai perdere il suo sguardo indifferente, il suo modo di essere ruvido quando serve. L’opera è un susseguirsi di eventi tragicomici, un alternarsi di flashback che descrivono la curiosa vita di Pietro Santini dalla nascita fino all’età adulta. Si ride, si piange, ci si affeziona ai protagonisti. In maniera apparentemente leggera si affrontano argomenti importanti come la solitudine degli anziani, la violenza sulle donne e l’omosessualità. Il tutto utilizzando sempre una chiave di lettura ironica e irriverente. Ci si può mai affezionare ad un vecchio bastardo con la parrucca? Pare di sì. Alla fine del romanzo il lettore ripenserà agli equilibri della propria vita, a quanto avrebbero voluto essere, almeno una volta nella vita, come gli equilibri del vecchio Pietro Santini.



Oggi vi parlo de La teoria degli equilibri di Andrea Corcione, un romanzo umoristico gustoso, dallo stile fresco, casual, la cui architrave è un protagonista che non passa inosservato, che narra la sua vita: 

Io, Pietro Santini, sono un vecchio bastardo impertinente, cinico e opportunista. Questo sono io, non ho fretta di esistere, guardo gli altri arrabattarsi, correre, sudare, illudersi di essere gli artefici del proprio destino, in un’affannosa corsa che ci porta tutti inesorabilmente alla stessa meta, ma per quale motivo? Dove cazzo andate? Ho sempre scelto di non correre, col passare degli anni poi ho rallentato il passo e li ho fregati tutti, di giorno in giorno mi sento sempre meglio. Quando ero ragazzo, desideravo diventare vecchio, ho passato tutta la mia giovinezza schivando obblighi e responsabilità, mi sentivo oppresso.

E poi: 

Io, vaffanculo, mi sono comprato una parrucca color mogano. Sempre la stessa da vent’anni, una fedele amica che la sera dorme sul mio comodino. In vent’anni credo di averle fatto il bagno due o tre volte…

Pietro Santini è un uomo che ha rifuggito sempre le responsabilità: matrimonio, figli, lavoro (grazie a un ricco indennizzo dovuto a un incidente unito a una dignitosa pensione d'invalidità più quella della nonna con cui vive), un enfant prodige che mentre i coetanei giocavano lui andava a donne - a proposito è esilarante il suo tour, prima della prima volta, per le farmacie alla ricerca delle "camicie" - abitudine che non smetterà per molto tempo. Sono i valori correnti che lui rifiuta, lui è un uomo al contrario, lo è diventato quasi scientificamente, perché ha voluto esserlo, come se avesse frequentato una scuola. E pensare che la sua vita non era iniziata proprio bene, con la nonna, affetta da amnesie, che lo perde in un luogo improbabile. Episodio spassosissimo - uno dei tanti - come quando va a raccomandarsi per non fare la naja da un vecchio parente, ex colonnello: 

Prelevò letteralmente il povero colonnello che era parcheggiato con la sua carrozzina in una delle stanze e al buio. In vestaglia, con un’espressione assonnata, come un bimbo che si sveglia dal riposino pomeridiano. Guardò me e la nonna, tirò un forte sospiro e con un filo di voce ci disse: «Riposo, riposo.» Non ci fu mai chiaro se l’anziano ufficiale, per deformazione professionale, avesse voluto dare un ordine oppure avesse chiesto semplicemente di poter riposare in santa pace. 

Di personaggi che rimangono impressi nella memoria del lettore ce ne sono a iosa: il parcheggiatore abusivo autorizzato (autorizzato dall'albergo davanti a cui presta servizio) che invita Pietro a dargli dei soldi anche se è venuto in taxi, perché lui tiene famiglia; la prostituta Farfallina un basso di via Scassacocchi.
Il personaggio principale col passare del tempo peggiora, trasformandosi in una specie di Nonno bastardo, pur non essendo nonno; elegge una cassiera obesa di un minimarket come suo bersaglio, traccheggiando all'orario di chiusura.
Alla fine Pietro Santini con sguardo disincantato ci offre il suo saggio punto di vista: ogni volta che ci sentiamo arrivati potrebbe franarci il terreno che abbiamo sotto i piedi, rompersi l'equilibrio su cui si regge la nostra vita, per dover ripartire da zero, e allora a che vale il nostro affannarsi, non sarebbe meglio riposare, fare come ha sempre fatto lui? C'è qualcosa del Drugo ne "Il grande Lebowski", quasi una filosofia di vita, nonostante il suo schermirsi, il non sentirsi un filosofo, un saggio. Forse nonostante il suo cinismo, la sua maleducazione, Pietro Santini è migliore di molti di noi, Pietro Santini è migliore di quanto lui non voglia far credere agli altri e perfino a se stesso; è un uomo capace di riflettere sulla nostra vita, sul perché un uomo nasca fortunato e un altro no, sull'esistenza di Dio. Certo non trova le risposte, ma in fondo come chiunque si ponga queste domande.
Io, proprio per questo, credo che quest'opera vada letta (l'unico piccolo difetto è la presenza di qualche refuso), perché, ridendo ridendo, spesso si può anche meditare sulle cose importanti, perché la comicità spesso è la più alta forma di serietà, seriamente.


lunedì 24 ottobre 2022

RECENSIONE "PETALO CREMISI" di Sophia Linwood

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
Recensione: "Petalo cremisi" dell'autrice Sophia Linwood.
A cura di Daniela Colaiacomo.





Autore: Sophia Linwood

Genere: Historical romance

Disponibile in ebook a € 1,99
E in formato cartaceo a € 12,48

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TRAMA:

Londra, 1860
Lady Wilhelmina Lovenrose ha tutte le carte in regola per assicurarsi un promettente matrimonio: è nobile, figlia di uno dei Pari più importanti d’Inghilterra, e con una dote a dir poco principesca. Eppure, quattro Stagioni a Londra non le hanno mai procurato un corteggiatore, tantomeno un marito.
Il suo carattere chiuso e insicuro, quella mancanza di grazia ed esuberanza che ogni debuttante che si rispetti dovrebbe possedere, sono sempre stati un deterrente più che uno stimolo; per questo l’unica soluzione che le rimane è quella di chiedere l’aiuto di una nota attrice, una donna affascinante e sicura di sé che possa insegnarle a mascherare la timidezza, a risplendere piuttosto che confondersi fra le ombre sbiadite di una sala da ballo. Ma mesi di lezioni non hanno di certo preparato Mina al compito di strappare un bacio all’unico uomo che ha sempre esercitato su di lei un fascino magnetico, l’unico che risalta come una macchia di colore vivido tra il bianco immobile che la circonda.
Francis Aldridge ha una reputazione discutibile, una sconfinata sequela di vizi e una vita annoiata priva di significato; ma sotto quell’aria indolente e spregiudicata da impenitente libertino, si nasconde un uomo dal passato tormentato, lacerato da un segreto doloroso e con un futuro che sembra prossimo a compiersi e che lui rifugge in tutti i modi. Gli oneri dinastici e le trappole matrimoniali sono l’ultima cosa che desidera; eppure, nello sguardo di Mina si cela una promessa allettante, un riflesso nuovo, irresistibile come il richiamo di una sirena. E Francis scoprirà molto presto come l’innocenza, talvolta, sia la più inaspettata delle seduzioni… e la più pericolosa.
In una Londra altolocata, ammantata dai rigori dell’inverno, tra sale da ballo gelide e fumose, dove luci e ombre si confondono in un’infinita danza di bianchi e grigi, l’amore e la passione smisurata riusciranno a sbocciare come una rosa, a risaltare come il cremisi più intenso.


La luce delle candele sfavillava attraverso le gocce di cristallo smerigliato dei lampadari, avvolgendo in un lucore abbacinante l’ambiente finemente decorato, le pareti chiare a modanature dorate, le coppie che danzavano sul pavimento di legno lucido.
Francis si guardò attorno con impazienza, perlustrando la sala alla ricerca di Mina. Il desiderio che aveva di toccarla, di stringerla fra le braccia, di annegare nel suo sguardo limpido e profondo era qualcosa di potente e insopprimibile. Gli procurava quasi dolore: gli infiammava il sangue nelle vene, gli pervadeva tutto il corpo con un’intensa scarica elettrica. La voleva, la bramava, ma non come aveva voluto qualsiasi altra donna nella sua vita, per poco tempo appena, con il solo intento di soddisfare un bisogno puramente fisico. Con lei era diverso. Di Mina desiderava ogni cosa: il corpo, l’anima... il cuore.

Passione e forti emozioni. Definire bello questo libro è riduttivo. Le sensazioni espresse attraverso i colori e i profumi che sembrano emanare dalle pagine, l'attenzione ai particolari, rendono vive le scene in cui prevale il desiderio di andare oltre, oltre le apparenze, oltre la frustrazione, oltre la timidezza e l'insicurezza, l'immobilità della vita della sensibile Lady Wilhelmina Lovenrose, giovane ventiduenne protagonista di questo coinvolgente libro.

Le piaceva disegnare, dipingere, stendere colore e ricoprire di mille sfumature il vuoto niveo e piatto della carta. In quella maniera, il bianco non rimaneva mai tale, si arricchiva, cambiava, perdeva la sua statica purezza, la sua freddezza algida.

Il bianco di cui la circonda sua madre, l'inquieta duchessa di Ribblesdale, la smania di trovarle un marito e i suoi continui rimproveri, soffocano Mina, rendendola sempre più insicura. 

Sapeva da sé quanto la timidezza influisse sul proprio comportamento, e stava cercando di porvi rimedio... ma riprenderla in quel modo era esagerato e brutale. Per giunta, sua madre non aveva mai contribuito a renderla più sicura di sé. Al contrario, l’aveva influenzata con le sue ansie, le sue paturnie, i suoi giudizi e dispiaceri, aumentando il disagio che la contraddistingueva e rendendola, se possibile, ancora più impacciata e preda della soggezione.
Avvertì l’insicurezza e lo sconforto calarle addosso come una coperta bagnata e pesante che avviluppa e impedisce ogni movimento.

Stanca della situazione che vive, Mina prende un'intrepida iniziativa.
Francis Aldridge, visconte Harrwood, a trentadue anni conduce una vita da libertino avendo sporadici, e nemmeno tanto gratificanti, incontri occasionali con dame ben disponibili nei suoi confronti. Bello e ricco, è l'erede designato dallo zio materno per il ducato di Northbrook, onere che non vuole assumere, più che convinto che non si sposerà mai. 
In attesa dell'amico Christopher, il fratello maggiore di Mina, per caso incontra Mina nella serra di Lovenrose Court. 

Restò ferma, immobile, timorosa di spezzare anche solo con un respiro quell’incantesimo che li avvolgeva. Fu solo capace di fissare lo sguardo castano e rapito in quello azzurro e insondabile di lui. A distanza ravvicinata, i suoi occhi erano ancor più ipnotici, brillanti come un firmamento. Riducevano al silenzio ogni singola parola che potesse aleggiarle sulle labbra. Saccheggiavano la sua mente di ogni barlume di volontà.

Uno sbuffo di terra sulla guancia di Mina, le dita odorose di "Crimson Glorious" - magnifiche e particolari rose che lo riportano al passato -, creando un momento magico, generano un impulso insopprimibile in Francis, un gesto di tenera intimità.

Ecco, quello sguardo sì che aveva un che di particolare, quasi avvolgente. Si era posato su di lui, sondandolo con franchezza disarmante, una disinteressata, genuina meraviglia e fiducia, che l’aveva lasciato confuso, turbato. Per un istante appena, gli era parso di sentirsi diverso, di cogliere con chiarezza impetuosa ricordi, sensazioni ed emozioni nebulose, piacevoli quanto fugaci.

Mentre Mina viene travolta da emozioni sconosciute.

Restò ferma, immobile, timorosa di spezzare anche solo con un respiro quell’incantesimo che li avvolgeva. Fu solo capace di fissare lo sguardo castano e rapito in quello azzurro e insondabile di lui. A distanza ravvicinata, i suoi occhi erano ancor più ipnotici, brillanti come un firmamento. Riducevano al silenzio ogni singola parola che potesse aleggiarle sulle labbra. Saccheggiavano la sua mente di ogni barlume di volontà.

I consigli di Ariane St Étienne - una talentuosa e nota cantante d’opera, indipendente, nubile, originale sotto ogni aspetto e che, come molte altre artiste del palcoscenico, occupava una posizione poco precisa nella società - le hanno infuso coraggio e determinazione.

«Osservate ciò che vi circonda come se fosse avvolto da una luce unica, da colori e sfumature che solo voi riuscite a cogliere, a svelare. Siete sensibile, emotiva. La vostra voce si avverte appena, eppure il vostro animo mormora di continuo.»

Una situazione molto imbarazzante nella residenza londinese dei visconti di Bingham induce Mina a fare una richiesta audace alla quale segue la delusione.
In seguito, un fraintendimento genera in Mina la paura di aver compromesso la sua amicizia con Ariane ma, in realtà, crea una nuova opportunità e Francis viene travolto dalla passione.

L’eccitazione lo consumò immediatamente, raggiungendo un picco vertiginoso. Gli sembrò di essere squassato da una tempesta, da onde furiose di ebrezza che deflagravano e scombinavano ogni sinapsi.

Entrambi i giovani sono coinvolti.

La voluttà che si sprigionò da quel contatto di labbra, da quella mescolanza di respiri, sembrò rovesciare e rimettere il mondo in asse.

Nella mente e nel cuore di Mina germoglia una nuova sensazione, il cambiamento.

L’idea di riuscire a osare, di fare qualcosa di azzardato che nessuno si sarebbe mai aspettato da lei, una creatura timida e schiva, preda dell’imbarazzo, la esaltava. E tutta quell’euforia, quella nuova sicurezza di sé da poco germogliata si doveva a un bacio.

Non sarà facile, però, trovare la felicità: oltre alla reticenza di Francis ad abbandonarsi ai sentimenti, un nemico subdolo e pericoloso cerca vendetta.
Sophia Linwood racconta una storia intensa che emoziona dal profondo, il cambiamento di due giovani apparentemente molto diversi tra loro ma, in realtà, affini che vivono una passione incontrollabile e senza speranza perché Francis nasconde un segreto: l'animo tormentato, un'infanzia difficile e dolorosa che lo ha segnato nel profondo lo inducono a non impegnarsi, né con un matrimonio, né tanto meno con gli obblighi del ducato che lo zio vorrebbe imporgli.
Ho apprezzato molto i protagonisti di questo bellissimo libro, Sophia Linwood è brava a suscitare curiosità e attesa nel lettore che vuole capire le ragioni del rifiuto di Francis verso le responsabilità. Ho apprezzato anche i personaggi secondari, primo tra tutti il padre benevolo di Mina che spinge il suo "Pettirosso" - un uccello niente affatto mansueto. Ha un carattere vivace e temerario che si cela sotto insospettabili vesti - ad uscire dal nido dentro il quale si è rintanata sotto l'opprimente influenza della genitrice che, personalmente, ho detestato e solo verso la fine rivalutato. Gli amici Lucas e Artemide Fairchild - conosciuti ne Il profumo di un'estate, altro libro che ho amato molto - daranno voce alle paure di Francis e lo spingeranno a prendere su di sé gli oneri ai quali sfugge da troppo tempo. 
Scritto molto bene, rigorosamente in terza persona, il libro è molto bello, a tratti poetico nelle descrizioni, come Sophia sa rappresentare, ammaliante e appassionato, sicuramente coinvolgente e originale. Lo consiglio caldamente.