lunedì 25 luglio 2022

RECENSIONE "LA SPOSA DI VALLEARGENTINA" di Giovanna Barbieri

 

Daniela Colaiacomo ha letto per noi "La sposa di Valleargentina" dell'autrice Giovanna Barbieri, edito Land Editore. 



Autore: Giovanna Barbieri

Genere: Romance storico-medievale

Casa editriceLand Editore

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 15,20

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TRAMA:

Milano, primavera 1494
Guglielmo è un soldato di ventura che del mondo ha conosciuto solo la brutalità. Tutto sta per cambiare quando incontra per la prima volta lo sguardo di Claire, dama dall’aspetto etereo e dalla volontà di ferro, sola al mondo e bisognosa di protezione.
Guglielmo la desidera, e non solo per una notte… ma le sue origini bastarde lo frenano dall’aprirsi con lei, al punto da nasconderle un segreto capace di compromettere per sempre le loro vite.
Claire è spaventata dal soldato ombroso ed enigmatico, ma l’alternativa a seguirlo sarebbe esporsi a una Milano imprevedibile e violenta, dove una donna sola ha ben poche chance di sopravvivere.
Quando l’ombra della morte sconvolgerà le loro giovani vite, Guglielmo e Claire capiranno che solo stando insieme saranno in grado di affrontare un’Italia sconvolta dalle guerre interne e da nemici imprevedibili.
Nel romanzo troverete anche Isabella d'Este, marchesa di Mantova, e Ludovico il Moro, duca di Milano. 



Per quanto io non sia in grado di giudicare la validità del testo dal punto di vista della documentazione, la narrazione degli eventi - rigorosamente in terza persona - e la minuziosa ricerca dei particolari rivelano uno studio accurato del periodo, collocando senza alcun dubbio il romanzo nel genere storico. 
Sullo sfondo di eventi drammatici e cruenti, Giovanna Barbieri racconta la storia di un ragazzo, un figlio illegittimo, un bastardo, un veggente, orfano di madre - da lei ha ereditato questo dono o maledizione - destinato a diventare un brutale soldato di ventura.
Già a quindici anni Guglielmo è un buon combattente; robusto e molto più alto di molti suoi coetanei è incline alla rissa e poco dedito allo studio al quale sia la madre che il padre vorrebbero si dedicasse, il suo animo non è predisposto alla carriera ecclesiastica. 

Amava menare le mani, lo faceva sentire vivo e potente. Non si tirava mai indietro nelle risse.

Fin da bambino ha appreso il minimo indispensabile - la vita all'aria aperta e le scorribande attraggono troppo il suo spirito ribelle -, legge e scrive non senza difficoltà, non ha mai provato amore al di fuori di quello materno, assoluto e confortante. 
Quando, alla morte prematura della madre, Lucio Castellaro accoglie in casa il figlio avuto dall'amante, Guglielmo subisce l'astio della matrigna Maria e il disprezzo dei suoi fratellastri: Antonio - primogenito, futuro amministratore della terra e del castello attualmente nelle mani del padre - e Matteo. 
Durante una festa di nozze, per difendere quest'ultimo nella rissa scaturita dagli animi accesi dall'abbondante vino, il ragazzo uccide un parente dello sposo.
Nello studiolo, dove il padre l'attende, si decide il suo destino.

«Maria e io sappiamo quanto tu sia sempre stato prepotente, violento, anche nei giochi di bambino, e ora persino con gli amici. Tuttavia speravo che fossi maturato e avessi imparato qualcosa, in questi anni. Non per niente ti ho fatto affiancare da un maestro d’arme, oltre a diversi letterati per le materie umanistiche. Tuttavia il mio desiderio di farti abbracciare la Chiesa è sfumato quando l’ultimo precettore mi ha comunicato che non possiedi le qualità per accedere e fare carriera all’interno del clero.» 

«Passo più tempo a imparare a usare le spade che a leggere e scrivere.»

Non sei né equilibrato né ponderato. Così domattina partirai per Milano e ti unirai ai soldati di ventura assoldati dagli Sforza. Sono stanco di sborsare fiorini e ducati per te. Ciononostante cercherò di risolvere pacificamente la questione con i monesini. Ma per riuscirci tu dovrai lasciare il castello, altrimenti pretenderanno la tua testa» gli ordinò brusco e senza che lui potesse dissentire. 
«Mai stato più felice» specificò Guglielmo un istante più tardi, chinando il capo e sforzandosi di non apparire ferito. «Anche se il castello mi piace molto - è adatto alla mia anima selvatica - sento il desiderio di vedere il mondo, padre. Ormai ho quindici anni e sono un figlio bastardo.»
Lucio Castellaro non replicò alla provocazione. Non tutti i ricchi riconoscevano i figli illegittimi, soprattutto quando ne avevano altri nati nel matrimonio.

Il suo nome de guerre sarà Guglielmo Valleargentina - luogo da cui proviene -, non Castellaro, onore che spetta solo ai suoi fratellastri.
In sella a Furioso, il cavallo regalatogli dalla madre anni prima, e con un mulo per portare il suo misero bagaglio - tre fagotti: uno conteneva gli abiti, l’altro le scorte di cibo e l’ultimo le armi - il giovane intraprende il suo cammino. 
Durante il viaggio viene assalito da lanze spezzate - banditi in cerca di facile guadagno - ma l'intervento di uno sconosciuto gli salva la vita: l'incontro con Bonacorso Berretta - un collaterale di Ludovico il Moro - cambierà il suo futuro.
Quasi contemporaneamente alla storia di Guglielmo, Giovanna Barbieri introduce quella della tredicenne Claire du Bois - arpista e dotta studiosa dei classici -, a Biot, in Francia.
Alla morte improvvisa del padre, il fratellastro suo erede, Antoine, spinto dalla poca considerazione per lei e la madre, Lucille - invisa seconda moglie - e dalle scarse risorse in cui il genitore ha lasciato il Castello du Bois, caccia di casa le due donne che si trovano sulla strada senza alcuna protezione.
L'incontro con Gerarde - l'uomo ingaggiato a loro difesa - e la destinazione designata, Milano, daranno inizio a una nuova vita. Per sostenere il gruppo, Lucille è costretta ad assumere il ruolo di cortigiana onesta che consente loro di vivere agiatamente. 
Intanto a Milano, inserito nei ranghi del Capitano Luca Fortebraccia, ormai privo di qualsiasi freno morale e desiderando soltanto il denaro che gli offre la nuova posizione, Guglielmo diventa il sicario prescelto nella sanguinosa lotta per il potere politico di Ludovico Sforza detto il Moro.
Quando l'ormai diciannovenne Guglielmo vede la bellissima Claire, fuori dalla chiesa in cui la ragazza e la madre si recano a pregare, ne rimane folgorato. Certo di non poter aspirare a corteggiarla, il giovane si limita a venerarla da lontano, scambiando semplici ma infuocati sguardi che la ragazza timidamente ricambia. Ma gli espedienti di Gerarde per aumentare i guadagni e un destino crudele intrecciano le loro vite.
Ho trovato molto interessante lo sviluppo del rapporto tra gli attori della storia, la connessione con i terribili fatti di sangue del periodo storico - non solo le battaglie ma anche le vicissitudini dei protagonisti e di coloro che li affiancano nell'impervio percorso che intraprendono - sono molto coinvolgenti, così che i numerosi personaggi secondari arricchiscono la narrazione rendendo maggiormente partecipe il lettore. Per quanto, però, lo scenario sia reso accattivante dalla loro varietà e posizione, sono comunque Guglielmo e Claire i perni della complessa storia che Giovanna Barbieri imbastisce. 
Guglielmo custodisce un terribile segreto che nasconde timoroso, Claire combatte contro la violenza protetta dal rango dei nobili che, per diversi motivi, frequenta; entrambi sono veri sopravvissuti, proteggono i loro cari e lottano per sé stessi, ma, soprattutto, sperano nel futuro anche quando tutto sembra perduto.
In questo quadro variopinto, se Claire è da subito una figura positiva e motivante, non altrettanto lo è Guglielmo che deve riscattare la sua anima dopo le uccisioni compiute; il cambiamento dopo una di queste in particolare e l'incontro con la donna che lo ha stregato è drastico e segna ancora una volta la sua travagliata vita.
Altro tratto del libro che ho apprezzato è la capacità di adattamento che l'autrice impone alle figure che tratteggia. Restando fedele alla parte migliore di sé stesso, ognuno definisce la sua posizione nella trama, creando empatia con il lettore che è indotto a scorrere velocemente le pagine, fluide e ben scritte.
Il libro è sicuramente impegnativo ma non pesante, tutt'altro, a me è piaciuto e lo consiglio. 


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