domenica 15 febbraio 2026

RECENSIONE "MICHAEL - LA GENESI DI UN PADRONE" di Penelope White

 

Buon pomeriggio, amici lettori!
Recensione: "Michael - La Genesi di un Padrone" dell'autrice Penelope White. 
Andrea Macciò lo ha letto in anteprima per noi.


Autore: Penelope White

Serie: BDSM Love Vol. 5

Genere: Narrativa erotica

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 16,64

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TRAMA:

Michael è tornato.
Il proprietario del Dirty Rose, che abbiamo conosciuto nella dilogia di “Possession” e negli spin-off “Legati” e “Sfiorami”, ora si racconta in prima persona.
Senza filtri. Senza sconti.
Un ritratto intimo e spietato di chi ha fatto del controllo un’arma.
Tra cicatrici, vincoli e stanze di un locale diventato tempio, Michael ci guida in un viaggio che è insieme ascesa e disfatta. Un cammino segnato da forza e fragilità, quella fragilità che solo chi non cede conosce davvero.
Questa non è solo la storia di un uomo. È la nascita di un codice.
Perché “Michael. La genesi di un Padrone” non è solo l’inizio.
È la fine.
E nel mezzo, il senso. 

Michael. Genesi di un Padrone è un nuovo spin off della collana di Bdsm romance iniziata con la dilogia di Possession, nella quale l’autrice esplorava i meccanismi di un legame, nato come gioco di ruolo nel mondo parallelo del Bdsm per trasformarsi in una relazione classica, e continuata con “Sfiorami” con protagonisti Sebastian e Perla, e “Legati” con protagonisti Ambra e Liam, un trentenne che svolge lavori saltuari di giardinaggio per il Dirty Rose.
Il Dirty Rose il particolarissimo locale romano attorno al quale ruotano le vite dei personaggi di Penelope White è il trait d’union della sua saga. Con Michael l’autrice pone l’attenzione sul proprietario del Dirty, un personaggio che era rimasto sullo sfondo in tutti gli altri libri, con un romanzo diverso da tutti gli altri della saga. Il punto essenziale della saga di Possession era raccontare l’unicità e l’irripetibilità di ogni relazione, anche quelle nate in ambienti particolari e anomali come quelli del Bsdm, entrando nell’intimo dei personaggi e svelandone la fragilità e la normalità. La relazione tra la coppia di protagonisti era il centro della narrazione. 
Dal primo all’ultimo libro della saga, il mondo del Bdsm progressivamente diventa più uno sfondo dell’ambientazione che il cuore della narrazione, se i primi erano prevalentemente romanzi erotici, con un’analisi psicologica accurata dei personaggi e delle relazioni, gli ultimi sono romanzi psicologici nei quali l’elemento erotico resta sullo sfondo.
Con Michael siamo di fronte a qualcosa di nuovo, un romanzo di formazione nel quale l’autrice si addentra nell’interiorità del suo protagonista fin dall’infanzia e dell’adolescenza, raccontandoci come nasce la sua ossessione per il potere e il controllo, da esercitarsi sia nella lunga relazione che intrattiene con Vera, caratterizzata dalla dedizione assoluta della donna al Padrone Michael in un gioco rituale che a differenza delle altre coppie sembra restare immutato, sia nella gestione del Dirty Rose e dei suoi frequentatori. 
Con Michael, Penelope White ci racconta la genesi del personaggio di “Michael” pseudonimo del romano Michele, un personaggio molto rigido nato negli anni Cinquanta e che rappresenta l’universo del Bdsm nella sua forma più pura e non romanzata. Il libro si addentra nella fase più difficile della sua vita, quando l’età che avanza e una malattia degenerativa mettono in crisi la sua capacità di controllo sul mondo del Dirty Rose e la sua relazione con Vera, con un legame che resta, ma che per la prima volta sembra subire una mutazione e un’uscita dalla cornice rituale.
Un romanzo di formazione e psicologico, non un romanzo d’amore o un Bdsm romance, concentrato sul personaggio di Michael e non sulla sua relazione con Vera che resta sullo sfondo. La narrazione ricostruisce come nasce in Michael la genesi del potere e del controllo nel complesso mondo delle relazioni, e che cosa accade quando chi ha incentrato tutta la sua vita su questo conosce un declino psicofisico fisiologico.
Anche se Michael è il meno erotico nei contenuti dei romanzi di Penelope White, sullo sfondo restano temi interessanti e anche di attualità, come quello del consenso che rimane l’elemento caratterizzante la sfera particolare del Bdsm anche quando i rapporti tra chi ne fa parte assumono caratteristiche difficilmente comprensibili dall’esterno.
In questo libro, nel quale è quasi assente la dimensione romantica, questo aspetto è presente in forma più rilevante. L’autrice affronta temi che di solito restano fuori dal romance erotico come quello della crisi interiore e fisica del protagonista. La scrittura è intensa e profonda e il punto di vista è come negli altri romanzi di Penelope White quello del protagonista. Penelope White si conferma un’autrice molto interessante, capace di trascendere il genere del romance erotico sotto il segno del quale era nata la sua saga per costruire un vero e proprio mondo di personaggi ognuno con la sua particolare caratteristica che viene di volta in volta evidenziata. Con Michael il cerchio sembra chiudersi, con il Padrone del Dirty Rose e in qualche modo di tutta la serie che si svela al lettore in tutta la sua forza, ambiguità e fragilità.
Il romanzo è autoconclusivo, ma si consiglia di leggerlo conoscendo almeno in parte la saga di Possession e il mondo dei personaggi di Penelope White.