lunedì 12 dicembre 2022

RECENSIONE "IL RAGAZZO" di Annie Ernaux

 

Buongiorno follower, buon inizio settimana!
Ho letto "Il ragazzo" dell'autrice Annie Ernaux, premio Nobel 2022, 
edito L'Orma Editore.
Questo libricino è rimasto sulla mia scrivania per quasi un mese prima di convincermi a dargli una possibilità. E ci tengo a sottolineare che mi sono decisa solo su insistenza di mio figlio che apprezza molto le opere di questa autrice francese e voleva confrontare le nostre opinioni.



Titolo: Il ragazzo

Autore: Annie Ernaux

Genere: Racconto

Casa editrice: L'Orma Editore

Traduttore: Lorenzo Flabbi

Disponibile in formato cartaceo a € 7,60 



TRAMA:

Una donna racconta la relazione con un ragazzo di trent'anni più giovane. Un'avventura che a poco a poco si trasforma in una storia d'amore e diviene per la narratrice un viaggio nel tempo in cui il presente si mescola alla memoria dei rapporti passati e della propria esistenza sociale e sessuale. Con «Il ragazzo» Annie Ernaux compone una miniatura perfetta descrivendo l'impeto e lo scandalo di una passione e lasciandosi attraversare dal piacere inappellabile di «scrivere la vita». Arricchiscono il volume tre discorsi in cui l'autrice riflette sulla scrittura, la condizione femminile e la memoria. 

Breve racconto di vita con il pov della protagonista. Si direbbe autobiografico, ma non ne ho la certezza assoluta. Volendo considerarlo tale, descrive un periodo della vita dell’autrice: la sua storia con un ragazzo più giovane di trent'anni. 
Lei, al momento dei fatti, aveva 54 anni. Una donna matura e benestante, realizzata sotto l’aspetto personale e professionale - l’opposto del ragazzo - consapevole della situazione, ma che tuttavia decide di vivere l’attimo, lasciando i problemi e i giudizi agli altri. Opinioni che analizza a fondo e che lasciano spazio a riflessioni oltremodo attuali. Per lei, lui è l'incarnazione del passato. 

Con lui percorrevo le età della vita, la mia vita.

Avevo l'impressione di tornare a recitare scene e gesti che avevano già avuto luogo, il copione della mia giovinezza.

L’interludio va avanti due anni. Termina senza grossi scossoni, esattamente come era iniziato.
A questo racconto, seguono tre brevi interventi:
Il primo in cui dichiara di essersi messa a scrivere davvero quando ha ritrovato la memoria della sua infanzia e della sua adolescenza.
Nel secondo, Ernaux riflette sulle statistiche che sembrano avere in comune solo la morte di esseri umani e l'indifferenza, l'accettazione fatalista che essa provoca. Parla della disuguaglianza tra uomini e donne, la mancanza di libertà di queste ultime. 
Nel terzo intervento, parla di Yvevot, la cittadina normanna della sua infanzia. Una terra da cui ha potuto allontanarsi grazie al sapere scolastico e la lettura. Due autentiche vie di fuga.
Senza nulla togliere alle capacità di espressione della Ernaux, ho trovato questo libricino per certi versi inconsistente. Non so esattamente cosa mi aspettassi, ma questo è decisamente troppo poco per farsi un’opinione sull’operato di questa autrice. Non mi dispiacciono le autobiografie, ma qui ci troviamo di fronte solo a una parte di essa, un breve stralcio preso nel mezzo (forse, chi lo sa). Per non parlare dei tre interventi… a che pro sono stati messi lì? Mi dispiace dirlo, ma dietro a questa pubblicazione vedo solo l’intento di approfittare della fama derivata dal Nobel. 


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