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martedì 11 luglio 2017

"LA PRECARIETA' E' UN PENDOLO DI NEWTON" di Romana Dionigi


Buongiorno follower!
Libro decisamente interessante quello che vi vado a segnalare oggi 😃








Autore: Romana Dionigi
Genere: Narrativa contemporanea

Disponibile in ebook a € 4,00 









TRAMA:


Una commedia che racconta la precarietà durante la crisi economica che dal 2007 ha colpito l'Italia.

La difficoltà di trovare un lavoro, il miraggio del posto fisso, i compromessi che il precario è costretto ad accettare, la difficoltà di sposare desideri e necessità e come questo si rifletta anche sui rapporti sentimentali... il tutto attraverso una lente divertente.



DICE L'AUTRICE:


Sono Romana Dionigi, sono un’esordiente e amo immensamente la scrittura. Perché?
Perché amo le storie, le grandi storie che mi sanno catturare e trasportare nel loro mondo. Quindi per prima cosa amo leggere. Per me la lettura e la scrittura sono due percorsi sostanzialmente identici, ma inversi. La scrittura è un’urgenza, un bisogno quasi fisico, di mettere nero su bianco una storia che ho dentro la testa e finché non la porto a termine come la penso nella mente e la sento nel cuore, sono in preda a una leggera frenesia. Quando alla fine ci riesco, allora subentrano l’emozione e un senso di gratificazione enorme. La lettura invece segue un procedimento opposto: comincia dal piacere di immergermi in una storia, di vivere emozioni, di viaggiare attraverso le vite dei personaggi per trovare delle verità. Ho fame di storie perché cerco risposte sulla vita, sulla felicità e quindi per rispondere a una mia personale urgenza.


Tutto è cominciato da piccola, quando mio padre leggeva ogni sera, a me e a mio fratello, un capitolo di Pinocchio. Era un libro illustrato e mi ricordo perfettamente quanto alcuni episodi m’inquietassero e, nonostante tutto, volevo sapere come andava a finire. Il serpente dalla pelle verde e gli occhi di fuoco è un’immagine ancora scolpita nella mia mente.
Poi in seconda elementare a scuola mi hanno assegnato il mio primo libro: Favole al telefono e mi piaceva da morire quell’autonomia di poter ritornare sulle storie che preferivo, Fantaghirò persona bella l’avrò riletta cinquanta volte.
Poi Piccole donne è stato il primo romanzo e per tutta l’infanzia rimase il mio preferito insieme a Il conte di Montecristo che mi turbò profondamente: quella storia di un’amicizia tradita mi pose forse i primi interrogativi sulla vita. Le storie hanno il potere di scuotere le menti, non riusciranno a cambiare il mondo, ma a cambiare un pensiero si e magari da lì, si può partire per un cambiamento più grande.
La mia vera passione è il teatro. Da ragazzina leggevo di tutto, da Sofocle a Ibsen, passavo giornate intere a vedere e rivedere I sette re di Roma di Gigi Magni, un capolavoro di scrittura teatrale. Poi le opere di Pirandello, quelle di Shakespeare che sapeva trattare tutti i generi, dalla tragedia al fantasy, un modello eterno di drammaturgia.
Durante l’adolescenza ho scoperto Sallinger, Carver con i suoi racconti così visivi e veri. Poi sono arrivati Jane Austen, Calvino, Moravia, Verga e ancora Williams, Miller, Albee, Harris, Tabucchi e De Carlo. Oggi i miei preferiti sono Stoppard, Kushner, Hosseini, Rowling, Murakami, Mazzantini, Veronesi e Dicker.
A diciassette anni ho sentito il bisogno di cimentarmi con la scrittura teatrale: per un laboratorio scolastico scrissi l’adattamento de La dodicesima notte, inserendo dei pezzi miei per alcuni personaggi minori. Sentire il pubblico ridere alle mie battute è stata una delle emozioni più forti della mia vita. Ed è stata quell’emozione a spingermi ad andare avanti. Scrivo perché ho bisogno di comunicare con gli altri.

Ho letto saggi e manuali di tutti i tipi, da Linda Seger a Vogler, da Cerami a Bettlheim, mi piace analizzare le storie che amo, sbobinare i film che mi piacciono. Dacché mi piacevano le storie, ho cercato di capire come si costruisce una grande storia. Per le mie, attingo spesso a situazioni e modelli tipici della commedia all’italiana: Pietro Germi, Ettore Scola, Zampa, Risi, Sordi restano dei punti di riferimento importanti che ho cercato di riversare anche in questo mio primo romanzo “La precarietà è un pendolo di Newton”.
Amo scrivere perché è una grande passione che rende più bella e intensa la mia vita.
Non potrei mai farne a meno.





 BREVI ESTRATTI
   

Il tema

Lo incrocio sulle scale. Mi fa un cenno con la testa e distoglie lo sguardo.
Perché mi ferisce questo nostro rapporto, ridotto a un buongiorno e buonasera?
Accarezzo il coniglio bianco rintanato in un angolo del corridoio e non so darmi una risposta.
Forse la causa è questo stato di precarietà, azzardo. Sono la pallina impazzita che da un’estremità del pendolo va a urtare le altre, nella speranza di dare e ricevere energia, ma l’unica cosa che ottengo è entrare nell’assurda frenesia collettiva che non ci porta da nessuna parte. Ci urtiamo tra di noi, sprecando tempo prezioso, finché non esauriamo le nostre forze e raggiungiamo l’immobilità. È una quiete apparente però, perché basta che un’altra mano, una nuova dirigenza, una crisi economica o una vile bugia, facciano scattare di nuovo una pallina ed ecco che il vortice riprende.







La linea romantica

Noto che Cesare muove senza sosta la gamba destra, una specie di tic che mi fa sorridere. Ogni tanto mi prende la mano e, portandosela alla bocca, la bacia. Io gliela stringo forte e gli accarezzo le nocche. Adoro questa fase di avanscoperta, dove l’uno si svela all’altra con piccoli contatti e Cesare lo sa fare con delicata sapienza. Lo desidero moltissimo, mi chiedo come sia fare l’amore con lui.
L’applauso al penultimo brano mi distoglie dai miei pensieri, mi unisco all’elogio del pubblico esultante, quando Cesare mi dice: – Vieni. Lo guardo perplessa, ma mi lascio guidare da lui.
Mi alzo e lo seguo. Usciamo dal patio dando poco nell’occhio e rientriamo nella “Casina delle civette”.
– Che vuoi fare? – gli chiedo curiosa. Lui mi sorride e mi guida su per la scala di legno che conduce al piano superiore. Raggiungiamo l’ex camera da letto del principe dove civette, pipistrelli, cigni e uccelli migratori ci scrutano dall’alto.
Il balcone delle rose ha le imposte aperte e la musica dell’ultimo brano eseguito al pianoforte ci raggiunge. – Balla con me, – Cesare mi propone la cosa più romantica del mondo e io, quasi incredula, mi abbandono fra le sue braccia. Sulle note di un notturno di Chopin, danziamo stretti, muovendoci su un pavimento su cui si stagliano fregi di comete e di stelle. Ci guardiamo e ci baciamo, più e più volte. Poi riprendiamo a ballare su quel piccolo spazio di universo, dove il tempo per un istante si arresta.







La precarietà

Il primo giorno di primavera è il Golpe, il colpo di Stato, la rivoluzione. Il precariato non ci sta più, dice basta alle angherie e ai soprusi, vuole il posto fisso che gli spetta dopo minimo dieci anni di servizio a tempo determinato. Sceglie come forma di protesta il Sit-in: nell’atrio della Società, tutti seduti per terra, ammucchiati come nei campeggi a Ferragosto, uniti nella lotta. “È finita l’era dei conigli, oggi si sciopera” grida un cartello appeso al muro di fronte alla parete d’acqua. La frase riprende un vecchio monito del ’68, ma calza a pennello anche oggi, perché del coniglio bianco non si sa più niente.







Il tema
Manuel si allontana un attimo: – Devo prendere le sigarette. Entra in una tabaccheria e io lo seguo. Mentre compra le sue Marlboro, gironzolo per il negozio e noto su una mensola un oggetto davvero curioso: sembra uno di quegli articoli di design di lusso, ma non capisco bene a che serva. È una piccola struttura in metallo, composta da cinque sfere identiche, sospese con fili a due aste orizzontali e parallele.
 – Che cos’è? – chiedo al negoziante.
– Un pendolo di Newton, – mi risponde, mentre batte lo scontrino a Manuel.
– Come funziona? – insisto, rapita dallo strano aggeggio.
Il tabaccaio prende lo strumento e lo sistema sul bancone. Poi tende la prima sfera della fila e la lascia cadere contro le altre. Ecco che quella situata all’estremità opposta si mette in moto con la stessa velocità, mentre quella lanciata si ferma e le intermedie non si muovono.
– È la legge di conservazione della quantità di moto e dell’energia, – mi spiega il negoziante, che ne spinge altre due, mettendo in moto ancora quelle all’estremità opposta. Ora le sfere all’estremità si muovono ritmicamente e io, non so perché, in quel dinamismo trovo ciò che sto cercando: – Eccola, la mia risonanza! Manuel mi guarda sorpreso. Gli sorrido soddisfatta ed entrambi ci perdiamo nel movimento del pendolo, finché la sua energia si esaurisce e le sfere si arrestano.






La linea romantica

Mi distraggo per un momento e urto con il vassoio la spalla di un uomo. – Mi scusi! – dico mortificata e un paio di occhi neri si girano a guardarmi in profondità. Sono occhi grandi, luminosi, solcati da sopracciglia spesse e forti. Sull’istante sono rapita solo dal dettaglio di quello sguardo potente, poi apro l’inquadratura e scopro un viso ovale, dalla pelle olivastra ben rasata, un naso dritto e un paio di labbra sottili che si incurvano in un sorriso sicuro. I capelli ricci neri che gli cadono sulla fronte completano l’affresco di questo Adone, alto un metro ottanta e dal fisico asciutto.
– Le … le ho fatto male? – provo a chiedere balbettando.
– No, tranquilla, – mi risponde, sorridendo con gli occhi. E che occhi!  
– Prego, – aggiunge e mi cede il passo, per riporre il vassoio prima di lui sul carrello.
– Grazie, – rispondo ricambiando il sorriso. Metto a posto il vassoio e rimango impalata a guardarlo mentre fa lo stesso con il suo. Avrà una trentina d’anni pure lui, indossa jeans, scarpe della Nike e un maglione nero girocollo che gli mette in evidenza le spalle larghe. Di sicuro fa sport. Devo rivalutare la ginnastica. Lui inclina la testa e mi dice ciao. – Ciao, – replico rapita. Si allontana con lunghe falcate e lo vedo svanire oltre la coda di persone.
Di fronte alla fila, Nanetto mi chiama e mi fa segno di raggiungerlo. La Capa è accanto a lui spazientita, ma non me ne importa niente. Questo posto comincia a piacermi.








Il setting

Il traffico di Roma. Gli hanno dedicato canzoni, articoli, documentari ma non puoi capire cosa sia, se non lo hai vissuto almeno per un periodo considerevole. Per me due anni bastano e avanzano. E le ho provate tutte. Strade periferiche, centrali, finte scorciatoie, il RACCORDO il mostro dalle 33 uscite, la tangenziale, la circonvallazione, la METROPOLITANA la maledetta, gli autobus + la maledetta, niente, non c’è speranza! Per non parlare dei lavori in corso, i cortei politici, gli scioperi, le targhe alterne e i nubifragi. Ovunque vai, qualunque giorno sia e in qualsiasi condizione climatica, siamo sempre lì, tutti insieme, TUTTI! Non manca mai nessuno. Roma morirà per soffocamento o forse per implosione.








Desire
Osservo la tavolata con i miei amici più cari, facendo una carrellata sui loro volti: siamo un comunissimo campione di questa generazione di trentenni precari che cerca, fra alti e bassi, un proprio equilibrio. Cresciuti secondo un’educazione borghese, con una famiglia alle spalle, sani principi in testa e nel cuore, qualche relazione sentimentale traballante, ma con la voglia di crederci sul serio che la vita è bella e che se vuoi, puoi. Si, se voglio, posso. Esprimo questo desiderio, soffio … eppure mi sembra così difficile.










Il tono comedy
Per i corridoi dell’amministrazione, si stende a tappeto un pavimento di marmo giallo paglierino che con le luci al neon, già dopo cinque minuti, dà fastidio alla vista.
Quale architetto ha potuto scegliere un colore simile per un ufficio?
Un allegro “Meneito” risuona nell’aria, ma Nanetto non sembra nemmeno farci caso. Mi conduce prima a ritirare il badge all’Ufficio Presenze, dove un attempato signore molto gentile inserisce sul terminale la mia ora d’entrata e mi fa un complimento come “grazioso” acquisto della Società; poi procediamo verso la Segreteria della Direzione Generale e lungo il tragitto mi capita di udire frasi tipo: – In questa società si può avere una “cazzo” di rete che funzioni? – oppure – È un sito Web o una caccia al tesoro? Ad un tratto, mi ritrovo tra i piedi … un coniglio bianco?
– È un coniglio! – lo indico basita. Nanetto contrariato si china e, dopo averlo preso in braccio, spalanca una delle porte del corridoio, da cui proviene la musica di sottofondo.







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