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domenica 13 novembre 2016

INTERVISTA A ALEXANDRA MAIO

 
Buon pomeriggio follower, buona domenica!
Oggi vi parliamo di Alexandra Maio, un'autrice che ha all'attivo diversi romanzi editi Delos Digital, HarperCollins Italia, Butterfly Edizioni (qui). Leggete l'intervista che le abbiamo fatto poco tempo fa nel gruppo delle Harmonyne :)


- Raccontaci qualcosa di Alexandra.
Alexandra Maio è lo pseudonimo che ho scelto per firmare le mie storie d’amore. La scelta non è casuale, in effetti Alexandre sarebbe stato il mio nome se fossi nata maschio e Maio significa maggio in portoghese, il mese in cui sono nata. Ho deciso di usare un nom de plume perché sono nata in Brasile e il mio vero nome ha una connotazione religiosa che trovo poco adatta al genere sentimentale. Amo leggere, scrivere, cucinare, dipingere, camminare e curare le mie piante. Attendo il giorno in cui smetterò di lavorare per poter fare tutte queste cose liberamente. Avrei voluto essere capace di suonare il pianoforte e se dovessi rinascere vorrei fare la detective.



- Parlaci del percorso che ti ha portato a essere quella che sei oggi.

Sono nata a Rio de Janeiro quasi cinquant’anni fa. Dopo la laurea in Architettura ho fatto un viaggio in Italia in cui ho conosciuto il mio attuale compagno. Come nelle storie romantiche che scrivo, il nostro amore è cresciuto al punto da impedirci di vivere uno senza l’altra. Da quasi venticinque anni abitiamo felicemente insieme in provincia di Como, dove gestiamo il nostro locale serale.

Nei primi anni in Italia ho avuto difficoltà con la scrittura. Parlare contemporaneamente le due lingue non è stato un grosso problema, ma quando ho iniziato a pensare in italiano, scrivere in portoghese è diventato complicato. Il portoghese e l’italiano sembrano molto simili, ma presentano differenze lessicali, verbali e di nomenclatura che bisogna conoscere a fondo. (Squisito, ad esempio, che in italiano significa delizioso, in portoghese (esquisito) significa strano.) Ci sono voluti molti anni perché io riuscissi a scrivere fluentemente in italiano. Ancora adesso una delle cose che più mi confondono sono le doppie, e ringrazio spesso il correttore di word e di chrome per l’aiuto!




- Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

Penso che la mia bisnonna mi abbia tramandato nel dna la predisposizione per raccontare storie. Da ragazza divoravo i romance, e siccome ho sempre avuto molta fantasia, ho iniziato a scrivere perché volevo mettere nero su bianco i filmini mentali romantici che creavo in testa prima di addormentarmi! Il mio primo romanzo l’ho completato nell’adolescenza ed era una storia d’amore un po’ ingenua. Da allora non ho più smesso di scrivere, cercando sempre di migliorare la tecnica e lo stile.



- Come vedi il futuro dell'editoria? Self o CE? E-book o cartacei? E tu cosa preferisci?

Non ho ben chiaro quale sia il futuro dell’editoria. Quello che vedo adesso è che molte persone non leggono i miei libri perché pubblico solo in digitale. Nei gruppi, alla domanda “Cartaceo o digitale?”, la risposta predominante è cartaceo. Io amo i libri di carta perché sono cresciuta con loro, anche se ormai li prendo quasi tutti in biblioteca perché tra me e il mio compagno, a casa non abbiamo più spazio. A dire il vero ho capito che il pensiero “voglio possedere il libro” che avevo da giovane non è così importante. L’importante è leggere. Possiedo un kindle pieno di libri e penso ci si possa innamorare del proprio e-reader così come di un cartaceo. Questo per quanto riguarda il lettore. Per chi scrive, invece, come self si può pubblicare tutto quello che è stato rifiutato dalle CE. Ma non solo. Conosco brave autrici che pubblicano esclusivamente come self, e altre che dopo aver pubblicato con le CE scelgono di pubblicare in proprio, riuscendo ad avere più successo di prima.

Quando ero giovane sono sicura che se i self fossero esistiti avrei sicuramente usato quel canale, anche se i miei romanzi non erano pronti per essere letti. Forse il contatto diretto con le lettrici mi avrebbe fatto capire che dovevo migliorare. Le CE servono da filtro, ma a volte questo filtro tiene tra le sue maglie romanzi che pubblicati in proprio diventano dei successi. Forse anche per questo le CE oggi sono alla ricerca di autrici indie di successo per pubblicarle in cartaceo. D’altro canto una CE seria ti aiuta a imparare ad affinare l’editing. C’è anche da dire che una self sconosciuta ha meno possibilità di farsi leggere; con una CE questa possibilità cresce, se non altro, solo perché i lettori trovano l’e-book nelle collane. L’editoria self ha bisogno di molta pubblicità. Se nessuno sa che il tuo libro esiste, chi lo legge? L’ideale è essere pubblicati in cartaceo da una CE presente nelle librerie. Però le librerie hanno dei giri veloci e continui, cosa che non succede negli store on-line.

Penso che ci sia un lato positivo per ogni tipo di pubblicazione. Bisogna saperle sfruttare al meglio.



- Quali consigli daresti a uno scrittore che vuole accostarsi a questa professione?

Chi vuole scrivere dovrebbe avere una passione sfrenata per la scrittura, del tipo “Non mi è possibile smettere di passare ore e ore davanti al computer riempiendo le pagine bianche di frasi che emozionano.” Secondo me non si può pretendere di accostarsi alla professione se non si è uno scrittore sfegatato. Dopodiché ci vuole tenacia. Restare inediti per anni, ricevere camionate di rifiuti, essere snobbati nei concorsi letterari… fa parte della crescita di un autore. L’importante è non sopravalutarsi, credendo di essere un incompreso. Ci vuole modestia, apertura mentale e perfezionamento del proprio talento, giorno dopo giorno.

Consiglio anche di non pubblicare a pagamento. Serve solo a buttare via tanti soldi. Se proprio non si può fare a meno di vedere il proprio libro pubblicato, oggi esistono diverse piattaforme gratuite. Pubblicare come self può servire a mettersi alla prova con i lettori e a vedere quello che si scrive sotto una luce esterna che spesso illumina angolini di noi stessi finora sconosciuti. Si può imparare molto da questa esperienza. Consiglio di curare nei particolari il proprio e-book, dalla grafica al contenuto narrativo.

In breve, credo che prima o poi la tenacia ripaghi lo scrittore che ha letto molto, che ha voluto migliorare ogni giorno e che ha imparato a scrivere storie che riescono a toccare il cuore del lettore.



- Hai trattato diversi generi letterari... Scelta dettata dal mercato? Quanto può condizionare?

In passato ho sempre scritto senza cercare di adeguarmi al mercato editoriale e per anni i miei romanzi sono stati rifiutati. Oltre alle storie d’amore scrivevo romanzi surreali, di fantascienza e noir. Con l’avvento del digitale molte porte si sono aperte e oggi la distanza tra editore e autore è diminuita. È molto più facile trovare una CE in linea con quello che ami scrivere. In autunno un mio romanzo surreale scritto una decina di anni fa e perfezionato nel tempo verrà finalmente pubblicato con il mio vero nome. Penso che bisogna sempre scrivere ciò che si ama e si conosce. Se si sceglie di adeguarsi al mercato editoriale si corre il rischio di non scrivere con il cuore. E la scrittura dovrebbe essere passione.



- Perché la gente dovrebbe comprare i tuoi libri?

Preferirei che i lettori scegliessero da soli i miei libri senza che io debba spiegargli perché dovrebbero farlo! L’importante è che, se decidono di leggere un mio libro, siano in cerca di emozioni e di storie diverse dal solito.



- Faresti mai compromessi per arrivare al successo?

Tipo patto col diavolo? No grazie. La mia anima non vale il mio successo. (Nel caso il diavolo avesse le sembianze di Bradley Cooper potrei facilmente cambiare idea.)



- Il tuo sogno nel cassetto.

Più che un sogno nel cassetto ho un cassetto pieno di sogni, che piano piano si stanno avverando.



- Parlaci del tuo ultimo lavoro.

Si tratta di una commedia romantica degli equivoci intitolata “Amore a seconda (s)vista” che parla della ricerca dell’anima gemella. Ho avuto qualche dubbio dopo la stesura di questo romanzo perché trattandosi di una storia ironica non ero in grado di capire se riuscivo a far sorridere il lettore. Ora che si avvicina la data di uscita, da una parte sono timorosa e dall’altra sono curiosa di vedere se sono riuscita nel mio intento.



- Progetti per il futuro?

Ho tre storie in cantiere che spero di finire entro l’anno. Una di queste è particolarmente impegnativa perché il protagonista è Lord Byron, il poeta maledetto, e mi sto documentando il più possibile per rendere il personaggio reale, anche se la storia si svolgerà in un futuro lontano e il contesto originario non sarà rilevante.




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