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giovedì 27 settembre 2018

"B&W SOULS" di Emma Lee Bennet




In uscita in tutte le librerie "B&W Souls" il nuovo libro di Emma Lee Bennet, edito Edizioni La Zattera. Un grosso in bocca al lupo all'autrice da parte di tutti noi 😊





Titolo: B&W Souls
Autore: Emme Lee Bennet
Genere: Romance thriller con sfumature noir

Casa editrice: Edizioni La Zattera

Disponibile in formato cartaceo
a breve anche in ebook







TRAMA:

Alexander Archer, proprietario della AA Enterprises Corp., è un potente uomo d’affari dal carattere spigoloso, segnato da un passato difficile. Laila, figlia del famoso pittore Samuel Lee Cole, ex uomo d’affari e proprietario della Cole Company Inc, compagnia sull’orlo del fallimento, è tormentata dai traumi di un rapporto infelice. Si incontreranno per lavoro, ma la loro affinità spirituale e l’immediata attrazione fisica dipingeranno scenari sconvolgenti ricchi di colpi di scena. Fa da sfondo una New York contemporanea che vede anche gli altri protagonisti muoversi nella metropoli che non dorme mai. 




BIOGRAFIA:

Emma Lee Bennett è italiana e ha iniziato a scrivere per caso, dopo anni di letture. La sua prima opera è “Il Duca”, trilogia appartenente a The Northcliff Series, che ha venduto oltre 17.000 ebook e ha procurato all’autrice un consenso di pubblico notevole e migliaia di contatti di lettrici affettuose. I romanzi successivi sono “Il condominio della signora Lia” e “La strada per Hopeful Ranch”, altrettanto amati per il modo in cui l’autrice arriva al cuore del lettore. 




DICE L'AUTRICE: 

Le lettrici conosceranno Alexander Archer tramite la pagina che lui aprirà, perchè, se è vero che ho avuto ispirazione dal cattivo di THE FALL, è altrettanto vero che un'amica mi ha fatto conoscere un uomo dalla patologia simile a quella di ALEX. Lui, quell'uomo, si rivelato disponibile a parlare con le lettrici, ovviamente in anonimato

  





BREVE ESTRATTO:


8 Agosto 2016

La verità rende liberi.
Forse.
Non sempre.
Non quando ti fa star male, perché in quel caso pensi solo al tuo disagio e non al senso di libertà.
La verità è che devo andare all’appuntamento con il Consiglio d’amministrazione della AA Enterprises Corp. per tentare in tutti i modi di vendere i pochi dipinti di mio padre, vestigia di un periodo florido in cui dipingeva ancora.
Detta così sembra passata un'eternità, invece sono solo due anni. L'ultima sua opera, intendo l'ultima eseguita totalmente in autonomia, senza il mio aiuto, è stata quella regalata a mia sorella Madeline per il suo matrimonio.
La verità è che vestirmi così per adempiere l'incarico di curatrice delle questioni artistiche e sociali del mio famoso padre, Samuel Lee Cole, mi fa essere la donna che non sono. Eppure continuo a farlo da due lunghissimi anni. Preferirei un jeans e una maglietta, ma indosso tailleur severi per tenere alla larga gli uomini.
La verità, inoltre, è che so di non avere altra scelta se voglio permettere alla Cole Company Inc., l’azienda della mia famiglia, di sopravvivere al tracollo finanziario verso cui si sta avviando. Per motivi che ancora non sono chiari, ci tengo a precisarlo.
La verità è anche che sopprimo la mia passione per la pittura celando il fatto che dipingo fin da ragazzina. Non qualche spruzzo di tinta su una tela. Dipinti veri e propri che mio padre ha sempre definito opere d’arte più belle e moderne delle sue. Io però non ho un nome che richiama acquirenti facoltosi, sono solo la figlia del pittore Sam Cole, e le mie creazioni non frutterebbero abbastanza per salvare la baracca. Devo tacere e fingere che non mi importi nulla, mentre il mio cuore piange per le possibilità che mi sono negate.
A conti fatti, la verità non mi rende affatto libera. 
O forse non me ne accorgo. 
Mi sento prigioniera. Più mi guardo allo specchio, più mi sento invasa da un crudele senso di ineluttabilità. Qualcosa sta per cambiare nella mia vita, lo so.
Mi rincuora solo il sostegno che ho dai miei amici, Macie e Gerry, sempre e incondizionatamente. Convivo con loro da poco dopo il matrimonio di mia sorella Madeline e Noah.
Le mie sorelle mi definiscono conciliante verso il prossimo. E dicono che le persone ne approfittano. Loro e papà mi hanno affibbiato il nomignolo di anima bianca.
È più forte di me. Non so dire di no. Sono troppo buona. Avrei dovuto ribellarmi a tutto questo, ma non sono stata capace. E se oggi sono qui, in fin dei conti è per colpa mia.
Non so voler male, neanche a chi mi preclude un futuro, neanche a chi mi ha fatto soffrire, come Kevin.
Una ciocca biondissima fuori posto cattura la mia attenzione e desta il mio disappunto. La caccio dietro l'orecchio, assicurandomi che il nodo in cui ho stretto i capelli regga almeno fino alla fine dell’appuntamento-tortura a cui sto per sottopormi volontariamente.






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