giovedì 1 ottobre 2020

RECENSIONE "UN TÈ CON MR DARCY" di Silvia Casini, Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua

 

Recensione per "Un tè con Mr Darcy" di Silvia Casini, Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua, edito Edizioni Ultra. A cura di Manuela Ragni




Autori: Silvia Casini, Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua
Genere: Narrativa

Casa editrice: Edizioni Ultra 
Collana: Food District 

Disponibile in ebook a € 9,99
e in formato cartaceo a € 14,25



TRAMA:

Pizzi, merletti, balli ottocenteschi, tè al bergamotto e letture appassionate sono il vostro sogno proibito? Se la risposta è sì, avete tra le mani il ricettario giusto. Tra queste pagine troverete il fascino intramontabile del periodo della Reggenza, l’eleganza dell’epoca vittoriana e tutto il romanticismo di uno stile di vita dorato, fatto di conversazioni gar­bate, danze coinvolgenti, tazze fumanti, modi gentili da dandy, cavalleria e incontri conviviali. Cene, feste e tè sono sempre stati momenti chiave nei romanzi Regency. Un rito che ha avuto inizio nel 1662, quando in Inghilter­ra governava Cromwell, che, divenutone un grande estimatore in Olanda, importò il tè in patria. L’abitudine di berlo ben presto si tramutò in moda, e il tè diventò la bevanda nazionale inglese. Il rito pomeridiano delle cinque fu lanciato da Anne Mary Stanhope, duchessa di Bedford, nel 1840, in epoca vittoriana. Un viaggio nella storia del tè e soprattutto nel suo “gusto”, con tante ricette dolci e salate, consigli per organizzare veri tea party, ma anche indicazioni di costume e di galateo. Uno strumento perfetto per trasformare un momento di relax in una vera esperienza, imperdibile se avete una natura romantica, se amate l’idea di condividere con gli amici del raffinato tè all’in­glese. Per fare un salto indietro nel tempo in un sorso.



Attenzione! Attenzione! Attenzione! Non leggetelo se avete fame! In questo libro le autrici Silvia Casini e Raffaella Fenoglio e l'autore Franscesco Pasqua ci accompagnano in un viaggio di scoperta nei tea party inglesi. Con una disanima storica accurata ma non pesante, raccontano di pellegrinaggi fatti per mangiare scone con crema di fragole più che per devozione, di lunghi pomeriggi con tazze in mano per le signore e sigari e brandy e tè forte per i gentiluomini.
Non c'è un argomento che non sia trattato con il massimo riguardo e attenzione, dal galateo da tenere nel caso si sia invitati a un tea party seduti o in piedi - e quindi più informale: anche Csaba sarebbe fiera del nostro impeccabile comportamento. 
Interessante l'elenco dei diversi tipi di tè che sono solitamente bevuti e apprezzati. Ogni tipologia è accompagnata da una breve descrizione storica e di gusto, affinché si possa scegliere la propria miscela prediletta. Personalmente, amo il Darjeeling al gelsomino, il tè nero alle mandorle con infusione media e il tè verde giapponese tostato Hojicha, accompagnati da stuzzichini quali frutta secca, datteri e panini al salmone e crema alla soia. 
Le autrici e l'autore presentano poi una serie incredibile di idee e menu per permettere a chiunque di organizzare un tea party, un garden tea party o un bellissimo tea party di Natale, magari in alternativa al classico pranzo/cenone della vigilia. Le pietanze elencate mi suscitano una domanda: perché si dice che si mangia male in Inghilterra quando in realtà hanno tutti questi piatti deliziosi? E già mi vedo mentre, vestita con eleganza raffinata, servo i miei ospiti versando l'acqua calda nella teiera bombata e lasciando in infusione le mie foglie predilette. 
Complimenti alle autrici e all'autore per la scrittura interessante, lo stile leggero ma non per questo privo di approfondimenti e per la tematica che, personalmente, ho trovato adorabile. 
Nota: Al mio matrimonio feci un tea party pomeridiano, con quattro tipi di te (nero, verde e ai fiori di rosa e mandorla) con appunto dolci e frutta secca. Era un tè in piedi, in un parco, con tazzine bianche, tovagliolini in lino e frutta. Gli uomini avevano in più del brandy e dei sigari. Mi sono sentita così Jane Austen da commuovermi ancora oggi, e in queste pagine ho trovato la stessa emozione, al punto che sicuramente farò un tea party per Natale!



BREVE ESTRATTO:

Dite la verità: i pizzi, i merletti, i balli ottocenteschi, il tè al bergamotto e le letture appassionate sono il vostro sogno proibito? Se la risposta è sì, avete tra le mani il ricettario giusto. Tra queste goduriose pagine troverete il fascino intramontabile del periodo della Reggenza, l’eleganza dell’epoca vittoriana e tutto il romanticismo di uno stile di vita dorato, fatto di conversazioni garbate, danze coinvolgenti, tazze di tè fumanti, modi gentili da dandy, cavalleria e incontri conviviali. D’altronde, come ben saprete, nei romanzi Regency le storie si dipanano spesso intorno a momenti considerati importanti per l’alta società inglese come cene, feste e pomeriggi pigri e stuzzicanti, durante i quali i protagonisti sorseggiano tè, fanno conoscenze e incontrano potenziali amori. Gli impegni d’alto rango, infatti, erano quasi sempre legati al mondo culinario. Non mancavano mai rinfreschi, tavole imbandite, suggestivi eventi musicali, momenti di lettura e ricchi e golosi buffet. Di fatto, è in questo periodo che si diffonde la preparazione dei famosi pudding, i budini dolci e salati amati da grandi e piccini. E le signore adoravano agghindarsi con svolazzanti abiti in stile Impero, borsette in coulisse di seta e ventagli. A cosa serviva il ventaglio? A rinfrescarsi durante le pause tra una danza e l’altra, certo, ma poteva anche fungere da “arma erotica”, trasmettendo messaggi ai possibili pretendenti. Ad esempio, se lo si teneva aperto a metà e accostato alle labbra, significava “ti vorrei baciare”. E il rito del tè quando è iniziato? Nel 1662,re Carlo II sposò l’Infanta portoghese Caterina de Braganza. Mentre in Inghilterra governava Cromwell, lui si trovava in esilio a l’Aia, dove divenne un grande estimatore del tè, tanto da importarlo in patria. L’abitudine di berlo ben presto si tramutò da mera consuetudine a moda. Così il tè diventò la bevanda nazionale inglese, anche grazie alfatto che la bollitura rendeva igienicamente sicura l’acqua. In un primo momento, fu destinato al consumo serale, dopo cena, poi venne aggiunto al menù della colazione. Poco a poco, divenne la bevanda che accompagnava le chiacchiere nelle visite del pomeriggio o nella tarda mattinata. Il più diffuso era il Darjeeling indiano, mentre le prime tazze, ispirate ai modelli cinesi, non prevedevano né manico, né piattino. Ci volle qualche anno perché le porcellane inglesi acquisissero una forma ben delineata e si dotassero del manico per una migliore presa e del piattino per permettere l’appoggio durante la consumazione della bevanda nei salotti. Anche le teiere, che in un primo momento emulavano la forma allungata di quelle orientali, con l’andare del tempo assunsero la classica forma bombata che conosciamo oggi. Il tè veniva consumato preferibilmente zuccherato e con un goccio di latte: i limoni erano importati da paesi caldi e non sempre erano disponibili. L’infusione avveniva nella teiera: si utilizzavano le foglie intere, che poi venivano filtrate. Tuttavia, il famoso tè pomeridiano delle cinque non appartiene alla cultura Regency: a lanciare la moda fu Anne Mary Stanhope, duchessa di Bedford, nel 1840, in epoca vittoriana. Visto il progressivo spostamento dell’orario della cena, la duchessa, durante un soggiorno presso il castello di Belvoir, prese l’abitudine di consumare ogni pomeriggio un piccolo pasto accompagnato da tè. Così, quando le sue amiche cominciarono a seguire il suo esempio o a farle compagnia durante queste pause conviviali, gli spuntinisi arricchirono ulteriormente (panini, sandwich, biscotti, torte, muffin, dolci secchi). L’abitudine si diffuse nei salotti benestanti, e quando la duchessa, rientrata a Londra, decise di far seguire una passeggiata al tè pomeridiano, si arrivarono a organizzare dei veri e propri tea time all’aperto, soprattutto nei giardini. Nacque così la moda della passeggiata pomeridiana a Hyde Park, che seguiva immancabilmente il piccolo rinfresco o ne faceva parte.
Addirittura, luoghi come Vauxallsi attrezzarono per diventare dei tea garden, offrendo tutto il necessario per accomodarsi e prendere il tè in santa pace. L’etichetta prevedeva che l’acqua venisse fatta riscaldare in un bollitore e poi passata nella teiera, veniva fatta girare per intiepidirla e versata di nuovo nel bollitore per essere scaldata ancora. Nel frattempo il tè in foglie veniva messo nella teiera, nella misura di un cucchiaino per ogni commensale e uno perla teiera stessa, che una volta riempita d’acqua veniva mantenuta calda con una copertina speciale per diversi minuti. L’infuso veniva poi filtrato sopra la tazza con un apposito colino. Il rito del tè vittoriano prevedeva anche altre regole: ad esempio, il piattino doveva essere sempre appoggiato sul tavolo o sulle ginocchia, e la tazza avvicinata alla bocca per bere a ogni sorso, per poi essere appoggiata di nuovo sul piattino. Il tavolo che accoglieva la teiera e le tazze doveva anche ospitare i piattini con i biscotti secchi e il burro, il pane e marmellata, nonché le varie pietanze salate, come il prosciutto e il formaggio, o altre bevande (limonata e cioccolata). Tuttavia, se servire cioccolata e tè con la panna era stato un gran successo in epoca georgiana, fu bollato come gesto frivolo e rude nel periodo Regency. D’altronde, durante la Reggenza era anche poco elegante mangiare troppi biscotti o dolcetti. Insomma, ingerire troppo zucchero non era visto di buon occhio. Le tazzine dovevano essere tutte uguali e intonate alla teiera. Di conseguenza, occorreva pianificare con grande anticipo gli ospiti da invitare al tè, perché non si verificassero spiacevoli disguidi. Oggi bere tè è considerato un momento di puro relax. Quindi, se avete una natura romantica, se amate l’idea di condividere con gli amici del raffinato tè all’inglese, seguite le accattivanti ricette contenute in questo manuale, così, tra una chiacchiera e l’altra, tra uno scone e l’altro, riuscirete a fare un tuffo nel passato e a sentirvi dei veri viaggiatori nel tempo.
 





 
Silvia Casini. Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere, ha ricoperto il ruolo di project manager presso l’Istituto Internazionale per il Cinema e l’Audiovisivo dei Paesi Latini di Gillo Pontecorvo e Sandro Silvestri. Si è occupata di relazioni internazionali e della pro­mozione dei film italiani all’estero. Fra i suoi libri ricordiamo Il gusto speziato dell’amore (Leggeditore, 2018) e L’astro narrante (Fanucci, 2019).
 

Raffaella Fenoglio. Autrice del foodblog Tre Civette sul Comò e appassionata di letteratura per ragazzi, ha pubblicato fra gli altri Indice glicemico (Gribaudo, 2018) e Gala Cox e i misteri del viaggio nel tempo (Fanucci, 2014).
 

Francesco Pasqua. Autore e sceneggiatore, ha scritto Soltanto uno scherzo, interpretato da Maurizio Crozza e Countdown, interpretato da Carla Signoris e Ambra Angiolini, entrambi per la regia di Max Croci. Nel 2018 ha curato in qualità di story editor il film Copperman, per la regia di Eros Puglielli. Ha pubblicato il romanzo Fuoritempo (Porto Seguro, 2020). 


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