domenica 13 marzo 2022

RECENSIONE "LA LEGGENDA DI MEZZAFACCIA" di Cinzia Fabretti

 

Silvia Iside ha letto per noi "La leggenda di Mezzafaccia" dell'autrice 
Cinzia Fabretti, edito Brè Edizioni. 



Autore: Cinzia Fabretti  

Genere: Narrativa - avventura 

Casa editrice: Brè Edizioni

Disponibile in ebook a € 3,99
E in formato cartaceo a € 12,35

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TRAMA: 

La sopravvivenza di una tribù di cacciatori-raccoglitori viene minacciata da una spedizione di feroci predoni a caccia di schiavi. Qualcuno interviene però ad aiutare Uluin e i suoi, dando l’allarme e aiutando un gruppo di bambini a sfuggire all'attacco in corso: si tratta di Mezzafaccia, uno sconosciuto che la tribù ha soprannominato lo spirito della foresta. Libero e insofferente a ogni vincolo, si è trovato coinvolto suo malgrado. Mezzafaccia è in realtà una giovane donna che ha vissuto la distruzione del proprio villaggio, la prigionia e lo stupro. Dopo una fortunosa fuga, è diventata una creatura selvaggia, muta e solitaria, che dell'umanità ha rinnegato tutto. Quando gli stessi predoni che sconvolsero la sua vita tornano a razziare quelle terre, però, non riesce a rimanere estranea alla tragedia dei bambini e per nasconderli e occuparsi di loro si costringerà a parlare e a tornare un essere umano. Terrà comunque segreta la sua storia sin quasi alla fine del libro, intenzionata a tornare appena possibile alla sua solitudine. Ma restituiti i bambini ai genitori, il ruolo di Mezzafaccia non è ancora esaurito: un predone è stato catturato, e su di lui si concentra il desiderio di vendetta della tribù. Nonostante ciò che ha subito nell’adolescenza, Mezzafaccia è stanca di guerra e di odio, e ottiene di farlo graziare in virtù della sua giovinezza. Scelta che avrà una conseguenza benefica per tutti.
Uluin, giovane capo della tribù e padre di uno dei bambini, spinto dal debito di gratitudine e conquistato dal coraggio e dalla determinazione di Mezzafaccia, riuscirà infine a forzare i suoi ricordi, inducendola a fidarsi ancora e a tornare a vivere tra la gente. 



Classificato come fantasy epico, in realtà oltre all’ambientazione appartenente alla fantasia, è una storia abbastanza reale.
Mezzafaccia è la figlia di un cacciatore e di una straniera che nella vita del padre è stata la donna amata totalmente: Una, unica, per tutta la vita.
Le prime pagine sono dedicate al rapporto padre-figlia e figlia-comunità.
Il padre la rifiuta, la tiene in disparte rispetto ai fratelli e la comunità non è l’habitat perfetto della ragazza che fa un paragone con la propria madre:

Lei, perché capiva poco di quel che pensavano e dicevano. Io, perché capisco troppo di quel che pensano e bisbigliano.

Si riferisce al fatto che la genitrice non condivideva la lingua con la comunità del marito. 
Più avanti il loro rapporto si scalda, ma la descrizione dei fatti che li portano a riunirsi è sublime.
Come lo sono le rappresentazioni della natura in un mondo non proprio pacifico come sembra… 

Rosseggia come se i miei sentimenti, più che la stagione, tingessero le foglie di sangue.

Mezzafaccia avrà un incontro singolare con un orso e poi con un uomo… e ha tempo di rimuginare su alcune cose: 

Quanto poco sia affidabile l’istinto umano, quanto sia facile preda di risentimenti sciocchi, come quello che ho provato nel sentirmi chiamare così. Mi sono controllata…

È un essere estremamente moderato in effetti, è anche molto schiva e si sorprende di se stessa quando a causa di una disgrazia s’incarica di badare ad alcuni bambini. 
Uluin, l’uomo (uomo-lupo), che riveste un ruolo abbastanza importante per lei dopo il loro incontro, prende l’abitudine di farle dei regali e la scena in cui si reca nella sua tana per scoprire che ne conserva uno appeso alla parete è particolarmente emozionale. Trovo che Cinzia riuscirebbe bene anche in molti altri generi, sentimentale compreso.
C’è qualche perla filosofica in questo testo: 

Di vita in vita fino all’uomo, che se supera con onore e dignità il suo tempo si libera infine della carne mortale. Diventa spirito, e trova pace.

Ci sono molte disavventure e istanti di dolore nella narrazione: Non avrò ricordi dolci, ma rimorsi, rimorsi amari, ma vi invito a leggerlo. Ne vale davvero la pena.  


1 commento:

  1. Che bella analisi! Sono davvero grata alle curatrici del blog e a Silvia Iside che ha letto il libro con tanta attenta cura. Grazie, e ancora grazie!

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