venerdì 4 febbraio 2022

RECENSIONE "INVITO A CENA CON IMPREVISTO" di Claudio Ceriani

 

Buon pomeriggio amici lettori!
Laura Altamura si è dedicata alla lettura del romanzo "Invito a cena con imprevisto" dell'autore Claudio Ceriani, edito Brè Edizioni.



Autore: Claudio Ceriani

Genere: Racconti thriller

Casa editriceBrè Edizioni

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 12,00

Contatto autoreClaudio Ceriani



TRAMA:

La buona cucina è da sempre sinonimo di convivialità. Ci si ritrova davanti a piatti gustosi anche per divertirsi, per scambiare opinioni, per fare annunci importanti o semplicemente per stare insieme. Ed è proprio quello che, almeno all’apparenza, capita in questi racconti. Un potente clan di Narcos messicani si riunisce a tavola per celebrare una insidiosa alleanza; alcuni amici si scambiano confidenze tra le mura domestiche mentre mangiano e bevono; un agente investigativo svolge delle indagini sulle persone sedute a tavola insieme a lui e, per finire, alcuni uomini si ritrovano al ristorante per commemorare un loro amico scomparso. Le pietanze scorrono davanti ai commensali, i bicchieri si svuotano e vengono riempiti di nuovo, tutto sembra procedere per il meglio, quando l’imprevisto fa la propria irruzione sulla scena, scompagina i piani e preludendo a eventi spiazzanti che travolgeranno i commensali. Le quattro tavolate divengono in tal modo un unico palcoscenico per altrettanti drammi ilari, nei quali l’eccentricità, anche erotica, si accompagna alla morte, ombra silenziosa, ma vigile di un’umanità ridotta ai minimi termini e destinata a venire sepolta dall’eco di una macabra risata. 



Invito a cena con imprevisto è una raccolta di quattro racconti che vertono su un incontro a cena dal quale partono e si incastrano situazioni drammatiche e di morte.
I contesti sono variegati e ciò dimostra chiaramente che la malvagità non ha tempo o luogo precisi.
Nel primo, ad esempio, il tema è la violenza di un potentissimo clan di narcotrafficanti che conduce una lotta all’ultimo sangue e finisce per distruggersi.
Tutto comincia durante un banchetto nella villa della cosca dei Canedo, un lauto pasto che doveva unire, rinsaldare il gruppo nella lotta contro i loro storici nemici, eppure un imprevisto innesca una serie di reazioni a catena in una spirale di morti e violenze.
Un racconto che, fra i vari personaggi ha delle donne, in qualche caso lascive e sfruttatrici, in altri casi dure e manipolatrici come Marisa, capo clan al posto dei due fratelli deboli e gaudenti.
Parimenti si intravede come il potere sia una cosa effimera, legato alla caducità del corpo e ciò è espresso dal vecchio padre, ex capo clan ormai ridotto sulla sedia a rotelle e capace di comunicare solo attraverso uno sguardo.
Da boss è diventato un soggetto da accudire, ed è fortemente manipolato da sua figlia, che lo imbocca, ci parla come fosse un bambino e intanto ordisce e comanda.
Il tutto si incastra in una cornice di colpi di scena, attrazioni fatali e malate con un erotismo esasperato, perverso, a tratti quasi grottesco.
Violenze, smembramenti di cadavere (c’è una macchina per tritare i corpi) pistole nelle borsette, omicidi a sangue freddo e doppio gioco sono alcuni degli ingredienti amarissimi di una storia in cui l’umanità è persa e disperata e annega in un urlo che è a metà strada tra un ghigno e una risata; una solitudine profonda quella di chi non può fidarsi di nessuno nemmeno della parte oscura di se stesso.
Nel secondo racconto un gruppo di uomini dividono la tavola. Sono registi, blogger, lavorano nell’ambito dello spettacolo e chiacchierano di donne, sesso e divertenti rapporti a tre, ridono, criticano le cosiddette donne faliche, scambiando battute sulle donne giuste per divertirsi in una atmosfera pesantemente goliardica e sessista.
Renato, il macellaio, ascolta e fuma in disparte mentre tutti sono presi da quella che l'autore definisce effervescenza etilica.
Davide ha iniziato a scrivere un nuovo romanzo, una lectio magistralis sul sesso, e si fa grande con le sue esperienze.
Riccardo riceve una chiamata, una danzatrice del ventre lo aspetta, è una artista magrebina per una intervista o, spera l’uomo, non solo quella.
Ciascuno riprende la sua strada e la propria vita che, dietro l’aria da gradassi e insaziabili amatori, nasconde una vuotezza di contenuti e qualche segreto.
Anche in questo caso lo schema è l’innescarsi di fatti dopo quell’incontro davanti a una tavola.
Sesso, cocaina, dipendenze perverse, spettacoli estremi di gladiatrici sexy, disperazione e scene drasticamente comiche.
Gli eventi si incastrano, fra incontri estremi, carabinieri e test antidroga, una paziente psichiatrica con brutti vizietti. Una assenza di valori, una caduta nel vuoto.
Violenza follia e disperazione sono serviti sul piatto.
Il terzo racconto è ambientato nel 1922, ed anche qui abbiamo cibo e apparente convivialità, una sala addobbata a festa nella villa del barone, morto due settimane prima.
Fra lusso e porcellana, è stata invitata la crème de le crème londinese, è una cena con l’etichetta, ma con personaggi grotteschi.
Banchieri del regno, un detective, una francese, una medium, una coppia di belli invidiati da tutti, mentre Mr Peacock investiga ed esamina gli elementi probanti.
Tutti avevano avuti screzi con quel laido individuo, implicazioni in ricatti annotati in un diario, un volumetto in pelle nera in cui il barone appuntava, facendo nomi e cognomi, altarini e debolezze di coloro che frequentavano la sua cerchia, dal famoso banchiere alla veggente, invischiata in loschi affari. C’è chi ha raggirato una parente, drogandola, insomma tutti incarnano atteggiamenti ambigui e truffaldini, che con quel diario vengono a galla, come se si fosse scoperchiata una fogna.
Niente è come sembra, potrebbe sembrare una massima adeguata per questo racconto.
Il quarto comincia con un funerale, dopo il quale un gruppo di conoscenti va a cenare nel ristorante di uno di loro, chiuso al pubblico per quel giorno, ma aperto per commemorare il defunto amico.
Il vino lacryma christi si intona perfettamente alla situazione.
I commensali parlano di film girati in passato e di quello che succedeva tra un ciak e l'altro, cortometraggi ambigui con accuse di sedizione e sabotaggio.
Dei cinesi intanto lavorano al piano superiore facendo grandi rumori.
Anche qui arriverà un imprevisto, qualcosa di non calcolato e decisivo.
In tutti i racconti, il leit motiv è la disperazione dell’uomo, la sua voglia di farsi grande ostentando ricchezza e prodezze sessuali, ma in fin dei conti ciascuno è chiuso nella sua piccolezza.
Le tavole sono un palcoscenico dove si mettono a nudo brutalità inaudite, perversioni e segreti bislacchi.
La violenza è uno strumento per apparire e i personaggi sono, prima di tutto, vittime di loro stessi, di un io prepotente e problematico.
Chiudo citando Nietzsche: il peggior nemico che puoi incontrare, sarai sempre tu per te stesso. 


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