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venerdì 2 giugno 2017

"IL DONO" di Irene Catocci


Buongiorno follower! Buona Festa Della Repubblica 😊
Un grosso in bocca al lupo a Irene Catocci che pubblica il suo primo libro. 
Galeotto fu... il supermercato... 😂😂 Sembrerà strano ma, come andrete a leggere nella presentazione,  l'ispirazione per questa storia è arrivata durante un momento di vita quotidiana... la spesa 😃








Titolo: Il dono
Autore: Irene Catocci

Disponibile in ebook a € 0,99

Pagina autore: Il Dono Di Irene Catocci 





TRAMA:


Cassandra è una ragazza emotivamente bulimica, tiene a distanza per paura di soffrire, di essere abbandonata nuovamente.
La sua vita è in stallo, ferma a dieci anni prima, quando in un incidente stradale perdono la vita i suoi genitori.
Da quel momento, tutta la sua vita è cambiata, l'età dell'innocenza è stata strappata via, al suo posto ne è rimasto solo un guscio vuoto. Il suo unico amico è Damiano, ed insieme lavorano in un maneggio a Dicomano, un paesino nel bel mezzo della campagna fiorentina.
L'incontro con Gabriele, un ragazzo paraplegico, mette in discussione tutte le sue certezze. Da quel momento tutto sembra possibile, l'amore, una vita diversa e ricominciare a credere in un qualcosa di superiore, ad un futuro che si era preclusa tanto tempo fa.
Questa è la storia di Cassandra e Gabriele e del loro legame benedetto dal destino, una storia semplice, sui valori importanti della vita, sull'accettazione delle diversità e sull'amore, come unico “dono” da vivere pienamente e senza vergogna. 



DICE L'AUTRICE:


Il dono, è il mio primo romanzo. Ho sempre letto tanto, sono una lettrice onnivora e molto curiosa. Il mio primo mestiere è la mamma e moglie, poi dipingo cavalli, la mia passione più intima e viscerale.

Questo romanzo, nasce dalla voglia di raccontare una bella storia, dove l'amore trionfa sulle difficoltà e sugli incidenti di percorso che la vita ti mette davanti. Nasce tutto per caso, in un luogo che non penseresti mai fonte di ispirazione, il supermercato. I miei occhi, si sono soffermati su di una scena, e il mio cuore ha sentito un richiamo. Un ragazzo paraplegico, e devo dire bellissimo, sorrideva ad una ragazza inginocchiata davanti a lui, che gli scostava i capelli dal viso. Ecco, in quel momento, dentro di me è nata la voglia di raccontarla quella storia, sono tornata a casa posseduta dalla smania di scrivere, perché era una storia che avrei voluto leggere e allora ho detto: perché no, me la scrivo.
All'interno del romanzo, c'è anche un'altra tematica a cui tengo particolarmente, l'omosessualità. 



BREVI ESTRATTI:

Mi rigiro nel letto e sfioro la sua gamba con la mia. Immobile. Potrei fargli un pizzicotto e non sentirebbe niente, neanche fastidio. Mi accosto più vicina a lui e lo avvolgo con il mio corpo. Gira la testa leggermente verso di me e continua a dormire. Nell'oscurità riesco a distinguere i contorni del suo viso, le spalle, la fisicità sotto le lenzuola. È un uomo bellissimo, di una bellezza aggraziata. Ed è mio. Il futuro un po' mi spaventa, il non sapere l'ostacolo dietro l'angolo, la sensazione di impotenza che trovo in certe situazioni.
Lo osservo attentamente, come a memorizzare ogni parte di lui. I capelli troppo lunghi che gli ricadono sempre sugli occhi, il viso ovale, ma mascolino. La bocca carnosa, socchiusa in un respiro leggero.
Il divino Apollo non può essere più bello di lui.  



                                                                                                                                               
Entro nella sala lettura e lo vedo seduto nel solito tavolo di ieri. Mi avvicino e mi siedo davanti a lui. Solleva gli occhi dal testo e il viso gli si illumina, gli occhi gli ridono più delle labbra. Mi sento improvvisamente felice, il cuore leggero e mille farfalle nello stomaco. Mi ritrovo a ricambiare il suo sorriso. Finalmente comprendo questa sensazione di euforia mista a panico, che ho sempre sentito decantare. Credevo di esserne immune, mi sbagliavo.
Cuore, ma a cosa pensi? Datti una calmata, per l'amor di Dio, non è la persona adatta a tali ragionamenti, no, no e poi no.
«Cassandra! Sei venuta. Non ci speravo sai.»
Mi incastro meglio nella sedia, accavallo le gambe e inizio a farfugliare. «Beh... dovevo andare... ecco... sono qui adesso.» Butto fuori l'aria che ho trattenuto, ho un mancamento. Respira Cassandra, respiri lenti e profondi.
«Ti senti bene?» mi chiede preoccupato Gabriele. Con sguardo accigliato si avvicina e mi poggia la mano sulla fronte.
«Sei accaldata, stai sudando.» Sento una scossa nel punto dove mi ha toccata, ha la mano fresca, mi dà sollievo.
«Sarà il cambio di temperatura, fuori è freddo. Qui dentro invece è caldo», dico sventolandomi con la mano. Caldo in tutti i sensi. Mi tolgo la giacca e la sistemo sulla sedia alle mie spalle. Iniziamo a leggere, o meglio, lui legge, io ho la concentrazione di un neonato. Mi incanto a vedere il suo viso, assorto e concentrato. Ogni tanto si morde un unghia, solleva un sopracciglio con un sorriso, sbuffa e subito dopo è totalmente serio. Guarda nello zaino e prende un quaderno. Scrive qualcosa sopra e ha una scrittura molto bella, lineare, non come mi aspettavo. Insomma, i professori sono famosi per avere la scrittura orribile, come i medici, che ti fanno impazzire ogni volta che devi decifrare una ricetta o una annotazione scolastica. Lui invece no, ha una grafia minuta ma precisa, tondeggiante, ed è mancino. Solleva il viso e interrompe la scrittura.
«Beccata», dice con un sorriso radioso, che gli illumina tutto il viso.
«Affondata...», dico a bassa voce.
Mi sento in imbarazzo, lui sta preparando il suo lavoro, mentre io sono una guardona, che non ha letto neanche mezza pagina.
«Adesso mi eclisso e … insomma...torna a fare quello che stavi facendo», dico gesticolando con le mani per aria.
Ride e continua a leggere. «Almeno gira pagina.» Mi guarda un secondo e mi sento andare le orecchie a fuoco. Biascico tre parole senza senso e finalmente per la gioia di tutti, me ne sto zitta. Rimaniamo così per un’oretta, poi lo sento che si stiracchia le braccia e inizia a massaggiarsi il collo. Sono ipnotizzata, vorrei essere la sua mano che si accarezza. Per tutto il tempo ho girato le pagine senza aver letto praticamente niente, un automa con il cervello fuso. E la cosa sconvolgente è che io non voglio provare queste cose per lui, sì ok, appena visto al locale ho sentito gli angeli scampanellare prosperità e fertilità, ma adesso no, la vedo troppo complicata, e solo io so quanto invece ho bisogno di cose lineari. 






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