mercoledì 7 luglio 2021

RECENSIONE "BLUES PER I NATI SENZA UN CUORE" di Ferdinando Salamino

 

dell'autore Ferdinando Salamino, edito Golem Edizioni.
A cura di S.I.



Autore: Ferdinando Salamino

Genere: Noir/Thriller

Casa editriceGolem Edizioni

Disponibile in ebook a € 7,99
E in formato cartaceo a € 15,20 

Contatto autoreFerdinando Salamino


Quando il noto uomo d’affari e filantropo Rodolfo Serrani viene assassinato e la donna che ama è accusata dell’omicidio, per l’ex agente della Hate Crimes Division Michele Sabella è ora di tornare a casa.
In una Milano irriconoscibile che sembra chiudersi su di lui come una trappola, Michele intraprende una corsa contro il tempo alla ricerca di una verità rimasta sepolta per dieci anni.
Chi sono i soci senza nome con cui Serrani era in affari?
E perché Elena è determinata a dichiararsi colpevole?
I demoni del passato esigono una drammatica resa dei conti e nuovi nemici si preparano a colpire mentre, tra menzogne e false piste, gli indizi convergono verso un piccolo villaggio immerso nella campagna dove i bambini sorridono sempre e gli adulti nascondono segreti.
A pochi giorni dal Natale, la neve si tinge di sangue innocente e Michele scopre di non essere più il cacciatore, ma la preda. 

Anche in questo ultimo volume, Salamino è riuscito a mettere su una trama perversa, in cui la notte palpita davanti agli occhi di Michele Sabella come un cuore impazzito e con lui gioca come un gatto col topo spingendolo sull’orlo della sua follia. Non sa mai se sta agendo bene inseguendo le sue paranoie ma del resto, riportando le parole dell’autore: in base a cosa possiamo stabilire ciò che è giusto, lecito, in un contesto di totale follia?
Forse dei tre questo è quello in cui si elargisce il maggior numero di dettagli su sevizie, mortificazioni e quanto altro viene subito dai personaggi, ma la trovo una scelta azzeccata dato che deve essere la chiusura della trilogia, il suo apice, un traguardo.
In queste pagine di occhi trasparenti come veli e zigrinature di bicchieri che rifrangono la luce, si racconta la realtà a rovescio dell’alpinista che ama la montagna che non riuscirà mai a scalare ma per la quale non smette di allenarsi e sacrificarsi. Un po’ come il povero Michele ama Elena e la giustizia.
Si racconta l’animo umano nella sua accezione peggiore: un opale: liscia e traslucida e l’amore fisico è sempre esaltato senza volgarità da uno stile unico:

Gocce d’acqua le scendono dai capelli e formano rivoli che le corrono sulle spalle nude e lungo la linea del collo affusolato.

È tutto ambientato a Milano, città che nasconde tanti segreti, la malavita non è solo del sud e qui ce n’è una pulita, più organizzata che mai, capace, precisa, rapace. 
Quella che si porta via i reni dei bambini e lascia cadaveri in bella vista, apposta perché vengano trovati. Coltiva l’arte dell’omicidio come qualsiasi altra, un morto può diventare una scultura o un dipinto.
Dei tre romanzi questo è quello che porta il titolo più bello e la metafora migliore, più efficace, che lascia con un sorriso di stupore: corpi fatti a pezzi e lasciati scivolare dalla chiglia di uno scafo, sotto un cielo di stelle mute.
Le stelle non parlano, ma i reati sì. 


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