mercoledì 2 febbraio 2022

RECENSIONE "UN DOTTORE PER TRE" di Martina Tognon

 

Un'altra bella recensione per "Un Dottore Per Tre" dell'autrice Martina Tognon. 
A cura di Daniela Colaiacomo.





Autore: Martina Tognon

Genere: Romance MM - Non Erotico

Disponibile in ebook a € 2,99
E in formato cartaceo a € 12,99 o € 16,99

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TRAMA:

Alessandro è un pediatra, favoloso in tutti i sensi, non solo professionali.
La sua vita lo è molto meno.
Single per forza, dato che è così difficile trovare un uomo che corrisponda alla sua speciale lista di richieste
La principale?
Deve capire e accettare la differenza tra lavoro e vocazione.
Carlo è un carabiniere che ha dovuto rivoluzionare il suo mondo per prendersi cura dei nipoti.
La sua vita è un caos assoluto.
Single perché nessuno sopporta di vivere nell’ombra e lui non è pronto a camminare nel sole, ma c’è dell’altro.
Cosa?
Non ha mai trovato un uomo che gli facesse superare l’irrazionale paura di perdere il controllo.
Due maschi alfa?
No.
Due Uomini con la maiuscola che dovranno cercare il loro equilibrio se vorranno costruire insieme una vita del tutto incontrollata, caotica e irresistibilmente felice.  



Leggendo i libri di Martina Tognon ciò che più mi ha colpito è la sua attenta analisi delle dinamiche e delle problematiche legate alla famiglia, qualunque sia e in qualsiasi forma si presenti - compresa la sua visione fantascientifica in UnderSkin.
Questo libro non fa eccezione, e, in modo delicato - come in Un Moderno Lieto Fine secondo libro della serie Vita e Amori Moderni, con protagonisti Albert e suo marito Ken -, l'autrice racconta le paure e le emozioni che accompagnano l'affermazione del proprio orientamento sessuale, troppo spesso segnato dal rifiuto dei genitori. 
Personalmente credo che l'amore sia amore in qualunque forma si presenti, differenza di età e genere compresi, per cui quello che ho apprezzato maggiormente nella storia di Alessandro e Carlo, protagonisti di questo bel libro, sono l'empatia e i forti sentimenti che Martina, con la sua scrittura, riesce a trasmettere.
Alessandro Mario Alfieri, detto Atlante, è un affermato pediatra dal corpo imponente, molto attraente e, soprattutto, di rara sensibilità. 

La primavera non si era ancora fatta sentire e un brivido di freddo gli corse lungo la colonna vertebrale. In un moto istintivo si strinse nel camice, inutile gesto di protezione. La stoffa, per quanto fosse pesante cotone, non sarebbe servita a ripararlo dal freddo che aveva dentro.
Ogni volta che perdeva un suo paziente si sentiva uno sconfitto.
Perdere.
Che termine imbarazzante da usare per una cosa di tale importanza. Non si perde un paziente, è assurdo usare una parola che implica la possibilità di ritrovarlo. Molto meglio essere onesti.
Il paziente muore.
Stop.

Non essendo il tipo di persona che poteva restare per sempre nascosto, la sua sincerità e apertura non glielo avrebbero permesso, dal momento in cui ne ha preso coscienza, ha deciso di dichiarare la propria omosessualità ai genitori il giorno prima di partire per Bologna, dove avrebbe frequentato la facoltà di medicina: la loro reazione lo distrugge.

Il giorno dopo essere stato cacciato di casa, Alessandro era rimasto ore in piedi accanto alla recinzione che delimitava il giardino. Una pila di scatoloni era finita accanto al portone in silenziosa attesa e lui, che aveva previsto di partire ma di tornare presto, li guardava sconsolato senza sapere cosa farci.
La sorella Veronica era stata rinchiusa in camera, guardata a vista dai genitori e, purtroppo, quella lontananza sarebbe perdurata fino al compimento dei diciotto anni.
Con il cellulare stretto in mano e gli occhi fissi su tutto quello che era di sua proprietà in quel momento, era sceso a patti con il dolore sordo che lo lacerava. Difficile valutare cosa avrebbe dovuto tenere e cosa lasciare lì perché finisse in discarica, prelevato dal personale della locale nettezza urbana.
A diciannove anni tutto quello che si possiede non può che essere importante e insostituibile.
Si era sentito affranto e scoraggiato, ma il sentimento predominante in lui era rimasta a lungo la rabbia, verso sé stesso. In quei primi giorni gli era stato impossibile accettare di aver sbagliato, in modo così grossolano, nel giudicare i suoi genitori.

Piangere è roba da femminucce, gli era stato insegnato. Quello avrebbe dovuto essere un segnale importante. 

Il passare degli anni non ha ammorbidito l'atteggiamento dei genitori, che cambiano strada quando lo vedono, ma Alessandro ha una vita soddisfacente, è il primario del reparto pediatrico dell'ospedale in cui lavora ed è affiancato dall'amica d'infanzia Giulia Navigatore - la ragazzina che tanti anni prima, dopo il suo coming out, l'ha abbracciato sul marciapiede di fronte casa -, ora infermiera e caposala.
La morte di un piccolo paziente porta due carabinieri in ospedale: ad accompagnare l'amico Gianni Fasani è un nuovo brigadiere, bellissimo e molto alto, verso il quale Alex prova una subitanea attrazione.

Alessandro era rimasto senza fiato nel momento stesso in cui si era voltato per uscire dall’ascensore.
Quel carabiniere non lo aveva mai visto prima, altrimenti se lo sarebbe ricordato. Eccome! Una simile perfezione non poteva essere scordata.
Doveva essere alto quanto lui e parecchio in forma. Capelli scuri, occhi nocciola. Con quel colore di pelle sembrava quasi abbronzato, impossibile a febbraio.

Carlo Buongiovanni ha genitori molto anziani e una sorella molto più grande, Adelaide, dalla quale si è trasferito perché, in stato semi‑catatonico dalla morte del marito, non può occuparsi dei figli, Roberta, di dodici anni e mezzo, e Riccardo, di soli sei.
Sebbene Carlo, per correttezza, abbia confidato ai colleghi il suo diverso orientamento sessuale, non ha fatto altrettanto con i propri genitori per evitare di dare uno scossone alla loro vita che, essendo molto anziani, è nella fase finale. 
Le poche e limitate esperienze che ha avuto l'hanno reso molto cauto e diffidente, il confronto con il collega Gianni - Uno di quei rari uomini romantici, fino al punto da essere quasi eccessivi. -, con il quale sta instaurando una gratificante amicizia, lo aiuta a prendere consapevolezza di sé stesso.
Quando si arrende al sentimento che prova per Alessandro si dispone all'amore senza più alcuna remora.
Alex, avendo fatto da tempo coming out, dimostra una maggiore sicurezza nel rapportarsi con gli altri ma, come Carlo, deluso dai precedenti rapporti, mostra la sua stessa cautela a intraprendere una relazione che vuole seria. Il loro incontro segna un momento importante nelle loro vite, il sentimento reciproco abbatte rapidamente i muri che hanno costruito a protezione di sé stessi.
Il racconto mostra l'omofobia e i suoi disastrosi effetti, ma, su tutto, prevale il senso di solidarietà, l'amicizia, in una società nella quale non si deve rinunciare a sé stessi per conformarsi, i tanti personaggi secondari ne delineano i tratti: Giulia con il marito Sebastiano; Gianni e la moglie Mariangela; Valeria, la sorella di Alessandro e Tiziano suo marito; Anna, la proprietaria del negozio presso cui si serve Alessandro - Il modo in cui Anna era scivolata leggera sull’omosessualità di Carlo era come un sorso di acqua fresca. Persone come lei erano quelle che facevano sperare Alessandro, lo spingevano a credere che prima o poi ci sarebbe stato un posto anche per lui da qualche parte. -; la cameriera del ristorante nel quale si recano a mangiare; anche Roberta e Riccardo, nella loro innocenza, dimostrano la loro avversità verso coloro che condannano le diversità perché, come candidamente afferma Riccardo, La maestra ci ha spiegato che la natura non fa errori.; ma, soprattutto la signora Natalina - vecchia saggia dalle larghe e significative vedute, ottima consigliera -, sempre presente e disponibile nei confronti di Carlo, di Adelaide e dei bambini.
Ho amato l'altruismo di Alessandro, la sua sensibilità di uomo e di medico, la sua onestà e il desiderio di accettazione, Giulia ne è testimone. 

Aveva sempre tenuto in considerazione prima di tutto i sentimenti degli altri. L’unica volta che aveva messo sé stesso al primo posto era andata dannatamente male. Lei la ricordava eccome quell’occasione.

Così come ho amato l'insicurezza di Carlo.

“Io mi sono sempre dovuto arrangiare. Nessuno ha mai preso decisioni al posto mio, in nessun ambito della mia vita. Cosa mangiare, dove andare, cosa studiare, che lavoro fare, che sport praticare. Tutto è sempre stato deciso dal sottoscritto, dalle cose banali fino a quelle più importanti. Anche il mio essere omosessuale, non ne ho mai parlato in famiglia. Certo il motivo principale sta nel fatto che i miei genitori non capirebbero, ma siamo onesti: non mi interessa molto che qualcuno venga a dirmi come dovrei o non dovrei comportarmi. Vale per ogni aspetto della mia vita.”

La paura di non essere in grado di portare avanti una relazione vera è messa in discussione da Gianni.

“Qual è la cosa che più ti spaventa? Davvero non lo capisco. Perdere in mascolinità? Impossibile, ragazzo mio, guardati allo specchio. Se non è questo cosa altro? Diventare dipendente da qualcuno? È quello il bello di un rapporto di coppia. Ci conosciamo ancora poco, ma fidati di quello che sto per dirti. Io senza mia moglie non saprei più che fare e, bada bene, non parlo di mera organizzazione della vita. Parlo della spalla su cui piango quando vedo una bambina ridotta come quella di ieri. Stupito?”

Il libro mi è piaciuto, ho apprezzato i sentimenti profondi, l'empatia e il pathos che hanno suscitato in me. Martina Tognon scrive bene, le pagine scorrono rapidamente, fluide e appassionanti, la carica sessuale, priva di vero erotismo, è evidente ma mai approfondita, mentre la crescita e la maturazione dei protagonisti arricchiscono la storia fino al finale del tutto inatteso con lo stupore che suscita, perché le cose non sono sempre come crediamo siano.
Condivido appieno il pensiero dell'autrice espresso nei Ringraziamenti, all'inizio del libro, e consiglio la lettura di questa bella storia di amore. 


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