lunedì 7 agosto 2023

RECENSIONE "Le ricette perdute del ristorante Kamogawa" di Hishashi Kashiwai



Buongiorno amici lettori!  
Recensione: "Le ricette perdute del ristorante Kamogawa" dell'autore Hishashi Kashiwai, edito Einaudi Editore. A cura di Giorgia Spurio. 



Autore: Hishashi Kashiwai
Traduttore: Alessandro Passarella
Genere: Narrativa 
Casa editriceEinaudi Editore

Disponibile in ebook a € 9,99 
E in formato cartaceo a € 15,67

Contatti autore: Facebook


TRAMA: 


In un vicoletto di Kyoto, tra vecchi templi e piccole botteghe, c'è il ristorante Kamogawa. Un locale accogliente dove, con ricette uniche e preparate a regola d'arte, un padre e una figlia aiutano i clienti a rivivere i momenti piú importanti della loro vita.

Un libro caldo, evocativo, a tratti nostalgico, che mescola tutto il fascino fiabesco e rincuorante del Giappone al piacere e alla sensualità del cibo.

A Kyoto, alle spalle del tempio Higashi Hongan, al riparo dalle folate del monte Hiei, c'è un'osteria gestita da Kamogawa Nagare e dalla figlia Koishi. È qui che clienti abituali e avventori di passaggio approdano per chiedere ai proprietari, che hanno fama di investigatori di enigmi culinari, di rintracciare le loro ricette del cuore: cibi unici, stravaganti, legati a un periodo speciale della loro vita. Da un uomo vedovo che vuole riassaggiare gli udon che gli cucinava la moglie scomparsa, allo stufato di manzo che una vecchina ricorda di aver mangiato all'unico appuntamento, finito male, con il suo primo amore. Un omaggio nipponico all'importanza dei ricordi, delle tradizioni e, naturalmente, alla cucina.

- Mi scusi, sa per caso se da queste parti c'è un ristorante? Si chiama Kamogawa.
- L'uomo gli indicò il lato destro della via. Kuboyama attraversò e si avvicinò. Quel luogo pareva quasi circonfuso da un'aura di calore umano. Quel tipico profumo da tavola calda che gli aleggiava intorno e l'eco delle risate che filtravano dall'ambiente interno costituivano un incantevole invito a entrare. 



Si è travolti dai profumi, gli odori, i sapori della cucina giapponese. Siamo al ristorante Kamogawa, un posto nascosto e senza insegna di Kyōto, perché se si arriva lì significa che l'ha voluto il destino.
Kashiwai Hisashi scrive "Le ricette perdute del ristorante Kamogawa", pubblicato in Italia da Einaudi.
A gestire il locale ci sono un padre e una figlia, il gentile Nagare e la bellissima Koishi. Con loro c'è il piccolo Pisolino, un gatto alla ricerca di attenzioni e coccole.
Non è un semplice ristorante. All'interno c'è un ufficio investigativo.
Le persone si rivolgono a loro per ritrovare ricette perdute che sono però ancorate ai ricordi, spesso distorte perché influenzate dal tempo dell'infanzia o dalla memoria che si ha dei cari.
Questo libro, oltre a descrivere minuziosamente i piatti e gli ingredienti, facendo sembrare al lettore di essere presente come ospite e cliente, ci presenta il mondo interiore di ognuno di noi.
Il piatto o meglio la ricetta ricercata ha di per sé un valore intrinseco che va oltre il semplice gustare. Vuole essere un modo per rivivere un ricordo, per onorare un'assenza, per rimediare a una mancanza o per mantenere una promessa.
Dietro ogni ricetta, ci viene svelato un piccolo segreto, un dettaglio, un momento di vita dei personaggi che all'inizio si presentano scettici a quella porta e da cui escono infine sorridendo appagati o che piangono di gioia. 
Quanti ricordi abbiamo della nostra infanzia? Frammenti spesso legati a profumi o sapori a cui spesso associamo un colore in particolare.
Per esempio, se io ripenso ai miei nonni, ho in mente due colori: il rosso-amarena per le nonne e il bianco-burro per i nonni. Ho difatti due ricette correlate: i cornetti morbidi all'amarena e i biscotti al burro e zucchero a forma di fiore. 
Nel ristorante Kamogawa si è rapiti dal profumino, dai vapori della cucina, tra piatti di porcellana decorata e pregiata. Abbiamo la tempura, lo stufato di manzo, il bentō con sashimi e pesce grigliato, gli udon in brodo, zuppa di miso con cipolle e patate, il matcha, il tofu fritto con aringhe, i germogli di felce e bambù, l'anguilla arrostita e molto altro. 
Nagare ci presenta i piatti uno ad uno, nel minimo dettaglio, e mentre il suo ospite può già mangiarli con gli occhi, noi lettori possiamo sentirne il sapore attraverso le parole e le sue descrizioni. 
Il libro ci porta in un mondo fiabesco, quello in cui tutto ci sembrava perfetto e unico, quello che abbiamo in mente tra i ricordi con gli affetti più cari.
Questo perché i sensi, tutt'e cinque, hanno un ruolo predominante e sappiamo che "cibo" significa "casa", significa essere in un luogo accogliente e protettivo. 
Il libro di Hisashi ci fa percorrere il sentiero della nostalgia, ci fa affezionare anche ai personaggi più antipatici e altezzosi attraverso la magia di una fiaba, quella magia che, da bambini, la sentiamo in ogni luogo. 

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